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WineMeridian
domenica 15 dicembre 2019 logo winemeridian.com
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giovedi 12 dicembre

Singapore: tra accise e premium wines

La Master of Wine Annette Scarfe esplora questo competitivo mercato, hub commerciale nel sud est asiatico


Singapore: tra accise e premium wines
Tra gli interessanti seminari a cui abbiamo assistito durante lo scorso Wine2Wine uno dei mercati più stimolanti e che ha suscitato più partecipazione ed interesse da parte dei presenti è stato quello di Singapore. Percorriamo oggi assieme i tratti principali di questo mercato emergente avvalendoci dei preziosi consigli e dell’analisi di Annette Scarfe, Master of Wine britannica di sangue, ma trapiantata a Singapore da ormai 22 anni, dove vive e lavora come consulente per aziende e ristoranti nel settore dei brand di lusso ed organizza eventi e degustazioni.

Singapore, dove vivono 5,8 milioni di persone, è un hub commerciale strategico in Asia con un’economia stabile, che apre le porte ai vicini Paesi come Malesia, Indonesia e Tailandia.
La contro medaglia della stabilità economica e politica, comparando questo Paese ad altri nelle vicinanze, è la presenza di tasse molto proibitive, soprattutto sulle bevande alcoliche: le accise su ogni litro di alcohol sono all’incirca sugli 88 dollari di Singapore (circa 58 euro).
“Il vino qui è 100% importato e molto apprezzato, ma a causa delle tasse così proibitive pochi vini entry level accedono nel mercato, mentre hanno vita più facile i vini premium e quelli a basso contenuto alcolico” ha raccontato l’esperta allo scorso Wine2Wine.

Il mercato è molto competitivo, non solo nel settore del vino, ma in quello delle bevande alcoliche in generale, dove cocktails, sake e birre sono molto richiesti. Singapore ha un numero elevato di importatori, che superano i 400, ma purtroppo molti di questi non sono molto specializzati perché per loro ottenere la licenza è facile, ma poi non curano la qualità nella scelta dei vini e nel loro approfondimento.
Per questo il mercato rimane dominato da grandi brand, sia nei più di 300 wine shop presenti, che nelle wine list dei migliori ristoranti di lusso, che ospitano chef e sommelier da tutto il mondo.

Il valore del mercato è di circa 1 miliardo di dollari, ma la previsione nel 2024 è di 1,4 miliardi. L’Italia occupa uno share di mercato del 7% ed è il quarto Paese importato, mentre i 5 top brand importati sono australiani. Il vino rosso fermo rimane la categoria che genera l’indotto più importante all’interno del turn over di 12 milioni di bottiglie di vino fermo, ma le nuove generazioni si stanno aprendo sempre di più anche ai bianchi.
ll consumo pro capite rimane esiguo a 2,1 litri pro capite, anche se è previsto un raddoppio a tendere entro il 2022. Questo grazie al traino delle curiose nuove generazioni, che stanno cavalcando l’onda degli acquisti online come del resto nella vicina Cina, in piattaforme come Vinomofo, o partecipano ad eventi con cene e degustazioni nelle quali sono diventati il target. L’abbinamento cibo e vino è sicuramente uno dei fattori determinanti nelle scelte dei consumatori tra i 25 e i 45 anni, mentre la fascia di età ad oggi più attiva nel consumo del vino è quella tra i 35 e i 55 anni.
Dal punto di vista dei canali di distribuzione, l’off-trade è quello più grande storicamente con brand famosi come Wine Connections (20 outlets in tutto il Paese) e The Straits wine company (8 retail outlet), entrambi importatori diretti.

Che consiglio darebbe ai produttori italiani che approcciano il mercato? “Consiglierei ai produttori italiani di cercare in primo luogo un buon importatore nel mercato, che abbia i giusti contatti nei luoghi strategici per il consumo del vino” ha spiegato la Master of Wine. “In secondo luogo, consiglio di scegliere accuratamente i vini da introdurre e di privilegiare i vini premium, poiché le accise sono molto alte a Singapore e dunque è importante portare vini di qualità, che valgano la spesa. Infine scegliete di partecipare ed eventi o cene con altri produttori o con il vostro importatore per promuovere nel modo migliore come il vostro vino si possa adattare alla cucina locale. L’educazione, infine, è fondamentale per questo mercato, tanti consumatori si stanno approcciando alla conoscenza delle varietà di vino e noi dobbiamo essere pronti a dare loro quello che chiedono”. 



Anche noi di Wine Meridian andremo a Singapore durante il nostro tour 2020:
SINGAPORE | 26 novembre - walk around tasting in collaborazione con IEM - Simply Italian Great Wines
Agnese Ceschi

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mercoledi 11 dicembre

Come faccio a vincere un tender in Svezia?

Ha risposto a questa domanda Jonas H Röjerman, Master of Wine e Responsabile Qualità Prodotto per il monopolio svedese, durante un'interessante simulazione di un tender.


Come faccio a vincere un tender in Svezia?
La Svezia è uno dei mercati più attraenti ed interessanti per i vini italiani, e come potrebbe essere altrimenti visto che l’Italia è il Paese numero uno per importazione di vini, sia in valore che in volume? Questo, però, non rende il Paese scandinavo esente da difficoltà e ostacoli da superare, anzi, tra tutti i mercati europei ad oggi è uno dei più sfidanti: in primis per la presenza di un forte Monopolio, Systembolaget, che rende ogni importazione un processo molto articolato, e in secondo luogo per la complessità del sistema di tender - aste con cui il Monopolio acquista i vini.
Con grandi aspettative e la voglia di capirne qualcosa in più abbiamo approcciato una delle sessioni dello scorso Wine2wine, condotta da
Jonas H Röjerman, Master of Wine e Responsabile Qualità Prodotto per il monopolio svedese che ci ha portato all’interno di una simulazione di un tender nel mercato svedese.

Accedere ai quasi 450 store del Systembolaget non è cosa semplicissima, infatti, e il consiglio del Master of Wine è per prima cosa di comprendere il sistema di selezione. “Per prima cosa il monopolio svedese acquista vini solo dagli importatori svedesi, quindi se siete dei produttori intenzionati ad entrare nel mercato e pensate di accedere ad un tender vi consiglio di trovarne uno. Inoltre, vi consiglio caldamente di comprendere il profilo sensoriale del vino che stiamo cercando e solo così avrete delle ottime possibilità di vincere la selezione e battere i competitor” ha spiegato il Master of Wine. Per comprendere come il Monopolio seleziona i vini da inserire negli store, abbiamo partecipato dunque alla sessione in questione e ci sentiamo di affermare con sicurezza di avere le idee un pò più chiare ora. Ma facciamo un passo indietro.

Qual’è la ragione della presenza di un Monopolio in Svezia? Lo Stato possiede il Monopolio, che è lo strumento con cui esso si prende cura di monitorare la salute del popolo svedese. L’obiettivo è di costruire una società dove gli alcolici siano parte di uno stile di vita sano e piacevole.
I numeri del Monopolio sono interessanti: 5800 dipendenti suddivisi in 442 store, 470 agenti e 700 fornitori di bevande; 124 milioni visitatori negli store ogni anno e 16.000 prodotti in lista.
“Secondo una survey che viene fatta ogni anno l’opinione degli svedesi è molto cresciuta nel corso del tempo nei confronti del monopolio, anche grazie al principio alla base della nostra filosofia che è la Brand neutrality: trasparenza, non discriminazione e oggettività nella scelta dei prodotti” racconta Röjerman. Il Systembolaget vende 200 milioni di litri di vino all’anno e l’Italia è il Paese numero uno per importazione sia in valore che in volume.

Venendo alle questioni più pratiche: come avviene concretamente il processo di acquisto da parte del Monopolio dei prodotti alcolici? “Il Systembolaget diffonde due volte all’anno, a novembre e a marzo, un piano di lancio con analisi, trend e assortimento necessario sulla base di queste valutazioni. Questo piano è dunque una road map dei 6 mesi a venire. Un utile strumento per i produttori intenzionati ad approcciare il mercato, che ricordo devono prima avere un importatore, filtro necessario con il Monopolio” spiega il Master of Wine.
Una volta lanciato il tender, i vini che corrispondono alle richieste organolettiche e territoriali accedono alle semi-finali dove di solito ci sono più di 12 campioni in degustazione.
Facciamo l’esempio del vino della simulazione: il Monopolio sta cercando un Primitivo di Manduria con le seguenti caratteristiche: “we seek a wine with good typicality of its origin with notes of cherry, plums, herbs, tobacco and with a well-integrated oak character”.
Ebbene, nelle semifinali un gruppo di tre esperti formati per la selezione ed altamente qualificati sceglie con un criterio molto semplice i vini che rispondono o meno a queste caratteristiche organolettiche.
Successivamente viene assegnato ai vini un punteggio da 1 a 9 che determina la scala della corrispondenza al profilo organolettico. La scala da 1-9 che definisce il grado di coerenza con lo stile e il profilo sensoriale richiesto: tra i punteggi considerati sufficienti “6 consistent; 7 good quality; 8 very good quality; 9 exceptional quality”.  
Infine, alla finale accedono solo i vini che superano i 6 punti e rimangono 4 vini che sono quelli a cui viene data la priorità nell’acquisto, prima però viene effettuata l’analisi chimico-sensoriale da parte del laboratorio di analisi del Monopolio.
Capire lo stile e il profilo sensoriale è la chiave per vincere il tender. Dunque per prima cosa chiedetevi se la richiesta del Monopolio corrisponde a quello che avete da offrire e solo dopo fate domande per poter partecipare” conclude l’esperto. Questo dunque è il consiglio con cui abbiamo lasciato la sessione ed è quello che ci sentiamo di dare a tutti coloro che pensano di approcciare questo mercato o si sono chiesti più volte perché non sono mai riusciti a vincere un tender. Agire di strategia è sempre la soluzione migliore!
Come faccio a vincere un tender in Svezia?
Agnese Ceschi

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martedi 10 dicembre

Ombre cinesi

Considerazioni e consigli preziosi sul mercato cinese


Ombre cinesi
Dopo un periodo di assenza dalla mia amata Cina, sono rientrato da Vinitaly Hong Kong con alcune riflessioni su quanto visto sia in fiera che fuori; molti sono i pensieri che si sono succeduti e vorrei condividere con voi.
In primis una nota sulla situazione geopolitica di Hong Kong che onestamente non lascia tranquilli. Frequento per passione e per lavoro da molti anni la Cina e la città di HK, che rappresenta la fusion tra il mondo orientale e quello occidentale per antonomasia, e mai mi era capitato di vedere proteste così veementi assieme a chiari segnali di difficoltà economica con negozi chiusi, meno presenze in città e imprenditori preoccupati. Certamente i media occidentali enfatizzano ciò che accade ad Hong Kong, ma per gli standard locali quella che si va profilando è una crisi evidente, gli sviluppi della quale non sono ancora prevedibili. Non penso a nulla che abbia a che fare con un intervento di forza, ma piuttosto ad un’economia messa sotto pressione dall’assenza dei partner cinesi, che sono e resteranno i primi investitori in Xian Gang (nome cinese di Hong Kong). Come la comunità dei nostri “expat” che rappresentano le eccellenze italiane in quel magnifico lembo di terra, io resto sempre e comunque positivo sul futuro, certo con qualche preoccupazione di più.
Venendo al nostro focus sul vino, era la prima volta che partecipavo alla fiera e sin da subito mi è parsa ben organizzata, anche se oggettivamente ridotta nelle dimensioni (2 padiglioni in tutto). Gli operatori presenti da più anni mi hanno confermato che dall’anno scorso si è avuta una riduzione di oltre il 50% e questo, al di là dell’eclatanza del numero, potrebbe anche essere un fatto positivo (più qualità, meno quantità). La presenza italiana è comunque apparsa ben strutturata e rappresentativa nelle sue molteplici vesti (al solito magari troppe), ma ha fatto da ottimo contraltare a quella francese, storica nazione pigliatutto nell’area asiatica. Altre nazioni presenti in maniera più contenuta e molti gli importatori cinesi locali, come da manuale. Degna di nota la presenza di un importante produttore di vino cinese in fiera. Pur con una partenza in sordina, ho potuto verificare contatti interessanti da parte degli operatori e soprattutto la necessità di essere presenti stabilmente sul mercato per poter giocare un ruolo. Per un produttore trovare un importatore per il mercato è relativamente facile; più difficile trovare quello con il quale istaurare un rapporto duraturo; in ogni caso il Vinitaly Hong Kong è il posto giusto per farlo. Di seguito, alcuni punti fermi:

A la guerre comme a la guerre
Se un produttore di vino decide di affrontare il mercato asiatico, deve farlo in maniera credibile ed investire in maniera adeguata e nel medio /lungo periodo. Dotarsi di strumenti consoni (personale con competenze linguistiche, logistica, promozione) ed essere soprattutto visibile in loco. Se da solo non ce la fa, può aggregarsi e cercare altri che come lui vogliono farlo, magari appoggiandosi ai vari facilitatori competenti che operano. Altrimenti è meglio evitare, le fallanze possono essere molto dolorose.

Certezze non ve ne sono
Imparo ogni giorno cose nuove, ma una cosa in Cina l’ho imparata tanti anni fa: nessuna certezza e nessuna verità assoluta dura più dello spazio di un mattino. Gusti, proposte, tendenze sono cangianti e spesso imperscrutabili. Proponiamo i nostri prodotti in maniera credibile ed onesta, come sappiamo fare, senza preoccuparci se il trend predilige questa o quella tipologia. È meglio creare la tendenza che seguirla, ed Hong Kong è certamente il posto giusto per questo.

Nuova frontiera
Operare in Asia significa essere alla frontiera di tutto ciò che è innovativo ed internazionale del mondo del vino; cogliamo qualche messaggio qui anche per anticipare ciò che sarà da noi tra qualche tempo. La competizione nel vino è globale per definizione, ma qui è più globale che da altre parti.

Italia dove sei?
Manca ancora ad oggi un progetto compiuto e credibile che accosti in maniera convincente l’Italia ed il prodotto vino in Cina ed in Asia, per tante ragioni che sono state più volte analizzate (piccole dimensioni d’impresa, mancanza di sistema, individualismo, scarsa propensione internazionale, provincialismo, ecc.). Qui dobbiamo assolutamente fare meglio. Avere tanti “Ronaldo” del vino (perché gli italiani sono dei fuoriclasse del vino), non fa squadra, anzi. Inoltre, il consumatore medio cinese non ha ancora compreso che il binomio vino/Italia è imprescindibile soprattutto per una ragione culturale e per lo stile di vita mediterraneo; quando lo farà, avremo fatto bingo. 

Gli assenti hanno sempre torto
Un plauso sempre e comunque a chi era presente, a chi ha organizzato la presenza ed a chi ha creato attenzione e competenza attorno al mondo del vino italiano (consentitemi una citazione al progetto Vinitaly International Academy che sta facendo un gran bel lavoro nel mondo ed alle 2 cantine trentine presenti, soci del mio Consorzio Vini, che ho visto con grande piacere ed orgoglio).

Infine
Un mercato che dà segnali di maturità, magari con qualche segno meno e l’abbandono di alcuni players, offre comunque grandi opportunità di posizionamento per chi le sa cogliere. Hong Kong e la Cina restano e resteranno mercati a grande potenzialità economica e di crescita. E del resto, basta guardare dove le statistiche ci dicono che crescerà il consumo di vino nei prossimi anni: l’Asia è al numero uno. 


Quindi: stay hungry, stay foolish, ma soprattutto stay Chinese!



Graziano Molon

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lunedi 09 dicembre

Il mercato del vino in Sudafrica ha il cromosoma X

Nel mercato sudafricano è in atto un cambiamento che vede le donne sempre più al centro: creano nuovi brand e veicolano i consumi, offrendo ai produttori mondiali un’opportunità nuova.


Il mercato del vino in Sudafrica ha il cromosoma X
Torniamo a parlare di women power, e lo facciamo grazie ad un recente approfondimento di IWSR che, questa volta, punta il proprio riflettore su un mercato di cui non si parla molto ma che comincia ad attirare la giusta attenzione e che potrebbe creare nuove opportunità di business per i produttori italiani, il Sudafrica.
Il cambiamento sociale, l'emancipazione femminile e persino il calo del reddito disponibile sono tutti elementi che hanno contribuito a spingere le donne alla ribalta di un mercato delle bevande e degli alcolici in rapida evoluzione in Sudafrica, come consumatrici e come produttrici.

Non solo è diventato più accettabile che le donne bevano tra di loro, ma è emerso che esse stiano anche esercitando una crescente influenza sulle scelte di consumo delle loro controparti maschili, portando il mondo del beverage al consolidamento di una
cultura del bere più unisex.
I contesti sono tanti, dai più formali ai meno, e vedono consumatori che alzano la domanda di vodka, gin, cognac, sidro, champagne e vino.

Anche le strategie di marketing e promozione si stanno pian piano orientando ad un target in cui
la donna africana moderna e alla moda è centrale.
Il primo brand del settore a distinguersi in Sudafrica è stato Distell’s 4th Street, che ha avuto un tasso di crescita annuale di quasi il 60% negli ultimi cinque anni e che è stato il marchio vitivinicolo in più rapida crescita per due anni consecutivi. Oltre a un'immagine fresca, un marketing solido e prezzi altamente competitivi, una pietra miliare della sua strategia è stata la penetrazione del mercato delle città urbane e rurali, un'area che era stata precedentemente trattata solo a distanza dalle aziende vinicole. Il suo stile dolce e disinvolto e la sua immagine giovane e vibrante si rivolgono con decisione alla sofisticata donna moderna, per la quale il dolce, rosato, naturale, è un vino entry level ambizioso ma comunque accessibile.
Sempre secondo IWSR, anche Bernini Blush è un altro esempio di un marchio che ha risposto alla domanda creata dalle consumatrici consumatori femminili, e per farlo ha sfruttato il rumore creato da 4th Street.

Quali sono le categorie di alcolici più richieste e quali quelle in allontanamento?
Il vino è assolutamente in crescita, specie i vini più dolci, notoriamente preferiti dai palati femminili. In generale, ciò che è “instagrammabile” ha una marcia in più, come il gin ad esempio, che è cresciuto in consumi di quasi il 30% su base annua, poiché versatile, economico, “fotogenico” e adatto sia a uomini che donne. Si allontanano invece i classici importanti, come scotch, whisky e brandy. 
Noemi Mengo

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lunedi 09 dicembre

India: tra mito e realtà

Abbiamo scoperto insieme a Sonal Holland, MW indiana, le potenzialità di quello che è a tutto gli effetti un Paese nuovo emergente


India: tra mito e realtà

Sonal Holland presentata da Dominga Cotarella


Se qualcuno mi chiedesse cosa mi ha colpito di più del recente business del vino Wine2Wine, che si è tenuto con successo a Verona la scorsa settimana, risponderei senza dubbio la presentazione di Sonal Holland, la prima ed unica Master of Wine indiana, wine educator e consulente.
Con il colore e il fascino enigmatico che caratterizza il suo Paese, Sonal ci ha trasportati nel mondo dei sapori e dei profumi indiani con grande energia, spiegandoci perché l’India, Paese sospeso tra mito e realtà, può a tutti gli effetti essere considerato un Paese nuovo emergente.

L’India è un mercato grande e complesso: il secondo Paese più popoloso al mondo, con 967 milioni di adulti, e il più giovane in tutto il globo” ha raccontato. Negli ultimi 10 anni è stato coinvolto da una grande crescita in volume di consumo di vino e i consumatori hanno manifestato una buona predisposizione verso i vini importati: tra questi l’Italia è al terzo posto dopo Australia e Francia.
“Negli ultimi decenni il vino sta diventando molto popolare in India, si stanno moltiplicando i consumatori che lo consumano scegliendo di acquistarlo sia nel canale on trade che off trade.
Consumatori come donne e Millennials stanno trainando la nuova tendenza, costituendo un segmento molto vasto che sta abbracciando il vino piuttosto che le altre bevande alcoliche, come il whisky molto popolare nel nostro Paese. Inoltre il vino è diventato un simbolo di lifestyle veicolato tramite i media o i film” ha spiegato la Holland.

“L’India è un paese enigmatico: terra di opportunità, guidate dalla popolazione più giovane al mondo, e di grandi contrasti e povertà” ha raccontato la Master of Wine. L’economia di 2.8 trilioni di dollari ad oggi è stimata in crescita nei prossimi cinque anni fino ad un tetto di 5 trilioni di dollari nel 2024. L’industria degli alcolici muove 38 miliardi di dollari ed è il secondo Paese più grande per il consumo degli spirits in valore.
L’alcohol è una questione di dominio dello Stato centrale, infatti le tasse sugli alcolici sono tra i principali “contributor” per le casse dello Stato.
“Questo grazie ad una graduale accettazione sociale delle bevande alcoliche e ad una importante credenza che identifica il vino come prodotto più salutare di altri alcolici come il whiskey, ad esempio, che è molto consumato in India” ha detto Holland. Mumbai, Delhi, Bangalore, Pune, Hyderabad sono le città emergenti per il consumo del vino.
Tra le tendenze che stanno guidando la graduale accettazione sociale del vino una rapida urbanizzazione, la diffusione di uno stile di vita più occidentale e un crescente potere di spesa. Inoltre il retail (tra le catene più importanti Foodhall e The cellar) sta cambiando e proponendo negozi sempre più sofisticati nello stile e nella scelta dei vini, proponendo personale più preparato a formare ed informare con tasting tutte le settimane.

Nella ricerca condotta per Wine Intelligence “India Wine Insider 2018”, la Holland ha delineato il profilo del consumatore di vino indiano: fascia di consumo tra i 21 e i 54 anni, dove la maggiore predisposizione è registrata tra i 25 e i 34 anni, nelle principali città (citate qui sopra) da parte di persone appartenenti ad una classe medio-alta. L’indiano medio è brand-focused e tra quelli più apprezzati tra i vitigni italiani ci sono Sangiovese e Sauvignon Blanc.
Rispetto a dieci anni fa l’India è stata investita da grandi cambiamenti nel consumo: ha assistito ad una grande crescita in volume dei vini importati e dei vini locali di fascia alta.
I Millennials, che stanno guidando i consumi nella maggior parte dei Paesi al mondo, anche qui spendono di più, hanno abbracciato il vino nel loro repertorio, bevono meglio e più spesso e percepiscono i benefici del bere vino.

Per quanto riguarda le principali categorie di vino, nella sezione dei vini fermi, Australia, Francia e Italia la fanno da padrone per quanto riguarda l’importato (25% di mercato), ma una buona fetta è ancora occupata dai vini locali (75%). 33.28 dollari è la spesa media per una bottiglia di vino fermo. Sul fronte degli sparkling, invece, le bollicine italiane sono quelle che crescono di più dal 2013, segnando un trend positivo del +16.5%, mentre il competitor Champagne sta assistendo ad un drammatico -20.5%, reputato un vino troppo costoso e difficile da capire.

Quali sono le opportunità per i vini italiani? “Direi che partiamo già da una posizione estremamente vantaggiosa: 70+ anni di relazioni commerciali tra Italia e India. Inoltre il turismo è un’opportunità, infatti 1 milione di persone circa viaggia in Italia ogni anno, scopre la cucina e il vino del Belpaese, torna a casa e vuole ritrovare quegli stessi prodotti. Dunque il mio consiglio più grande è di muoversi per tempo commercialmente, perché anche se l’India è tra le economie nuovo emergenti, sarà presto una grande opportunità. La crescita è veloce, i numeri sono importanti. Non fate aspettare troppo tempo prima di affacciarvi nel nostro Paese” ha concluso Sonal Holland.



Wine Meridian ha scelto l’India come una delle tappe del tour 2020. Saremo a Nuova Delhi dal 1 al 3 settembre 2020 in collaborazione con Wonderfud.

Per info e parteciparvi clicca qui



Oppure scrivi a redazione@winemeridian.com

Agnese Ceschi

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