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Sud America



mercoledi 22 maggio

I mille colori della resilienza brasiliana

Brazilian Landscapes 2019, il report di Wine Intelligence, parla positivamente del mercato brasiliano, che nel giro di pochi anni è cresciuto a dismisura


I mille colori della resilienza brasiliana
“Capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”, questa la definizione enciclopedica della parola resilienza

Ed è partendo da questo concetto che ritorniamo a parlare del Brasile, terra dei mille colori, luogo dei mille contrasti. Cambiamo angolazione e proviamo ad immaginarcelo come una persona, un uomo abbronzato con un sorriso simpatico a coprirne le insicurezze, ma con la forza di rialzarsi dopo essere caduto. Insolito parlare di mercati come di persone, eppure spesso hanno molti aspetti in comune. In fondo, i mercati sono fatti da persone, giusto?

Filosofia a parte, se ricordate abbiamo già fatto ben più di un approfondimento su questo mercato (trovate l'ultimo articolo qui), ma Wine Intelligence ed il suo ultimo report Brazilian Landscapes 2019, ci riportano su questa carreggiata, che fa riflettere, poiché il Brasile rientra sicuramente fra i mercati in più rapido mutamento. All’interno del report infatti si legge che guardando al modello dell’attrattività di mercato globale, il Brasile è stato il più lesto, spostandosi nella classifica mondiale di 12 posizioni nel giro di soli 3 anni, passando infatti dal 38° posto 
nel 2017 al 26° come mercato più attraente.

Sempre il report ci segnala che, mentre le vendite di volumi di vino sono state variabili (sono diminuite del 14% nel 2016, solo per recuperare nel 2017), i dati pubblicati da Ideal Consultoria nel 2018 mostrano che il consumo di vino importato è notevolmente cresciuto dal 2014 e ora rappresenta 1/3 del mercato totale del vino nel Paese. La popolazione regolare di bevitori di vino in Brasile è ora composta da 32 milioni di adulti che bevono vino almeno una volta al mese, gruppo che per il 70% è composto da adulti che bevono vino anche una volta alla settimana. Un dato interessante, soprattutto se confrontato con i soli 29,7 milioni di cosiddetti “bevitori mensili” riscontrati nel 2016.

La relazione rileva inoltre che sia i consumatori che l’intera catena di approvvigionamento si sono adattati a condizioni fiscali ed economiche più severe. I consumatori infatti sono disposti a pagare di più per lo stesso vino di qualità. Un po’ di incoraggiamento per gli investitori nella categoria del vino: i dati mostrano livelli crescenti di coinvolgimento dei consumatori, infatti una percentuale crescente di intervistati da Wine Intelligence afferma di sentirsi "competente" riguardo al vino, dichiarando di "desiderare di prendersi del tempo per acquistare vino" e di prendere in considerazione il vino in quanto elemento "importante" per lo stile di vita condotto (una percentuale del 31% nel 2019 rispetto al 27% nel 2017).

Il tutto va inserito in uno specifico contesto. Va considerato il fatto che l'instabilità politica e l'incertezza economica hanno certamente messo il Brasile in testa ai titoli di giornale più che mai negli ultimi anni. Il paese ha avuto tre presidenti in meno di tre anni, l'ultimo dei quali, Jair Bolsonaro, ha rapidamente cementato la sua reputazione di leader radicale, imprevedibile e divisivo: la risposta del Brasile a un tipetto come Trump. In un'economia che sta appena iniziando una ripresa da un decennio decisamente “sottotono”, verrebbe da immaginare che vi siano effetti negativi sulla categoria del vino, e invece i dati, come si evince, sorprendono.

Sentori positivi che pare continueranno
ad esistere. L'impegno dei consumatori, in particolare con le giovani generazioni, sarà fondamentale per garantire un'ulteriore crescita, essi rappresentano il 20% della popolazione adulta e il 16% della popolazione regolare di bevitori di vino.

Soprattutto i brand di spumantistica, sembra stiano aumentando la propria attenzione al coinvolgimento dei consumatori, in particolare quelli giovani, e questo dato, se unito al fatto che il Brasile si conferma l'ottava economia più grande del mondo e al 17 ° più grande mercato del vino in termini di volume, c’è da ben sperare: è ampio lo spazio per la crescita e tante sono le opportunità per chi sta cercando di entrare nel mercato del vino brasiliano, o già ne è coinvolto.

Noemi Mengo

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venerdi 01 febbraio

Wine Meridian around the world: Florida e Messico

Intervista a Marina Nedic, owner di IEM (Italian Exhibition Management)


Wine Meridian around the world: Florida e Messico
I viaggi alla scoperta del mondo del vino non si fermano per Wine Meridian, partner di IEM (International Exhibition Management) per una delle più importanti tappe del 2019: Florida & Mexico!
Dal 4 al 6 febbraio 2019 Wine Meridian sarà presente prima a Fort Lauderdale, in Florida, e poi a Mexico City, in Messico per un denso programma che vedrà protagonista il vino italiano, a disposizione di importatori, buyer e key clients.
Al fine di comprendere le potenzialità di due mercati come questi, abbiamo intervistato Marina Nedic, owner di IEM (Italian Exhibition Management)

IEM da molti anni organizza tappe negli Usa: dal vostro osservatorio come avete visto evolvere questo mercato? Quali i punti di forza e di debolezza attuali?
IEM lavora in USA dal 1999 e con la propria struttura locale dal 2007. Gli Stati Uniti, con i 50 stati che li compongono, rappresentano un mercato eterogeneo caratterizzato da numerose diversità in termini di demografia, normativa legislativa, consumi, cultura, clima ecc.
Questa peculiarità ne fanno un mercato di sbocco complesso e competitivo ma allo stesso tempo con ampi margini di penetrazione. Gli Stati storicamente più attivi dal punto di vista del consumo di vino sono California, Florida, New York, New Jersey e Texas ma si sta assistendo ad un cambiamento di tendenza nei mercati del MidWest.
I punti di forza sono:
  • Capacità e trend di consumo in ascesa dovuta ad un buon potenziale economico del paese e alla predisposizione dello user al consumo di vino riconosciuto come status symbol;
  • Miglioramento della percezione del vino italiano da parte del consumatore americano come sinonimo di qualità e versatilità;
  • Crescente disponibilità a riconoscere un prezzo più alto per i prodotti d’eccellenza;
  • Incrementano le fasce di consumo in particolare di quel segmento della popolazione di età compresa tra i 21 e i 38 anni, i cosiddetti millennials, fortemente interessati a conoscere il vino in tutti i suoi aspetti (uvaggio, terroir, produttore, storia, ecc.) e assiduamente presenti sui social; 
  • Maggiore interesse nel provare prodotti nuovi e scoprire nuove varietà al fine di ampliare la scelta dei prodotti con cui poter esprimere valori culturali e sociali legati al mondo del vino;
  • Incremento della frequenza del consumo di vino;
  • Evoluzione della distribuzione.
 
I punti di debolezza sono:
  • Diminuzione dei consumi dei baby boomers e capacità di consumo della nuova generazione (Millennials) non ancora così stabile;
  • Sistema di distribuzione del three tier system complesso (delinea i canali esclusivi autorizzati coinvolti nel processo di diffusione del vino); 
  • Stati regolamentati da normative e prassi anche molto differenti fra loro che complicano la penetrazione del mercato;
  • Difficoltà logistiche e operative nel vendere vino tramite il web.
 
 
Miami da tempo rappresenta una base importante per la vostra società, come considerate questo hub per il mercato statunitense?
La Florida rappresenta uno Stato strategico all’interno del mercato vitivinicolo americano per due ragioni: è il secondo Stato per consumi dell’intero Paese; la sua posizione geografica ha un accesso strategico verso gli stati dell’America del Sud. Questi rientrano tra i motivi principali per cui abbiamo scelto di posizionare la sede a Miami.
 
Il Messico continua ad essere un mercato emergente, quali sono dal vostro osservatorio le principali opportunità per accedere a questo mercato?
Sicuramente l’aumento della classe media ha permesso maggiori disponibilità per quanto riguarda gli acquisti. C’è un aumento costante del consumo di vino, ed in particolare per il vino italiano. In generale l’Italia riscuote un grande appeal da parte dei consumatori, grazie anche ad una buona e organizzata distribuzione dei prodotti e ad una diffusione della ristorazione italiana sul territorio. Considerata anche la scarsa produzione di vino locale, credo che questi elementi costituiscano delle buone opportunità per le aziende italiane.
 
Ogni anno le vostre tappe internazionali sono contraddistinte anche da importanti seminari, quali le tematiche che affronterete nei tasting di Miami e Città del Messico?
I seminari sono parte fondamentale dei nostri eventi e vengono utilizzati come momento di informazione e formazione su importanti aspetti che i partecipanti “toccano” con mano durante i seminari stessi e nella parte successiva dedicata alle degustazioni. In Messico il seminario sarà organizzato in collaborazione con l’Associazione dei sommelier messicani al fine di dare un aspetto formativo più approfondito sul mercato. I temi dei seminari riguarderanno principalmente le denominazioni DOCG Asti, Asti Secco e Moscato D’Asti, grazie al supporto del Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG; il case history di Ricci Curbastro e dei territori della Franciacorta e della Romagna; le bollicine provenienti dal Friuli, grazie al supporto del Consorzio Tutela Vini DOC Friuli.
 




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giovedi 06 dicembre

Brasile: il mercato di chi ama le sfide

Un Paese di contrasti, che ci somiglia e che ha bisogno dell’export italiano, ma non sarà una sfida semplice


Brasile: il mercato di chi ama le sfide
“Brazil, the real deal” era il titolo di uno dei seminari tenutosi durante wine2wine 2018, il forum che ci ha guidati verso la scoperta di nuovi mercati e la ri-scoperta di quelli che, spesso banalmente, consideriamo mercati saturi. Parliamo del Brasile, che si colloca in mezzo, non è un mercato nuovo ma non è un mercato saturo, anzi, è un Paese sul quale si può e si deve puntare, rimanendo consapevoli che sarà un percorso ripido, ma alla lunga efficace.

Partiamo dal considerare alcuni dati, forniti da Wine Intelligence e sapientemente esposti da
Bernardo Pinto, direttore tecnico della società importatrice “Zahil Importadora” ed esperto del mercato brasiliano.
Il Brasile non è proprio un puntino sul mappamondo. Si estende su 8516 milioni di km2, è grande quasi quanto l’Europa, e al suo interno vivono 153.4 milioni di abitanti adulti. Fra questi, ci sono 89 milioni di lavoratori, 44.4 milioni di essi però guadagnano poco, in media 172 euro al mese, mentre il reddito familiare medio è di 287 euro. L’affitto medio in Brasile è di 428 euro, in particolare a San Paolo è più alto e arriva a circa 556 euro, a cui vanno sommate le spese di trasporto, circa 71 euro al mese e le spese per l’alimentazione di 162 euro al mese.

Se vi fermaste a leggere l’articolo proprio ora, pensereste che lo spazio per il vino è inesistente. Ma le buone notizie stanno per arrivare, non temete.
Addentriamoci nel mondo del vino: il Brasile è considerata l’ottava economia al mondo ed il diciassettesimo mercato del vino. Il volume di consumi nel Paese si aggira intorno ai 34.054.000 in cartoni da 9 litri, il 25% dei quali si riferisce a vini importati, quindi un totale di 8.541.000 cartoni da 9l.
In Brasile si registrano 29.7 milioni di consumatori regolari di vino, 23.8 milioni di questi consumano vino importato, e sono ben 12 milioni i consumatori che dichiarano di bere settimanalmente vino importato. Di questi, il 14% è poco coinvolto nel mondo vino, il 28% è mediamente coinvolto, il 54%, quindi la maggioranza, è altamente coinvolto.

Perché compra il consumatore brasiliano? Ecco svelati i principali motivi: l’85% per il marchio conosciuto, l’82% per il vitigno, l’80% perché il prodotto gli è stato raccomandato da famiglia e amici, il 77% per la regione di origine, il 76% per il Paese d’origine, il 70% grazie alla promozione, il 64% per il contenuto alcolico, il 58% per le premiazioni ricevute, il 58% perché raccomandato dallo staff (camerieri, sommelier, ecc), il 57% per il design dell’etichetta.

Certo, gli ostacoli ci sono: a partire dal potere d’acquisto, la burocrazia, la geografia, la poca professionalità ed educazione al vino, ma più di tutte la tassazione. Il vino è tassato al 100%, e il sistema di tasse è volutamente contorto e incomprensibile, tanto da far inspiegabilmente pagare ai consumatori doppie tasse sullo stesso prodotto. In sostanza il vino costa da 3 a 5 volte di più in Brasile, rispetto all’Italia.

Inoltre, la GDO è pronta a vendere vino di qualità e l’e-commerce (come già segnalato qui) funziona alla grande. C’è bisogno di educazione al vino, certo, ma arrivare ai wine lovers è possibile, ed il consiglio è quello di unirsi, di promuovere le denominazioni, le zone di produzione e non solo le singole realtà. Di puntare sul turismo, di creare eventi e di sfruttare il più possibile agenti e importatori.

Il dialogo è fondamentale e tra “simili” è più semplice. Infatti, oltre al fatto che nel Paese ci sono più di 520.000 cittadini italiani e dai 25 ai 30 milioni di abitanti brasiliani hanno discendenze italiane, ci sentiamo di sottolineare che il Brasile in molti suoi aspetti ricorda l’Italia: un paese dai forti contrasti e dal sentito flolklore, con una gran passione per vino e arti culinarie, rispetto delle proprie tradizioni e degli usi e costumi, e una burocrazia complessa. Un’immagine speculare no?
Noemi Mengo

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