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giovedi 07 maggio

Canada: Ontario, verso una timida ma graduale apertura

Intervista a Jay Whiteley, sommelier, scrittore e consulente nel mercato dell’Ontario.


Canada: Ontario, verso una timida ma graduale apertura

Jay Whiteley, sommelier, scrittore e consulente


Il Canada con 59.474 casi accertati ad oggi di Corona Virus è tra i primi 20 Paesi al mondo per insistenza di questo fenomeno. Tra le province canadesi Quebec e Ontario sono tra le più colpite, rispettivamente con circa 31.865 e 17.553 casi (alla data di redazione di questo articolo - fonte). Tra le meno colpite con un numero esiguo di casi le aree a nord-est come le province della Manitoba e dell’Alberta, che registrano un fenomeno di contagi al di sotto dei 100.

Tra le province storiche e più interessanti per il vino italiano in Canada c’è sicuramente l’Ontario, una delle province canadesi che si appresta ad affrontare un moderato processo di riapertura. Una riapertura molto graduale e cauta da quanto apprendiamo dal National Post e che non contempla ancora le attività di ristorazione.
L'Ontario ha permesso ad un piccolo numero di attività prevalentemente stagionali di riaprire dal 4 maggio.
L'elenco comprende i garden center, le aziende di cura del prato e del paesaggio, i concessionari auto su appuntamento, i lavaggi automatici e self-service e un ampio elenco di progetti di costruzione essenziali.

Da quanto apprendiamo il quadro di riapertura graduale dell'Ontario si svolgerà in tre fasi e i progressi si baseranno sul rispetto dei criteri nella fase precedente.
La prima fase prevede l'apertura di "luoghi di lavoro selezionati in grado di soddisfare le attuali linee guida sulla salute pubblica", consentendo incontri essenziali con persone limitate - come i funerali - e l'apertura di alcuni spazi all’aperto. Nella seconda fase, la provincia prenderà in considerazione l'apertura di più luoghi di lavoro con piani di mitigazione "significativi", l'apertura di più spazi pubblici e la possibilità di organizzare riunioni pubbliche più ampie. Nella terza e ultima fase, l'Ontario prenderà in considerazione l'apertura di tutti i luoghi di lavoro in modo responsabile e le restrizioni sugli incontri pubblici verranno ammorbidite

Abbiamo interpellato un esperto di vino, Jay Whiteley, sommelier, scrittore e consulente nel mercato dell’Ontario, a cui abbiamo chiesto delle considerazioni su questo importante mercato.

Quale è la situazione attuale in Ontario?
Come puoi immaginare, le cose non sono più quelle di qualche mese fa. Tutti coloro con cui sono in contatto in Italia mi hanno raccontato che si stanno adeguando, l'imbottigliamento e il lavoro in vigna sta continuando, ma qui, come in altri Paesi, le vendite si sono completamente fermate, purtroppo.
Vedo con piacere che molti produttori utilizzano i loro canali social per raggiungere i clienti e mantenere i contatti fornendo degustazioni virtuali e tour, in alcuni dei quali sono stato coinvolto con piacere.

Quale è la situazione del canale Horeca in Ontario?
Il canale Horeca è completamente fermo: nessuno sta comprando vini per i ristoranti. Per sopperire a ciò il governo ha permesso ai ristoranti e ai wine bar di vendere e fare take-away di vino.

Quale pensa sarà l’impatto sull’industria del vino?
Vorrei davvero sperare che l'impatto sarà positivo per l'industria. Tuttavia, poiché il flusso di cassa ha smesso di esserci, la mia preoccupazione è che i grandi marchi con finanze ampie inizieranno a consolidarsi e ad acquistare le realtà più piccole. Se ciò avvenisse, sarebbe negativo sotto tutti gli aspetti.
Inoltre, spero davvero che le cantine inizino a concentrarsi su una maggiore distribuzione online e che il monopolio LCBO in Ontario contribuisca a far sì che ciò si possa realizzare.

Cosa pensa che possano fare le aziende vinicole in questo momento, secondo il Suo punto di vista?
Io penso che questo sia un ottimo momento per rivalutare ciò che sta accadendo all’interno delle aziende: guardare criticamente a cosa sta funzionando e a cosa potrebbe non farlo e prendersi questo tempo per fare un piano strategico.
E spostando le cose più online, mi piacerebbe vedere contenuti migliori sui siti Web delle cantine. Più video, più mappe, migliori note di degustazione. Questo è il momento di farlo e migliorare la comunicazione aziendale.

Quale messaggio vorrebbe dare alle aziende italiane?
Il mio messaggio per le cantine italiane è: per favore state al sicuro e non arrendetevi. Come in ogni momento di incertezza, è molto difficile vedere il futuro o essere sicuri di come sarà, ma ora è un buon momento per concentrarsi sulla comunicazione e pianificare qualsiasi progetto che prima non si hai avuto il tempo di fare.
Infine, in futuro le vendite cambieranno e forse ci saranno più consegne a domicilio, anche in Italia. Consiglio di concentrarsi maggiormente sul mercato interno e trovare il modo di arrivare specialmente ai giovani consumatori di vino, il nostro futuro. 
Agnese Ceschi

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lunedi 27 aprile

La comunicazione in tempo di crisi

Come si è adattata la comunicazione del vino in questo periodo? Quale è stata la risposta delle aziende? L’opinione di Gino Colangelo.


La comunicazione in tempo di crisi

Gino Colangelo, fondatore di Colangelo PR & Partners.


Il mondo del vino ha dimostrato di mettere in campo risorse mai sperimentate ed utilizzate prima in questo preciso momento storico e lo sta facendo usando tutti i canali comunicativi virtuali a disposizione per accorciare le distanze con operatori commerciali e consumatori e non perdere quel filo sottile che li lega.
La comunicazione ha assunto in questo momento più che mai un ruolo determinante nell’indirizzare le scelte dei produttori, per questo abbiamo chiesto pareri ed esperienze concrete ad uno dei massimi esperti nel campo della pubbliche relazioni in territorio americano Gino Colangelo, fondatore di Colangelo & Partners.

Come la comunicazione sta supportando il mondo del vino durante la crisi generata dal coronavirus?
Il buon vino è guidato dall'esperienza tattile ed è per sua natura un’esperienza molto collettiva, comunitaria. Ora che non possiamo incontrarci di persona, la comunicazione è più importante che mai. Dobbiamo usare la tecnologia (parole, immagini, video), per "sovra-comunicare" in modo da mantenere il nostro pubblico (opinion leader, consumatori). È comunque importante sottolineare che gli amanti del vino stanno ancora bevendo e acquistando alcolici, attraverso canali di distribuzione variegati.

Quanto resiliente si sta dimostrando questo mondo?
Siamo rimasti incredibilmente colpiti dalla resilienza, dall'ingegnosità, dalla fermezza e dagli sforzi dei nostri clienti e dei nostri amici nel settore vitivinicolo per far proseguire le vendite durante questa crisi. Come in ogni crisi, le aziende che gestiscono in modo intelligente e continuano ad essere attive saranno le più propense a uscire dalla crisi prima e più forti.

Mi fa degli esempi concreti di attività che state supportando come agenzia?
Vinitaly International insieme alla nostra agenzia di PR ha lanciato il 13 Aprile, The Lockdown Series, un podcast di interviste video a personaggi come Oscar Farinetti, Lamberto Frescobaldi e altri, entrando nelle loro case e tra le loro abitudini in tempi di quarantena.
Gli eventi "fisici", giocoforza, sono diventati eventi virtuali ma i format trovati stanno producendo risultati ottimi. Dal sommelier Jeff Porter che conduce degustazioni online sul Chianti Classico a Axel Heinz che presenta i vini della sua Ornellaia in diretta dalla cantina, agli Happy Hour virtuali "coast to coast" che Gary's Wine fa anche con i vini italiani, i Virtual Tasting su Instagram Live TV e gli Happy Hour online stanno spopolando. 
Il mondo del vino, insieme agli esperti della comunicazione e della pubbliche relazioni, sta facendo i salti mortali per resistere ed è un bel lavoro di gruppo!

Cosa ha scoperto sulla comunicazione che non avrebbe mai potuto immaginare prima?
Quanto diversificati, veloci e creativi (WhatsApp, Skype, SMS, Zoom, MS Teams, e-mail, Instagram, Facebook, ecc.), stiamo diventando tutti con le nostre comunicazioni digitali. Quanto la comunicazione digital possa farci sentire vicini gli uni agli altri quando non possiamo essere nello stesso spazio fisico.
Agnese Ceschi

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lunedi 06 aprile

Il Giappone continuerà ad amare il vino italiano

L'opinione di Yoshihiro Nagase, importatore giapponese, presidente di Quattrovini Co. LTD di Tokyo.


Il Giappone continuerà ad amare il vino italiano

Yoshihiro Nagase


Come stanno reagendo all’emergenza sanitaria legata al Corona Virus gli operatori commerciali di tutto il mondo? Che tipo di ripercussioni sta avendo la situazione italiana sul business del vino nel mondo?
Ce lo siamo chiesti e abbiamo iniziato a chiedere l’opinione di alcuni nostri contatti internazionali.

Nella seguente intervista ci ha risposto Yoshihiro Nagase, presidente di Quattrovini Co. LTD di Tokyo, società di importazione giapponese.


Qual è la situazione in Giappone per quanto riguarda la vendita del vino?
In Giappone, ad oggi, non ci sono restrizioni come in Italia. Pertanto, molti ristoranti continuano a lavorare con le dovute misure di controllo. Tuttavia, sulla base di una richieste generale, le persone si astengono dal mangiare fuori.
Anche le wine schools sono state chiuse e la maggior parte degli eventi sono stati cancellati.
Sebbene le vendite di vino diminuiranno necessariamente, presumibilmente di un -20/-30%, i negozi online e i liquori non ci fanno essere pessimisti sulla vendita di vini al consumatore finale.

Quali sono le opinioni che sta raccogliendo dai Suoi contatti commerciali?
Penso che la gestione di ristoranti e la situazione economica per gli importatori di vino sia ancora molto difficile. Però i wine lovers dell’Italia in Giappone sono molti e forti. L’Italia si trova in una situazione difficile, e il nostro obiettivo è rimanere in contatto e cercare di tenere in piedi vari progetti in essere e più possibile gli ordini.

Quale sarà l'impatto di quest’emergenza sull'industria del vino in futuro?
La mia più grande preoccupazione è il trasporto del vino. A causa di problemi nell'assicurare container refrigerati e dei ritardi di consegna, i costi di importazione saranno una reale preoccupazione a partire da questo autunno.
Dato dunque che i costi di distribuzione potrebbero far aumentare i prezzi del vino in futuro, non sorprende che le aziende di alcuni Paesi migrino verso vini più economici prodotti in altri paesi.

Qual è il messaggio che vorrebbe dare alle cantine italiane?
Per qualche tempo, la situazione economica continuerà ad essere difficile. Ma vorrei che sapeste che il Giappone continua ad essere affascinato dalla storia e dalla cultura dei vostri vini che i vostri antenati hanno consegnato a voi con grande sforzo e sacrificio. Tutto questo durerà fino a quando ci sarà l’uva. Noi continueremo ad amare il vostro vino. 
Agnese Ceschi

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venerdi 27 marzo

La California corre ai ripari contro il Corona Virus

L'opinione di Andrea Cherio, CEO della CHERIO Holding & Trading Company Inc, in California.


La California corre ai ripari contro il Corona Virus
Come stanno reagendo all’emergenza sanitaria legata al Corona Virus gli operatori commerciali di tutto il mondo? Che tipo di ripercussioni sta avendo la situazione italiana sul business del vino nel mondo?
Ce lo siamo chiesti e abbiamo iniziato a chiedere l’opinione di alcuni nostri contatti internazionali.

Nella seguente intervista ci ha risposto
Andrea Cherio, CEO della CHERIO Holding & Trading Company Inc, basata a Mill Valley, attiva nella importazione e distribuzione di vino e tartufi in California.

Qual è la situazione attuale in California? Che provvedimenti ha preso il Governatore negli ultimi giorni?
La situazione in California, al momento, è molto simile a quella che si sta vivendo in Italia in queste ultime settimane. È cominciato da qualche giorno un vero e proprio blocco del Paese e a tutte le persone è consigliato lo ''shelter in place'' ossia si suggerisce di rimanere in casa il più possibile al fine di evitare una ulteriore diffusione del virus. Ho l’impressione che le persone siano più attente a rispettare le guideline emesse e, mentre la gente si impegna ad uscire il meno possibile e a limitare i contatti, il Governatore, da parte sua, sta stanziando dei fondi a tassi agevolati per sostenere le piccole aziende e attività di business.

Che tipo di emergenza state vivendo?
L’emergenza finanziaria è forte. Molti lavoratori legati al settore della ristorazione (che è quello con il quale io maggiormente mi interfaccio) senza grossi risparmi, ma abituati a vivere di settimana in settimana, check dopo check, cominciano a fare i conti con le prime difficoltà economiche visto che tanti sono, appunto, i ristoranti al momento chiusi. Non esiste cassa integrazione o liquidazione se vieni licenziato ma bisogna anche dire che sono comunque presenti sul territorio ammortizzatori sociali.

Come sta agendo per la sua azienda?
Come azienda sono in modalità "wait and see" riducendo il più possibile i costi per non andare out of business. Per legge i miei principali clienti sono chiusi o drasticamente limitati nella loro operatività. Come importatore/distributore non posso vendere ai privati per legge.

Qual è la reazione del settore Horeca e Gdo?
L’Horeca è in ginocchio. Molti ristoranti stanno tentando di convertire il business impostandolo solo sugli ordini 'to go" e delivery ma con estrema difficoltà. La GDO reagisce meglio ma su vini di valore inferiore rispetto a prima.

Come stanno reagendo i produttori delle regioni vinicole californiane?
Non sono in grado di rispondere. Il lockdown è iniziato alcuni giorni fa, ma temo che distributori/produttori affrontino esattamente le stesse difficoltà.

Che opinioni raccoglie da parte degli operatori? Che misure hanno messo in atto per “salvare” il business?
Il principale intento è quello di evitare la bancarotta. Le opzioni possibili non sono moltissime ed io, personalmente, mi sto organizzando per lavorare di più con l'unico canale che al momento mi sembra rispondere e dal quale continuo a ricevere ordini che è quello dei wine stores che fanno vendita diretta ai privati i quali fanno ancora rientrare il vino nella loro lista della spesa.

Percepisce timore nei confronti dei vini/prodotti italiani tra i suoi contatti?
Assolutamente no. 
Agnese Ceschi

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mercoledi 25 marzo

Export francese 2019, una boccata d’aria fresca

Stabili i volumi, crescita in valore nonostante dazi Usa, Brexit, crisi asiatica e prime avvisaglie di coronavirus.


Export francese 2019, una boccata d’aria fresca
Nel 2019 gli sconvolgimenti del mercato globale si sono fatti sempre più frequenti: il conflitto tra Airbus e gli Stati Uniti, la tassa GAFA dell'Unione Europea, Brexit, la crisi politica di Hong Kong e poi l'arrivo del coronavirus.
Malgrado questi eventi non sembrassero inizialmente direttamente legati al settore vitivinicolo francese, in realtà stanno avendo tutti implicazioni di vasta portata.

Nonostante questo complicato frangente storico, le cifre dell'export francese per il 2019 sono comunque molto incoraggianti, come riporta il portale online iDealwine.
Il vino e gli alcolici rappresentano la seconda industria dopo quella aeronautica con 14 miliardi di euro ed una crescita del 5,9% in valore.
Per l'export di distillati si è registrato un forte incremento dell'8,8% (4,7 miliardi di euro) mentre il mercato del vino ha registrato un incremento del 4,4% (9,3 miliardi di euro). In termini di volume esportato, è rimasto più o meno invariato, con un leggero aumento dello 0,7%.
Gli
Stati Uniti, primo importatore di vini e distillati francesi (3,7 miliardi di euro) hanno registrato un notevole incremento in valore del 16% e del 5,5% in volume grazie ad un primo semestre particolarmente positivo. Anche il Regno Unito ha visto un aumento del 4,4%, raggiungendo 1,4 miliardi di euro scambiati.

Dietro questi numeri positivi si nascondono una serie di questioni che vanno analizzate.
Gli importatori hanno ordinato di più in previsione dei dazi che sarebbero stati introdotti. A questo proposito, dal 18 ottobre 2019, i vini francesi con un ABV inferiore al 14% sono stati tassati al 25%, e c’è la probabilità che in futuro aumentino ulteriormente.
Lo stesso vale per
Brexit che, a causa di possibili accordi commerciali, potrebbe portare a un aumento dei dazi britannici sui prodotti francesi, compresi vino e alcolici.
Anche
Cina ed Hong Kong stanno attraversando difficoltà che hanno rallentato la crescita degli ultimi anni. Le importazioni sono diminuite del 6,4%, anche se la cifra di 1,4 miliardi di euro non è di per sé disastrosa. Questi tre mercati (Usa, Uk e Cina) rappresentano il 50% delle esportazioni francesi, e quindi ci saranno sicuramente delle perdite nel 2020, alcuni già parlano di una flessione di 300 milioni di euro.
Nonostante questo, ci sono ancora dei margini per restare positivi. L'
Unione Europea continua a "bere francese", i consumi sono aumentati del 3,8% ed hanno raggiunto la cifra di 4,7 miliardi di euro nel 2019.
Il mercato giapponese, anch'esso dinamico, ha garantito un totale di 600 mila euro di importazioni, con un aumento di quasi il 10%. 
Emanuele Fiorio

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