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WineMeridian
venerdi 24 novembre 2017 logo winemeridian.com
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tuesday 26 september

The courage to be always yourself: Tedeschi, an authentic winery

We interviewed Riccardo Tedeschi, one of the owners of the Valpolicella's well-known winery, on his perspectives about Amarone and Valpolicella wines


The courage to be always yourself: Tedeschi, an authentic winery

Riccardo Tedeschi


How was your company born?
Our father Lorenzo developed the winery in 1964. Before, my family had been producing wine for several generations, probably from 1630, and sold it to trattorias and restaurants of Verona and the whole province. The turning point, however, came with our father who gave a new impulse to the winery and set our products’ style: rich of texture and fresh wines, suitable to be paired with food.
One of the first crus of Amarone was in our winery. My father believed in this wine in the Sixties, when the principal wine of Valpolicella was Recioto.

Today you manage the winery with your sisters Antonietta and Sabrina. How did the generational passage occur?
My dad has always been open-minded. He has never hindered our ideas. My father and I have always been creative in wine production, so anything I wanted to experiment, he has always encouraged me to try it. It is remarkable in the family the episode when he decided to use a kind of pressure cooker for a wine experiment, staying awake all night because he was afraid of a possible explosion.

How would you define your company?

Domestic and handcrafted. But also historic and innovative at the same time. Authentic, with a strong identity.

How are the roles in the company divided?
Being three brothers is for us a resource more than a complication. For us more heads we are, more ideas it brings. However, in order to run the company's machine efficiently, we have defined roles: Antonietta, who first joined the company in 1984, deals with the Italian market and administration, I deal with production and export in North America, while Sabrina, who entered into the company in 2000, deals with export to Europe and Far East and marketing.

Which wine better represents your company?

Amarone della Valpolicella, produced with a selection of grapes from various vineyards of the hills, is the product I am most happy with today. It is a full wine, rich in tannins and good acidity, perfect for accompanying food. Our trademark continues to be very successful in Canada, particularly in Ontario.

Which wine amazes you the most?
The young Valpolicella gave me unexpected satisfaction over the years. That is why our goal for the coming years is to re-evaluate this wine and bring it back to its original value: a pleasant, cool meal wine with less complexity than Amarone and Ripasso, but no less fascinating.

Which direction are your wines going in?
We are working to improve the aromatic component, it is a priority in this moment.

The biggest current challenge for a wine producer is...
The biggest challenge is in the vineyard, avoiding waste, seeking constant quality and selecting the best grapes. We are doing it in all of our vineyards and especially in the vineyards we have bought in the valley of Mezzane, Maternigo, 31 hectares of paradise surrounded by a forest.

Which are the markets in the world where you are most present?
Switzerland and Germany in Europe, while Canada, which represents the 35% of our sales, and the US (8%) for the non-EU. Although the domestic market is also growing, registering a 15-20% of turnover.

The biggest challenge for Italian wine export…
Educating the consumer and not being afraid to be yourself are the biggest challenge in the export of wine. Fashion and market trends are threatening corporate identities. Instead, the glass should express the style of the company, its territory, not the taste of the consumer.
Our goal is to meet the consumer's taste without loosing our identity.

FOCUS ON WINE
Maternigo -Vapolicella Superiore
Agnese Ceschi

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lunedi 25 settembre

Il coraggio di essere sempre sé stessi: Tedeschi, un’azienda autentica

Intervista a Riccardo Tedeschi, uno dei proprietari della nota azienda della Valpolicella, tra prospettive su Amarone e Valpolicella


Il coraggio di essere sempre sé stessi: Tedeschi, un’azienda autentica

Riccardo Tedeschi


Come è nata la vostra azienda?
Nostro padre Lorenzo ha sviluppato l’azienda vinicola nel 1964. Precedentemente la mia famiglia produceva vino già da parecchie generazioni, probabilmente dal 1630, e lo vendeva nelle trattorie e ristoranti di Verona e provincia.
La svolta però è arrivata con nostro padre che ha dato vigore all’azienda e ha impostato lo stile dei nostri prodotti: vini ricchi di struttura e freschezza, adatti ad essere accompagnati al cibo.
È nostro poi uno dei primi cru della Valpolicella di Amarone. Lui ha creduto molto in questo vino in un momento, gli anni Sessanta, in cui il vino della Valpolicella era il Recioto.

Oggi vi occupate dell’azienda Lei e le Sue sorelle Antonietta e Sabrina. Come è avvenuto il passaggio generazionale?
Mio padre ha sempre avuto una grande apertura mentale. Non ha mai ostacolato le nostre idee. Sia io che lui siamo creativi nella produzione del vino, perciò, quando sono entrato in azienda e ho proposto delle sperimentazioni, qualsiasi cosa volessi fare in piccolo me l’ha sempre fatta provare.
È celebre in famiglia la volta in cui lui stesso aveva deciso di usare una sorta di pentola a pressione per uno stano esperimento sul vino, rimanendo sveglio tutta la notte per paura che esplodesse.

Come definirebbe la vostra azienda?
Famigliare ed artigianale. Ma anche storica ed innovativa allo stesso tempo. Autentica, con una forte identità.

Come sono divisi i ruoli in azienda?

Essere in tre fratelli è per noi una risorsa più che una complicazione, come in tante altre realtà. Per noi più teste, portano idee.
Però per far funzionare in modo efficiente la macchina aziendale abbiamo dei ruoli definiti: Antonietta, che è entrata per prima in azienda nel 1984, si occupa del mercato italiano e di amministrazione, io di produzione ed export in Nord America, mentre Sabrina, che è entrata per ultima in azienda nel 2000, di export in Europa e Far East e di marketing.

Qual’è il vino che vi rappresenta di più?
Il prodotto di cui sono più contento oggi è l’Amarone della Valpolicella, prodotto con una selezione delle uve da più vigneti di collina.
È un vino completo, con ricchezza di tannini e giusta acidità, perfetto per l’accompagnamento al cibo. Il nostro marchio di fabbrica, che continua avere parecchio successo in Canada, in particolare in Ontario.

Il vino che la sta stupendo di più invece?
Il Valpolicella giovane ha funzionato meglio di quanto pensassi negli anni. Per questo il nostro obiettivo per i prossimi anni è rivalutare un po' questo vino, che subisce il successo di Amarone e Ripasso, e riportarlo al suo valore originale: un vino da pasto piacevole, fresco, con meno complessità, ma non meno affascinante.

In che direzione stanno andando i vostri vini?
Stiamo lavorando per migliorare la componente aromatica, è una priorità in questo momento.

La sfida più grande oggi per un produttore di vino…
La sfida più grande è nel vigneto, non tanto nei vini, evitando gli scarti, cercando la qualità costante e selezionando le uve al massimo. Lo stiamo facendo in tutti i nostri vigneti ed in particolar modo nel vigneto che abbiamo acquistato negli anni scorsi nella vallata di Mezzane, Maternigo, 31 ettari di paradiso attorniati da boschi.

Quali sono i mercati del mondo in cui siete più presenti?
Svizzera e Germania in Europa, mentre Canada, che occupa un 35% di fatturato, e Stati Uniti (8%) per l’extra-UE. Anche se anche il mercato nazionale sta crescendo, registrando un 15-20% del fatturato.

La sfida più grande per l’export del vino italiano?
Educare il consumatore e non avere paura di essere se stessi. Le mode e i trend di mercato stanno minacciando le identità aziendali. Invece, il bicchiere dovrebbe esprimere lo stile dell’azienda, il suo territorio, non i gusti del consumatore… sperando di incontrare comunque i gusti del consumatore.


tedeschiwines.com/
Agnese Ceschi

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domenica 03 settembre

Grillo e Nero d’Avola, patrimonio della viticoltura siciliana non solo della Doc

Il parere del noto produttore siciliano Francesco Spadafora, contro il divieto di etichettare come Terre Siciliane Nero d’Avola e Grillo che a partire da questa vendemmia sarà possibile farlo sotto il cappello della doc Sicilia


Grillo e Nero d’Avola, patrimonio della viticoltura siciliana non solo della Doc

Francesco Spadafora


La decisione, ormai ufficiale, di vietare la possibilità di etichettare come Terre Siciliane Grillo e Terre Siciliane Nero d'Avola i due vitigni, a partire dalla vendemmia 2017, ma solo sotto il cappello della Doc Sicilia mi spinge ad alcune considerazioni personali.
La prima che viene spontanea è come sia possibile che due vitigni regolarmente autorizzati dall'Assessorato di competenza, possano essere tracciati dalla loro produzione per poi scomparire al momento in cui vanno in bottiglia negando, di fatto, la possibilità al consumatore di sapere con quali uve venga prodotto un vino.
La seconda è più di ordine sociologico perché la Sicilia, con questa sua decisione, dimostra come, nonostante si pregi del fatto di essere al centro del Mediterraneo e di passaggio in qualche modo da un oceano all'altro e nonostante abbia ricevuto in dono, proprio perché di passaggio, tutti quei prodotti agricoli che poi ci hanno reso famosi nel mondo, oggi con atto di grande egoismo, dichiari al mondo che questi due vitigni sono di sua specifica proprietà, pur avendo utilizzato, per generazioni, vitigni affermati in altre parti del mondo.


La scusa ufficiale è che così si preservano le caratteristiche di questi vitigni perché si dovrebbero imbottigliare solo in zona di produzione, ovviamente deroghe a parte, ma in realtà ciò farà sì che troveremo in giro, a nome Sicilia, milioni di bottiglie a prezzi sconcertanti, ma Doc, perché prodotte da tutti quelli che pagando l'uva a prezzi molto bassi potranno permettersi di commercializzare il prodotto a prezzi da saldi, il tutto targato Sicilia.
Sarebbe stato un modo per dimostrare al mondo che chi lavora Grillo o Nero d'Avola commercializzato fuori regione lavora un prodotto di fascia più bassa così da consentire a chi lo lavora a casa di potere spuntare un prezzo più alto.

Spesso ci si lamenta che la Sicilia non fa sistema e che ha permesso a tutti di prendere decisioni a casa nostra dettate da altri e così, anche questa volta , non si farà sistema e molti continueranno a lavorare sul proprio brand aziendale piuttosto che su un banale Terre Siciliane Bianco o Rosso.
Abbiamo accolto il grano, l'olivo, il pomodoro e la patata ma ora non vogliamo che nessuno usi il nostro Grillo e il nostro Nero d'Avola, che nel frattempo, da anni, è stato piantato un po' in giro nel mondo.
Va bene per il Primitivo poterlo coltivare in California, va bene per la Barbera e per il Sangiovese ma non andrà bene per il Grillo o Nero d'Avola, facendole così scomparire dalle uve “socialmente utili”.
Noi, produrremo sempre Grillo e Nero d'Avola e lo chiameremo simpaticamente in altro modo e continueremo a spiegare che quelle bottiglie sono prodotte con quelle uve perché un giorno non si possa dire che il provincialismo ci appartiene.

Francesco Spadafora, Titolare dell’azienda Dei Principi di Spadafora

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friday 16 june

Paolo Leo: tradition and protection of the environment

The Apulian winery between sustainability and the protection of the “alberello salentino” (Salento vine)


Paolo Leo: tradition and protection of the environment

Paolo Leo with his sons in front of the Alberello


Great attention and care of sustainability and valorization of the territory: this is the philosophy of the Apulian winery Paolo Leo, a modern company, which has expanded its business both in Italy and abroad.
Since the official slogan we can understand the winery from Brindisi: “Salento in purity”. This sentence represents Leo’s philosophy and its production choices.

Love and care of the vine and the wine have deeply characterized the story of Leo family since the early '900, when the forefather, grandfather and homonymous of the current owner Paolo Leo, began to make wine with the grapes of his vineyards in the family house in San Donaci, in the province of Brindisi.
Paolo Leo is a company that has looked beyond the Italian borders for a long time, working every day with a specific goal: the promotion of Salento and its agronomic products.

"All this commitment to promotion is also motivated by the hard work in the vineyard with the safeguarding and protection of the health of the environment and the consumer, which requires more and more healthy products" said Paolo Leo, who has inherited the family business with his wife Roberta and their sons.
The company has been promoting, for about a year, a very innovative and interesting project for the protection of alberello salentino. "In Salento there are small agricultural properties in abandoned conditions, where there are vineyards and olive groves of great historical value - said the owner - and it has been increasingly spreading the intention by companies, such as ours, to take concrete actions to protect this historic landscape as the mapping of vineyards and olive trees. We have created a wine, the Dorso Rosso, which is included in a specific project aiming to protect the Albarello salentino (Salento grapevine), which has been extinguishing”.

Alberello is a type of grapevine producing few grapes, about 30/35 quintals per hectare, and this is certainly one of the reasons leading many winegrowers to eradicate old Alberello vineyards and replace them with espalier system that guarantees a high production. “Eradication of Alberelli is a cultural and ecological disaster, only in these old vines there are original biotypes of Primitivo and Negroamaro. Saving the Alberello from extinction is the necessary condition to make authentic and pure wines from Salento!” declares Paolo Leo.

Paolo Leo has decided to save Alberello by allowing consumers to adopt one of them, following its story till the bottling of its Dorso Rosso. So each bottle is linked to the story of that particular Alberello and it is unique.
Safeguarding the environment and enhancing the territorial traditions become for Paolo Leo a unique mission in the promotion of Salento in Italy and in the world.

www.dorsorosso.it
For any information, and to adopt an Alberello, please write to info@dorsorosso.it
Agnese Ceschi

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mercoledi 14 giugno

Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Our interview with Andrea Ferrari, owner and founder of the winery from Ozzano Taro, in the province of Parma


Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Andrea Ferrari


As many knows, Parma is an iconic city for Italian food culture. The heart of the most authentic gastronomic tradition of Emilia, Parma is located in a beautiful landscape, right where the Po valley meets the Apennines. A many probably don't know, Parma is not only home to the famous ham, but it is also home to a pretty remarkable wine production, and Monte delle Vigne is one of the most important wineries of the area. In order to get to know this winery and its territory, we asked few questions to Andrea Ferrari, the man that in 1983 started off his entrepreneurial adventure by founding Monte delle Vigne.

Let's start from the territory. Where is Monte delle Vigne situated?
Our winery is situated in Ozzano Taro, province of Parma, right on the hills that from the Po Valley lead to the Cisa Pass. Our hills, at 350 mt above sea level, are extremely varied, with woods, lakes and slopes that give the perfect exposure to our white and red grapes.

Which are the characteristics of your terroir?

To talk about our terroir, we need to start from the soil, mainly clay and limestone. That give to our grapes minerality, structure and elegance. Exposure is equally important, west for red grapes and east for white grapes, while on plain areas we grow more adaptable grapes like Merlot and Chardonnay. The typical grape of the area is Barbera, the first local DOC, Colli di Parma, is indeed made of Barbera grapes. As for the white wines, typical grapes are aromatic ones, like Malvasia.

Which wine best represents your identity?
The wine that best represents our identity is Nabucco, because it is the first still wine ever produced in Parma area. It's the symbol of our winery, and still nowadays it tells a lot about who we are.

I see from your website you are particularly careful about sustainability? What does that mean in concrete actions?
We already have the organic certification for the most part of our production, but it's not just about that. For us sustainability is directly related to our lifestyle. It means growing vines in perfect harmony with the nature, but mostly it means living our own lives in harmony with the nature.

What is the role of hospitality in your winery?
Hospitality have a crucial role for us, especially considering we were pioneer in this field when we founded the Movimento Turismo del Vino. First of all, hospitality means to let people know about us. Thus, when someone chooses to visit us, he or she also decides to spend a part of his or her precious time in knowing who we really are, and that is incredibly important for us.

So which are the three good reasons to get to know Monte delle Vigne better?
The first one is definitely our unique wines, they are born here and have sincere bond with this beautiful land, which is the second reason you should check us out. It is such a special place. The third reason is rediscovering the wine culture of the area, that for a long time had been overshadowed by the most famous food culture, until recent time when we realized we can combine both of them to give visitors a true life experience.

www.montedellevigne.it/en



Three good reasons to get to know Monte delle Vigne better

Vineyards


Alice Alberti

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