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Europa



giovedi 21 marzo

L'esplosione del biologico nel Regno Unito

Drink less, but drink better: il nuovo mantra del consumatore inglese


L'esplosione del biologico nel Regno Unito
Circa il 10% del vino venduto nel Regno Unito sarà biologico prima del 2022. Questo è quanto è emerso da una ricerca che approfondisce la situazione del mercato del vino sostenibile Oltremanica.
Lo studio commissionato da SudVinBio e Millésime Bio e prodotto da IWSR delinea come il biologico stia prendendo una fetta di mercato sempre più ampia a discapito della controparte tradizionale e ad una velocità sempre più alta.
Un dato interessante è determinato dal prezzo: il costo medio di una bottiglia di vino biologico è di 10,21 sterline, mentre una versione non biologica si aggira attorno a 7,38 sterline. La ricerca conferma, infatti, come i consumatori siano disposti a spendere un 38% in più per una bottiglia di vino biologico.

Vediamo insieme i numeri del biologico nel Regno Unito: la crescita segna un incredibile +70% negli ultimi cinque anni, da circa 3,3 milioni di casse nel 2012 a 5,7 milioni nel 2017.
Il Vecchio Continente pesa per un 73%, e 6 bottiglie su 10 sono di vino rosso. Questo perché, secondo la ricerca, è più facile vendere vino biologico quando il consumatore si aspetta già un prezzo più alto della media e dunque in questa categoria ricadono i vini rossi del Vecchio Continente.
Lo studio ha anche previsto che il valore del vino biologico avrà una prestazione in volumi oltre le aspettative con un incremento del +10.5% entro il 2022.
Dunque la quota di mercato raddoppierà dall’attuale 5% al 9% circa nel 2022.

Dunque il mantra per il 2019 nel Regno Unito potrebbe diventare ‘drink less, but drink better’.
Gli ultimi 5 anni hanno visto infatti un incredibile ascesa dei prodotti biologici in generale (con una crescita anche di quelli vegani non indifferente) e dunque non ci si dovrà stupire se la curva continuerà a salire vertiginosamente. I consumatori inglesi vogliono sempre di più sapere, come racconta un interessante articolo del giornalista Alistair Gibson, da dove vengono i vini, come vengono prodotti e come vengono condotti i vigneti.
Il biologico non è più una frontiera per pochi produttori e consumatori visionari, ma è ormai una tendenza che ha coinvolto anche i maggiori produttori mondiali. 
Agnese Ceschi

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giovedi 14 marzo

Svezia, la terra dove il biologico ha preso il volo

Intervista a Debora Bonora, fondatrice di Organic Value, sul mercato svedese e la prossima tappa dell’OV Tour a Stoccolma


Svezia, la terra dove il biologico ha preso il volo
La seconda tappa dell’Organic Value tour, il network nato per il supporto delle aziende biologiche nei mercati internazionali, è alle porte e dopo Copenhagen sarà la volta della Svezia e più precisamente di Stoccolma, il 20 maggio 2019.
Per sondare le ragioni che hanno portato le fondatrici Elisa Spada e Debora Bonora alla scelta di questo strategico mercato del Nord Europa, abbiamo pensato di intervistare quest’ultima che ci conduce per mano tra considerazioni legate al mercato, in cui è forte la presenza del Monopolio, e nuove e “scalpitanti” necessità espresse dal consumatore. Nel mezzo: l’esplosione del biologico.

Perché avete scelto questo mercato come seconda meta per il tour di Organic Value?
Perché la Svezia è innanzitutto un Paese con un profondo rispetto per l’ambiente, perché il consumatore promuove un consumo di prodotti equi e sostenibili e per lui il biologico è sinonimo di qualità. C’è uno sfondo etico importante: il biologico è percepito come un prodotto di qualità perché all’interno di normative precise e attente nei confronti della salute e dell’ambiente.

Qual è il profilo del consumatore svedese medio?
Il consumatore medio è un bevitore consapevole e maturo in fatto di conoscenza del vino; non giovanissimo per età, la fascia media di consumo è tra i 25 e i 40 anni, mentre al di sotto di quella fascia bevono mediamente alcolici generici.
Una caratteristica interessante è che il consumatore medio di vino è curioso ed aperto alle novità.
Non dobbiamo dimenticare però in Svezia c’è un Monopolio del Governo che gestisce le bevande alcoliche ed è ancora molto importante ed influente per le scelte del consumatore.

In che modo il trend del bio si inserisce nella panoramica dei consumi mondiali?
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un calo sensibile dei consumi mondiali e di conseguenza anche scandinavi. Questo calo causa l’aumento del consumo in valore: meno vino, ma con un attenzione maggiore al valore e alla qualità. Il vino di qualità per gli svedesi è eco, o eko vin, come i numeri ci dimostrano. Qualche anno fa il Monopolio svedese aveva stimato di arrivare all’anno 2020 con almeno una fetta del 10% di importazioni di vino biologico. Ebbene, già nel 2016 è stato raggiunto tale target.
Ad oggi le importazioni di vino bio occupano circa il 20% del mercato. L’escalation è stata incredibile: nel 2012 il segmento di questi vini era del 2%, a fine 2014 dell’8% e a fine 2016 del 18%.

Che implicazioni ha tutto ciò sul mondo del food&wine?
Il trend del biologico riguarda naturalmente entrambe le categorie, food e wine. Anzi, l’import di vino bio è secondaria all’importazione del cibo bio, che ha avuto una grandissima ascesa negli ultimi 10 anni. Per quanto riguarda il consumo del vino bio italiano, posso dire che l’offerta del Belpaese è stata supportata molto dalla ristorazione e gastronomia italiana, facendo sì che i nostri prodotti superassero i francesi, perché noi offriamo un’offerta territoriale molto variegata. E l’enoturismo fa la sua parte in tutta questa dinamica di conoscenza del territorio.

In che senso?
Gli svedesi adorano la biodiversità e la possibilità di trovare vini con denominazioni diverse all’interno della stessa provincia.

Come si può muoversi autonomamente in un sistema rigido come quello del Monopolio?
I wine lovers svedesi hanno trovato un modo per aggirare legalmente questo schema rigido.
È vero che può solo acquistare dal Monopolio per legge, ma si sta muovendo per cercare soluzioni parallele per importare legalmente.
Si stanno aprendo nuove porte di importazione attraverso gli importatori che fanno il
distant selling e che si appoggiano ai wine clubs. I wine clubs rivestono una grande importanza in Svezia: raccolgono le tendenze del consumatore e fanno degustare i vini al consumatore finale con educational ed eventi. Se il consumatore non trova quei vini nei negozi del Monopolio, partecipa ai percorsi enogastronomici organizzati nei Paesi limitrofi (ad esempio Danimarca e Germania) e acquista il vino dagli importatori. Sostanzialmente l’azienda vinicola vende il vino ad un’azienda danese o tedesca e l’importatore svedese acquista il vino da loro. Si crea così un ponte commerciale tra l’Italia e la Svezia, ma è indispensabile che qualcuno in Svezia sdogani la merce prima di vendere il prodotto.

Un conclusione?
La Svezia è un mercato che scalpita e che aspetta a braccia aperte il vino biologico italiano. Noi saremo presto a Stoccolma, il 20 maggio, con una delegazione di aziende italiane per un evento b2b e b2c.

Per aderire alla tappa a Stoccolma: http://www.organicvalue.it/tour/stoccolma/
Agnese Ceschi

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giovedi 07 marzo

Vyno Dienos: l'appuntamento annuale del dinamico mercato lituano

Abbiamo intervistato Ignas Borovojus, coordinatore della fiera internazionale del vino “Vyno dienos”, che si svolgerà il 3 e 4 maggio a Vilnius


Vyno Dienos: l'appuntamento annuale del dinamico mercato lituano

Ignas Borovojus


Che cos'è Vyno Dienos?
Vyno dienos è il principale evento sul vino del Paese arrivato quest’anno alla quinta edizione. Negli ultimi tre anni è diventata inoltre la più grande fiera, non solo dei Paesi Baltici ma dell'intero nord Europa.
È una fiera ancora molto focalizzata sul mercato lituano con la presenza di importatori che operano nei vicini mercati di Lettonia, Estonia e Bielorussia. I produttori che trovano i loro partner durante la fiera possono potenzialmente entrare così in più mercati. Nei primi anni la fiera era più concentrata su importatori rivolti all’Horeca, appassionati o stampa, mentre negli ultimi 5 anni stiamo facendo esperienza di un'ondata di produttori che partecipano per cercare contatti commerciali tra importatori in generale, rappresentanti del mondo della ristorazione ed hotellerie, creando connessioni e trovando partner nei Paesi Baltici.
È un format mix B2B e B2C il quale per un piccolo mercato come il nostro è in grado far incontrare importatori e produttori insieme. Noi assistiamo a storie di successo ogni anno, e vedere nuovi vini di qualità nel nostro mercato è il principale traguardo per noi organizzatori.

Perchè la fiera è così importante per i mercati baltici?
Ci sono differenti ragioni. Per prima cosa, la pubblicità dell'alcool è proibita in Lituania e Vyno Dienos è il modo più efficace per gli importatori per comunicare il vino e i superalcolici, introducendoli al consumatore finale e all’Horeca, stimolando le vendite.
Per questa ragione molti importatori parteciperanno con i loro stand, e quest'anno anche le catene dei supermercati hanno deciso di partecipare.
La seconda ragione è la possibilità di arricchire il portfolio degli importatori, trovando nuovi vini e produttori. Di certo, probabilmente il 95% degli importatori visitano Prowein ogni anno, ma nel 95% dei casi (specialmente importatori con grandi portfolios) trascorrono il tempo facendo incontri tra partner e fornitori già conosciuti. Serviva una fiera che permettesse loro di fare nuovi incontri e allacciare nuove relazioni commerciali.
La terza ragione è che Vyno Dienos è uno strumento per educare il nostro mercato e ogni anno vediamo dei progressi, le persone sono interessate ai vini e noi siamo in uno spazio completamente differente rispetto dieci anni fa. Formiamo e creiamo il bisogno di un vino di qualità superiore.
Il consumatore finale è infatti un importante target della fiera: qui si ha la possibilità di vedere cosa gli piace e cosa è pronto ad accettare, il che incoraggia gli importatori a sviluppare il loro portfolio e i produttori ad agire di conseguenza.

Come si può descrivere il mercato lituano?
È molto diverso dai mercati dell'Est, spesso i produttori pensano che sia simile al mercato russo. Ma non è così.
I ristoranti sono ben informati, abbiamo una scuola nazionale di sommellerie e corsi WSET che vanno avanti da un decennio e molti laureati e sommelier lavorano in ristoranti o presso importatori. Sia il canale off trade sia il canale on trade sono ben consolidati, la conoscenza delle classiche regioni vinicole è buona, anche se le più piccole DOC potrebbero essere meno conosciuti al pubblico generale.

Come si possono descrivere i mercati baltici in generale?
Dinamici, ancora più giovani di quelli occidentali e scandinavi. Gli importatori sono attenti ai vini interessanti ma spesso non sono in grado di comprarli al prezzo che si possono permettere gli importatori scandinavi. Ciò li fa guardare più a fondo e più lontano per cercare tutte le opzioni. I sommelier sono interessati ai vini naturali e biologici e la loro popolarità sta crescendo anche tra le persone comuni.
I wine bar si stanno diffondendo e crescendo, ogni anno vengono organizzati campionati nazionali per selezionare i migliori vini e fiere di settore molto attive.

Cosa bevono i consumatori lituani?
Innanzitutto un dato di rilievo è che il consumo di sparkling è in aumento: numerosi Champagne bar stanno aprendo, il Prosecco procede bene, il Cremant così come il Cava stanno avanzando.
Per quanto riguarda i vini fermi, la maggior parte dei clienti sta bevendo vini secchi, i giorni dei vini semi-dolci sono passati. Inoltre, la media dei clienti è ancora orientata verso i vini rossi. Questo dipende però dal segmento del mercato, ci sono importatori che vendono molto bene Bordeaux, Burgundy, Piedmont, Super Tuscans e Champagne per una certa clientela ma molti altri vendono meglio vini spagnoli, cileni, argentini e italiani.
Se è una denominazione completamente sconosciuta, i vini necessitano di essere introdotti nei mercati dai sommelier nei ristoranti, dai venditori professionisti " la strada è più lunga. Se la denominazione è conosciuta, è certamente più facile. Il vino è consumato con il cibo e per questo nella nostra dieta sono presenti maggiormente vini ricchi rossi e bianchi più leggeri e croccanti.

Cosa consiglierebbe alle aziende che vengono alla fiera?
Fate un lavoro di preparazione. Contattate gli importatori in anticipo, provate a informarli su di voi e i vostri vini, fissate degli incontri. Non vi aspettate che non vedano l'ora di correre o scontrarsi tra di loro per i vostri vini.
In secondo luogo, portate buoni vini, non sottostimate il mercato e la conoscenza dei vini. Inoltre sappiate che incontrerete molti consumatori finali: siate gentili con loro.
Infine, fate un buon lavoro di storytelling della vostra realtà e dei vostri vini, ed entrate in connessione con chi avete davanti. 

Wine Meridian sarà a Vilnius con un'area collettiva. Per info qui 
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Agnese Ceschi

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