Utilizziamo i cookie per migliorare le funzionalità di questo sito Web.

Accetto Leggi di più

http://www.winemeridian.com/
domenica 24 marzo 2019 logo winemeridian.com
Italian daily news for key players and wine lovers


Siddura enosocial.com

WineNet CVA Canicatti https://www.cantinafrentana.it roncoblanchis.it https://corte-de-pieri.business.site/ www.ilvinocomunica.it https://www.accordinistefano.it/ http://www.cantinavicobarone.com/ italian wine academy Farina Cantina Valpolicella http://www.consorziomorellino.it/ valdoca pertinace vinojobs Wine Monitor Cantina Santa Maria La Palma Fondazione Edmund Mach Siddura Bixio Tebaldi

Nord America



mercoledi 13 marzo

In Messico il rapporto con la ristorazione è la chiave di successo per il vino italiano

L’Italia è sinonimo di eccellenza e i consumatori vanno educati seguendo questa filosofia. Come? Partendo delle carte vini dei ristoranti.


In Messico il rapporto con la ristorazione è la chiave di successo per il vino italiano
Dopo il successo della tappa a Città del Messico del Simply Italian Great Wines Americas Tour, torniamo a parlare del Messico, concentrandoci però su un aspetto molto importante per il vino italiano in questo Paese: il rapporto con la ristorazione.

In Messico il mercato vinicolo è in generale in piena crescita, il vino viene considerato uno status symbol e un prodotto di tendenza soprattutto tra i giovani e il ceto medio-alto, più acculturato e cosmopolita. l’Italia è al quarto posto nel ranking delle importazioni a livello di valori (oltre 42 milioni di dollari), con una quota di mercato del circa il 16,5%. Anche se è bene ricordare che tra i primi quattro competitor (Spagna, Francia, Cile e Italia)
l’Italia è il Paese che è cresciuto di più nell’ultimo triennio, andando oltre il 10%.

L’HORECA è il canale principale nelle importazioni di vino in Messico, infatti copre l’80% delle vendite, mentre la GDO e i negozi specializzati coprono solamente il 20%.Grazie al dialogo con alcune figure chiave del comparto agroalimentare in Messico, abbiamo però constatato però che c’è un’altra grande chiave di successo per l’export italiano, ovvero la ristorazione, che è un mezzo potentissimo per entrare in contatto con i consumatori messicani, molto influenzati dalla cultura spagnola, ed ancora troppo distanti dal vino italiano. Nel termine “troppo distanti” però vogliamo vederci solo grandi speranze, gli eventi b2b ci confermano ogni anno che
la curiosità verso tutto ciò che riguarda il Made in Italy è grande, ed il margine di educazione al vino italiano di qualità tende ogni anno ad estendersi di più.

Ce lo conferma anche
Rolli Pavia, noto chef e titolare di una catena di ristoranti in Messico, raccontandoci come è riuscito a rendere importante il vino italiano attraverso il rapporto con la cucina. Partendo da una piccola carta di vini selezionati, di grande qualità, ha cercato di mantenere fedeltà presso alcuni marchi, inserendo ogni tanto qualche nuova realtà, magari di regioni meno conosciute, andando a non confondere o bombardare di novità il consumatore. Un lavoro certosino per il quale, sottolinea Rolli, ci sono volute e sempre ci vorranno passione e lavoro sodo. La sicurezza è fondamentale, così come il proporre con decisione la propria identità. Aggiunge poi che sono ancora tante le volte in cui il consumatore chiede “Perché non avete vini messicani?”, ma la risposta deve essere detta con orgoglio, il vino italiano in carta vini è una scelta, ed è un’arma, può sembrare difficile all’inizio, ma tramite lavoro ossessivo e tanta educazione sia ai consumatori che ai sommelier del Messico, la fiducia e l’apprezzamento sono assicurati.

Il vino italiano, e noi lo sappiamo bene, è un’eccellenza, e come tale deve essere insegnata. Ai produttori pertanto, ci sentiamo di consigliare di instaurare dei buoni rapporti con i ristoratori, incontrarli e concordare una selezione di vino italiano che promuova le varietà e le regioni, per dare modo ai consumatori di imparare le provenienze, le caratteristiche e le differenze, fino ad avere conoscenza a sufficienza da eleggere un prodotto preferito. In fondo è conveniente per entrambe le parti, produttori e ristoratori. Troppo spesso la ristorazione viene sottovalutata, ma in alcuni mercati, come questo, è una chiave di volta essenziale che, nonostante un grande sforzo iniziale, garantirà un ottimo ritorno in termini di fedeltà al brand e di acquisti. 
Noemi Mengo

Download scheda formato PDF



giovedi 28 febbraio

I top 10 wine trends del 2018? All’insegna di due colori: il rosa e il verde

Ci svela questa classifica la nota rivista americana Wine Enthusiast e noi abbiamo scelto per voi i cinque punti più interessanti.


I top 10 wine trends del 2018? All’insegna di due colori: il rosa e il verde

Molto può cambiare nel corso di un anno e sicuramente il mondo del vino può essere il testimone migliore di questa trasformazione. Quali sono dunque, per guardare all’ultimo anno appena trascorso, i trend e le mode che hanno influenzato e impattato sul mondo del vino? A stilare una classifica - a nostro avviso molto interessante e colma di suggestioni per i produttori italiani - è il magazine americano Wine Enthusiast.
Per ragioni di semplificazione abbiamo selezionato tra i 10 trend individuati dal giornalista Adam Strum quelli a nostro avviso più calzanti e stimolanti di riflessioni per il mondo del vino italiano.

1 Women’s power
Ne avevamo già parlato anche in una recente intervista (qui), ma il ruolo delle donne nell’industria del vino sta crescendo sensibilmente negli ultimi anni. Le donne viste non solo come produttrici o coinvolte nel trade del vino, ma anche, e soprattutto, come consumatrici al pari degli uomini.
Le principali aziende di produzione di vino, spiriti e birra hanno favorito l’implementazione dell’uguaglianza di generi nell’ambiente di lavoro e hanno aumentato le ricerche sui consumi “in rosa”. Un’iniziativa davvero interessante che combina la visione al femminile con il vino è #NastyWomenWines che unisce un gruppo di produttrici di vino americane che rivendicano il diritto di diventare leader e “tastemakers”.

2 Il rosè non si ferma
Non mostrando segnali di rallentamento del trend, la categoria dei vini rosati si sta espandendo a macchia d’olio. Gli ultimi dati Nielsen parlano di una crescita del 48% nell’ultimo anno per un totale di 466 milioni di dollari di giro d’affari.
Questa categoria si presta anche ad una versione divertente e scherzosa: hanno infatti catturato l’attenzione dei consumatori nell’ultimo anno gli orsetti gommosi al gusto di vino rosè, i lecca lecca, o il “frozè”, frozen rosè, cioè granita di vino rosato.

3 Il vino diventa green
Tecniche di conduzione dei vigneti e di produzione sempre più responsabili e attente all’ambiente e alla salute sono diventate sempre più un focus delle aziende vitivinicole nel 2018. Non solo diverse iniziative nel campo dei vini e degli spiriti si sono concentrate sulla riduzione dello spreco o sulla riduzione dell’uso della plastica nell’industria dell’ospitalità. Degli esempi interessanti proposti sono la South Africa’s Biodiversity and Wine Initiative (https://www.sanbi.org/documents/biodiversity-and-wine-initiative-bwi/) e The Oceanic Standard (https://oceanic.global/oceanic-standard/) per la riduzione della plastica nell’ospitalità.

4 Il vino è sempre più social
Le piattaforme social come Instagram, Facebook e Twitter l’hanno fatta da padrone permettendo ai consumatori di condividere in tempo reale le loro passioni per il vino, i loro momenti di relax e degustazione nei wine bar o le cene più spettacolari con un buon bicchiere di vino. Lo stesso Wine Enthusiast racconta di come il proprio parterre di pubblico sia cresciuto fino a 10 milioni di wine lovers che seguono le piattaforme social della testata.

5 Sale degustazione sempre più “immersive”
Versare semplicemente del vino in un bicchiere al di là di un bancone è diventata ormai una pratica sempre meno utilizzata dai maggiori produttori coinvolti in un progetto di ospitalità a tutto tondo.
Sempre più aziende propongono esperienze di ospitalità e degustazione che fanno entrare i visitatori nel loro mondo, dunque più immersive. Come ad esempio arredo molto curato e volto a ricreare un’ambientazione accogliente e rilassante, o incontri con il produttore che si presta a rispondere a domande o curiosità, lezioni di cucina, mostre artistiche o tour di vigneti e tenute.
Il risultato? I wine lover sembrano passare più tempo all’interno di queste location e ci tornano con piacere.

Il mondo sta cambiando, il consumatore con esso, e vanno prese delle decisioni per adeguarsi ai tempi. In che direzione vuole andare il vino italiano?
Agnese Ceschi

Download scheda formato PDF



mercoledi 13 febbraio

Fascia premium e diversità le parole chiave della rinascita del vino australiano in Usa

Basta vini a basso prezzo, solo Shiraz o vini dal medesimo stile, il cambio di rotta degli australiani negli Usa sta generando un nuovo rinascimento del vino made in Australia nel Paese a stelle e strisce


Fascia premium e diversità le parole chiave della rinascita del vino australiano in Usa
Il volume di export dei vini australiani crolla costantemente negli USA dal 2007, ma l’Australia punta lo stesso sul Paese a stelle e strisce supportata da un incoraggiante aumento in valore. Lo ha annunciato qualche giorno fa un articolo pubblicato sull’americana Shenken News Daily, basandosi sui dati dell’export australiano diffusi da Wine Australia. I volumi globali di esportazione di vino australiano sono diminuiti in modo sostanziale dal 2007 e le spedizioni di imbottigliato hanno visto un calo del 3% nell’ultimo anno (40 milioni di casse). 
Nonostante i numeri dei volumi non siano favorevoli al vino australiano, il valore dà una spinta verso l’alto. Infatti le vendite di imbottigliato in valore sono aumentate del 7% (per un valore di 2,24 miliardi di dollari) riflettendo un miglioramento della domanda di vini di fascia alta, secondo i dati riportati da Wine Australia.
Cosa ha determinato dunque un cambiamento di rotta? A discapito dellle premesse negative, in un mercato chiave come gli Stati Uniti, ci sono importanti segnali di ripresa specialmente nella fascia di prezzo dai 20 dollari a salire. La vendita al dettaglio di vini australiani nel range $ 20-25 è cresciuta del 16,1% (7,8 milioni di casse) nel 2017, secondo Impact Databank, mentre i vini sopra i 25 dollari sono cresciuti del 15,4% fino a 3,1 milioni di casse.
Secondo i dati forniti da Wine Australia, il numero di cantine australiane che entrano negli Stati Uniti oggi è in aumento rispetto al passato, raggiungendo quasi le 300 unità.


Parlando di vini e del più celebre tra quelli australiani, il Shiraz, al culmine della popolarità dell'Australia, questo vino era il biglietto da visita del Paese. Oggi le cose sono diverse. I palati americani sembrano essersi stancati di quello stile. "Shiraz era al top, ma poi ha iniziato ad affrontare numerose sfide", afferma Aaron Ridgway, responsabile marketing USA di Wine Australia. "I consumatori si sono stancati e hanno associato questo vino ad uno stile sempre uguale”.
Oggi c'è anche una maggiore enfasi sulla diversità regionale del Paese. "L'Australia ha una moltitudine di regioni e varietà che le persone devono ancora comprendere appieno", afferma Ridgway. "C'è molto altro oltre al Shiraz. Vediamo un aumento della domanda di Chardonnay, Riesling, Sauvignon Blanc e di varietà ancora meno conosciute come Vermentino e Grenache”. 

Questo è sicuramente un caso da prendere come spunto di riflessione: sì, perché al giorno d’oggi forse non è sempre una buona strategia puntare sui volumi a tutti i costi, e l’astro polare del vino potrebbe o dovrebbe essere il posizionamento e dunque un’innalzamento della qualità del prodotto, specialmente in un mercato come quello statunitense dove la concorrenza è elevata. Inoltre, affidarsi ad un vino "bandiera" e puntare un "all in" su di esso, come nel caso del Shiraz, non sembra essere più la strategia vincente. Guardare al di là dell'esperienza italiana, spesso può dare interessanti scenari di mercato e punti di vista nuovi. 
Agnese Ceschi

Download scheda formato PDF




Notizie dalla prima pagina
We have tasted for you Cantina Santa Maria La Palma's Ràfia Vermentino di Sardegna DOC saturday 23 march

Italian wines in the world: Cantina Santa Maria La Palma's Ràfia

We have tasted for you Cantina Santa Maria La Palma's Ràfia Vermentino di Sardegna DOC

Abbiamo degustato per voi Ràfia Vermentino di Sardegna DOC di Cantina Santa Maria La Palma sabato 23 marzo

Italian wines in the world: Ràfia di Cantina Santa Maria La Palma

Abbiamo degustato per voi Ràfia Vermentino di Sardegna DOC di Cantina Santa Maria La Palma

In occasione di ProWein, svelato a Düsseldorf il concept dell’edizione 2019
venerdi 22 marzo

Milano Wine Week punta all'internazionalità

In occasione di ProWein, svelato a Düsseldorf il concept dell’edizione 2019



http://www.winemeridian.com/