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WineMeridian
venerdi 28 luglio 2017 logo winemeridian.com
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martedi 27 giugno

Il futuro del vino guarda ad Oriente

L'analisi sul mercato giapponese del consulente export Roberto Bosticco


Il futuro del vino guarda ad Oriente
«L’Europa era il passato, gli Stati Uniti sono il presente, l’Oriente il futuro». Questo è ciò che ha detto Roberto Bosticco, Export Manager ed esperto di mercato asiatico, durante un intervento alla Fondazione Edmund Mach di San Michele All’Adige. Il mercato asiatico ed in particolare quello giapponese si sta dimostrando sempre più interessante per il settore vitivinicolo, grazie soprattutto alla grande crescita economica iniziata in Giappone dagli anni Ottanta. In seguito all’aumento della ricchezza, per gran parte di loro dovuta ad investimenti in borsa e nel campo immobiliare, i giapponesi hanno iniziato ad avvicinarsi a prodotti lontani dalla loro tradizione, compresi i vini stranieri.
Il primo grande incontro del mercato giapponese è stato con la Francia e subito dopo con l’
Italia che, ancora oggi, vanta il secondo posto come importatore in questa nazione. Il mercato giapponese si focalizza, inoltre, sul rapporto qualità-prezzo, che implica che per spendere molti soldi in una bottiglia deve essere questa di ottima qualità. Ciò gioca senza alcun dubbio in favore del vino italiano. Di contro, se un tempo in Giappone il vino era di difficile reperibilità ora lo si può trovare ovunque, soprattutto nei Kombini a quattro euro. Dunque chi sceglie di spendere poco per una bottiglia di vino, è difficile che spenda per un vino italiano, perché questo ha sempre perso la gara contro i vini di bassa fascia. 
“Per il produttore italiano, e nell’idea comune, è inaccettabile scendere sotto ai tre euro/tre euro e cinquanta, poiché un vino sotto questo prezzo è considerato da noi acqua sporca. Questo è il motivo essenziale per il quale l’Italia è chiamata fuori dal mercato dei vini “economici” lasciando spazio quindi a paesi del Sud America come Cile ed Argentina” ha spiegato Bosticco.

Via libera al Giappone dunque. “
Nei prossimi cinque anni è previsto un aumento del 5% annuo per quel che riguarda il fatturato nel settore enologico e, ciò fa dedurre quanto possa essere favorevole aprirsi al mercato giapponese in questo momento. Basti pensare che, solo la città di Tokyo rientra in un mercato singolo che concentra dieci milioni di euro in più ogni anno. È senza alcun dubbio un mercato privo di alti e bassi con molto spazio per i vini di qualità, anche provenienti da piccole produzioni” ha continuato l’esperto. 

Ma
che gusti hanno i giapponesi? Sono sicuramente molto amanti dei vini rossi, mentre riscontrano non poche difficoltà con i vini bianchi, per loro di difficile comprensione. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo assistito al fenomeno Prosecco, usato non tanto normalmente a tavola, ma esclusivamente per celebrazioni importanti. “Un particolare ragionamento lo richiedono i vini molto zuccherini, molto apprezzati, e il vino biologico o biodinamico, che invece non apprezzano perché percepiscono l’ossidazione e i residui presenti in essi come segno di bassa qualità.

Comprendere i gusti di un popolo dall’interno non è di certo facile per uno straniero. Così Bosticco ha voluto andare oltre le indagini di mercato o di vendita, sperimentando un metodo personale, che ha chiamato marketing parassita. Ciò gli ha permesso, comparando un medesimo prodotto, venduto con caratteristiche diverse in diversi Paesi del mondo, di provare a comprendere i gusti alimentari dei giapponesi, ma non solo. “Ho provato ad inventare una nuova tecnica. Viaggiando molto, ho l’occasione di passare diversi Paesi in cui è presente una nota catena di fast-food. Ho provato ad ordinare lo stesso panino in ogni nazione diversa nella quale mi trovassi di passaggio. Dopo attente analisi sul gusto hai scoperto che: in Italia spicca il gusto della carne, nei paesi del Nord Europa una nota acidula, in Giappone il gusto di teriyaki, in Cina la dolcezza e così via. Queste analisi mi hanno portato a comprendere come ci siano dei denominatori precisi che determinano la sensibilità al gusto nei diversi Paesi” ha raccontato Bosticco. In Giappone dunque prevale il teriyaki, una salsa di soia dolce marinata, e dunque questo apre un ragionamento sulla tipologia di vini che si possono adattare a questo gusto. Senza avere la pretesa di abbinare dei vini precisi a questo gusto prevalente, è importante che i produttori prendano consapevolezza di questa realtà. 


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thursday 27 april

The importance of wine education

Michèle Shah interviews one of the most active promoter of wine culture in San Francisco: Debbie Zachareas


The importance of wine education

Debbie Zachareas


Debbie Zachareas is the Proprietor and Managing Partner at the Ferry Plaza Wine Merchant in San Francisco's restored Ferry Building, and at the Oxbow Wine & Cheese Merchant in downtown Napa. She is a luminary and the consulting wine buyer for Boulibar in the Ferry Building. She is a well-known wine judge, lecturer, sommelier, and guest speaker throughout the country.

Zachareas’s past include developing some of the most innovative wine programs that have helped to shape the city's wine culture.
She was the founder of one of San Francisco’s most extensive wine programs at Bacar restaurant, the wine buyer for the Ashbury Market, EOS Restaurant and Wine Bar, the opening sommelier at Rubicon Restaurant and the opening wine director at Vertigo in the TransAmerica Building.
Nationally recognized by Food and Wine Magazine, Market Watch, Wine Spectator and Saveur Magazines, Bloomberg, Women in Wine Leadership, The California Wine Institute, and she is a member of Les Dames d’Escoffier.
She remains a renowned competition judge and brings a passion and expertise wine to her profession.

How do you view the potential of Italian wine in US in terms of market potential?
It remains the strongest country because of the incredible diversity of styles and price ranges, and the category continues to grow.

How do you think Italian producers can improve their performance in the US market?
What makes it strong in my marketplace are the number of top importers who know their wines and know how to sell them. If there are markets that don’t have excellent representation, that is the key. People need exposure and education to varieties that are lesser known.

What do you think of the quality/price ratio of Italian wines?
Most of the wines either over deliver for the price point, or are priced fairly.

What about the presentation of Italian wines? 
What I see in the marketplace is attractive and easy to understand,

What qualities do you personally appreciate most in Italian wines?
Great food wines, diversity of styles, lower tannins, higher acidity
Very vibrant whites, and the more aromatic whites have great acidity and gorgeous fruit. 
Reds range from light and crunchy, to opulent and fruity, with everything in between. 


Please mention the potential of which Italian varieties or styles do best in your market?
Whites: Fiano, Falangina, Kerner, Verdicchio, Vernaccia, Erbaluce, Arneis, Greco, though the best representations from anyplace are always successful. These are our categories for whites. Reds: Frappato, Cerasuolo, Cortese, Lagrein, Sagrantino, Sangiovese (mostly from Brunello) Cannanou, Schiava, Nebbiolo, Barbera, Schioppettino, Fumin.
Franciacorta and other sparkling wines continue to grow.


What is your advice to Italian producers looking to enter your market?
Find the right importer for each marketplace that can best represent your philosophy

Can you explain a bit more about your experience in the wine field?
I have been a wine professional in San Francisco since 1991. I owned a large wine-oriented restaurant. Currently I own 2 wine retails stores (each with a wine bar, and one with a cheese merchant) and a third on the way. I have worked 25+ years in SF both on and off premise, and sell predominantly smaller producers, and never use third party reviews. I have attached my bio for more detail.
Ferry Plaza Wine Merchant and the The Oxbow Wine and Cheese Merchant are independent retailers who focus on a high level of service, a selection of wines curated by a small and very knowledgable wine buying team, where our goal is to inspire and educate consumers on what we consider some of the best wines of the world. The goal is to have a high price, quality ratio and high customer service. 
Michèle Shah

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mercoledi 29 marzo

In Cina una piattaforma e-commerce che parla italiano

Abbiamo intervistato Stefano Balsamo, CEO di Zixun China Advisor, l'azienda promotrice della nuova piattaforma e-commerce dedicata al vino italiano, Italian Artisan Wines.


In Cina una piattaforma e-commerce che parla italiano

Stefano Balsamo


Parliamo spesso di come l'Italia faccia fatica, rispetto ad altri competitor, ad affermarsi nel Paese del Dragone ed anche di quanto sia importante il canale e-commerce in Cina.
Per far fronte a questa duplice necessità è nata la piattaforma Italian Artisan Wines, che si pone l'obiettivo di diffondere la cultura del vino italiano, utilizzando un linguaggio che i consumatori cinesi conoscono e apprezzano, quello della tecnologia. Abbiamo intervistato il CEO di Zixun China Advisor, l'azienda promotrice di Italian Artisan Wines, Stefano Balsamo, per capire meglio di cosa si tratta.

Quando e come è nato il progetto di Italian Artisan Wines?
Il progetto è nato dalla consapevolezza da un lato dell’immensa opportunità che il mercato cinese rappresenta per il vino italiano e dall’altro dalle difficoltà per i nostri produttori, soprattutto medi e piccoli, di sfruttare e approcciare l’impero celeste. Limiti legati a mancanza di strategie di marketing e commerciali, a una conoscenza scarsa delle dinamiche cinesi e delle leggi, alla lingua e infine alla difficoltà a fare sistema, a proporsi non come singola etichetta. Per questo abbiamo creato un progetto strutturato per affiancare ed assistere le nostre cantine, ‘armandole’ di strumenti di marketing e commerciali e fornendo la struttura logistica per rispondere in maniera adeguata a una domanda in forte crescita. 
Che cosa svolge nello specifico il team di Zixun China Advisor Ltd?
Il nostro team, che ha sede ad Hong Kong, supporta le aziende nella gestione burocratica e degli ordini, nella promozione e nella vendita. Inoltre realizza video e schede tecniche dettagliate in cinese, etichette ricche di informazioni con QR code per raccontare l’heritage enologico e culturale e trasmettere l’identità, la qualità e i valori dei produttori. In questo progetto rientra la piattaforma verticale ItalianArtisanwines.com, operativa dall’1 ottobre 2016 per il canale professionale e da fine dicembre per l’e-commerce.

Il mercato di riferimento è quello cinese, ovviamente, che però è molto vasto. Avete dei partner locali?
Noi organizziamo eventi, degustazioni, seminari e roadshow per raccontando con il linguaggio locale il nostro universo enologico. Oltre alla singola vendita online, mettiamo in atto degli accordi commerciali. In questi giorni stiamo definendo due partnership importanti per la distribuzione dei nostri prodotti con società leader nel settore della vendita agroalimentare in Cina, una a Shanghai e l'altra a Pechino.

Consegnate in tutto il Paese o solo in alcune zone?
Siamo partiti da Hong Kong anche perché è un hub importante per la logistica. Così come lo è Macao, dove arrivano i nostri vini. Come dicevo, con gli accordi che stiamo per chiudere, non vi saranno problemi di distribuzione, né posti dove non poter arrivare.

In base a quali criteri selezionate le aziende con cui lavorate?
Ricerchiamo cantine con una storia, profondamente radicate nel territorio, con produzioni non troppo vaste e molto identitarie, con una filiera corta e interna, facilmente tracciabile ed ettari di proprietà contenuti.

Ho visto che per ora avete come focus principali Piemonte ed Abruzzo. Come mai questa scelta e quali sono le prossime regioni su cui vorreste concentrarvi?
È una scelta dettata dal voler far sistema e creare un racconto interessante. L'Italia la si vende bene se la si spiega nella sua dimensione regionale. Questo significa vino, ma anche cibo, natura, bellezze artistiche, persone. Sarebbe troppo dispersivo puntare sulla storia di singole etichette. Queste invece, inserite in un contesto territoriale, sono come pezzi di un puzzle.

La pagina Experience del vostro sito è molto interessante. Potreste spiegare in cosa consiste e perché la decisione di portare avanti in parallelo e-commerce ed enoturismo?
In un mercato come quello cinese è necessario poter passare con duttilità dall’online all’offline. È importante lo storytelling, raccontare, far conoscere e apprezzare i nostri prodotti, valorizzare i nostri vini. Inoltre il vino italiano è percepito dai cinesi, soprattutto millennials, come uno status symbol associato ad un lifestyle specifico. Per questo organizziamo anche viaggi in Italia alla scoperta dei nostri produttori, facendo vivere esperienze ‘sartoriali’ complete: vedere, toccare e gustare la nostra terra, conoscere come e dove nascono e si creano le nostre eccellenze. Non esistono tour operator così focalizzati sul food&beverage. 

Quali sono gli obiettivi nel medio-lungo termine per Italian Artisan Wines?
All’inizio dell’anno il nostro obiettivo era quello di avere nel primo semestre 100 etichette; dopo circa tre mesi di attività credo che possiamo allargare l’obiettivo, perché le aziende ci stanno credendo. Soprattutto hanno capito che non riduciamo il tutto alla vendita di vino, ma portiamo in Cina un modello, dove ogni singolo pezzo del progetto fa parte di una visione più ampia, ovvero il creder che il nostro Made in Italy in tavola è il migliore del mondo.

http://www.italianartisanwines.com/




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lunedi 13 marzo

Per sviluppare il mercato del vino italiano in Lituania servono educational e un’identità chiara

Abbiamo chiesto a Rasa Starkus, co-fondatrice di Vyno Klubas, di farci conoscere meglio il mercato del vino italiano in Lituania


Per sviluppare il mercato del vino italiano in Lituania servono educational e un’identità chiara

Rasa Starkus


Rasa Starkus, co-fondatrice e proprietaria di Vyno Klubas, il primo e più importante wine club in Lituania, lavora come importatrice da più di 13 anni. L’identità di un’azienda e di un vino sono di cruciale importanza per lei e per questo seleziona accuratamente i vini da inserire nel suo portfolio. A lei abbiamo chiesto di aiutarci a capire meglio il potenziale del mercato lituano per i vini italiani.

Qual è un primo consiglio che si sente di dare ad un produttore italiano che vuole affacciarsi al mercato lituano?
Sicuramente un primo consiglio è iniziare a farsi conoscere e prendere contatti con importatori, distributori o ristoratori locali, possibilmente partecipare ad eventi riguardanti il vino che hanno luogo qui in Lituania. Alcuni sono molto ben organizzati, altri devo dire lo sono un po’ meno. Tra quelli che riscuotono sempre maggiore successo c’è “Vyno Dienos”, il più importante esposizione di vino nei Paesi Baltici che si tiene a fine maggio.
La scelta dell’importatore è importante, anche se non si deve trattare per forza di un grande nome. I piccoli importatori possono essere degli ottimi partner commerciali e anche i singoli ristoratori, soprattutto se offrono un buon servizio di vino al calice, sempre più richiesto e che permette un buon turnover.
Per la mia esperienza, visite spot individuali o contatti via email non sono efficaci. Ad un importatore piace degustare i vini e compararli con altri, e personalmente io preferisco poter scegliere tra più alternative. Per questo ritengo che eventi, esibizioni e fiere siano ancora i luoghi migliori dove prendere contatti con i produttori.


Qual è attualmente l’immagine che si ha in Lituania del vino italiano?
Il vino italiano gode di un’ottima reputazione nel nostro Paese e questo già da parecchio tempo, soprattutto il vino rosso. Il Prosecco invece ha avuto un exploit solo negli ultimi tre anni. Tuttavia al momento, a differenza di altri Paesi, manca una ristorazione di alta qualità che permetta di posizionare vini autoctoni, vini bianchi o anche bollicine alternative al Prosecco.


A tal proposito, quali azioni potrebbero essere messe in atto per migliorare il posizionamento dei vini italiani?
Il nostro mercato non è ancora del tutto maturo, si sta evolvendo e muta di anno in anno. Questo fa si che le strategie debbano essere adattate di volta in volta, in base al polso del mercato. Sette anni fa i vini più popolari erano quelli del Centro Italia, adesso invece si vendono molto meglio quelli del Sud, Primitivo su tutti. In generale i rossi corposi hanno sempre un riscontro positivo sui nostri consumatori. Per questo credo che vini come Amarone o Ripasso possano avere ottime chance qui.
Una cosa da notare è che attualmente non ci sono libri in lituano che riguardano il vino italiano. In generale mancano articoli sulla stampa e informazioni sul vino italiano. Questo potrebbe essere un punto interessante su cui lavorare per favorire la maturazione e lo sviluppo del nostro mercato. Un altro punto è l’identità aziendale. A volte ho l’impressione che alcune aziende abbiano un approccio basato su decisioni di marketing che magari sono “popolari” o che hanno funzionato altrove, ma che non rispecchiano la vera identità dell’azienda e non tengono conto delle peculiarità del mercato in cui si vuole entrare.


Un fattori critico e uno positivo del vino italiano in Lituania.
Il prezzo per i vini premium è buono, mentre per i base è troppo alto per permettere che vengano venduti al bicchiere. Questo ne limita il consumo e fa perdere il confronto con Francia, Cile o Argentina. La nota positiva invece è che i vini vintage, d’annata, hanno molti meno difetti rispetto ai competitor francesi. Questo livello qualitativo costante si traduce in fattore sicuramente positivo per la reputazione.


Quali attività di promozione organizza la sua società?
Ogni anno organizziamo una “Italian Wine Week” nei nostri negozi e presso i ristoranti con cui collaboriamo. Ci focalizziamo su una regione che è ben rappresentata nel nostro portfolio e cerchiamo di invitare 4 o 5 produttori per tasting guidati, seminari e cene di degustazione. Questo ci permette di mostrare la grande diversità sia delle singole regioni che dei singoli produttori.
Inoltre siamo sponsor della Lithuanian Sommelier School, il principale istituto locale di wine education, e i nostri vini vengono usati durante i corsi.


http://www.vynoklubas.lt/en 


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mercoledi 08 marzo

Community e direct-to-consumer: il mercato del vino USA secondo Mark Norman

Abbiamo intervistato Mark Norman, presidente di World Wine Marketing, su quali sono i cambiamenti più interessanti che si stanno verificando nel mercato americano, ed ecco cosa ci ha detto.


Community e direct-to-consumer: il mercato del vino USA secondo Mark Norman

Mark Norman


Siamo sempre alla ricerca di figure interessanti, con una visione del mercato del vino e Mark Norman, presidente di World Wine Marketing, che ha lavorato per anni alla promozione del vino sia con aziende statunitensi che estere, supportando i propri clienti con consulenza e training rivolto alla vendita, ci è parso un interlocutore molto preparato per un approfondimento sul mercato americano. Il suo interesse per le nuove tecnologie lo ha reso un membro di spicco della community del vino online, basti pensare che nel corso degli anni ha collezionato oltre 11.000 contatti LinkedIn, creato oltre 30 focus group con più di 47.000 membri e scritto circa 400 articoli riguardanti l'industria del vino solo negli scorsi cinque anni. Recentemente ha dato vita ad un nuovo progetto chiamato International Wine Professionals Network, che nasce da un'osservazione: "Frequentando LinkedIn da più di nove anni ormai e mi sono reso conto che le persone sentono sempre più la necessità di essere connesse con i propri colleghi. Questo perché il mercato cambia a dei ritmi velocissimi e i consumatori sono sempre più curiosi, voglio essere informati. Senza il supporto reciproco non si può essere aggiornati su tutto ciò che succede nel nostro settore" ha affermato Norman.

Con la sua pluridecennale esperienza nei campi del marketing e del business internazionale, gli abbiamo chiesto quali sono i trend a suo avviso più interessanti che stanno animando il mercato a stelle e strisce. "Il vino sta crescendo molto nei segmenti premium ed ultra premium. In America ci sono dagli 11 ai 12 milioni di consumatori che hanno le capacità economiche e l'interesse nell'acquistare vini italiani premium ed ultra premium, solo che non sanno dove trovarli. Le enoteche sono piccole, hanno una selezione limitata e non si trovano ovunque. Mentre la grande distribuzione non si rivolge certo a questo target. Bisogna trovare altri canali di vendita, e in questo senso va tenuto sott'occhio il trend in costante crescita delle vendite direct-to-consumer."

Il trend del direct-to-consumer lo stiamo tenendo d’occhio da un po' di tempo e ne avevamo già parlato in un articolo (qui). Ci viene in aiuto un report creato da SovosShipCompliant e Wines&Vines (qui) che sottolinea come il mercato americano interno stia fortemente beneficiando della spinta esplosiva di questo canale di vendita, che nel 2016 ha superato le 60 milioni di bottiglie vendute, con un +17% in volume rispetto all'anno precedente e un +18% in valore (intorno ai 2,4 miliardi di dollari). Inoltre pure il direct-to-consumer, tradizionalmente legato alle visite in cantine, sta beneficiando delle nuove tecnologie, con una crescita esponenziale di wine clubs online che hanno quasi raddoppiato i propri utenti negli ultimi due anni ed aumentato anche la frequenza ed il valore degli acquisti.
Basti pensare che, come ci ha riferito Norman "il prezzo medio per una bottiglia nella grande distribuzione è meno di 11 dollari, mentre nel direct-to consumer supera i 36 dollari". Tuttavia, se le spedizioni da cantina hanno beneficiato di una forte liberalizzazione in quasi tutti gli Stati, i retailer online stanno ancora fronteggiando delle resistenze a livello normativo a causa della pressione esercitata dalla distribuzione tradizionale. È comunque indubbio che questi dati incoraggianti fanno presagire una prossima evoluzione del mercato direct-to-consumer che, magari, potrebbe coinvolgere anche i vini importati.

Per concludere, abbiamo chiesto a Mark Norman un consiglio da dare ai produttori italiani e la sua risposta è stata "il cambio euro-dollaro attualmente è favorevole ai prodotti d'importazione e questa è una notizia positiva per i produttori. Ma la cosa più importante da sapere è che i consumatori non vogliono "solo" compare vino, vogliono condividere un'esperienza. Pertanto il mio consiglio per i produttori è: cercate di creare valore aggiunto e soprattutto entrate in contatto con i consumatori, coinvolgeteli. Non importa quanto siate piccoli, avete bisogno di un brand riconoscibile".






LinkedIn https://www.linkedin.com/in/marktnorman/

Wine professionals network http://www.internationalwineprofessionals.net/index.php

World Wine Marketing (sito in costruzione) https://www.linkedin.com/company/world-wine-marketing 





Alice Alberti

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