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giovedi 18 aprile 2019 logo winemeridian.com
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Export

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giovedi 18 aprile

Export: l'Amarone di Dal Forno alla conquista della Cina

Dal Forno sigla un accordo di distribuzione in esclusiva: una bottiglia su sei andrà in Cina.


Export: l'Amarone di Dal Forno alla conquista della Cina
L'Amarone alla conquista della Cina? Sicuramente qualcosa si sta muovendo e tra le aziende che stanno stringendo accordi commerciali importanti nel Paese del Dragone c'è la rinomata cantina di Romano Dal Forno. Durante il Vinitaly, infatti, Romano Dal Forno ha chiuso un importante accordo commerciale con la società Pinyou Trading dell’imprenditore cinese Hong Eidong: ora Italia e Cina saranno più unite, almeno per quanto riguarda l’Amarone.
Proprio lunedì 8 aprile, abbiamo avuto l’occasione in esclusiva di essere presenti al momento della firma di questa nuova collaborazione, a chiusura di un percorso di quasi un anno di trattativa e reciproca conoscenza, che porterà
sul mercato cinese una bottiglia su sei della nota cantina già da quest’anno, mercato destinato a diventare in ottica export il secondo di riferimento dopo gli Stati Uniti.

Da più di 13 anni la Pinyou Trading, tra i top 5 del mercato cinese, è specializzata nell’importazione e distribuzione di vino in Cina, negli ultimi ha fatto del “made in Italy” il suo cavallo di battaglia occupandosi solo esclusivamente del vino italiano. Abbiamo chiesto proprio ad Hong Eidong, il fondatore, le motivazioni di questo passo che possiamo riassumere in un “altissimo rapporto qualità-prezzo del vino, rispetto ad altri Paesi, e una varietà di vitigni unica al mondo”.
Le sue scelte sono state guidate quindi dalla ricerca dell’esclusività, posizionandosi su una fascia di prezzo premium, rinunciando ai grandi volumi per puntare sull’eccellenza e la qualità elevata dei prodotti: chi meglio della cantina Dal Forno poteva rispondere a questi requisiti.

L’azienda, con le sue due sedi che coprono i 2/3 delle province cinesi, ha creato una vera task force di sette persone che si occuperanno solo di vini di alta gamma, di cui l’Amarone di Dal Forno è il primo ambasciatore del territorio. Nel corso dell’anno partiranno per la Cina circa 10.000 bottiglie, 7.000 di Valpolicella Doc Superiore e 3.000 di Amarone della Valpolicella Docg. I canali di distribuzione principali saranno il “corporate” e l’ ho.re.ca. collaborando con hotel 5 stelle e promuovendo l’immagine dell’Italia come sinonimo di qualità, prestigio ed eleganza. Questo partner cinese si occupa infatti anche di promuovere il vino e la cultura italiani, organizzando eventi, coinvolgendo operatori del mondo del vino, decine di degustazioni nel corso dell’anno e viaggi in Italia accompagnando operatori cinesi.

Presente anche Michele Dal Forno, responsabile commerciale della cantina:
“Siamo in Cina da quasi sei anni, instaurando collaborazioni più o meno proficue, abbiamo percorso diverse strade ma non siamo riusciti a crescere come volevamo e soprattutto con un programma di sviluppo adatto a questo mercato. E’ necessario avere dei rapporti forti con le aziende locali come la Pinyou, che ha una vasta organizzazione che copre tutto il vastissimo territorio cinese. Da questo accordo mi aspetto un ritorno importante”.

La Cina sta dimostrando un grande interesse per l’Italia e i suoi vini, anche se ci fermiamo al 5° posto per numero di bottiglie vendute, dopo Francia, Australia, Cile e Spagna, Paesi con i quali le istituzioni hanno siglato particolari accordi commerciali che spostano gli equilibri in campo dal punto di vista dei consumi.
Ma i cinesi sembrano apprezzare i nostri vini dimostrando una preferenza per i rossi, per gusti e cultura che più si avvina alla loro cucina; al momento i più noti sono Brunello e Barolo, come pure i vini toscani, ma la complessità dell’amarone si è già fatta apprezzare dai consumatori, che sono sempre più competenti e sensibili ai vini di qualità.
Federica Lago

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mercoledi 17 aprile

Ultimi posti per il tour Singapore: agenda con b2b organizzati e masterclass

Il 22 e 23 maggio Wine Meridian ritorna in partnership con Wonderfud per la nuova tappa a Singapore


Ultimi posti per il tour Singapore: agenda con b2b organizzati e masterclass
Il 22 e 23 maggio 2019 Wine Meridian sarà partner di Wonderfud in una nuova tappa a Singapore, una delle mete più importanti ed ambite del turismo internazionale. Grande il successo dello scorso anno, dove l’efficacia del metodo adottato da Wonderfud, denominato GOOD, ha dato la possibilità alle aziende partecipanti di venire in contatto con il mercato e le sue figure chiave. Il metodo, infatti, parte dalla ricerca del mercato obiettivo e seleziona gli operatori stranieri interessati, programmando incontri di business in loco con modalità one-to-one, definendo il piano d’azione e stabilendo una relazione di partnership tra produttore e importatore. 
Perché Singapore?
Singapore è una tappa di interesse per vari motivi, ed è un mercato caratterizzato da un forte potenziale di crescita. Il Paese rappresenta un vero e proprio hub commerciale e logistico di tutto il sud est asiatico ed è caratterizzato da un’ottima offerta del settore enogastronomico di qualità. La sua economia gode di buona salute: il Prodotto Interno Lordo (GDP, Gross Domestic Product) infatti si prevede crescerà del 3% durante i prossimi anni.
Un’altra buona notizia? Il vino presente è tutto di importazione, non c’è produzione locale che possa fare concorrenza e l’Italia rappresenta il terzo paese importatore del settore vini, con una preferenza che ricade sui rossi importanti, piuttosto che su bianchi e rosé. 

Ma quali sono gli elementi che definiscono il mercato di questa isola-stato? Ve li presentiamo in questi 10 punti

  • 1. Domanda sofisticata ed evoluta di prodotti agroalimentari e crescita nei consumi;
  • 2. Import di vini italiani in crescita;
  • 3. Attenzione alla qualità ed alla salubrità alimentare;
  • 4. Livello qualitativo della ristorazione;
  • 5. Appeal del Made in Italy;
  • 6. Hub Finanziario;
  • 7. Potere di acquisto tra i più elevati al mondo;
  • 8. Importante meta turistica e tramite per tutto il sud est asiatico
  • 9. Facilità burocratico-amministrative nelle operazioni di import/export;
  • 10. Opportunità di crescita per etichette di fascia di prezzo medio-alta.
Quali obiettivi si propone la tappa?
Accompagneremo un selezionato gruppo di aziende del settore vitivinicolo, supportandoli nelle attività di ricerca e selezione di importatori locali. Tra le attività è prevista un'introduzione al mercato vinicolo del Singapore, una Masterclass tenuta da VIA Wine Ambassadors Singapore (seguita da incontro con stakeholder del mercato) e un walk around tasting dedicato a importatori selezionati. Saranno organizzati degli appuntamenti b2b singolarmente con agenda pianifcata.


Ci sono gli ultimi duie posti.

Per maggiori informazioni, scriveteci a: redazione@winemeridian.com







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mercoledi 17 aprile

L’export tricolore sfreccia alto nei cieli svedesi

La Svezia si conferma un porto sicuro per il vino italiano nei prossimi anni. Bollicine, rosé e bianchi sono tra i favoriti, grazie al loro “healty style”.


L’export tricolore sfreccia alto nei cieli svedesi

Bollicine d'importazione in Svezia, volume e consumo pro capite. Fonte: IWSR Vinexpo 2012-2022


In vista del nostro prossimo viaggio in Svezia, il 20 maggio, nell'ambito del tour organizzato in partnership con Organic Value, siamo andati alla ricerca degli ultimi dati di IWSR riguardo a questo mercato nordico, sempre fresco e vivo, dove il Made in Italy vola alto e non sembra perdere quota.

Cominciamo da un po’ di background sulle condizioni di salute di questo mercato del Grande Nord.
L’economia svedese è forte, come sempre, non delude le aspettative, e non dà segnali di decrescita, anzi sembra continuare a crescere ancora nel prossimo futuro. Il coinvolgimento da parte dei consumatori è vivo e si prevede rimanga tale, riflettendo una sana abitudine di spesa nella fascia premium e premium + sia per vini che per liquori.
Il consumo nel contesto casalingo aumenterà, seguendo il filone
“hygge” protagonista dello stile di vita anche della sorella Norvegia, alzando il range di spesa a brand dal prezzo più elevato e indirizzando di conseguenza le abitudini di consumo dei wine lovers del Paese.
La popolazione crescerà, però gradualmente, la Svezia infatti è un Paese demograficamente sano come un pesce, anche se parte della crescita è attribuibile all’immigrazione, che, dopo uno scatto, proseguirà in maniera più “rilassata” nel prossimo futuro.

Il consumatore svedese è un consumatore molto attento, interessato agli ingredienti e al quantitativo di residuo zuccherino presente nei prodotti che gli vengono proposti. Il motto prevalente è “meno, ma meglio”, e l’attenzione a tutto ciò che è artigianale è forte, specialmente se a presentare prodotti artigianali è un’azienda piccola, con una storia autentica ed affascinante.

Vini fermi: rosé e bianchi tra i favoriti
Le categorie di prezzo più alte saranno le favorite nei prossimi anni, proprio perché al consumatore svedese piace, piuttosto, bere un po’ di meno, ma bere molto bene. Nonostante un lieve declino del consumo pro capite (proprio a causa di questo trend di pensiero), il consumo di vini fermi dovrebbe rimanere stabile nei prossimi anni. Nel 2018 è stato registrato un volume di vino totalmente importato di 19.5 milioni in casse da 9 litri, mentre nel 2022 si prevede che il volume cresca, di poco, a 19.7 milioni. Bianchi e rosé cresceranno, poiché rappresentano prodotti più “light” e quindi rientrano nella classifica dei favoriti.

Molto interessanti i grafici di IWSR, che mostrano la grande forza dell’export italiano in Svezia. Il CAGR quinquennale per origine di importazione infatti è positivo e il vino italiano crescerà. Si passa da un volume di 5.5 milioni in casse da 9 litri nel 2017 al previsto 6.2 milioni nel 2022, per quindi un CAGR di +2.3% di crescita. Attenzione però alla Francia, secondo importatore nel Paese dopo la penisola tricolore: dai 2.5 milioni registrati nel 2017 si passerà a 2.8 milioni, con un CAGR positivo al +2.8%. Al momento la categoria di prezzo più consumata è quella standard, che però perderà terreno, al contrario delle categorie premium, con CAGR per segmenti qualitativi di +4.1% per la stessa fascia temporale, e super premium +.

Bollicine italiane over the top

Letterale impennata verso il cielo per le bollicine, anche qui totalmente d’importazione (italiana soprattutto). Certo, il passato dei vini fermi registra volumi molto più alti rispetto alle bollicine, più giovani in confronto in questo mercato, però è bene segnalare che dai 2.2 milioni in casse da 9 litri di volume registrato nel 2018, si passerà a 2.9 milioni milioni nel 2022, con un consumo pro capite che da 2.5 litri annui per adulto si alzerà a ben 3.2 litri nel giro di 4 anni. Anche qui, il CAGR 2017-2022 per origine d’importazione è positivo a +8.5%, passando da un volume di 0.8 milioni a un volume di 1.2 milioni. Anche per le bollicine, la Francia occupa il secondo posto del podio, anche lei a + 7.4% di CAGR quinquennale. Per quanto riguarda il prezzo, infine, tutte le categorie sono in crescita, standard con CAGR +10.0% e premium con +4.2%, tranne la categoria più bassa, che rimane stabile.

Respiro tranquillo, nessun affanno e, per una volta, solide certezze. Il 20 maggio scopriremo di più sul mercato svedese, soprattutto per quanto riguarda un altro elemento caratteristico del tipico “healthy lifestyle”: la produzione biologica.

Per avere maggiori informazioni sulla tappa, scrivete a redazione@winemeridian.com


Noemi Mengo

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venerdi 12 aprile

Allarme “riconoscibilità origine” anche negli Usa

Sono solo cinque negli Usa i territori del vino italiani nella classifica delle prime 45 regioni vitivinicole riconosciute dai consumatori regolari di vino statunitensi


Allarme “riconoscibilità origine” anche negli Usa
Lo scriviamo con onestà, ci auguriamo che i bravi ricercatori di Wine Intelligence abbiano “sbagliato” il campione sul quale hanno realizzato l’indagine della cosiddetta “Regions of origin awareness” e cioè la conoscenza delle regioni vitivinicole riconosciute dai consumatori americani.
Avevamo già riportati i dati riferiti alla Germania in un articolo di un paio di giorni fa (link) che erano stati sconfortanti ma anche quelli riferiti al mercato americano sono alquanto deprimenti. Sarebbero, infatti, solo 5 le regioni vitivinicole italiane che rientrano nella classifica dei 45 territori maggiormente riconosciuti dai consumatori regolari di vino negli Usa (cioè quelli che bevono vino almeno una volta al mese).
E più precisamente in questa classifica ritroviamo solo la Toscana (per fortuna al secondo posto subito dopo Napa Valley con un indice di riconoscibilità del 60%), la Sicilia (al nono posto con il 42% di indice di riconoscibilità) e a pari merito il Chianti (sempre con il 42%), il Prosecco (al 13° posto con il 37%) e, infine, il Piemonte (al 17° posto con il 22%).
Una miseria, ci viene da dire, considerando che la Francia è presente in questa classifica con ben 18 regioni vitivinicole. Più o meno nella nostra condizione troviamo anche Spagna e Portogallo ma questo non ci può consolare. Mentre è abbastanza scontato il migliore indice di notorietà di territori vitivinicoli statunitensi.
Non possiamo non dirci sorpresi di questo risultato perché pensavamo che brand territoriali/produttivi come Barolo, Brunello di Montalcino, Amarone della Valpolicella fossero oggi facilmente riconosciuti dai consumatori americani.
Se dovessimo dare fede alla ricerca di Wine Intelligence e, allo stato attuale, nulla ci fa pensare al contrario, dovremmo seriamente riflettere su quanto stiamo facendo per promuovere la notorietà dell’origine dei nostri vini.
Probabilmente la grande proliferazione delle nostre denominazioni non aiuta alla comprensione ma certo il problema non è da ascrivere solo al nostro affollamento di territori produttivi.
C’è indubbiamente un’emergenza promozione delle nostre regioni produttive. Dobbiamo riuscire a “semplificare” alcuni nostri messaggi per dare una migliore percezione (awareness) sulle nostre denominazioni, almeno quelle più importanti.
Su questo fronte fondamentale è il “gioco” di squadra. Lo ripetiamo da tempo ma lo sforzo dei Consorzi di tutela deve concentrarsi maggiormente non tanto sulla partecipazione ad eventi b2b quanto sulla “comunicazione”, “educazione” sui nostri territori produttivi.
Anche in quest’ultima edizione di Vinitaly sembra che i tasting “educativi” di una volta siano diventati fuori moda. Si dà per scontato che tutti conoscano ormai tutto. Invece è fondamentale il lavoro di base, fatto con strumenti agili, moderni, semplici.
Lasciare sulle spalle delle aziende anche questo lavoro di comunicazione di base dell’identità dei nostri territori produttivi è assolutamente sbagliato.
Ma dobbiamo trovare presto soluzioni perché se oggi, nel mercato del vino più importante al mondo - quello che conta 108 milioni di consumatori di vino (bevono vino almeno una volta all’anno), di 84 milioni di consumatori regolari (bevono vino almeno una volta al mese) e di 61 milioni di consumatori settimanali di vino" solo cinque nostre regioni vitivinicole sono ampiamente riconosciute, figuratevi cosa succede in mercati emergenti come la Cina.
Fabio Piccoli

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mercoledi 10 aprile

Wine to Asia: un ponte tra Italia ed Asia

La piattaforma è un riferimento permanente per il Far East, un mercato prossimo a eguagliare quello del Nord America


Wine to Asia: un ponte tra Italia ed Asia
“Verona è stato il primo comune italiano a stipulare un gemellaggio con la città cinese di Hangzhou nella Via della Seta. Il rapporto con la Cina deve essere culturale, ma devono anche crescere gli scambi in ambito commerciale, soprattutto nel settore vitivinicolo. Oggi possiamo dire di aver fatto un passo in avanti in questo senso, grazie a Wine To Asia.” Così il sindaco di Verona, Federico Sboarina, presenta la nuova piattaforma multicanale di Veronafiere in partnership con la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd, il progetto partirà completamente nel giugno 2020.

“Il panorama asiatico è un’area da presidiare costantemente, la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import” - spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere - “Nella corsa al vino, l’Asia Orientale ha registrato una crescita negli ultimi dieci anni del valore di 227%”. Anche Michele Geraci, sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico, è soddisfatto dell’accordo: “Wine To Asia è una modalità di approccio innovativa al crescente mercato asiatico. In occasione del Vinitaly dobbiamo approfittare di questo momento di attenzione da parte dei media e dei consumatori cinesi”.

Shenzhen, la città dove ha sede la Pacco Communication Group Ltd, ha il più alto tasso di crescita economica in Cina negli ultimi venti anni. Sono presenti il 30% degli importatori totali di vino. La multicanalità della piattaforma prevede di consolidare il rapporto tra l’azienda cinese che si occupa di strategie online e offline di promozione nei settori di wine&food e lifestyle e la fiera scaligera: l’evento ha una forte componente digitale, è aperto a tutto il mondo e prevede la prima edizione nel format b2b. L’obiettivo è quello di mettere in rete le eccellenze non solo del mercato agroalimentare, ma tutti i settori che possono interessare il mercato cinese, come l’offerta turistica o la stagione lirica in Arena.
Giulia Tartaglione

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Federica Lago


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