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WineMeridian
martedi 26 settembre 2017 logo winemeridian.com
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Listening to a winemaker telling his story is the most fascinating and captivating way to get to know wines and territories.



lunedi 25 settembre

Il coraggio di essere sempre sé stessi: Tedeschi, un’azienda autentica

Intervista a Riccardo Tedeschi, uno dei proprietari della nota azienda della Valpolicella, tra prospettive su Amarone e Valpolicella


Il coraggio di essere sempre sé stessi: Tedeschi, un’azienda autentica

Riccardo Tedeschi


Come è nata la vostra azienda?
Nostro padre Lorenzo ha sviluppato l’azienda vinicola nel 1964. Precedentemente la mia famiglia produceva vino già da parecchie generazioni, probabilmente dal 1630, e lo vendeva nelle trattorie e ristoranti di Verona e provincia.
La svolta però è arrivata con nostro padre che ha dato vigore all’azienda e ha impostato lo stile dei nostri prodotti: vini ricchi di struttura e freschezza, adatti ad essere accompagnati al cibo.
È nostro poi uno dei primi cru della Valpolicella di Amarone. Lui ha creduto molto in questo vino in un momento, gli anni Sessanta, in cui il vino della Valpolicella era il Recioto.

Oggi vi occupate dell’azienda Lei e le Sue sorelle Antonietta e Sabrina. Come è avvenuto il passaggio generazionale?
Mio padre ha sempre avuto una grande apertura mentale. Non ha mai ostacolato le nostre idee. Sia io che lui siamo creativi nella produzione del vino, perciò, quando sono entrato in azienda e ho proposto delle sperimentazioni, qualsiasi cosa volessi fare in piccolo me l’ha sempre fatta provare.
È celebre in famiglia la volta in cui lui stesso aveva deciso di usare una sorta di pentola a pressione per uno stano esperimento sul vino, rimanendo sveglio tutta la notte per paura che esplodesse.

Come definirebbe la vostra azienda?
Famigliare ed artigianale. Ma anche storica ed innovativa allo stesso tempo. Autentica, con una forte identità.

Come sono divisi i ruoli in azienda?

Essere in tre fratelli è per noi una risorsa più che una complicazione, come in tante altre realtà. Per noi più teste, portano idee.
Però per far funzionare in modo efficiente la macchina aziendale abbiamo dei ruoli definiti: Antonietta, che è entrata per prima in azienda nel 1984, si occupa del mercato italiano e di amministrazione, io di produzione ed export in Nord America, mentre Sabrina, che è entrata per ultima in azienda nel 2000, di export in Europa e Far East e di marketing.

Qual’è il vino che vi rappresenta di più?
Il prodotto di cui sono più contento oggi è l’Amarone della Valpolicella, prodotto con una selezione delle uve da più vigneti di collina.
È un vino completo, con ricchezza di tannini e giusta acidità, perfetto per l’accompagnamento al cibo. Il nostro marchio di fabbrica, che continua avere parecchio successo in Canada, in particolare in Ontario.

Il vino che la sta stupendo di più invece?
Il Valpolicella giovane ha funzionato meglio di quanto pensassi negli anni. Per questo il nostro obiettivo per i prossimi anni è rivalutare un po' questo vino, che subisce il successo di Amarone e Ripasso, e riportarlo al suo valore originale: un vino da pasto piacevole, fresco, con meno complessità, ma non meno affascinante.

In che direzione stanno andando i vostri vini?
Stiamo lavorando per migliorare la componente aromatica, è una priorità in questo momento.

La sfida più grande oggi per un produttore di vino…
La sfida più grande è nel vigneto, non tanto nei vini, evitando gli scarti, cercando la qualità costante e selezionando le uve al massimo. Lo stiamo facendo in tutti i nostri vigneti ed in particolar modo nel vigneto che abbiamo acquistato negli anni scorsi nella vallata di Mezzane, Maternigo, 31 ettari di paradiso attorniati da boschi.

Quali sono i mercati del mondo in cui siete più presenti?
Svizzera e Germania in Europa, mentre Canada, che occupa un 35% di fatturato, e Stati Uniti (8%) per l’extra-UE. Anche se anche il mercato nazionale sta crescendo, registrando un 15-20% del fatturato.

La sfida più grande per l’export del vino italiano?
Educare il consumatore e non avere paura di essere se stessi. Le mode e i trend di mercato stanno minacciando le identità aziendali. Invece, il bicchiere dovrebbe esprimere lo stile dell’azienda, il suo territorio, non i gusti del consumatore… sperando di incontrare comunque i gusti del consumatore.


tedeschiwines.com/
Agnese Ceschi

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friday 16 june

Paolo Leo: tradition and protection of the environment

The Apulian winery between sustainability and the protection of the “alberello salentino” (Salento vine)


Paolo Leo: tradition and protection of the environment

Paolo Leo with his sons in front of the Alberello


Great attention and care of sustainability and valorization of the territory: this is the philosophy of the Apulian winery Paolo Leo, a modern company, which has expanded its business both in Italy and abroad.
Since the official slogan we can understand the winery from Brindisi: “Salento in purity”. This sentence represents Leo’s philosophy and its production choices.

Love and care of the vine and the wine have deeply characterized the story of Leo family since the early '900, when the forefather, grandfather and homonymous of the current owner Paolo Leo, began to make wine with the grapes of his vineyards in the family house in San Donaci, in the province of Brindisi.
Paolo Leo is a company that has looked beyond the Italian borders for a long time, working every day with a specific goal: the promotion of Salento and its agronomic products.

"All this commitment to promotion is also motivated by the hard work in the vineyard with the safeguarding and protection of the health of the environment and the consumer, which requires more and more healthy products" said Paolo Leo, who has inherited the family business with his wife Roberta and their sons.
The company has been promoting, for about a year, a very innovative and interesting project for the protection of alberello salentino. "In Salento there are small agricultural properties in abandoned conditions, where there are vineyards and olive groves of great historical value - said the owner - and it has been increasingly spreading the intention by companies, such as ours, to take concrete actions to protect this historic landscape as the mapping of vineyards and olive trees. We have created a wine, the Dorso Rosso, which is included in a specific project aiming to protect the Albarello salentino (Salento grapevine), which has been extinguishing”.

Alberello is a type of grapevine producing few grapes, about 30/35 quintals per hectare, and this is certainly one of the reasons leading many winegrowers to eradicate old Alberello vineyards and replace them with espalier system that guarantees a high production. “Eradication of Alberelli is a cultural and ecological disaster, only in these old vines there are original biotypes of Primitivo and Negroamaro. Saving the Alberello from extinction is the necessary condition to make authentic and pure wines from Salento!” declares Paolo Leo.

Paolo Leo has decided to save Alberello by allowing consumers to adopt one of them, following its story till the bottling of its Dorso Rosso. So each bottle is linked to the story of that particular Alberello and it is unique.
Safeguarding the environment and enhancing the territorial traditions become for Paolo Leo a unique mission in the promotion of Salento in Italy and in the world.

www.dorsorosso.it
For any information, and to adopt an Alberello, please write to info@dorsorosso.it
Agnese Ceschi

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mercoledi 14 giugno

Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Our interview with Andrea Ferrari, owner and founder of the winery from Ozzano Taro, in the province of Parma


Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Andrea Ferrari


As many knows, Parma is an iconic city for Italian food culture. The heart of the most authentic gastronomic tradition of Emilia, Parma is located in a beautiful landscape, right where the Po valley meets the Apennines. A many probably don't know, Parma is not only home to the famous ham, but it is also home to a pretty remarkable wine production, and Monte delle Vigne is one of the most important wineries of the area. In order to get to know this winery and its territory, we asked few questions to Andrea Ferrari, the man that in 1983 started off his entrepreneurial adventure by founding Monte delle Vigne.

Let's start from the territory. Where is Monte delle Vigne situated?
Our winery is situated in Ozzano Taro, province of Parma, right on the hills that from the Po Valley lead to the Cisa Pass. Our hills, at 350 mt above sea level, are extremely varied, with woods, lakes and slopes that give the perfect exposure to our white and red grapes.

Which are the characteristics of your terroir?

To talk about our terroir, we need to start from the soil, mainly clay and limestone. That give to our grapes minerality, structure and elegance. Exposure is equally important, west for red grapes and east for white grapes, while on plain areas we grow more adaptable grapes like Merlot and Chardonnay. The typical grape of the area is Barbera, the first local DOC, Colli di Parma, is indeed made of Barbera grapes. As for the white wines, typical grapes are aromatic ones, like Malvasia.

Which wine best represents your identity?
The wine that best represents our identity is Nabucco, because it is the first still wine ever produced in Parma area. It's the symbol of our winery, and still nowadays it tells a lot about who we are.

I see from your website you are particularly careful about sustainability? What does that mean in concrete actions?
We already have the organic certification for the most part of our production, but it's not just about that. For us sustainability is directly related to our lifestyle. It means growing vines in perfect harmony with the nature, but mostly it means living our own lives in harmony with the nature.

What is the role of hospitality in your winery?
Hospitality have a crucial role for us, especially considering we were pioneer in this field when we founded the Movimento Turismo del Vino. First of all, hospitality means to let people know about us. Thus, when someone chooses to visit us, he or she also decides to spend a part of his or her precious time in knowing who we really are, and that is incredibly important for us.

So which are the three good reasons to get to know Monte delle Vigne better?
The first one is definitely our unique wines, they are born here and have sincere bond with this beautiful land, which is the second reason you should check us out. It is such a special place. The third reason is rediscovering the wine culture of the area, that for a long time had been overshadowed by the most famous food culture, until recent time when we realized we can combine both of them to give visitors a true life experience.

www.montedellevigne.it/en



Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Vineyards


Alice Alberti

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giovedi 04 maggio

Anna Spinato: tradizione ed innovazione non sono solo parole, ma buona pratica quotidiana

Radici ben piantate nelle terre del Piave, ali spiegate verso nuovi mercati e nuove idee. Così ci si è presentata l'azienda trevigiana Anna Spinato allo scorso Vinitaly


Anna Spinato: tradizione ed innovazione non sono solo parole, ma buona pratica quotidiana

Anna Spinato e il figlio Roberto


Per crescere forti bisogna prima avere le radici ben piantante nel terreno. Lo sanno bene all'azienda vinicola Anna Spinato. Le loro radici affondano profonde nelle terre del Piave, uno dei fiumi più iconici del nostro paese, le terre del Raboso, storico vitigno autoctono, dove nel 1952 Pietro Spinato, padre di Anna, avviò l'attività di famiglia.
Oggi, dopo oltre sessant'anni di storia, l'azienda, ancora a conduzione famigliare, può vantare una crescita notevole che l'ha portata a chiudere lo scorso anno con una produzione di oltre mezzo milione di bottiglie e un buon posizionamento sui mercati esteri.
Qual è il segreto del suo successo? Tradizione ed innovazione.

"Ciò che più ci caratterizza" ha affermato Roberto Furlani, figlio di Anna Spinato e responsabile di produzione e export "è che siamo un'azienda in grado di coniugare la tradizione, che da mio nonno è stata tramandata a mia madre ed ora a me, con idee innovative che nascono da uno staff giovane, con una media d'età che va dai 27 ai 40 anni".

È stata proprio un'idea innovativa a rendere Anna Spinato un brand conosciuto in tutto il mondo. Nel 2006 Roberto ha avuto l'idea di cambiare il packaging delle bottiglie di Prosecco doc da 0,20 l, applicando, al posto delle tradizionali etichette, un rivestimento in PET, detto
sleeve, che aderisce perfettamente all'intera forma della bottiglia, non si stacca e permette di sbizzarrirsi in quanto a grafica e colori. Lanciato nel 2007, il primo sleeve di Anna Spinato ha avuto un tale successo, soprattutto all'estero, che a breve distanza sono apparse sul mercato in versione sleeve anche le bottiglie da 0,75 l dell'intera gamma di vini frizzanti e spumanti, Prosecco, Rosè e Moscato.
È stata una vera rivoluzione, che ha permesso ad Anna Spinato di riuscire in uno dei compiti più difficili oggi per un produttore di vino: rendersi riconoscibile.

Si potrebbe pensare che un packaging così anticonvenzionale sia un azzardo per un prodotto storico come il Prosecco, ma, come ben sottolinea Roberto Furlani "noi ci confrontiamo costantemente con nuovi mercati, giovani ed emergenti, dove vediamo che la
sleeve, se fatta bene, crea un valore aggiunto per il prodotto". Inoltre ben rappresenta quelle caratteristiche giovani, di divertimento, freschezza e facilità di beva, che si accompagnano all'immagine del Prosecco nel mondo.

Se la linea sleeve rappresenta l'innovazione, quale tra i vini Anna Spinato meglio interpreta la tradizione? "Il Malanotte del Piave Docg" è la risposta sicura di Roberto Furlani. "Il Raboso per noi è molto importante, è il nostro vitigno più identificativo ed è ciò che meglio ci lega al nostro territorio e alla tradizione".

Qual è dunque il futuro per Anna Spinato? "Gli obiettivi principali sono due" continua Furlani "innanzitutto rafforzare il nostro brand nei paesi dove già siamo presenti, Nord Europa, Canada, Russia e Giappone soprattutto. Oltre a ciò crediamo sempre più nella produzione biologica, che negli ultimi cinque anni ci ha visti ottenere la certificazione per i nostri spumanti, Prosecco, Rosè e Moscato. Tuttavia vorremo arricchire la nostra gamma biologica ed ottenere la certificazione anche per altri dei nostri prodotti".

Radici ben salde e ali spiegate. Con queste premesse siamo sicuri che l'azienda Anna Spinato potrà andare lontano. 
Alice Alberti

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mercoledi 22 marzo

Gianni Tessari: un vignaiolo senza schemi

Abbiamo intervistato Gianni Tessari, il produttore che ha da poco preso in gestione l'azienda Marcato Vini


Gianni Tessari: un vignaiolo senza schemi

Gianni Tessari e la moglie Anna Maria Dal Bosco (Foto: Giò Martorana)


Si definisce un vignaiolo senza schemi, perché per fare il vino non esiste una ricetta. Lui è Gianni Tessari, storico produttore della zona del Soave, che recentemente, da poco più di un anno, ha preso in gestione l’azienda Marcato. Allo storico brand del Durello, Gianni Tessari ha aggiunto anche il suo personale brand, che porta letteralmente il suo nome, perché, nonostante sia un uomo un po' schivo e non ami la luce dei riflettori, ha voluto metterci la faccia e puntare alla credibilità che ha acquisito in questo settore con anni di esperienza. A lui abbiamo chiesto che scelte ha fatto intraprendendo questa nuova avventura, definendo una nuova identità tra le radici del passato e le idee per un futuro che lo rappresenti in pieno. 
Come è entrato nel mondo del vino?
Come succede nella maggior parte dei casi, mi sono avvicinato al mondo del vino per successione famigliare. Mio padre ha iniziato la sua avventura dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo essere scappato dalla prigionia in Francia, ha attraversato i vigneti francesi ed è stato accolto dai contadini che gli hanno fatto assaggiare i loro buoni vini. Infatti quando è tornato ha deciso di immergersi con attenzione nel mondo del vino e per onorare questo prodotto ha cominciato a piantare vigne nella zona del Soave. Io mi sono trovato semplicemente a seguire le sue orme.

Lei ha quindi raccolto la sua eredità. Suo padre vinificava ed imbottigliava?
No, mio padre vendeva vino sfuso in damigiane e fusti. L’imbottigliamento l’abbiamo iniziato io e mio fratello in un’azienda diversa da questa, dove abbiamo fatto il nostro percorso con successo. Ad un certo punto, però, il percorso famigliare con mio fratello si è diviso e io mi sono trovato sul mercato da solo. Ho deciso di continuare questa avventura e mi sono imbattuto nell’azienda Marcato Vini. Era un brand ed un marchio abbastanza conosciuto con un grande potenziale e storia alle spalle, che aveva necessità di un rilancio e di una nuova organizzazione.

Che situazione ha trovato al suo arrivo?
Ho trovato un marchio storico fortemente focalizzato sullo spumante, in particolare il Durello. Su questo settore effettivamente siamo tuttora molto conosciuti, ma venivano sottovalutate tutte le altre tipologie di vino che potenzialmente potevano produrre ottimi risultati. Noi adesso abbiamo un’azienda che è strutturata su tre denominazioni dal punto di vista produttivo: Soave, Colli Berici e Monti Lessini. Due di queste denominazioni vengono ora valorizzate al meglio con il nuovo brand. Con la mia impostazione, ho fatto in modo che il marchio Marcato e la storicità del Durello fosse confermata e riaffermata. Per questo motivo tutti i vini spumanti, viaggiano ancora con il nome Marcato. 

E per le altre tipologie di vini?
I vini fermi, li ho compresi in un nuovo marchio che ho chiamato “Giannitessari”, il mio nome. Con questo brand che oggi è diventato il nome dell’azienda, sto cercando di valorizzare i vini a seconda delle zone da cui provengono. Invece di cercare compromessi e strategie per adattare il prodotto alle esigenze del catalogo o del mercato, semplicemente raccolgo quello che le potenzialità e le predisposizioni territoriali permettono. In sostanza se devo proporre o produrre un vino, scelgo la tipologia di uva e il territorio più vocati per le caratteristiche di quel vino.

Come nasce l’idea del nome e del logo della nuova azienda?
L’idea di mettere il mio nome all’azienda non è stata mia. Non sono mai stato una persona che ama la luce dei riflettori, ma l’idea è quella di metterci la faccia e di puntare alla credibilità che ho acquisito in questo settore con la mia esperienza. Il logo, invece, è la rappresentazione della chiesetta storica di Brognoligo realizzata da un mio amico pittore. Della chiesetta, ahimè, è rimasto solo il campanile e poco altro, ma l’ho scelta come logo perché Brognoligo è il paese dove sono nato. E l’ho fatto in onore alle mie radici.

Quali sono state le nuove scelte produttive, dunque?
Io produco vini bianchi a Soave, vini rossi dei Colli Berici e spumanti dei Monti Lessini. Nella precedente gestione i due vitigni internazionali, Chardonnay e Pinot Nero, erano stati piantati con l’idea di integrare il metodo classico, io invece ho cambiato rotta. La mia visione è molto più territoriale. Da quando ho preso in mano le redini dell’azienda utilizziamo come base per gli spumanti solo il Durello in purezza (parlando del metodo classico) e i due vitigni che erano stati piantati per questo scopo, li utilizzo per il vino fermo. Queste, in poche parole, sono state le mie scelte produttive.

Che tipo di produttore è Gianni Tessari?
Il mio approccio è quello di non avere schemi. Come produttore devo riuscire ad adattarmi alle situazioni più varie che possono presentarsi, per portare a casa, in quel momento, il risultato migliore. Va molto di moda nel mondo del vino e soprattutto degli enologi il “protocollo di vinificazione”, ma secondo me non si può fare il vino con una ricetta! Dobbiamo affrontare il vino con umiltà e rispetto, tenendo sempre a mente di sfruttare quello che la natura e il momento ci offrono. L’assenza di regole fisse mi permette di gestire la materia prima come credo meglio … ma non dimentico che il vino ha la sua storia e potenzialità che va anche indirizzata verso una collocazione commerciale che lo valorizzi. 



www.marcatovini.it
Gianni Tessari: un vignaiolo senza schemi

I vigneti


Agnese Ceschi

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