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domenica 19 agosto 2018 logo winemeridian.com
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Listening to a winemaker telling his story is the most fascinating and captivating way to get to know wines and territories.



giovedi 09 agosto

Casale del Giglio, produzione sostenibile nell'Agro Pontino

"La gente conosce il prezzo di tutte le cose, ma non conosce il valore di nessuna": la filosofia dell'azienda di proprietà di Antonio Santarelli


Casale del Giglio, produzione sostenibile nell'Agro Pontino

Antonio Santarelli e l'enologo Paolo Tiefenthaler


Casale del Giglio, una realtà dagli obiettivi ambiziosi, ma sempre orientati a garantire il meglio per le generazioni che verranno. Questa la forza motrice di questa realtà dell’Agro Pontino, a sud della Capitale, una realtà che fonda le proprie radici sui valori familiari trasmessi di generazione in generazione, fino ad arrivare ad oggi, con obiettivi sinceri ed un percorso avviato di produzione ecosostenibile, che rende il terreno e il suo ecosistema veri protagonisti dell’attività aziendale.
Abbiamo intervistato
Antonio Santarelli, titolare di Casale Del Giglio, che ci ha raccontato l’azienda in tutte le sue sfaccettature, senza mai dimenticare la storia da cui proviene.

Quando e come è nata Casale del Giglio?
Casale del Giglio è stata fondata nel 1967 da Berardino Santarelli, originario di Amatrice, e si trova nell’Agro Pontino in località Le Ferriere, a circa 50 km a sud di Roma. Questo territorio, rappresentava, rispetto ad altre zone del Lazio e di altre regioni d’Italia, un ambiente tutto da esplorare dal punto di vista vitivinicolo.
Per questa ragione nel 1985 si diede vita al progetto di ricerca e sviluppo “Casale del Giglio”, autorizzato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio e al quale ha dato impulso determinante il nostro direttore tecnico Paolo Tiefenthaler.
Ad oggi Casale del Giglio ha provveduto a riconvertire a filare tutti i suoi 160 ettari di vigneto e ad introdurre nuove varietà caratterizzate dall’alto grado di interazione qualitativa con il Territorio.

Qual è la vostra filosofia aziendale?

Dopo tanti anni di ricerca mirata a trovare vitigni che dessero il meglio dell’Agro Pontino e tecniche di vinificazione atte a preservare il massimo del potenziale qualitativo derivante dalle nostre uve, abbiamo dato vita da qualche anno, ad un nuovo progetto rivolto al territorio ed all’ambiente. Casale del Giglio ha intrapreso un percorso di “produzione ecosostenibile” dove il terreno, le piante e tutto l’ecosistema sono i veri obiettivi del progetto prospettando uno sviluppo tecnico economico che sia in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere alle generazioni future la possibilità di soddisfare i propri.
Citando una frase di Oscar Wilde “La gente conosce il prezzo di tutte le cose, ma non conosce il valore di nessuna”, noi siamo consapevoli del grande valore della nostra terra.

Qual è il vostro vino più rappresentativo? 

Anthium Bellone, un vitigno di origini antichissime, diffuso nel Lazio già in epoca romana e citato da Plinio come “uva pantastica”.
Nasce nella zona di Anzio da un vecchio vigneto franco di piede (viti senza portainnesto) dove, grazie alla natura del suolo, la filossera non è riuscita a diffondersi. L’età delle viti (più di 60 anni), l’influenza diretta del mare, la natura sabbiosa del suolo fanno sì che questa piccola zona sia unica per la produzione del Bellone, potendo parlare di specifico “Terroir” ovvero di perfetta simbiosi fra vitigno, suolo, clima e tradizione, veri cardini per produrre un grande vino.

Se un wine lover straniero oggi Le chiedesse di dirgli chi è Casale del Giglio in poche parole…
Casale del Giglio è un’azienda che ha creduto nell’alto potenziale del territorio dell’Agro Pontino. Attraverso un complesso progetto di ricerca e sperimentazione è riuscita ad individuarlo ed a concretizzarlo attraverso la peculiare somma dei propri vini.

Che percentuale fate di export e in quali mercati siete presenti?
L’export rappresenta oggi il 10% del fatturato. Siamo presenti in più di trenta paesi tra cui U.S.A., Canada, Giappone, Svizzera, Germania, Danimarca, Australia…

Nuovi progetti per il 2018?
Vorremmo proseguire nel progetto degli autoctoni di nicchia coma la Biancolella dell’Isola di Ponza ed il Pecorino di Accumoli ed Amatrice, cratere del terremoto del 2016, ed intensificare la presenza della Casale del Giglio nei mercati internazionali.


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giovedi 12 luglio

Mondodelvino: one entity, many territories

Interview with Marco Martini, CEO of Mondodelvino SpA CEO, one of the most interesting and innovative Italian wine groups of Italy and ranked 17 among Italian wine companies in terms of sales in 2017.


Mondodelvino: one entity, many territories

Marco Martini


Mondodelvino is a composite organization, would you be able to give us some background information?
Mondodelvino is a family based company, which combines different wineries located in some of the main Italian wine-growing areas. In Piedmont there is MGM, which has its’ headquarters in Priocca, in the province of Cuneo. In Acqui Terme, Cuvage Metodo Classico produces only sparkling wine from Piedmont region. Next, the winery located in Romagna, Poderi Dal Nespoli, is where we produce typical wines from the Romagna region, which has a positive and always increasing recognition and future in the international markets. Lastly, Barone Montalto is our winery producing premium Sicilian wines.

What is the turnover for the holding per year and what is the percentage of export?
In 2017, the group consolidated a turnover of 107 million euros. The 85% of our turnover comes from sales abroad and we sell our wines in over sixty countries worldwide; mainly in England; Germany; Holland; Russia; (growing very well in Russia, where we also have a controlled import company, where we directly manage the distribution of our products); the United States; all territories of Scandinavia and Canada; where we are the fourth Italian supplier of the Canadian monopolies in terms of volumes. Other interesting countries for our wines are Switzerland, Brazil, China and Japan.

How was this wine group born?
It all started from MGM, whose name comes from the three founding partners’ surname initials: my father Martini Alfeo, Gabb Roger and Mack Christoph. An Italian, an English and a German: it’s funny like the most classic Italian jokes.
MGM was founded in 1991 and was dedicated to research and marketing regarding Italian wines found mainly in English and German markets; over time the company has evolved in terms of production to answer in an effective, and innovative way to the demands of diverse markets.

Which are the main stages of your story?
Since 1991 to 2000 MGM carried out a "Wine Tailor Making" activity. Then in 2000 we decided to buy the first winery in Piedmont with the purpose in guaranteeing the requested volumes as well as protecting quality. In the same year Barone Montalto was born, because we wanted to produce quality Sicilian wines as requested by national and international markets.
In 2009 we entered as the majority partner in Poderi Dal Nespoli winery in Romagna for two main reasons: first of all, for us, the wines from Romagna have very high development potential and a good quality level; secondly, my father and I were born in Romagna and so we wanted to develop a new winemaking adventure in our native territory.
The group has made important structural investments that have made Poderi Dal Nespoli an impressive winery, built with innovative criteria and low environmental impact. Finally in 2011 the sparkling winery Cuvage Metodo Classico in Acqui Terme was born to face the evolution of the increasing demand for sparkling wines.

What are the values driving your production and management decisions?
The company is relatively young for the Italian wine growing landscape, so it’s characterized by enthusiasm, research and innovation. The purpose is to create new pleasant wines appreciated by the markets. Certainly our philosophy is driven by environmental and social sustainability. Among the many certifications obtained, we are very proud of the SA8000, an ethical certification, linked to the enhancement of human resources. We are also implementing the "Life Circle Assessment" LCA system, which is an evaluation based on objective criteria of the environmental impact of our products.

As an expert in Italian wine trade in the world, what do you think Italian wines are missing today in order to be successful?
What’s missing? I would say a common communication approach, a super partes institution, as in France for example, that communicates in a simple, positive and transparent way for Italian wines. This could make the understanding of Italian wine more clear and effective in international markets. 


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thursday 28 june

Tenuta Montemagno: wine and hospitality in the heart of Monferrato

Interview with Tiziano Barea, Tenuta Montemagno Relais & Wine's president and CEO


Tenuta Montemagno: wine and hospitality in the heart of Monferrato

Tiziano Barea - Ceo Tenuta Montemagno


A corner of paradise in the heart of Monferrato, a pristine jewel, enclosed between four municipalities, Montemagno, Viarigi, Altavilla, and Casorzo, and two provinces Asti and Alessandria. A unique ecosystem, a great territorial richness and an unprecedented productive variety. This is Tenuta Montemagno estates, about 100 hectares, 20 of them are vineyards, for a production of about 150 thousand bottles. The production potential, always respecting quality, allows to reach a maximum of 200 thousand bottles. The territory is unique, in terms of variety and microclimate, and has become UNESCO heritage, for its being untouched, with a great potential for growth, including tourism. This is precisely why the Montemagno company has created a top-level accommodation location, an historic home with 17 rooms, in a farmhouse dating back to 1563 and with a Napoleonic tower from 1815, a place of peace where guests can be cuddled also from the gastronimic point of view, thanks to a dedicated restaurant, with a typical cuisine of Monferrato, but very accurate and lightened in the preparations, with tasting menu and wines pairing.

We interviewed Tiziano Barea, president and CEO of Tenuta Montemagno, Relais & Wine.

What characterizes the production of your cellar?
First of all, the search for new, unique, non-reproducible emotions, a research that has in its appreciation of native vines its reason for success. As in the search for a new restaurant or a chef, you are looking for unique emotions, so even in the wines and in particular the indigenous ones, you are looking for this wonder.

And you have found this uniqueness also at Vinitaly? Let's try to draw a balance of the event.
The 2018 edition was successful, in numbers and in quality participation, never so intense for us. We have noticed a growing interest in Italian wines that represent the greatest biodiversity in the world and that is what we have to focus on, therefore not international wines that everyone can produce better than us, but native people who know how to give a unique emotion, linked to the territory. This doesn’t find comparisons to the world. Also in terms of participation, Vinitaly 2018 has given encouraging signals. If in the past years we had noticed a drop in foreigners, this year there was an important return of foreign workers interested in Italian production. For what concerns us we have noticed a great attention to the autochthonous wines. In Piedmont there is a prevalence of barbera, we also produce timorasso and ruchè of castagnole Monferrato, a red unique in its kind that has been rediscovered and arouses so much interest. Even with the timorasso we have found notable satisfactions, it is a vine of great complexity and minerality, with an incredible power and no fear of passing time, without terms of comparison with the international vines. Even with Malvasia di Casorzo we have excellent feedback from the market, even in this case an extreme and unique vine of its kind. And now we care about the attention for the environment and the health of the final customer. For us, attention to the consumer is fundamental, to his health in particular, as well as to his satisfaction, so we reduce to the maximum the concentration of sulfites and preservatives. This thanks to extremely accurate and clean processing and to a manual collection in crates, to maintain the integrity of the grapes, which allows us to produce with low sulphite content.

We are talking about half of the values compared to legislation for organic wines. Is this an appreciated aspect by the markets?

Absolutely yes. We sell an important share of the wine directly in the cellar, to the fans who come to visit us, then a share through our national distribution network and finally a share of about 35% goes abroad, mainly North Europe, United States and California in particular. We have started to penetrate Japan and Hong Kong among the emerging markets for our reality.

Future projects?
Our short-term goal is to promote the Montemagno brand, also through the precious work of brand ambassadors who appreciate the unique qualities of our wines, both from the point of view of the variety and the level of excellence achieved. A job that, we are convinced, will give us great satisfaction.


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venerdi 22 giugno

Mondo del Vino: una realtà, tanti territori

Intervista a Marco Martini, CEO di Mondodelvino SpA, una delle realtà più interessanti ed innovative del panorama vitivinicolo italiano.


Mondo del Vino: una realtà, tanti territori

Marco Martini


Qual è la via giusta per entrare nei mercati esteri, promuovendo il vino italiano in tutte le sue sfaccettature? Lo abbiamo chiesto a Marco Martini, presidente del Consiglio di Gestione del Gruppo vitivinicolo “Mondodelvino SpA”, la diciassettesima realtà vinicola italiana per fatturato nel 2017.

Mondodelvino è una realtà composita, può spiegarmi di cosa si tratta?

Mondodelvino è una società a capitale famigliare, che raccoglie sotto di sé alcune realtà produttive vitivinicole situate in alcuni dei principali territori vinicoli italiani. In Piemonte si trovano MGM, che ha sede in Priocca, in provincia di Cuneo, ed è il centro di produzione più grande, e Cuvage S.r.l. ad Acqui Terme, uno spumantificio, che produce solo bollicine, prettamente del territorio piemontese.
L’azienda agricola in Romagna è Poderi Dal Nespoli, dove produciamo vini tipici del territorio romagnolo, che pensiamo possano trovare buoni e crescenti riconoscimenti nei mercati internazionali, mentre in Sicilia, infine, abbiamo Barone Montalto, che è la nostra cantina di vinificazione per i vini siciliani di più alto profilo.

Che fatturato movimenta la holding all’anno e che percentuale di export?
Il gruppo ha consolidato nel 2017 un fatturato pari a 107 milioni di euro, per questo è la realtà numero 17 in Italia in termine di fatturato nel 2017.
Sul fronte dell’export facciamo circa l’85% del fatturato all’estero ed esportiamo in una sessantina di paesi. I principali sono Inghilterra, Germania, Olanda, Russia (sta crescendo molto bene, qui abbiamo anche una società di importazione controllata, quindi gestiamo direttamente la distribuzione dei nostri prodotti in Russia), Stati Uniti, tutta l’area della Scandinavia, il Canada, dove siamo il quarto fornitore per i monopoli canadesi in termini di volumi dall’Italia. Ma anche Svizzera, Brasile, Cina e Giappone.

Come nasce questa realtà così composita?
Tutto è partito da MGM, il cui nome deriva dalle iniziali dei cognomi dei tre soci fondatori: Martini Alfeo, mio padre, Gabb Roger e Mack Christoph. Un italiano, un inglese e un tedesco, buffo, come nelle più classiche barzellette. MGM nasce nel 1991 come struttura presente in Italia per la ricerca e la commercializzazione di vini italiani nei mercati principalmente inglese e tedesco, poi nel corso del tempo la società si è sempre più avvicinata alla produzione, affinamento ed imbottigliamento per rispondere in maniera sempre più efficace, moderna e innovativa alle richieste del mercato.

Quali sono le tappe fondamentali?
Dal 1991 fino al 2000 MGM ha svolto attività di “Wine Tailor Making” presso altre strutture produttive, fino a che, dati i volumi e data l’esigenza di tutela delle qualità che si intendeva ottenere, si è deciso di acquistare la cantina in Piemonte nel 2000. Sempre nello stesso anno è nata anche Barone Montalto, perché abbiamo valutato positivamente un marchio di qualità per i vini siciliani e si è deciso di creare un’azienda, ma soprattutto una filiera produttiva, capace di creare vini siciliani di qualità da poter presentare ai mercati, sia nazionale che internazionale.
L’entrata come maggioranza nella compagine societaria della Poderi Dal Nespoli in Romagna nel 2009 ha una duplice motivazione: la prima è la convinzione che i vini della Romagna hanno potenzialità di sviluppo molto elevate ed il livello qualitativo dei prodotti che si può ottenere attraverso attente vinificazioni è sicuramente alto; la seconda è che il gruppo ha origine in Romagna e quindi volevamo sviluppare una nuova avventura anche nel nostro territorio.
Il gruppo ha effettuato investimenti strutturali importanti che hanno reso la Poderi Dal Nespoli una cantina molto bella, costruita con criteri innovativi e a basso impatto ambientale. Nel 2011 infine, nasce lo spumantificio Cuvage ad Acqui Terme per rispondere adeguatamente all’evoluzione della domanda di spumanti nei vari mercati.

Quali sono i valori che guidano la vostra scelta produttiva e gestionale?
L’azienda è relativamente giovane per il panorama vitivinicolo italiano e come tale si muove, caratterizzata da entusiasmo, ricerca ed innovazione produttiva per creare nuovi stili di vino piacevoli e apprezzati dai mercati. Sicuramente la filosofia che ci caratterizza è legata alla sostenibilità ambientale e sociale. Tra le tante certificazioni ottenute siamo molto orgogliosi della SA8000, la certificazione etica, quindi legata alla valorizzazione delle risorse umane. Inoltre stiamo implementando in azienda il sistema LCA “Life Cicle Assessment”, che è una valutazione basata su criteri oggettivi dell’impatto ambientale dei nostri prodotti.

Da esperto di commercio del vino italiano nel mondo, cosa manca secondo Lei oggi ai vini italiani per riuscire ad affermarsi?
C’è stata una crescita dell’export negli ultimi 10 anni con numeri ragguardevoli. Cosa manca? Direi un approccio di comunicazione di sistema, una struttura super partes che faccia un po’ quello che già si fa in Francia, che vada nei mercati a comunicare in maniera semplice, positiva e trasparente i vini italiani. Questo potrebbe rendere più chiara ed efficace la comunicazione del vino italiano nei mercati internazionali, soprattutto quelli più lontani.
Alle aziende spetta comunicare bene il proprio marchio, ma se prima venisse fatto un lavoro di costruzione dell’identità del vino italiano, ciò sarebbe ottimale. Qualcosa di più strutturato, ad ogni modo, inizia a farsi vedere, in particolare in Cina.
Mondo del Vino: una realtà, tanti territori
Agnese Ceschi

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monday 18 june

Tommasi: a history of family values and resourcefulness

Interview with Pierangelo Tommasi, executive director of Tommasi Family Estates


Tommasi: a history of family values and resourcefulness
This is a story of courage and resourcefulness, qualities that have always distinguished all the members of the Tommasi family, generation after generation since 1902, when Giacomo began the saga of a business which has made wine (and not only) as an opportunity for exploration and research, over the border of the territory of origin, Valpolicella.
Today the surname Tommasi remains at the top of a pyramid of estates scattered around Italy, and gives the name to a project "Tommasi Family Estates", which has the ambition to bring Italian wine in the world.
We interviewed
Pierangelo Tommasi, executive director of the Verona-based company.

When did the Tommasi family start producing wine?
Officially in 1902 with my great-grandfather Giacomo Tommasi, who at the time was a typical land holder for a noble family, cultivating vineyards, as well as fruit and olive crops. The family was numerous and so he though that starting up on his own was the right way to give the children some activities to do. So he negotiated the purchase of a good part of the land in sharecropping, about 5 hectares, those that today are located exactly behind the winery.

How did you start producing wine?
He already produced wine for the owners of the land. So when the land became of his property, he, with a great foresight, began to produce wine by his name. At the same time he also bought two taverns and arranged all the children in family activities.
The two sons who continued the wine business (my grandfather Angelo, and his brother Alfonso) contributed in an important way between 1902 and the second post-war period to boost activity. Then we get to the third generation, that of my dad and my uncles (four brothers in total) those who actually ridden from the post-war period until the mid-nineties, enlarged the company, acquired other vineyards, also including Veronese white wines as well as Valpolicella red wines.

Which was the year of the turning point?
Definitely 1959, the year in which Tommasi produced the first vintage of Amarone. At the time Amarone was not considered the main wine of Valpolicella, which instead was the Recioto. It was an act of trust and courage to produce it, but finally in the early nineties it received the attention it deserved.

Another date marked an important step in your family and business history ...
Yes, 1997, the year in which the fourth generation enters the company, the one formed by me and my cousins. We enter the field guaranteeing commitment and dedication and human strength, also guided by a spirit of initiative, pride and courage.
We decide to undertake this journey even outside the Veneto, without forgetting Verona and its province.

And where did you go?

We have always had the dream of going to Tuscany, considering it one of the most significant regions outside of Veneto. We wanted to get to Montalcino but, initially, we did not have the financial strength and perhaps not even the courage to try that way, having never found the ideal farm to crown the dream; buti t happened a few years later with the amazing Podere Casisano. Keeping the dream firmly in mind, however, we took another opportunity to do something in Maremma, arriving in Pitigliano, where we bought a land with vineyards and in a few years we launched our "Poggio al tufo".
With that purchase, unofficially started a project, which years later we called "Tommasi Family Estates", our brand.

In 1997 few people started to diversify. Why did you choose Tuscany?

We thought it was the most interesting wine region. From that project started in Maremma, which today includes 170 hectares of vineyards, we managed to get to Montalcino a few years later with more experience and courage. And for the rest, you know, the appetite comes with eating. In fact, from 2012 to 2016 we lined up almost four companies with great planning. About Tuscany, we were guided from the heart, from our dream, in the other cases all was the result of a clear planning. The first company was acquired in Puglia: Masseria Surani, in Manduria, in the heart of the primitive, was an estate already implanted for at least 10 years.
Then we returned to the North in the Oltre Po of Pavia: we were involved in acquiring the vineyards and the winery of the Caseo estate: 120 hectares of property, of which 90 hectares of vineyards.
In March 2015 we finally managed to land in Montalcino. For us Casisano was the successful completion of a dream, making Brunello was very important for us and we reinvented ourselves, a demonstration of the fact that it is not enough to have a good name behind it.
Finally we returned to the south, in Basilicata, entering into partnership with an historic company, the forefather of the wines of that region: Paternoster. The original company was the first true family winery in the area to look at the future, wanting to make quality wines in Basilicata. We have chosen to enter into partnerships to bring up the name of the Aglianico del Vulture.

If a foreign wine lover today ask you to tell him who Tommasi is in a few words, what do you say?
Tommasi is, above all, a family at the head of a company. It does not mean family business, it is a different concept. Ours is an entrepreneurial mindset, guided by the solid foundations of a family. These values ​​want to give a sign of stability, security, continuity and foresight.

When do you started to export abroad?
Since 1971, the year in which we began to export to the United States, for the idea of ​​my uncle Dario with an open mind and great initiative, who wanted to pursue the American dream. After Germany came Germany, then Switzerland and Canada, the most historical and strongest markets for us, to which all the Scandinavian countries were added since the mid-1990s.

What percentage of your production do you export?
Today we make about 90% of exports. 90% of exports are important, but we must calculate that the remaining 10% is concentrated in the Italian market, while 90% is distributed in about 70 markets. We have never neglected Italy, even if we have gone abroad, we believe that to be ambassadors in the world, we need to be strong at home.

How do you promote all your companies, diversifying but still keeping the Tommasi Family Estates brand?
We have coined a communication project called "Trilogia di Emozioni": Amarone, Brunello and Aglianico. We consider it an ambitious project, because it seems easy to say, but being able to make people understand who we are in the world is much more difficult than it seems. The trilogy of emotions has become our modus operandi, we need to make everyone understand who is Tommasi Family Estates. It is natural that abroad know us more about Amarone, but we must also make sure that other companies have a prosperous future, so we invest in the individual brands of companies, but remembering the stamp and our signature, as a guarantee sign.
Tommasi: a history of family values and resourcefulness


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