Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

sfondo_wm
venerdi 23 agosto 2019 logo winemeridian.com
Italian daily news for key players and wine lovers

Siddura enosocial.com


https://www.cantinafrentana.it Corte De Pieri www.ilvinocomunica.it https://www.accordinistefano.it/ http://www.cantinavicobarone.com/ Vigna Belvedere italian wine academy https://www.marchesibarolo.com/ http://www.varramista.it/it/ http://www.grafical.it/it/ www.prosecco.wine Farina Cantina Valpolicella http://www.consorziomorellino.it/ Tebaldi valdoca pertinace vinojobs Wine Monitor Cantina Santa Maria La Palma Fondazione Edmund Mach Siddura WineNet CVA Canicatti Bixio

Africa



giovedi 20 giugno

Asia, Africa e Oceania: termina qui il nostro viaggio fra le bollicine

Terzo focus sull’andamento della categoria sparkling sui mercati mondiali. Molto bene l’Asia, mentre Africa e Oceania viaggiano a giri di motore più bassi.


Asia, Africa e Oceania: termina qui il nostro viaggio fra le bollicine
Terza e ultima fermata del nostro viaggio alla ricerca dei Paesi più “frizzanti” del mondo: ci spostiamo in Asia, Africa e Oceania, tre continenti che, negli ultimi anni, stanno lentamente soffiando via i riflettori da Vecchio e Nuovo Mondo, per puntarli dritti sopra loro stessi, soprattutto nel caso dell’Asia. Sappiamo che i consumatori di questi continenti si sono evoluti in maniera molto rapida dagli anni ’90 in poi, aprendo le loro papille gustative ai sapori occidentali, apprezzandone sempre di più le caratteristiche.

In questo terzo focus (il primo sul’Europa lo trovate qui, mentre il secondo sulle Americhe lo trovate qui) ci concentriamo quindi sull’osservare l’andamento delle bollicine nei mercati asiatici, africani e oceanici e per farlo ci affidiamo a Dossier Spumanti rilasciato da UIV e Corriere Vinicolo e dal report di previsione di IWSR per i mercati del mondo. Iniziamo!

Mercati Asiatici
Seguiamo la sapiente suddivisione apportata dal Dossier, per andare ad esporre le performance dei mercati nella maniera più dettagliata possibile ed osserviamo i blocchi di: Giappone e Coree, Medioriente, Area Cinese, Sud Est asiatico, Ex Urss, Area Indiana.
Guardando alle quote in ettolitri presenti, Giappone e Coree occupano la fetta più ampia, con un 43% nel 2017, ed una quota sul mondo del 5% (sul totale di 12% occupato dall’Asia rispetto agli altri continenti). Dal 2010 al 2017, c’è stato un aumento per un totale di 15.808 ettolitri di differenza tra i 25.046 iniziali e i 40.854 al 2017. Al secondo posto il Medioriente, con una quota del 20%, ed un CAGR che continua a scendere in negativo: il calcolo dal 2010 al 2013 lo vedeva a -1%, mentre nel calcolo 2014/2017 scende ancora a -4%. Segue ancora l’area cinese, al 19% e 18 mila ettolitri al 2017, il Sudest asiatico al 15%, Ex Unione Sovietica a 2% e l’area indiana ad un misero 1%, con però un aumento rispetto al 2010 di 1248 ettolitri di quota.

Africa
Il continente africano sembra aver perso smalto negli ultimi anni: i rallentamenti evidenti dei due principali mercati, Nigeria e Angola, pesano su tutto il blocco, facendolo precipitare da +12% a -5%. In crescita tra i maggiori Paesi Ghana, con un CAGR 2014/2017 che schizza a +116%, rispetto al +9% del triennio di calcolo precedente, ovvero 2010/2013, e Sudafrica, che resta stabile in positività a +15%.
Oceania
Prospettive interessanti su Australia e Nuova Zelanda, che insieme fanno il 94% delle quote al 2017. Secondo IWSR il Prosecco rimarrà la categoria vincente in questo paese per i prossimi anni, le varianti locali occupano al momento la gran parte del mercato, ma è stata registrata una forza di crescita non indifferente per le importazioni dall’Italia, pertanto il report suggerisce che questa tendenza prosegua anche negli anni a venire. Per la Nuova Zelanda la situazione non è altrettanto rosea, secondo il Dossier infatti le performance di questo Paese sono calate, scendendo infatti a -13% di CAGR 2014/2017, che scende oltre misura rispetto al +36% registrato nel triennio precedente. Anche gli altri due Paesi rientranti nel continente, Nuova Caledonia e Polinesia Francese, perdono quote. Secondo IWSR, nelle previsioni al 2022, l’Italia resta stabile come terzo importatore, con un CAGR quinquennale in aumento.

Noemi Mengo

Download scheda formato PDF



lunedi 07 gennaio

Perché dovremmo imparare dall'enoturismo sudafricano?

Ce lo spiega Su Birch, esperta di marketing e CEO di Wines of South Africa per 13 anni


Perché dovremmo imparare dall'enoturismo sudafricano?

Stellenbosch, Sudafrica


Il Sud Africa è nella mente di molti un Paese da sogno, noto per paesaggi incredibili e risorse naturali uniche, dove il vino trova da tempo un terreno favorevole grazie allo sviluppo di una rete enoturistica tra le più virtuose al mondo, che ha visto una forte implementazione e un enorme sviluppo negli ultimi anni.
I dati del turismo segnalano un trend in aumento, contando che già nel 2011 la regione di Cape Winelands, regione a ridotto di Cape Town, ha registrato più di un milione di visitatori.
Abbiamo esplorato le strategie che hanno portato questa regione ad essere un paradigma da seguire nel campo delle offerte che le aziende vitivinicole mettono a disposizione dei consumatori, rivolgendo alcune domande a
Su Birch, esperta di marketing, direttrice di Thinking Seahorses e CEO di Wines of South Africa (WOSA) dal 2000 al 2013.

Quali sono le strategie enoturistiche che le cantine in Sud Africa hanno messo in campo?
In termini di strategia, la prima mossa da parte delle aziende è stata attrezzarsi con una sala degustazioni per poter offrire ai clienti un’esperienza. Parallelamente si è sviluppata la consapevolezza che ogni consumatore è diverso, alcuni di loro hanno una conoscenza approfondita del vino, altri cercano invece un’esperienza divertente e il vino è semplicemente una parte di questa. Perciò le cantine hanno iniziato a diversificare la loro offerta e a offrire esperienze in più, dall’abbinamento col cibo ai picnic, ai pasti, ai percorsi di trekking, alle gallerie d’arte etc.
Le aziende hanno anche iniziato a segmentare i propri mercati di riferimento: locale e internazionale, giovani e anziani, mercato di massa ed elite, etc. Tutte le cantine di successo che attraggono maggiormente turisti si sono focalizzate su uno staff che punti molto sulle relazioni con il cliente e il servizio attento.
Un altro punto strategico è la collaborazione tra aziende. Le strade del vino giocano un ruolo cruciale nel successo del Sud Africa.

Quali sono i punti chiave dello sviluppo dell’enoturismo in Sud Africa?
Ci devono sicuramente essere le basi: cartelli, parcheggio, una varietà di offerte, free wifi, uno staff in grado di relazionarsi col pubblico, giochi per bambini, aperture nel weekend, etc. Poi le cantine devono dare un valore aggiunto in base ai propri obiettivi e al target di riferimento.
Così, per esempio, per Vergelegen è la possibilità di visitare liberamente gli stupendi giardini, o cenare in uno dei due ristoranti (uno formale, l’altro informale). In un’altra cantina potrebbe essere semplicemente offrire piatti di affettati ma con la possibilità di fare trekking, o percorsi in mountain bike, o giocare a bocce.
Inoltre, c’è sempre maggior consapevolezza dell’importanza di creare momenti “instagrammabili”, data la rilevanza dei social media.

In che modo anche le cantine più piccole possono implementare il loro business attraverso l’hospitality? Quali sono i suoi suggerimenti in questo senso?
Le cantine più piccole possono offrire cestini da pic-nic in luoghi particolarmente scenografici. Questo non significa che debbano avere una cucina, ma possono preparare i cestini che vengono prenotati in precedenza.
Un esempio di successo è l’azienda Springfield, che ha messo a disposizione del pubblico i propri cortili per fare dei picnic. Le piccole aziende possono offrire cene con il produttore, degustazioni, e vendita di prodotti locali come olive, birra artigianale, marmellate…

Quali sono le attività più gettonate in base al target?
Le cantine tarano le loro offerte in base al target di riferimento. Alcune di loro offrono l’abbinamento vino-cibo con cioccolato, o torrone, o cupcakes o macarons perché cercano di attrarre turisti locali che non sono molto addentro la conoscenza del vino.
Anche l’arredamento riflette quest’idea.
Una cantina di più alto livello avrà degli arredamenti sofisticati, farà pagare di più le degustazioni e si focalizzerà di più sul terroir e sul processo di vinificazione durante la presentazione dei vini.
Un esempio che coniuga tutte queste cose? JC Le Roux winery ha scelto degli arredamenti accattivanti e glamour, e per questo attrae gruppi di donne, offre degustazioni di torrone e spumante, vende ostriche, organizza sessioni di mixology… Ma le combinazioni possibili sono molte.

Quali miglioramenti futuri vede all’orizzonte?
C’è stato già da tempo uno spostamento verso la sostenibilità da parte di molte cantine, e questo aspetto sta diventando sempre più importante anche per i consumatori. Tutte le cantine inoltre lavorando per sensibilizzare verso il consumo dell’acqua, e molte stanno sradicando la vegetazione estranea. Spero che questi trend continuino in futuro.


www.wineland.co.za/wine-tourism-the-way-to-go/
www.visitwinelands.co.za
Perché dovremmo imparare dall'enoturismo sudafricano?

Su Birch


Michela Mozzanica

Download scheda formato PDF



La frammentazione vero limite allo sviluppo dell’export made in Italy

Intervista a Stevie Kim, managing director di Vinitaly International. Il 3 febbraio si inaugura a New York Vinitaly International Academy, spiegare, divulgare e trasmettere le caratteristiche del vino italiano, per tutti i livelli di conoscenza, dal novello all’esperto.


La frammentazione vero limite allo sviluppo dell’export made in Italy

Stevie Kim con Ian D'Agata


Spesso ci si rammarica che il vino italiano non abbia una vera cabina di regia per la promozione del sistema enologico nazionale sui mercati internazionali. Su questo fronte vi sono numerosi punti di vista tra gli addetti ai lavori: chi considera indispensabile una regia per coordinare al meglio le iniziative internazionali e definire una strategia collettiva del brand "vino made in Italy"; chi invece pensa che non sia poi così fondamentale e che le aziende ormai sono mature per organizzarsi in maniera autonoma.

Su questo tema, molto complesso per la verità, siamo intervenuti più volte in questi primi mesi di Wine Meridian, e sicuramente ci torneremo ancora, ma, approfittando dell’intervista a Stevie Kim, senior advisor della direzione generale di VeronaFiere, nonché la managing director di Vinitaly International (www.vinitalyinternational.com), noi consideriamo il brand "Vinitaly" il potenziale, straordinario contenitore dell’immagine del vino italiano nel mondo.
Per questo riteniamo molto interessante il punto di vista di Stevie Kim che ormai da quasi cinque anni è infaticabile manager di Vinitaly International che accompagna centinaia di aziende vitivinicole italiane su numerosi mercati mondiali del vino.
Conosciamo Stevie fin dall’inizio della sua "avventura" con VeronaFiere Vinitaly e di lei abbiamo sempre apprezzato entusiasmo e passione e, pur non essendo italiana, un assoluto coinvolgimento nel destino della nostra enologia.

Innanzitutto Stevie, alla luce della tua ormai importante esperienza di Vinitaly International nell'accompagnamento delle imprese del vino italiano nei mercati internazionali, quale è dal tuo punto di vista la capacità attuale del sistema vino Italia nel proporsi al mondo? E sempre dal tuo osservatorio privilegiato come vedi lo stato di salute del vino italiano sui mercati internazionali? Ritieni che in questi anni l'immagine del vino italiano nel mondo sia cresciuta?
Il vino, insieme alla cultura e alla storia di questo Paese, sono elementi che hanno sempre suscitato ammirazione ed interesse oltre confine. Il vino italiano, infatti, non ha avuto grosse difficoltà a ritagliarsi una fetta di mercato in Paesi vicini come Germania, ma anche oltreoceano, in America dove il nettare di bacco è molto conosciuto ed apprezzato. Paesi invece come Russia e Cina, hanno un gran potenziale ma purtroppo mancano ancora di conoscenza sufficiente del nostro prodotto, così da portare i consumatori a scegliere dell’altro (es. vino francese o addirittura spagnolo o australiano in Cina). Ma i numeri promettono bene.
La nostra debolezza, soprattutto nei Paesi emergenti, sta nella mancanza di un vero e proprio sistema Paese. I nostri produttori spesso tendono a muoversi in modo frammentato senza tenere conto del fatto che un’azione unitaria potrebbe portar maggiori risultati.

Sempre alla luce della tua esperienza quali sono gli errori da non commettere da parte delle imprese italiane sui mercati internazionali, soprattutto nei confronti di buyer e media?
Prima di tutto i nuovi mercati, ad esempio quello cinese, dovrebbero essere affrontati con prospettive realistiche. Popolazioni numerose come quella cinese sembrano offrire infinite possibilità di vendita, si dovrebbe, tuttavia tenere conto del fatto che qui la classe media è ancora in via di sviluppo, soprattutto se si parla di approccio al vino; non è interessata al vino importato, ma soprattutto non lo compra perché ancora non lo conosce abbastanza. In Paesi come la Cina, quindi, è importante far conoscere la cultura italiana, insegnare ai consumatori locali come apprezzare il nostro vino, che essendo più complesso di quello francese è anche più complicato da capire e quindi da vendere. Solo chi è pronto ad un continuo lavoro ed investimento a lungo termine può penetrare questo mercato e consolidare qui la propria posizione. I punti di forza dell’Italia sono la moda e la cucina e quindi il famoso "stile italiano" che oltremare suscita forte interesse ed ammirazione. Dovremmo dunque usare questo come leva per introdurre il vino italiano nei mercati esteri.

Quali sono a tuo parere i mercati internazionali oggi più favorevoli e pronti al vino italiano?
Sicuramente quello degli Stati Uniti è il mercato dove il vino italiano è meglio radicato (il vino italiano negli Usa è leader tra i vini stranieri con una quota di mercato del 26,8% in volume e del 32,6% in valore). Paesi invece che stanno attraversando in questo periodo una forte crescita economica, come per esempio la Russia, la Cina, e certi paesi di Sud America, sono degli ottimi sbocchi per il mercato del vino italiano. In questi Paesi insieme con una crescita economica molto forte, aumentando repentinamente anche l’interesse verso il nostro paese e i suoi prodotti.

Tra i mercati emergenti quali sono realmente i più interessanti, quali azioni si potrebbero realizzare su questi mercati per accelerare le possibilità di sviluppo per il vino Italiano e le sue imprese?
In Russia, per esempio, il vino è di moda come abbiamo potuto appurare dai ristoratori e distributori locali in occasione dell’ultimo Vinitaly Russia a Mosca. I russi hanno sicuramente una conoscenza maggiore del vino italiano rispetto al popolo cinese, il quale, pur essendo ancora molto affezionato al prodotto francese sta cambiando atteggiamento. Durante Vinitaly China ad Hong Kong i primi due giorni erano interamente dedicati al pubblico trade. L’impressione che abbiamo avuto è che l’affluenza fosse maggiore nel padiglione italiano rispetto a quello francese. Il terzo giorno invece, dedicato ai consumatori, l’interesse era maggiormente rivolto al vino francese. Questo ci fa capire che il consumatore, che rappresenta il presente, ancora preferisce ciò che conosce. Il trade, invece, che programma le tendenze di mercato future, guarda al vino italiano. Ogni territorio va dunque valutato singolarmente in base alla conoscenza che la popolazione ha sul vino e dal suo potere d’acquisto.

Quali sono le strategie attuali e future di VeronaFiere Vinitaly per sviluppare ulteriormente le opportunità di export per le imprese del vino made in Italy?
La nostra strategia sta nel far diventare Vinitaly sempre più internazionale. Per raggiungere questa meta cerchiamo di far partecipare sempre più opinion leaders, importatori, buyers e giornalisti stranieri. Ci teniamo a creare rapporti di comunicazione e co-marketing con i key players e gli opinion makers locali, non limitandoci all’evento singolo, ma mantenendo aperto il dialogo durante il corso dell’anno. Lo scopo è quello di scambiare le rispettive opinioni al fine di comprendere il modo migliore per ottimizzare il servizio fornito ai produttori, soprattutto per quanto riguarda la visibilità: far vendere una bottiglia in più rimane sempre il nostro obiettivo! Quest’anno, in occasione di Vinitaly Usa a New York il 3 febbraio lanceremo due nuove iniziative:
- VIIC: "Vinitaly International Importer Connect" progetto B2B in partnership con Beverage Trade Network, una delle più grandi piattaforme che mette in rete tutti attori del beverage, acquirenti, distributori, importatori e produttori e che fa base negli States.
- VIA " Vinitaly International Academy, che aprirà per la prima volte le proprie porte in occasione di Vinitaly Usa il 3 febbraio a New York presso il Metropolitan Pavilion. Si tratta di un’innovativa serie di masterclass che combinerà degustazioni mirate con lezioni specifiche su i principali vitigni italiani. L’accademia, la cui direzione scientifica è stata affidata ad uno dei maggior giornalisti ed opinion leader internazionali, Ian D’Agata, è stata creata per spiegare, divulgare e trasmettere le caratteristiche del vino italiano, per tutti i livelli di conoscenza, dal novello all’esperto, in base al mercato a cui si rivolgerà.

Fabio Piccoli

Download scheda formato PDF




Notizie dalla prima pagina
Da una nostra indagine emerge come la comunicazione, sia quella tradizionale che attraverso i social media, continua ad essere una leva utilizzata poco e male da molte imprese vitivinicole del nostro paese venerdi 23 agosto 2019

Comunicazione: tutti ne parlano, pochi la fanno

Da una nostra indagine emerge come la comunicazione, sia quella tradizionale che attraverso i social media, continua ad essere una leva utilizzata poco e male da molte imprese vitivinicole del nostro paese

Fabio Piccoli
A quasi un anno dal riconoscimento, il Soave festeggia con i suoi wine lovers il prestigioso riconoscimento e parlerà di cru ed enoturismo
giovedi 22 agosto 2019

Soave Versus, 3 giorni per celebrare il Soave, patrimonio agricolo globale

A quasi un anno dal riconoscimento, il Soave festeggia con i suoi wine lovers il prestigioso riconoscimento e parlerà di cru ed enoturismo

Cinque tra le maggiori realtà esperte del proprio settore saliranno sul palco del Wine Export Manager Day come sponsor il prossimo 16 settembre giovedi 22 agosto 2019

Wemday 2019: chi sono i nostri sponsor?

Cinque tra le maggiori realtà esperte del proprio settore saliranno sul palco del Wine Export Manager Day come sponsor il prossimo 16 settembre



sfondo_wm