Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

http://www.winemeridian.com/
lunedi 21 gennaio 2019 logo winemeridian.com
Italian daily news for key players and wine lovers

Siddura enosocial.com

WineNet CVA Canicatti https://www.cantinafrentana.it Azienda Agricola Coali roncoblanchis.it https://corte-de-pieri.business.site/ www.ilvinocomunica.it https://www.accordinistefano.it/  http://acquesi.it/ wm Vyno Dienos Farina Enartis Cantina Valpolicella http://www.consorziomorellino.it/ Tebaldi valdoca pertinace vinojobs Wine Monitor Cantina Santa Maria La Palma Fondazione Edmund Mach Michele Shah Siddura

Europa



martedi 15 gennaio

La grande B (come Brexit)

Scenari futuri e consigli degli esperti in un mercato in rapida e certa evoluzione come quello oltremanica


La grande B (come Brexit)
Ci vorrebbe una palla di cristallo per predire cosa accadrà nel mercato inglese nel prossimo futuro. E questa previsione non può di certo prescindere dalla grande B - come Brexit che grava sulle teste di tutti noi che vogliamo avere a che fare con questo importante mercato mondiale.
Il count down è iniziato e la data ufficiale della “dipartita” del Regno Unito è fissata al 29 marzo. Nonostante le numerose incertezze “sull’alba del giorno dopo” (il 29 marzo, appunto), una cosa è chiara: questo evento storico produrrà un effetto a catena che influenzerà l’intera economia mondiale (che in questo momento non se la sta di certo passando benissimo), e chiaramente anche quella dell’industria del vino.
Quello che possiamo fare in questo momento, come in tutte le situazioni di possibile crisi, è osservare e prevedere il più possibile ciò che accadrà. Forse tirare in ballo Sun Tzu e la sua “Arte delle Guerra” può risultare esagerato, ma quando si parla di strategia nei confronti di un “nemico” non così facilmente prevedibile può essere certamente utile.
“Gli elementi della strategia militare sono cinque: primo, misurazione dello spazio; secondo, valutazione della quantità; terzo, calcolo; quarto, confronto; e quinto, probabilità di vittoria”.

Vediamo assieme dunque in che modo possiamo applicare i consigli dello stratega di guerra al nostro “campo di battaglia” oltremanica.

1 "Le misurazioni dello spazio si deducono dal territorio".

Studiamo il terreno dove siamo chiamati a “combattere”, per essere consapevoli di quello che potremmo vincere o perdere. “La piazza anglosassone, per il vino italiano ha una valenza particolare, in quanto è il terzo sbocco di mercato con circa 3 milioni di ettolitri esportati e un fatturato di circa 800 milioni di euro ogni anno” ha spiegato Ernesto Abbona, presidente Uiv, in un recente convegno svoltosi a Roma, presso la Luiss School of Law.

Ci saranno sicuramente molte aziende che seguiranno i consigli del primo ministro Theresa May di riacquisire maggiore controllo delle decisioni. Rinegoziare le condizioni con i propri partner commerciali o rivedere, risviluppare o cambiare le strategie commerciali sarà necessario.

Sarò necessario fare ciò, non solo in un’ottica di cambiamento delle dinamiche economiche o burocrariche, ma anche in un possibile cambiamento di rotta del consumatore, che verrà certamente toccato da questo epocale cambiamento.
Second Andrew Bewes, managing director di Hallgarten Druitt & Novum Wines uno dei principal distributori UK: “Dovremo noi e le aziende essere pronti al peggio. Anche a non avere niente da vendere. I primi sei mesi del 2019 saranno cruciali. Starà a noi cercare di non far ricadere sul consumatore le conseguenze della Brexit”.

2 “Le valutazioni della quantità si deducono dalle misurazioni, i calcoli della quantità, i confronti dai calcoli, e la probabilità di vittoria dai confronti”.


La valutazione della quantità è chiara, le misurazioni nascono dall’analisi delle proprie forze e delle condizioni di mercato, mentre il confronto che siamo chiamati a compiere è con il consumatore in primis. Vediamo dunque questi aspetti applicati.

Il primo consiglio che dà un recente articolo della London Wine Competition è di avere il
controllo delle quantità e dunque dei rifornimenti. La priorità primaria nella prima metà di quest’anno è di garantire i rifornimenti di prodotto. “Sia che tu sia un importatore, un distributore o un produttore assicurati di avere abbastanza vino al di qua della Manica nelle immediate settimane dopo la deadline della Brexit” spiegano.
E per quanto riguarda le proprie forze: a fronte di un mercato incerto e volatile, il secondo consiglio è di rimanere flessibili, multi-channel e far in modo che il proprio business si adatti o cambi addirittura in funzione delle condizioni del mercato.

Miles Beale, Chief Executive della WSTA del Regno Unito, ha recentemente spiegato: “Il consiglio che la WSTA sente di dare agli esportatori che vogliono commerciare con l’Inghilterra è di
cercare di razionalizzare i carichi di merce ed evitare i ritardi, pianificando la rotta di spedizione e prendendo in considerazione l’ipotesi di evitare i grandi porti spesso intasati a favore di quelli più piccoli.”

Infine, i
gusti del consumatore stanno cambiando e da questo non si può certo prescindere.
“Ovunque tu sia direzionato nel 2019, assicurati di concentrarti su vini più leggeri, più fruttati e a basso contenuto alcolico” spiegano gli esperti della London Wine Competition. “Gli ultimi anni ci hanno dimostrato come i palati hanno cambiato velocemente le preferenze da vini importanti e strutturati verso vini più leggeri come i rosè provenzali e le bollicine, trainate dal fenomeno Prosecco”.
Gli esperti consigliano infine la moderazione: i consumatori non vogliono bere vino tutti i giorni. Perciò l’opportunità non è quella di riempire gli scaffali di promozioni o sconti, di raccontare storie di vino che attirino la loro attenzione e che possano valere anche un prezzo un po' più alto.
Agnese Ceschi

Download scheda formato PDF



lunedi 14 gennaio

Est Europa e Baltico: quali prospettive future?

Focus su Slovacchia, Repubblica Ceca e Lettonia, mete ambite da molti esportatori, ma fonte di successo di pochi, ecco svelato il perché.


Est Europa e Baltico: quali prospettive future?

Praga innevata a Natale


Prima parte: Slovacchia e Repubblica Ceca

Trovare il giusto approdo per l’export dei propri vini non è cosa semplice e noi, che ci addentriamo nei mercati per scoprirne le caratteristiche essenziali, lo sappiamo bene. Fra tutti i mercati di cui abbiamo parlato, quelli dell'Est Europa e del Baltico sembrano essere tra i più complessi e meno accessibili nel panorama europeo. Grazie agli interventi degli esperti Eliza Pinta Kauce e Erik Klein durante lo scorso wine2wine2018, abbiamo raccolto informazioni e consigli su Lettonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

Per cominciare, qualche considerazione generale che accomuna questi mercati.
Prima di tutto, fanno tutti parte di una cultura est europea, rientrano pertanto fra i paesi ex sovietici, quindi che hanno sofferto le conseguenze del socialismo, il quale ha inciso massivamente su tutto il sistema culturale e di consumo degli abitanti. A causa di questa solo recente liberazione dai vincoli della dittatura, le importazioni di vino italiano sono iniziate piuttosto tardi ed in maniera non controllata.
A inizio anni ’90 il vino arrivava nel Paese tramite viaggiatori casuali, che portavano il vino con sé e poi lo vendevano; i primi importatori sono arrivati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, ma non essendo dei veri e propri “professionisti” si orientavano su scelte molto economiche, su vini classici come Sangiovese, Chianti, Pinot Grigio, senza azzardare troppo. Questa pratica ha influenzato naturalmente la considerazione del vino italiano, limitandone ad oggi le possibilità di affiancarlo ad immagini di grandissima qualità. I colleghi francesi in questo hanno avuto la meglio, lo Champagne gode di quella buona reputazione comune di cui ben siamo al corrente, perciò rientrano fra i nostri maggiori competitor.

Slovacchia e Repubblica Ceca: contrasti fra i quali trovare un tesoro
Addentriamoci ora nei singoli mercati e vediamo quello che originariamente era un unico Stato e che oggi politicamente è diviso in due singole unità statali, ma è accomunato da molte caratteristiche.
La Slovacchia è composta da ben 5.5 milioni di persone, delle quali 4 milioni sono adulti e 1.5 milioni di essi vengono considerati “bevitori potenziali”, ossia bevitori che dichiarano di consumare vino almeno una volta a settimana.
La Repubblica Ceca, invece, è più estesa, raggiunge infatti i 10.6 milioni di abitanti, di questi la maggior parte consuma birra, anche se il consumo di vino sta nettamente crescendo negli ultimi anni e la sua fama dilaga soprattutto fra i consumatori più giovani, che, anche secondo le indagini aggiornate al 2018 di CBI Market Intelligence, arrivano a consumare anche 20 litri pro capite all’anno.

Ad influenzare la crescita o meno delle importazioni di entrambi i Paesi è la produzione locale che, specialmente per quanto riguarda i bianchi, è molto competitiva e occupa il 50% dei consumi totali. Il vino importato più richiesto, per logica, è quindi il vino rosso, anche se da molti non è recepito del tutto positivamente. I consumatori sono infatti abituati al crispy, alla freschezza, all’acidità dei bianchi di loro produzione, pertanto tendono a comparare questi gusti con i vini importati, ricercando una freschezza e confondendola con l’armonia e la finezza che caratterizzano i vini italiani.

Il turismo in Italia è un fattore chiave per avvicinare i consumatori di Slovacchia e Repubblica Ceca, che da un decennio circa hanno incrementato i loro viaggi verso il Belpaese, in particolare attirati dalla Toscana e dalle destinazioni invernali. Una volta in Italia tendono a degustare i prodotti nostrani per poi ricercarli nel proprio Paese, questa è la strada che il marketing sta prendendo per rispondere a quella che fino ad ora è solamente una nicchia di popolazione, che ha però moltissimo potenziale di crescita.

Fra i due Paesi è possibile riscontrare diversi contrasti: se la Repubblica Ceca, e la sua capitale Praga in particolare, è sofisticata, più professionale e dimora di molti italiani che vi si sono trasferiti, la Slovacchia è più “incasinata”, una vera e propria giungla dove anche i consumatori sono molto diversi fra loro. In Slovacchia scarseggiano figure strategiche come gli influencer, ai quali manca chi creda nelle loro potenzialità, ci sono però alcuni famosissimi sommelier, che rappresentano dei punti fermi e indiscutibili per i consumatori.

C’è spazio per i vini organici e biologici?
Decisamente sì, non è più solamente una “moda”, la tendenza crescente è quella di una maggiore consapevolezza dei consumatori che, divisi in due sezioni fra chi è molto esperto e chi quasi per nulla, cominciano in generale ad orientarsi verso scelte di vita e alimentazione più healthy.

Non perdetevi la seconda parte, la cui protagonista sarà la Lettonia, trend crescente e mercato dal grandissimo potenziale. 
Noemi Mengo

Download scheda formato PDF



giovedi 10 gennaio

Ekologiskt? Yes, please!

Sarah Norell ci fa comprendere come la sostenibilità stia diventando un fattore sempre più di impatto nell’industria vinicola svedese.


Ekologiskt? Yes, please!
Tra i tanti seminari proposti all’ultima edizione di wine2wine 2018, ci è sembrato molto interessante quello sulla sostenibilità nel mercato del vino svedese di Sarah Norell, Director of Assortment and Purchasing del Systembolaget, il monopolio svedese. Affrontare questo argomento in questo preciso momento storico-economico risulta essere fondamentale se prendiamo in considerazione gli ultimi dati registrati sull’industria vinicola svedese. Come affermato da Norell, infatti, in Svezia l’andamento del mercato del vino sostenibile è in costante crescita, evidenziando, oltre ad una profonda attenzione all’autenticità dei prodotti, anche un marcato interesse, condiviso da produttori e consumatori, per l’argomento del biologico e della sostenibilità.

La cultura del biologico, che non si limita solo al mercato del vino, ma coinvolge anche quello della birra e di altri alcolici, oltre che del cibo, con gli anni sta mettendo le sue radici sempre più in profondità. 
I dati di vendita posizionano, inoltre, il vino italiano al primo posto, con una quota di mercato pari al 28%, seguito da lontano da quello francese, che registra un 14%. Il primato italiano è confermato anche per quanto riguarda in senso più specifico i vini biologici; 1/5 dei vini organici venduti in Svezia è infatti di origine italiana.

Spostando poi l’attenzione sui consumatori, Norell li ha suddivisi in quattro profili, basandosi sull’attenzione nella scelta dei vini e dei prodotti sostenibili. Seguendo una scala di sensibilità alla base troveremmo il consumatore “ego”, quel tipo di bevitore che non ha alcun interesse verso il biologico e che identifichiamo in un tipico uomo sui 40 anni. All’interno del profilo del consumatore “moderato” rientra la maggioranza delle persone (41% dei consumatori); seguito dai consumatori “smart” (28%), profilo che si riferisce a quei bevitori interessati all’argomento dell’organico e che è occupato prevalentemente da donne di qualsiasi età. L’ultimo profilo fa riferimento ai consumatori “dedicated”, ovvero quei consumatori devoti, impegnati, e tendenzialmente giovani. L’andamento del mercato è tendenzialmente vario, mostrando un aumento dei consumatori “smart”, a scapito di quelli “ego” e “moderato”, che sono in diminuzione; la categoria “dedicated” sembra seguire un andamento lineare, mantenendo la Svezia al primo posto.

In conclusione, risulta evidente la ricerca sempre più diffusa nel mercato vinicolo svedese di qualità, autenticità e trasparenza, con un ampliamento del range di prodotti: birra artigianale, rosé, bollicine e vini naturali. Lo stesso interesse viene dedicato anche al packaging, all’imballaggio e alla sostenibilità di esso, a dimostrazione di una costante attenzione in più per il clima. Vi lasciamo, quindi, con la riflessione finale dell’intervento di Sarah Norell: “E allora come possiamo aiutarci a diminuire l’impatto sull’ambiente? Motivandoci a vicenda.”
Agnese Ceschi

Download scheda formato PDF




Notizie dalla prima pagina
Which one should I choose? Let's ask Nicola Dal Maso, owner of the Dal Maso winery monday 21 january

Durello Classic Method or Durello Charmat?

Which one should I choose? Let's ask Nicola Dal Maso, owner of the Dal Maso winery

Produzione sostenibile e territorio incontaminato sono gli ingredienti base dell’azienda piemontese che punta a sposare i mercati del mondo. Come? Grazie al rapporto con la cucina italiana all’estero
lunedi 21 gennaio

Oltre il Bio, la visione di Tenuta Montemagno che esalta i vitigni autoctoni

Produzione sostenibile e territorio incontaminato sono gli ingredienti base dell’azienda piemontese che punta a sposare i mercati del mondo. Come? Grazie al rapporto con la cucina italiana all’estero

Partecipa con noi a Vyno Dienos, la fiera più importante per il mercato dei paesi Baltici, il 3 e 4 maggio
lunedi 21 gennaio

Wine Meridian vola in Lituania, il mercato driver dei paesi Baltici

Partecipa con noi a Vyno Dienos, la fiera più importante per il mercato dei paesi Baltici, il 3 e 4 maggio



http://www.winemeridian.com/