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WineMeridian
martedi 31 marzo 2020 logo winemeridian.com
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venerdi 27 marzo

La California corre ai ripari contro il Corona Virus

L'opinione di Andrea Cherio, CEO della CHERIO Holding & Trading Company Inc, in California.


La California corre ai ripari contro il Corona Virus
Come stanno reagendo all’emergenza sanitaria legata al Corona Virus gli operatori commerciali di tutto il mondo? Che tipo di ripercussioni sta avendo la situazione italiana sul business del vino nel mondo?
Ce lo siamo chiesti e abbiamo iniziato a chiedere l’opinione di alcuni nostri contatti internazionali.

Nella seguente intervista ci ha risposto
Andrea Cherio, CEO della CHERIO Holding & Trading Company Inc, basata a Mill Valley, attiva nella importazione e distribuzione di vino e tartufi in California.

Qual è la situazione attuale in California? Che provvedimenti ha preso il Governatore negli ultimi giorni?
La situazione in California, al momento, è molto simile a quella che si sta vivendo in Italia in queste ultime settimane. È cominciato da qualche giorno un vero e proprio blocco del Paese e a tutte le persone è consigliato lo ''shelter in place'' ossia si suggerisce di rimanere in casa il più possibile al fine di evitare una ulteriore diffusione del virus. Ho l’impressione che le persone siano più attente a rispettare le guideline emesse e, mentre la gente si impegna ad uscire il meno possibile e a limitare i contatti, il Governatore, da parte sua, sta stanziando dei fondi a tassi agevolati per sostenere le piccole aziende e attività di business.

Che tipo di emergenza state vivendo?
L’emergenza finanziaria è forte. Molti lavoratori legati al settore della ristorazione (che è quello con il quale io maggiormente mi interfaccio) senza grossi risparmi, ma abituati a vivere di settimana in settimana, check dopo check, cominciano a fare i conti con le prime difficoltà economiche visto che tanti sono, appunto, i ristoranti al momento chiusi. Non esiste cassa integrazione o liquidazione se vieni licenziato ma bisogna anche dire che sono comunque presenti sul territorio ammortizzatori sociali.

Come sta agendo per la sua azienda?
Come azienda sono in modalità "wait and see" riducendo il più possibile i costi per non andare out of business. Per legge i miei principali clienti sono chiusi o drasticamente limitati nella loro operatività. Come importatore/distributore non posso vendere ai privati per legge.

Qual è la reazione del settore Horeca e Gdo?
L’Horeca è in ginocchio. Molti ristoranti stanno tentando di convertire il business impostandolo solo sugli ordini 'to go" e delivery ma con estrema difficoltà. La GDO reagisce meglio ma su vini di valore inferiore rispetto a prima.

Come stanno reagendo i produttori delle regioni vinicole californiane?
Non sono in grado di rispondere. Il lockdown è iniziato alcuni giorni fa, ma temo che distributori/produttori affrontino esattamente le stesse difficoltà.

Che opinioni raccoglie da parte degli operatori? Che misure hanno messo in atto per “salvare” il business?
Il principale intento è quello di evitare la bancarotta. Le opzioni possibili non sono moltissime ed io, personalmente, mi sto organizzando per lavorare di più con l'unico canale che al momento mi sembra rispondere e dal quale continuo a ricevere ordini che è quello dei wine stores che fanno vendita diretta ai privati i quali fanno ancora rientrare il vino nella loro lista della spesa.

Percepisce timore nei confronti dei vini/prodotti italiani tra i suoi contatti?
Assolutamente no. 
Agnese Ceschi

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mercoledi 25 marzo

Export francese 2019, una boccata d’aria fresca

Stabili i volumi, crescita in valore nonostante dazi Usa, Brexit, crisi asiatica e prime avvisaglie di coronavirus.


Export francese 2019, una boccata d’aria fresca
Nel 2019 gli sconvolgimenti del mercato globale si sono fatti sempre più frequenti: il conflitto tra Airbus e gli Stati Uniti, la tassa GAFA dell'Unione Europea, Brexit, la crisi politica di Hong Kong e poi l'arrivo del coronavirus.
Malgrado questi eventi non sembrassero inizialmente direttamente legati al settore vitivinicolo francese, in realtà stanno avendo tutti implicazioni di vasta portata.

Nonostante questo complicato frangente storico, le cifre dell'export francese per il 2019 sono comunque molto incoraggianti, come riporta il portale online iDealwine.
Il vino e gli alcolici rappresentano la seconda industria dopo quella aeronautica con 14 miliardi di euro ed una crescita del 5,9% in valore.
Per l'export di distillati si è registrato un forte incremento dell'8,8% (4,7 miliardi di euro) mentre il mercato del vino ha registrato un incremento del 4,4% (9,3 miliardi di euro). In termini di volume esportato, è rimasto più o meno invariato, con un leggero aumento dello 0,7%.
Gli
Stati Uniti, primo importatore di vini e distillati francesi (3,7 miliardi di euro) hanno registrato un notevole incremento in valore del 16% e del 5,5% in volume grazie ad un primo semestre particolarmente positivo. Anche il Regno Unito ha visto un aumento del 4,4%, raggiungendo 1,4 miliardi di euro scambiati.

Dietro questi numeri positivi si nascondono una serie di questioni che vanno analizzate.
Gli importatori hanno ordinato di più in previsione dei dazi che sarebbero stati introdotti. A questo proposito, dal 18 ottobre 2019, i vini francesi con un ABV inferiore al 14% sono stati tassati al 25%, e c’è la probabilità che in futuro aumentino ulteriormente.
Lo stesso vale per
Brexit che, a causa di possibili accordi commerciali, potrebbe portare a un aumento dei dazi britannici sui prodotti francesi, compresi vino e alcolici.
Anche
Cina ed Hong Kong stanno attraversando difficoltà che hanno rallentato la crescita degli ultimi anni. Le importazioni sono diminuite del 6,4%, anche se la cifra di 1,4 miliardi di euro non è di per sé disastrosa. Questi tre mercati (Usa, Uk e Cina) rappresentano il 50% delle esportazioni francesi, e quindi ci saranno sicuramente delle perdite nel 2020, alcuni già parlano di una flessione di 300 milioni di euro.
Nonostante questo, ci sono ancora dei margini per restare positivi. L'
Unione Europea continua a "bere francese", i consumi sono aumentati del 3,8% ed hanno raggiunto la cifra di 4,7 miliardi di euro nel 2019.
Il mercato giapponese, anch'esso dinamico, ha garantito un totale di 600 mila euro di importazioni, con un aumento di quasi il 10%. 
Emanuele Fiorio

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lunedi 23 marzo

Vino italiano negli Usa tra Corona Virus e dazi

Qual è lo scenario possibile per il vino italiano oltreoceano? L'emergenza sanitaria sta paralizzando un'economia già traballante.


Vino italiano negli Usa tra Corona Virus e dazi
L’emergenza Corona Virus sta arrivando anche dall’altra parte del globo e ormai è allarme rosso, sanitario ed economico, anche negli Stati Uniti. Come stanno reagendo all’emergenza sanitaria legata al Corona Virus gli operatori commerciali americani? Che tipo di ripercussioni sta avendo la situazione italiana sul business del vino e che scenario futuro intravediamo all’orizzonte?
Abbiamo rivolto queste domande a
Steve Raye, americano, consulente di marketing e presidente di Bevology Inc., società specializzata in marketing internazionale di vini e spiriti.

Che opinioni raccoglie dai suoi contatti del trade americano?
L’industria del vino in America - a tutti i livelli - è preoccupata sia per l'incertezza causata dall’emergenza coronavirus che per le questioni tariffarie, che rimangono in ogni caso aperte una volta cessata l’emergenza.
Stiamo assistendo a molta esitazione in termini di ordini, in particolare per quanto riguarda potenzialmente i prodotti europei tassati: specialmente vini francesi, scotch whisky e altre categorie.
Non dobbiamo sottovalutare neanche la questione economico finanziaria del Paese. I mercati finanziari hanno già "valutato" l'impatto del coronavirus e nel mentre stiamo vivendo una significativa volatilità del mercato azionario americano: la borsa sta avendo un tracollo. La Federal Reserve ha abbassato i tassi di interesse e i mutui immobiliari negli Stati Uniti sono scesi a livelli mai visti prima.

Cosa ne pensa il trade delle fiere rimandate o cancellate?
Si è parlato tanto delle fiere: Prowein cancellata per quest’anno e Vinitaly posticipata a giugno. Per molti dei contatti con cui ho parlato queste due fiere non sono allo stato attuale rilevanti per il trade americano. Molti importatori e distributori pensano di rimanere fermi con gli assortimenti a disposizione e non hanno intenzione di fare altri ordini o comunque inserire nuovi prodotti.

Che impatto avrà questo sul vino italiano negli USA?
Non possiamo saperlo ad oggi. Sicuramente ad oggi c’è grande indecisione e nessuna azione da parte del trade americano nei confronti dei vini italiani. Sicuramente anche i brand già consolidati negli USA troveranno per lungo tempo incertezza, esacerbata anche da notizie negative, speculazioni e cattive informazioni che girano su internet.

Un possibile scenario futuro?

Facciamo un ragionamento anche a più ampio spettro, unendo i vari pezzi della questione. La decisione sulle tariffe per l’Italia è stata semplicemente rimandata, non cancellata, senza informazioni su quando, dove o cosa potrebbe farla riemergere.
Il coronavirus ora minaccia di rovesciare il commercio globale sia in termini logistici che di timore generale e dunque di nuove opportunità commerciali. Inoltre si aggiunge la complicazione per un'economia che potrebbe entrare in recessione: stiamo tutti cercando di dare un senso a cose che non abbiamo mai visto prima, sia individualmente che collettivamente.


Steve Raye ha scritto un interessante libro su come entrare nel mercato americano. 
Agnese Ceschi

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venerdi 20 marzo

Azerbaijan: snodo strategico tra Asia ed Europa

La prima tappa del tour UNIT WINE TOUR 2020 sarà a Baku, capitale del Paese più importante per il Made in Italy del Caucaso meridionale.


Azerbaijan: snodo strategico tra Asia ed Europa
Il 23 e 24 giugno sbarcheremo insieme alla compagine di UNIT - Unexpected Italian a Baku, capitale dell’Azerbaijan, il più importante Paese destinatario del Made in Italy del Caucaso meridionale. Accompagneremo infatti un gruppo selezionato di aziende vinicole italiane nella prima tappa del tour 2020 UNIT WINE TOUR: Mission Asia.
“Abbiamo scelto Baku, perché è una tappa strategica dove il mercato può riservare grandi opportunità per le aziende che attiveranno la distribuzione in questo Paese nei prossimi anni - spiegano gli organizzatori del tour UNIT WINE TOUR - Infatti il mercato azero è in recupero post-crisi petrolifera 2014-2016 dunque investire ora è la politica commerciale vincente”. Inoltre venerdì 21 febbraio gli organizzatori del tour parteciperanno al Business forum Italia - Azerbaijan a Roma presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dove saranno presenti il Presidente della Repubblica Azerbaijan Ilham Aliyev accompagnato da ministri, funzionari e imprese azere. "Saremo presenti anche noi con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il nostro evento di giugno coinvolgendo interlocutori azeri al fine di creare relazioni proficue e durature". 
Perché scegliere l’Azerbaijan?
L’Azerbaijan è uno snodo strategico tra Europa e Asia, il Paese maggiore per dimensioni, popolazione ed economia del Caucaso meridionale. Negli ultimi quindici anni, il Paese ha vissuto una fase di crescita sostenuta, a livello sia economico che sociale, avviando a supporto una serie di riforme, con l’obiettivo di essere riconosciuto quale “hub” attrattivo per gli scambi commerciali tra i tanti Paesi tra Asia ed Europa.

Il Governo azero, grazie anche a capitali internazionali e relazioni commerciali indistintamente con vari Paesi occidentali ed orientali (Israele, Russia, Turchia, Europa, Paesi dell’Asia Centrale ed Orientale, USA) è attualmente impegnato in programmi di sviluppo nei settori delle infrastrutture, agri-food e ambientale.
La messa in opera del più grande porto commerciale del Caspio, il Baku International Sea Trade Port, l’attivazione di un ministero dedicato alla Food Safety e lo sviluppo dell’Agrifood sono solo alcune delle tante azioni già implementate, cosi come per il turismo, dall’hospitality alla sicurezza dei cittadini.

Partner affidabile per l’Italia, non solo del vino.
L’Azerbaijan, mercato nuovo, facoltoso e strategico, ama il “Made in Italy” e i suoi brand d’eccellenza nel lusso, arredamento e nell’enogastronomia, ed è molto aperto e curioso verso le novità.
La popolazione azera è di 10 milioni di abitanti, di cui 3 milioni vivono nella capitale Baku con una capacità d’acquisto sufficientemente elevata per acquistare i prodotti di gamma medio-alta. Partner affidabile dell’Italia, tra i due Paesi esiste un legame solido a livello di partenariato strategico, che passa da l’energia, le infrastrutture, i trasporti, l’agroindustria e la trasformazione alimentare. Per questo il Paese è il più importante destinatario del Made in Italy del Caucaso meridionale.

Il mercato di consumi alcool in Azerbaijan vale circa 188 milioni USD (fonte ICE-2019) e il consumo pro-capite di alcool 10,6 lt /anno. Il consumo del vino (37% del mercato, consumo pro-capite circa 4,0 lt /anno) è in crescita erodendo consumi alla birra (61% del mercato) e spirits (2%) (fonte WHO 2018).
La distribuzione off-trade di bevande alcoliche nel 2018 aumenta con il crescere del turismo e supportata dalle strategie di comunicazione e attività promozionali delle catene supermercati.
Oltre alla ripresa economica, il consumo sarà sostenuto dai miglioramenti degli standard di qualità dei prodotti e dall’emergere di nuovi attori, che incoraggeranno una sana concorrenza.

L’evento UNIT

L’evento sarà strutturato con la seguente formula:

23 giugno: cena a buffet in Ambasciata d’Italia con le aziende vitivinicole partecipanti e High Profile Clients.

24 giugno:
- Sessione formativa per tutte le aziende partecipanti con focus sul mercato.

- Masterclass formativa per giornalisti, importatori e operatori del trade, con l’obiettivo di fare emergere le peculiarità del territorio e le sue diverse interpretazioni.

- Meet&Taste: Degustazione dei singoli vini di ogni azienda partecipante con desk a disposizione. 


EVENTI COORDINATI UNIT WINE TOUR 2020
La tappa dell'Azerbaijan è collegata alla precedente in Kazahstan che si terrà il 26 giugno 2020.
Cogli la doppia opportunità di ottimizzazione i tuoi investimenti partecipando ad entrambe le tappe ravvicinate per dimensioni temporali e geografiche.
* 23-24 giugno 2020: Azerbaijan, Baku
* 26 giugno 2020: Kazakhstan, Almaty

Per scoprire qualcosa in più anche sul Kazakhstan


In allegato il programma della tappa. Per aderire: eventi@winemeridian.com

Le altre tappe

Unexpected Italian - orgogliosi ambasciatori del “Made in Italy” - conosce e valorizza il prodotto vitivinicolo italiano, analizza e ricerca i nuovi mercati per lo sviluppo di relazioni commerciali e vendita con particolare attenzione all’Asia e i suoi sei cluster. Promuove attività di sviluppo con metodo ed esperienza tese alla creazione di partnership a favore delle aziende vitivinicole italiane e delle aziende locali: importatori, distributori e key clients dei segmenti Off-trade e On-trade.



File allegato 1: Scarica brochure evento


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giovedi 19 marzo

Nel Regno Unito crolla l'Horeca

Ad una situazione non certo rosea dell'ultimo anno e al timore dei consumatori per la pandemia si aggiunge l'invito del Primo Ministro Johnson a non frequentare ristoranti, bar e pub. Ma non chiude gli esercizi con un provvedimento governativo.


Nel Regno Unito crolla l'Horeca
Il Regno Unito corre (ci verrebbe da dire finalmente) ai ripari per evitare l’aumento di casi di contagi da coronavirus, che ad oggi (nel momento in cui scriviamo) sfiorano i 2000 (fonte The Guardian). Il Primo Ministro Boris Johnson ha comunicato ufficialmente alla popolazione britannica che un rapido aumento di casi di persone affette da coronavirus è previsto nei prossimi giorni e potrebbe vedere numeri importanti: ogni cinque giorni il raddoppio della cifra di contagi.
Il popolo britannico dunque è chiamato a prendere delle misure drastiche
evitando ogni forma di contatto sociale non necessario e anche se ad oggi il Governo non dispone ancora la chiusura di teatri, ristoranti, pub e bar, invita la popolazione a non visitare questi luoghi di assembramento.
Johnson riferisce, inoltre, durante la conferenza stampa di lunedì 16 marzo, che il Governo ha il potere, dove necessario, di disporre la chiusura di tali esercizi, ma non crede che ciò si rivelerà necessario.

La posizione del PM britannico allarma le associazioni di categoria e gli esercenti, e sulla maggior parte dei giornali britannici si legge il disappunto e l’incertezza. Infatti, la nuova politica potrebbe dare un “colpo di grazia” all'industria dell'ospitalità del Regno Unito, che negli ultimi anni ha già visto centinaia di chiusure poiché i proprietari di pub e ristoranti hanno faticato a pagare tassi di aumento delle imprese.
La decisione del governo di non forzare la chiusura di pub e ristoranti non è certo stata accolta di buon grado poiché questa condizione non consente di chiedere copertura assicurativa e non è vista come una posizione chiara. James Calder, amministratore delegato della Society of Independent Brewers (SIBA), ha affermato che "consigliare alle persone di stare lontani dai pub, piuttosto che ordinare loro di chiudere è un brutto pensiero, dato da una posizione di mezzo”.

Nel frattempo le prenotazioni di pub, bar e hotel nel Regno Unito sono già precipitate a causa della paura del coronavirus, secondo i dati dell'ente commerciale UKHospitality. Si prevede un calo drastico nelle prossime settimane e nello scorso fine settimana si è registrato un calo del 44% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Negli ultimi tempi la UKHospitality ha dichiarato come le prenotazioni di bar e ristoranti siano calate del 50%, i soggiorni negli hotel del 15% e le uscite per mangiare o bere fuori casa del 7%.
Des Gunewardena, amministratore delegato di Angler e D&D Group, proprietario di Coq d'Argent, ha dichiarato che il suo core business è diminuito del 10% nel la settimana passata e "la nostra opinione è che potenzialmente peggiorerà".
L'amministratore delegato di AlixPartners, Graeme Smith, ha affermato che il potenziale impatto del coronavirus sul trading porterà presumibilmente a un minor numero di investimenti nel settore e, quindi, molto meno crescita quest’anno.

L'amministratore delegato di UKHospitality Kate Nicholls ha dichiarato: “C'è stato un impatto significativo sul settore. Questa è ora un'emergenza. Se il governo non agisce per mitigare l'impatto e darci supporto, le aziende saranno in pericolo. Quando la minaccia immediata del virus si sarà attenuata, potrebbe essere troppo tardi per alcune aziende. È necessario il supporto ed è necessario ora". 
Agnese Ceschi

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Redazione Wine Meridian


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