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Asia



giovedi 20 dicembre

Il futuro del vino europeo in Giappone è roseo

L’accordo commerciale tra Europa e Giappone a un passo dall’approvazione finale


Il futuro del vino europeo in Giappone è roseo
Il 5 novembre scorso la Commissione Commercio sugli scambi internazionale del Parlamento Europeo ha votato a favore dell’accordo commerciale che regolerà gli scambi di merci tra l’Europa e il Giappone.
Il voto definitivo avverrà in dicembre da parte del Parlmento Europeo, ma il grande passo sembra stato fatto, in previsione della ratifica finale, che deve poi avvenire anche da parte del Parlamento giapponese ed entrare in vigore. Dopo anni di studi e trattative, tale accordo potrebbe diventare il più grande mai negoziato tra queste due grandi aree economiche.
Tale accordo avrà delle conseguenze enormi per l’export dei prodotti europei verso il Giappone: da un lato viene stabilita la rimozione di quasi tutti i dazi doganali, dall’altro ci si apre a servizi che includono l’e-commerce, il trasporto marittimo, i servizi postali in generale, l’energia e il campo delle telecomunicazioni. Il tutto dovrebbe eliminare 1 miliardo di euro di tasse che attualmente vengono pagati dalle aziende europee.

In questo contesto, il settore che più beneficerà delle novità apportate è quello dell’industria alimentare e dell’agricoltura. Vi sono infatti prodotti che attualmente subiscono tasse doganali molto alte: il vino infatti si attesta al 15%, il formaggio arriva al 30%.
È presto detto che la ratifica di un accordo di tale portata agevolerà notevolmente il flusso di vino verso il paese del Sol Levante. Che è un mercato da sempre non facile, ma interessante e ben disposto a importare vini da tutto il mondo, tanto da restare saldamente al settimo posto nella classifica mondiale del valore dell’import, rientrando nei dieci maggiori mercati internazionali.
La Francia non ha rivali e copre il 53% della quota importata. L’Italia si posiziona al terzo posto, preceduta dalla Spagna e seguita dal Cile.

Un vantaggio per l’Italia, al di là dei numeri in sé, è l’attenzione dei giapponesi verso la ricerca di nicchie di vini e la loro curiosità verso la qualità.
Se infatti finora i grandi importatori in Giappone hanno lavorato soprattutto con etichette internazionalmente note, recentemente si è sviluppata una rete di piccoli importatori che si sono differenziati sul mercato con la scelta di denominazioni “minori”. Il grande lavoro dato anche dalle contaminazioni della cucina giapponese ha incrementato il raggio d’azione della varietà dei vini italiani.

E se, dunque, uno degli scogli maggiori è sempre stato l’investimento economico - soprattutto per i produttori più piccoli -, ora non resta che aspettare la ratifica definitiva dell’Accordo e iniziare a controllare i prezzi dei voli verso il Giappone!
Michela Mozzanica

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martedi 04 dicembre

Singapore: un mercato fertile e curioso

Intervista all’esperto Wai Xin Chang, Wine Communicator e Vinitaly International Italian Wine Expert


Singapore: un mercato fertile e curioso

Wai Xin Chang


Oggi parliamo di un mercato asiatico in forte espansione. Parliamo di Singapore, dove negli ultimi anni gli eventi legati al comparto sono aumentati e il vino italiano è sotto gli occhi di tutti. I consumatori stanno pian piano inarcando il sopracciglio, perché gli è stato detto che l’Italia non è solo Barolo, Chianti e Amarone, perciò sono incuriositi sempre di più, si chiedono cosa ci sia ancora da scoprire, assaggiare e…acquistare! Ce lo conferma un esperto d’eccezione, Wai Xin Chan, fondatore nel 2014 del blog Wine Xin, Wine Communicator ed Educator, autore per le testate Spirito di Vino Asia, Epicure e The Business Times. Nella sua esperienza all’interno del mondo del vino, vanta anche il ruolo di presidente della Giuria a Vinitaly 5Star Wines ed è Vinitaly International Italian Wine Expert. Lo abbiamo intervistato perché potesse darci testimonianza delle condizioni del mercato di Singapore e della domanda di vino italiano e chiedergli qualche consiglio in tema di promozione.

Qual è il principale suggerimento che puoi dare ai produttori di vino italiani per comunicare e vendere i loro prodotti a Singapore?

Il prezzo è sempre la prima considerazione da fare per gli importatori, poiché il mercato rimane molto sensibile al prezzo. Anche se nel complesso l’economia di Singapore sembra positiva se osservata dall’esterno, la spesa reale dei consumatori non è cresciuta significativamente negli ultimi due anni. In secondo luogo è importante tenere in considerazione la quantità minima dell’ordine. Ad esempio, una buona pratica sarebbe quella di fare spedizioni di vini di differenti cantine, così da aiutare a migliorare l’efficacia dei costi ed evitare che gli importatori si trovino a trattare con una grande quantità di ordini dal minimo volume.
Mi sentirei quindi di consigliare ai produttori di fare sempre attenzione a prezzo e quantità minima, sono i principali ostacoli che impediscono agli importatori di espandere il loro portfolio. Inoltre, ci sarebbe necessità di cambiare o migliorare il modo di gestire la catena di approvvigionamento. 
Qual è l’immagine dei vini italiani a Singapore?
Sebbene il volume complessivo nei consumi non sia cresciuto molto, i vini italiani hanno incrementato la loro presenza nel mercato, a discapito dei vini prodotti in altri Paesi. I consumatori si stanno anche gradualmente abituando e approcciando a regioni al di fuori della Toscana, del Veneto e del Piemonte. In una recente cena di vino a cui ho partecipato, in collaborazione con una cantina di Montefalco, è stato incoraggiante e positivo notare che quasi tutti i posti erano esauriti e che, sebbene non tutti abbiano apprezzato tutti i vini, i vini sono stati degustati, ed è è stato perciò un ottimo risultato.

Quali azioni e attività che pensi che i produttori italiani possano intraprendere al fine di aumentare le vendite dei loro vini a Singapore?

Un marketing collettivo di diverse aziende vinicole di una stessa denominazione o regione sarebbe sicuramente molto utile al fine di introdurre i prodotti nel mercato. I produttori dovrebbero pianificare una strategia di marketing a lungo raggio, per esempio far conoscere la loro presenza nel mercato per un periodo di almeno 5 anni. Tutto ciò lascerebbe un’impressione durevole e più radicalizzata dei loro vini e nel momento in cui gli importatori dovessero scegliere tra diverse alternative, queste aziende vinicole sarebbero le prime a venirgli in mente. Azioni come queste vengono portate avanti in modo migliore e con più facilità da un consorzio, o una rete d’impresa.

In conclusione, quali sono i punti critici e i punti di forza dei vini italiani a Singapore?
L’Italia è particolarmente conosciuta a Singapore per la qualità dei suoi prodotti, dalle automobili al design d’interni, dalla pasta al formaggio. La stessa percezione si ha dei vini italiani, ma è molto difficile per le persone approcciarsi a tale mondo e capirlo. L’unicità dei vini italiani risiede nella loro diversità e varietà, ma questo è anche l’ostacolo che incontrano i consumatori che vogliono imparare qualcosa su di essi. Bisognerebbe continuare a celebrare il vino italiano e andarne fieri, infatti solo perché difficile, non significa impossibile. Grazie alla miriade di opzioni che offre il panorama vitivinicolo italiano, ci sarà sicuramente un vino adatto a tutti.


Noemi Mengo

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giovedi 22 novembre

La nuova indagine di Business Strategies conferma la svolta cinese sulle importazioni

Buona la percezione del Made in Italy per quanto riguarda l'arredo, la moda e l'enogastronomia, ma il lusso è appannaggio della Francia.


La nuova indagine di Business Strategies conferma la svolta cinese sulle importazioni
“La svolta cinese sulle importazioni annunciata dal presidente Xi Jinping parte dalle sue classi medio alte. La survey da noi realizzata sull’upper class cinese mostra come il made in Italy sia ben posizionato rispetto ai principali competitor, in particolare su arredamento e design, dove il Belpaese sbaraglia la concorrenza con il 41% delle preferenze contro il 21% del made in Japan e il 16% della Francia”. Lo ha detto, oggi a Shenzhen nel corso del Belt and Road Summit organizzato da The European House Ambrosetti e China Development Institute, la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta.
Secondo il campione, rilevato questa estate da Business Strategies su 2.000 rappresentanti delle metropoli di Pechino, Shanghai, Canton e Hong Kong, il made in France prevale nel settore moda e accessori - dove è meglio rappresentato nel 38% delle risposte - e soprattutto sul vino, con il 62% delle preferenze. In entrambi i casi la seconda protagonista è l’Italia, rispettivamente con il 27% e 22%. Made in Italy medaglia d’argento anche nel cibo dietro al Giappone, mentre gli Stati Uniti sono più rappresentativi nell’automotive.

Per la Ceo di Business Strategies, azienda fiorentina specializzata in percorsi di internazionalizzazione in particolare nelle aree asiatiche: “La Cina non si è ancora innamorata dell’Italia ma quest’ultima ha tutte le carte in regola per corteggiarla con migliori risultati nel prossimo futuro, quando le grandi opere accorceranno le distanze, anche culturali, tra i 2 Paesi. I viaggi (55%), il cibo di origine straniera (47%), la moda (43%) e i vini stranieri sono infatti in cima alla lista dei prodotti su cui il benestante cinese prevede un aumento della propria spesa nei prossimi 2-3 anni”.

La verticale sul vino vede invece il Belpaese in netto svantaggio sulla leader Francia: creatività, passione, convivialità, semplicità sono gli aggettivi/immagini associati all’Italia, con la Francia eno-paradigma per tradizione, qualità, classe, status symbol, cool, costo. Un’immagine, quella del lusso, associata anche in generale al Paese transalpino.

Durante il Summit è stato presentato un position paper realizzato da The European House - Ambrosetti. Si tratta di un profondo lavoro di ricerca per identificare i numeri chiave, le zone di investimento speciali e le attività economiche e industriali scatenate dalla Belt and Road Initiative in Eurasia. Sulla base di questo lavoro, è stata presentata una mappa per illustrare in maniera grafica tutti i numeri, le opere infrastrutturali, i progetti di investimento attivati e progettate lungo la via della seta.


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