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Sud America



giovedi 06 dicembre

Brasile: il mercato di chi ama le sfide

Un Paese di contrasti, che ci somiglia e che ha bisogno dell’export italiano, ma non sarà una sfida semplice


Brasile: il mercato di chi ama le sfide
“Brazil, the real deal” era il titolo di uno dei seminari tenutosi durante wine2wine 2018, il forum che ci ha guidati verso la scoperta di nuovi mercati e la ri-scoperta di quelli che, spesso banalmente, consideriamo mercati saturi. Parliamo del Brasile, che si colloca in mezzo, non è un mercato nuovo ma non è un mercato saturo, anzi, è un Paese sul quale si può e si deve puntare, rimanendo consapevoli che sarà un percorso ripido, ma alla lunga efficace.

Partiamo dal considerare alcuni dati, forniti da Wine Intelligence e sapientemente esposti da
Bernardo Pinto, direttore tecnico della società importatrice “Zahil Importadora” ed esperto del mercato brasiliano.
Il Brasile non è proprio un puntino sul mappamondo. Si estende su 8516 milioni di km2, è grande quasi quanto l’Europa, e al suo interno vivono 153.4 milioni di abitanti adulti. Fra questi, ci sono 89 milioni di lavoratori, 44.4 milioni di essi però guadagnano poco, in media 172 euro al mese, mentre il reddito familiare medio è di 287 euro. L’affitto medio in Brasile è di 428 euro, in particolare a San Paolo è più alto e arriva a circa 556 euro, a cui vanno sommate le spese di trasporto, circa 71 euro al mese e le spese per l’alimentazione di 162 euro al mese.

Se vi fermaste a leggere l’articolo proprio ora, pensereste che lo spazio per il vino è inesistente. Ma le buone notizie stanno per arrivare, non temete.
Addentriamoci nel mondo del vino: il Brasile è considerata l’ottava economia al mondo ed il diciassettesimo mercato del vino. Il volume di consumi nel Paese si aggira intorno ai 34.054.000 in cartoni da 9 litri, il 25% dei quali si riferisce a vini importati, quindi un totale di 8.541.000 cartoni da 9l.
In Brasile si registrano 29.7 milioni di consumatori regolari di vino, 23.8 milioni di questi consumano vino importato, e sono ben 12 milioni i consumatori che dichiarano di bere settimanalmente vino importato. Di questi, il 14% è poco coinvolto nel mondo vino, il 28% è mediamente coinvolto, il 54%, quindi la maggioranza, è altamente coinvolto.

Perché compra il consumatore brasiliano? Ecco svelati i principali motivi: l’85% per il marchio conosciuto, l’82% per il vitigno, l’80% perché il prodotto gli è stato raccomandato da famiglia e amici, il 77% per la regione di origine, il 76% per il Paese d’origine, il 70% grazie alla promozione, il 64% per il contenuto alcolico, il 58% per le premiazioni ricevute, il 58% perché raccomandato dallo staff (camerieri, sommelier, ecc), il 57% per il design dell’etichetta.

Certo, gli ostacoli ci sono: a partire dal potere d’acquisto, la burocrazia, la geografia, la poca professionalità ed educazione al vino, ma più di tutte la tassazione. Il vino è tassato al 100%, e il sistema di tasse è volutamente contorto e incomprensibile, tanto da far inspiegabilmente pagare ai consumatori doppie tasse sullo stesso prodotto. In sostanza il vino costa da 3 a 5 volte di più in Brasile, rispetto all’Italia.

Inoltre, la GDO è pronta a vendere vino di qualità e l’e-commerce (come già segnalato qui) funziona alla grande. C’è bisogno di educazione al vino, certo, ma arrivare ai wine lovers è possibile, ed il consiglio è quello di unirsi, di promuovere le denominazioni, le zone di produzione e non solo le singole realtà. Di puntare sul turismo, di creare eventi e di sfruttare il più possibile agenti e importatori.

Il dialogo è fondamentale e tra “simili” è più semplice. Infatti, oltre al fatto che nel Paese ci sono più di 520.000 cittadini italiani e dai 25 ai 30 milioni di abitanti brasiliani hanno discendenze italiane, ci sentiamo di sottolineare che il Brasile in molti suoi aspetti ricorda l’Italia: un paese dai forti contrasti e dal sentito flolklore, con una gran passione per vino e arti culinarie, rispetto delle proprie tradizioni e degli usi e costumi, e una burocrazia complessa. Un’immagine speculare no?
Noemi Mengo

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giovedi 29 marzo

Il grande successo dell’e-commerce nel mercato brasiliano

Raggiungere i consumatori in Brasile è più semplice tramite l'on-line


Il grande successo dell’e-commerce nel mercato brasiliano
Rispetto ai mercati internazionali più noti e sicuri, il Brasile affronta da anni diverse difficoltà economiche. La crisi non si arrende, e attanaglia una popolazione molto variegata e tenace, che si è rivelata però una buona opportunità di investimento per quanto riguarda il settore vinicolo. La situazione generale del paese non deve quindi scoraggiare i produttori italiani intenzionati a penetrare nel mercato brasiliano. Oltre ad essere la patria del carnevale più colorato al mondo, il Brasile ospita consumatori di vino interessanti che, si sono rivelati più facili da raggiungere tramite la vendita online.

A confermare queste tendenze di consumo è un recentissimo report condotto da Wine Intelligence, dal nome Online Retail and Communication in the Brazilian Market 2018. Il report, nella sua integrità, fornisce una panoramica molto precisa delle abitudini di acquisto online dei brasiliani, targettizzando il cliente medio, ovvero quello su cui orientare anche le proprie strategie di marketing. Inoltre, fornisce degli spunti interessanti su come le aziende abbiano saputo sfruttare a loro favore il mondo di internet, per raggiungere i consumatori in Brasile.

Essendo la ricerca molto dettagliata, abbiamo scelto di riportarvi i contenuti, a nostro parere, più rilevanti:
- In Brasile ci sono circa 8 milioni di compratori online, di questi, ad oggi, 1.7 milioni comprano abitualmente vino online ogni mese. Importante segnalare questa crescita, poiché le vendite online hanno fatto un salto del 40% solo dal 2016 al 2017. Certo, dal 2011 al 2015 il consumo di vino in Brasile era globalmente diminuito, a causa delle condizioni in cui riversava la nazione. Nonostante ciò la percentuale di bevitori di vino era cresciuta rispetto al 2010, crescita che aveva allora segnalato un buon 80% di consumatori che beveva vino importato almeno due volte all’anno;
- il compratore online medio è giovane, più avventuroso, tendenzialmente maschio, dal reddito piuttosto elevato e che beve vino più frequentemente degli altri consumatori di vino in Brasile, coloro che non si avvalgono della vendita online;
- dopo la Cina e il Regno Unito, il Brasile ha la più alta percentuale di consumatori di vino che acquistano vino online;
- circa tre consumatori online su quattro acquistano non più di quattro bottiglie in un singolo ordine;
- il prezzo e il valore della bottiglia sono i motivi principali che portano i consumatori alla scelta di ordinare vino online;
- wine.com.br e Evino, sono i rivenditori specializzati online dominanti, mentre il franchising Vinho & Ponto è il rivenditore più popolare tra gli acquisti online mensili;
- i mezzi di informazione più affidabili rimangono le wine apps, i siti web dei produttori e i siti di e-commerce.

Il Brasile, in conclusione, ha una buona percezione del vino importato, alcuni consumatori sembrano considerarlo più pregiato o altolocato rispetto al vino prodotto nazionalmente. Un fattore, questo, che strizza l’occhio a chi medita di orientarsi sul mercato brasiliano tramite l’e-commerce. 
Noemi Mengo

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Destinazione Sud America: si apre uno spiraglio per il vino italiano in Colombia?

Una nuova pubblicazione di Wine Intelligence, Colombia Landscapes Report, mostra le potenzialità del mercato colombiano del vino.


Destinazione Sud America: si apre uno spiraglio per il vino italiano in Colombia?

Bogotà


Di recente la Colombia ha vissuto una vera e propria rinascita dopo quasi mezzo secolo di una guerra civile che finalmente ha smesso di paralizzare il Paese, nonostante lo scorso ottobre un referendum popolare abbia rifiutato di misura il patto proposto dal governo Santos per porre fine definitivamente al conflitto con le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, ndr). Nell'ultimo decennio il processo di pacificazione ha attratto investimenti esteri e ha fatto ripartire l'economia, fino a far diventare la Colombia uno dei principali mercati emergenti del Sud America.
Maggiore sicurezza e una ritrovata stabilità economica hanno portato ad un rapido fiorire di quella classe media che, soprattutto nelle aree metropolitane, sta alimentando la crescita costante del mercato colombiano del vino.

In Colombia per tradizione birra e spiriti sono bevande alcoliche preferite al vino. Tuttavia in tempi recenti il vino ha guadagnato terreno, con un consumo pro capite in crescita, pur rimanendo relativamente basso. Merito di questo aumento sono stati degli accordi commerciali che hanno favorito le importazioni di vino, che dal 2011 sono cresciute ad un ritmo del 6% annuo. E in questo contesto hanno avuto vita facile i vini cileni, sia per vicinanza fisica che culturale, tanto che ad oggi occupano circa il 60% del mercato dei vini importati.

Quindi non c'è spazio per alternative? Assolutamente no. La Project Manager di Wine Intelligence, Alexandra Scheybeler, ha affermato: "Il settore del vino ha un grande potenziale di espansione in Colombia. Se da un lato questa è una buona notizia per i brand cileni, dall'altra non dovrebbero adagiarsi troppo sugli allori. I consumatori nella fascia 18-24 sono molto più curiosi e bevono molto meno vino cileno rispetto ai loro genitori. In generale, circa la metà dei consumatori di vino colombiani si dice aperta a sperimentare nuovi stili e sapori. Per questo molte opportunità possono ancora essere colte in Colombia".

Ad offuscare un futuro promettente date le condizioni attuali, c'è la minaccia di una legge recentemente proposta che in sostanza vorrebbe che al vino venisse applicata una tassa pari a quella degli spiriti. Questo comporterebbe un aumento significativo dei prezzi al dettaglio, che secondo alcune stime potrebbe essere addirittura del 35%, rendendo il vino un prodotto a dir poco proibitivo per la maggior parte dei consumatori colombiani.

Terremo monitorata la situazione, nella speranza che anche il settore del vino possa beneficiare appieno della crescita economica della Colombia. 
Alice Alberti

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