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domenica 21 aprile 2019 logo winemeridian.com
Italian daily news for key players and wine lovers


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Italian wine terroir

It could be hard to understand and appreciate the Italian winemaking heritage, without knowing the myriad of different terroirs . Let’s explore some together.



venerdi 21 dicembre

L’enoturismo? Uno strumento per portare il vino nella vita di tutti i giorni

Intervista a Silvia Dal Maso, che insieme ai fratelli Anna e Nicola conduce l’omonima azienda di famiglia vicentina che si appresta a festeggiare i 100 anni di storia


L’enoturismo? Uno strumento per portare il vino nella vita di tutti i giorni

Silvia Dal Maso


Da quanto tempo avete investito sull’enoturismo?
L’enoturismo è parte integrante della nostra filosofia aziendale ormai da cinque anni.
Inizialmente siamo andati per step, con l’organizzazione in cantina di eventi per i consumatori locali con degustazioni ed approfondimenti legati al territorio.
Poi ci siamo rivolti anche all’estero e tutt’oggi collaboriamo con agenzie turistiche che ci portano visite di winelovers italiani e stranieri. Inoltre, abbiamo coinvolto, e continuiamo a farlo, le associazioni locali Ais e Fisar per farci conoscere agli addetti del settore, ospitando lezioni e momenti educational qui in azienda. Per scelta abbiamo investito tanto in questa cosa con un grande sforzo iniziale, e ad oggi è una buona fetta del nostro impegno quotidiano.

Come è cambiato il profilo dell’enoturista in questi anni?
All’inizio l’enoturista aveva un profilo standard: una conoscenza medio bassa del mondo del vino e grande curiosità verso l’azienda e i prodotti in generale. Colpire quel wine lover all’inizio è stato abbastanza semplice.
Le cose si sono poi un po' complicate. Per spiegare questa maggiore complessitĂ , abbiamo creato una sorta di targhettizzazione:
- l’enoturista stop and go: quelli che arrivano tramite le agenzie, in genere in gruppo e hanno un interesse più rivolto al prodotto enogastronomico oltre che una conoscenza del vino molto elementare;
- il wine lover appassionato: è il target a cui ci rivolgiamo maggiormente. Questo consumatore tipo ha una conoscenza del vino più approfondita o da autodidatta o più tecnica, avendo partecipato magari a dei corsi, oltre che una grande curiosità per il vino.
- l’enoturista che ha un approccio più goliardico, di svago al prodotto;
infine negli ultimi anni si sta facendo strada un enoturista di lusso: principalmente straniero, con una conoscenza media del vino ma con la percezione del vino come un prodotto di nicchia: Questi entusiasti provengono principalmente da un’area geografica europea che coincide con l’Olanda, il Belgio e la Germania.

Che differenza notate tra l’enoturista italiano e quello straniero?
L’italiano è propenso a tutto quello che si trova fuori da casa sua, non si rende conto di quello che ha sotto casa. Inoltre segue spesso le mode, viaggia sui luoghi comuni del vino.
Il consumatore straniero è più aperto verso ciò che non conosce o alle nicchie di mercato, che approccia con curiosità. Noi cerchiamo per questo di adattare il nostro approccio a chi ci troviamo davanti.

Come si posiziona il Veneto a livello enoturistico?
Devo ammettere che per definire la nostra strategia enoturistica abbiamo guardato ad altre Regioni italiane come la Toscana, il Piemonte, o addirittura all’estero: siamo andati alla ricerca di cantine sudafricane, neozelandesi e australiane, che hanno un approccio più innovativo.
Tutto questo per dire che il Veneto è ancora molto legato a questo modello italiano di autoreferenzialità, più che vivere il vino come un momento esperienziale e di condivisione.
Il nostro obiettivo è fare in modo che questo momento di condivisione rimanga nella testa e nel cuore dell’enoturista che passa da noi.

E la vostra zona?
Vicenza e provincia sono un territorio ancora poco conosciuto ed apprezzato dal punto di vista enogastronomico, nonostante abbia un potenziale altissimo. Rimane purtroppo ancora una zona di passaggio tra Venezia e Verona. Noi stiamo cercando di valorizzare l’enorme potenziale anche culturale che essa nasconde.

Qual è l’identità che volete trasmettere?
Dal Maso è famiglia e questo è il pilastro attorno a cui ruota tutto. Per questo ai wine-lovers cerchiamo di far respirare l’aria della nostra famiglia. Grazie al prezioso aiuto del nostro staff accogliamo sempre con calore gli ospiti e se possiamo io, mia sorella Anna e mio fratello Nicola facciamo capolino per raccontare loro la nostra storia, che l'anno prossimo festeggia 100 anni.

Che approccio adottate?

Partiamo dal presupposto che l’enoturista contemporaneo non vuole più sovrastrutture che si avevano nel passato, sia a livello di linguaggio, che a livello pratico.
Sostanzialmente vuole meno teoria e più pratica, dunque più esperienza. Per questo noi oltre che far degustare il vino con un approccio più colloquiale e una terminologia adatta al livello di conoscenza del prodotto, facciamo anche toccare con mano la terra da cui proviene questo vino e diamo delle idee per gli abbinamenti. Insomma diamo quello che chiede: portare il vino nella vita di tutti i giorni. 
Agnese Ceschi

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martedi 18 dicembre

Il valore aggiunto di un vino? Nasce dal cuore della terra e cresce sotto il sole

Principe di Corleone punta al marketing del territorio con il nuovo San Loè Metodo Classico Brut


Il valore aggiunto di un vino? Nasce dal cuore della terra e cresce sotto il sole
Una storia che parla di un prodotto e del gusto di un pubblico che sta diventando più ricettivo che mai, ma la differenza, quando si parla di vitigni autoctoni, la fa il “sapore del territorio”, unico al mondo.

Siamo nel cuore della Sicilia, terra che grazie alle condizioni meteo peculiari di cui gode durante tutto l’anno, regala alle proprie uve caratteristiche inconfondibili, che permettono la creazione di vini strutturati e spumanti freschi senza pari.
Fra i vitigni che elevano la bellezza e l’unicità dell’isola troviamo anche il Nerello Mascalese, vitigno autoctono storico, originario della piana di Mascali, da cui deriva il suo nome. Le pendici nord orientali dell’Etna godono di un clima unico rispetto al resto della Sicilia; la brezza del mare tocca il vulcano e ne mitiga le temperature, mentre i terreni, frutto del susseguirsi di eruzioni, presentano una forte componente minerale.

San Loè Metodo Classico Brut, l’intuizione dell’azienda Principe di Corleone, nasce proprio da questo vitigno dalle caratteristiche generose che il territorio così vocato alla produzione gli dona. Il nome evoca la località, per l’appunto la contrada di “San Loè” (San Lorenzo), a pochi chilometri da Palermo, delimitata da presenze naturalistiche quali la Riserva della Ficuzza e Rocca Busambra.

Vincenzo Pollara, il titolare dell’azienda, ci ha raccontato la storia che lo ha portato a creare un prodotto, che possa penetrare i mercati, ma sempre portando alto il valore della Sicilia, un vino che attraverso l’assaggio porti al naso e alla bocca l’essenza della sicilianità, creando immagini suggestive per chi è nuovo alla sua degustazione, e ricordi preziosi a chi ha vissuto il territorio siciliano nei suoi sapori e nelle sue tradizioni.

Emozionato e orgoglioso del proprio lavoro, ci ha portato con sé in un viaggio a ritroso nel tempo, fino a 50 anni fa, quando già accompagnava il nonno tra i filari a raccogliere le uve. Vincenzo, allora giovane enologo con la voglia di sperimentare, si è lasciato travolgere da un’intuizione, ovvero quella di provare a cambiare la storica produzione delle uve di mascalese per poi scoprire che si prestavano benissimo alla spumantizzazione.
San Loè Metodo Classico Brut nasce da uve raccolte in cassetta, pigiate e lavorate con mosto bianco. Il risultato viene poi imbottigliato con tutti i lieviti e lasciato fermentare in bottiglia ad una temperatura controllata di 15 gradi. Un vino maturo, con un perlage delicato, fine e continuo.

Un riscontro positivo, che si percepisce nei mercati in cui Principe di Corleone esporta, in particolare Germania e Stati Uniti che si sono dimostrati colpiti dalla limpidezza e la gradevolezza di un vino proveniente da uve genericamente dedicate alla produzione di rossi importanti.

“Il consumatore, nella maggior parte dei mercati, è ancora in fase di educazione. Apprezza il vino e l’esperienza di degustazione è sempre positiva, ma ottenere la piena memorabilità è il compito più difficile” afferma Vincenzo Pollara.
“Al contrario del mercato italiano, già pronto e sul quale lavoriamo costantemente organizzando eventi, degustazioni e momenti di incontro con i consumatori, i nostri prodotti all’estero penetrano sul mercato sfidando più ostacoli.
Una sfida che, sicuramente, ci accomuna a molte aziende del territorio italiano, che soffrono di una mancata comunicazione efficace delle denominazioni e delle regioni vocate. Ciò che necessitiamo tutti, è un marketing del territorio, promosso dalle istituzioni, dai consorzi, che formi i consumatori sui territori italiani in maniera unificata, evitando la poco proficua promozione di ogni singola realtà.” Continua.

“La concorrenza c’è, ad esempio Cile e Australia fanno il loro ingresso sui mercati con prodotti dai prezzi molto competitivi, ma il valore aggiunto è con noi, ce l’abbiamo sotto gli occhi e sotto i piedi, è il nostro territorio, un elemento che nessun altro Paese può vantare e per la cui promozione credo dovremo continuare a lottare. Le speranze e le aspettative però ci sono, e sono buone” conclude Vincenzo Pollara. 
Il valore aggiunto di un vino? Nasce dal cuore della terra e cresce sotto il sole
Noemi Mengo

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mercoledi 05 dicembre

Il restyling di Rigoloccio

Durante un evento milanese sono stati messi in degustazione alcuni vini dell’azienda maremmana che ha cambiato proprietà dal 2017


Il restyling di Rigoloccio
Si è tenuta al Westin Palace di Milano il 28 novembre la degustazione dei vini dell’azienda Rigoloccio, dal titolo “Vitigni internazionali, Dna maremmano”. La scelta produttiva, infatti, è di orientarsi verso tagli bordolesi con vitigni che vanno dal Cabernet Sauvignon al Cabernet Franc, dal Merlot allo Chardonnay.
Al general manager Eros Dal Lago il compito di raccontare la storia e le ultime novità: «Fondata nel 2002, l’azienda vinicola Rigoloccio si trova ai piedi del Monte Calvo e del borgo di Gavorrano, nel cuore delle Colline Metallifere grossetane dove già gli etruschi coltivavano la vite. In anni più recenti l’area è stata interessata da una fiorente attività estrattiva e la stessa azienda prende nome da un’antica miniera, oggi dismessa. La tenuta di estende per 23 ettari tra vigneti, sughere maestose e ulivi secolari».
L’artefice dei vini è l’enologo Fabrizio Moltard, che da 15 anni è consulenze di Rigoloccio e che, insieme all’agronomo Pierre Marie Guillaume, ha dato il via al progetto aziendale.
Dal 2017 c’è stato il cambio di guardia nella proprietà, con la volontà di rivoluzionare la produzione, dalla vigna alla cantina. Si è partiti anche con il restyling grafico delle etichette dei vini che, man mano, usciranno nei prossimi anni.
In degustazione, durante la serata, si ha avuto un assaggio di quello che verrà, con Mistral, Maremma Toscana DOC, un originalissimo Chardonnay vinificato in barrique per il 50% nuove e per l’altra metà di secondo passaggio.
Il vino di punta di Rigoloccio è Abundantia, Maremma Toscana DOC, Merlot in purezza affinato in barrique francesi per 18 mesi dai profumi intensi e dalla grandiosa struttura.
Elegantia è invece un Maremma Toscana DOC (Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc) che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Invecchia in barrique per almeno 18 mesi ed è caratterizzato d equilibrio, raffinatezza olfattiva e gustativa, con sentori di ginepro, spezie e pepe. Tra i riconoscimenti targati 2018 le Tre Stelle Veronelli e i 3 tralci + 1 della Guida Ais Vitae, oltre ai 16,5/20 punti sullo Speciale Top of Toskana di Vinum.

L’azienda sta puntando moltissimo sull’export, che ora è al 20%, ma che si vorrebbe triplicare entro il 2020. I mercati di riferimento sono Europa, soprattutto Inghilterra, Usa e Giappone, con un occhio anche alla Cina.



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mercoledi 05 dicembre

"Sip Trip": parte il viaggio on the road di Jeff Porter alla scoperta del vino italiano

La nuova avventura del famoso sommelier americano Jeff Porter celebra la cultura del nostro paese in America


Jeff Porter


“Sip Trip” nasce da un’idea di Jeff Porter, direttore della sezione beverage del gruppo Bastianich e tra i piu’ influenti sommelier per il vino italiano negli Stati Uniti, in collaborazione con le due societa’ di comunicazione I.E.E.M. e Colangelo & Partners.
Letteralmente “un viaggio a sorsi”, Sip Trip sarà una
mini serie per YouTube, che fornirà agli appassionati del vino italiano d’oltreoceano un approccio ravvicinato e informale alle regioni vitivinicole e ad alcune delle migliori cantine e del nostro Paese. Nel suo viaggio, Jeff sarà accompagnato da due amici sommelier e da un giornalista della famosa testata online Vinepair dedicata a vini e liquori. Con un viaggio rigorosamente in macchina, la partenza e’ prevista a novembre, con tappe in Piemonte (Consorzio di Tutela dell’Asti D.O.C.G. e Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, Cantina Renato Ratti, Pio Cesare e Fontanafredda), in Veneto (Masi, Zenato), in Lombardia (Ca' del Bosco), in Toscana (Consorzio del vino Brunello di Montalcino e Castello di Monsanto), in Umbria (Falesco), nelle Marche (Ciù Ciù) e in Campania (Mastroberardino).

“L’idea alla base di Sip Trip è semplice: intraprendere un viaggio ravvicinato alla scoperta delle grandi cantine e delle regioni del vino, in compagnia di amici sommelier, degustando ottimo vino, intervistando personalità interessanti e esplorando la cultura e la storia d'Italia. Cosa potrebbe esservi di meglio?”dice Jeff. “Sarà possibile seguire il nostro viaggio sul sito web, dove caricheremo anche le ricette dei piatti che degusteremo, in modo che lo spettatore americano possa provare a replicare i piatti e volendo anche il percorso del nostro viaggio. Vogliamo portare avanti l’idea di un’integrazione tra il luogo, la gente e la storia”.

L’atmosfera di Sip Trip sarà informale e all’insegna del divertimento, senza pero’ dimenticare la finalità didattica. Jeff e il suo team racconteranno storie avvincenti, che si celano dietro ai grandi vini e a chi li produce, alle tenute prestigiose e alle regioni italiane, affascinanti nel loro contesto storico e culturale, evitando ogni tecnicismo e linguaggio settoriale.

“Gli americani amano l'Italia e il vino italiano ma solitamente non hanno accesso ai luoghi, che Jeff visiterà e alle persone che incontrerà”, spiega Marina Nedic, co-fondatrice di I.E.E.M. “Sip Trip permetterà agli spettatori di vivere le esperienze e le sensazioni dei protagonisti, che visiteranno questi splendidi luoghi ed incontreranno le più importanti e prestigiose personalità del vino italiano “.
Sip Trip si concluderà con un’ultima tappa negli Stati Uniti, un viaggio che vedrà come protagonisti Jeff ed i suoi amici sommelier intenti a degustare i grandi vini già assaggiati in Italia in compagnia di altri sommelier americani. “Col nostro lavoro vogliamo condividere il nostro amore per l'Italia e il vino italiano con un maggior numero possibile di professionisti del settore enologico e di appassionati in generale, sia tramite degustazioni che tramite il web”, aggiunge Gino Colangelo, Presidente di Colangelo & Partners. “Jeff è il perfetto padrone di casa per questo. Ha ottime conoscenze tecniche ed é in grado di comunicare con gli amanti del vino ad ogni livello”.

I primi episodi di Sip Trip verranno trasmessi nella primavera del 2019. Attualmente gli episodi previsti per la prima stagione sono dodici.



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friday 30 november

Persistently Premier Piemonte

Karen MacKenzie's wineries tour in Piemonte


Persistently Premier Piemonte

Piemonte landscape


If Piemonte is to Italy what Burgundy is to France, there is one quite remarkable difference among the people making the wine. Their humility.
Every producer - or more accurately stated, farmer and vintner - visited in the main production regions of Langhe, Roero, and Monferrato had two characteristics in common - a dedication to the preservation of indigenous varietals, and an overarching commitment to making their wines truly by hand. The farmers who grow the grapes harvest the grapes, make the wine, bottle and sell the wine. They make the beds in small agritourismo guest rooms, and prepare homemade meals for their visitors. They sit across the table from you and proudly pour you the end results of their labor.

Piemonte’s wines are world class for two reasons: the farmer’s respectful harmony with the land and the versatile characteristics of the quintessential Nebbiolo and Barbera grapes grown and supremely expressed in Piemonte. Nebbiolo is the dominant variety in five of the region’s DOCGs and multiple DOCs. Nebbiolo wines are distinguished by their strong tannins, high acidity and distinctive scent - best described as "tar-like macadam and roses". A less obvious characteristic, visible only over time, is their tendency to lose color. Within just a few years of vintage, most Nebbiolo wines begin fading from deep, violet-tinged ruby to a beautiful siena.
Barbera is the second work-horse red grape most associated with Piemonte. Thought to be native to the Monferrato hills near Asti and Alessandria, Barbera is comfortable on the slopes of the Langhe, in the heart of Barolo. Barbera’s best known DOC appellations include Barbera d’Asti, Barbera d’Alba, and Barbera del Monferrato. Once considered every day table wine among the peasant class, today’s Piemontese winemakers are extracting elegant, velvety wines with Barbera.

Elena, Giovanni, Margherita and Marcello Rava live above a pietra da cantoni, or a winery carved in stone, chiseled by Elena’s great grandparents in the Monferrato hillside village of Cella Monte. The family farms organically; Elena cooks vegetarian meals for guests who stay overnight at their room-by-room, lovingly-restored home that perfectly compliment their wonderfully-balanced portfolio of organic wines. Every bottle is touched on multiple occasions by the six hands of Elena, Giovanni, and daughter Margherita, as son Marcello is finishing his education. Aging Spumanti, made in the brut metodo classico style, are carried up a ladder by hand for remuage, partial disgorgement and labeling. They make a Grignolino “Poggeto” which is superb, complete with nuances of currants, rose, almond and cinnamon. Grignolino, once a noble indigenous grape in Monferrato, is making quite a comeback thanks to the efforts of farmers like the Ravas. Margherita believes that Grignolino will become a major Italian offering in the United States, because it’s a new experience for a new generation of wine drinkers. www.lacasaccia.biz.

Women continue to ascend the winemaking ladder in Piemonte. Among them, Mariuccia Borio, proprietress of Cascina Castlet in Costigliole d’Asti. Mariuccia inherited the winery from her father in 1970, and has invested her heart, soul and mind to create absolutely beautiful wine, exceptionally packaged. As she succeeded with the wines, she acquired all the land once owned by her family hectar by hectar. According to importer Fran Kysela of Kysela Pere et Fils, LTD in Virginia, Cascina Castlet’s producing the best of Piemonte for a modest cost. Try her Passum Barbera, appellation Barbera d’Asti, brimming with dark berry, violet and tobacco aromas. The savory, structured mouthfeel delivers black cherry with clove and cardamom accents, perky acidity and subtle tannins. www.cascinacastlet.com

Consider young Sara Vezza Saffirio, the daughter of legendary Josetta Saffirio, perhaps the earliest female pioneer in Piemonte to take the helm of the winery run by her family for five generations. Sara balances the demands of raising four children under the age of five while running Azienda Agricola Josetta Saffirio in Barolo’s Monforte d’Alba.
Sara oversees the operation of the winery, and is very much in the vanguard of environmental sustainability. She manages five hectars of vineyards producing classic Piemontese wines, including a lively and provocative Nebbiolo d’Alba Spumante Metodo Classico. The best value hands down will be discovered in a bottle of 2015 Barbera d’Alba Superiore for $20. If you are very lucky, you may be able to source their prized Barolo Persiera, as they produce a mere 100 magnums. This single-vineyard beauty is consistently wonderful vintage after vintage. Dark cherry, concentrated rose with graceful tannins proliferate. www.josettasaffirio.com
 
The Incisa family has been making wine in the Monferrato region of Rocchetta Tanaro for over a thousand years and are considered one of Italy’s most illustrious winemaking families. The Marchesi Incisa della Rocchetta 2016 Sant’ Emiliano (Barbera d’Asti Superiore) is wondrous. Aromas of lilac, plum and clove first acquaint the nose, and dark berry, concentrated cherry, and clove are bracketed by sumptuous tannins. “Marchesi Incisa wines, produced in the Monferratto by one of Italy’s oldest winemaking families, are exceptional across the board.  Top quality at very moderate price points. Troy Kuhn, CEO of Austin, Texas-based importer Serendipity Wines, said “I’ve been importing these wines since 2006 primarily into Texas and this Spring, we hope to open up another 10 to 15 states.”
The Marchesi Incisa La Corte Chiusa Agriturismo lodging experience was superb, with winery tours, cooking classes and truffle hunting as optional activities. www.marchesiincisawines.it.

It took a few twists and turns to get to Azienda Agricola Castagnero, but the journey was ever so worth it. Proprietor, vintner and brewer Daniele Nori is exuberantly pursuing his passion for both winemaking and beer brewing, and his enthusiasm was infectious. Daniele left behind a high-flying international career in aerospace to join his wife on her family’s farm. High in the hills in Agliano Terme, one of the areas most suitable for Barbera in Asti, we tasted his small production but splendidly intense Barbera d'Asti Superiore DOCG Cuntacc 2015 and the perfectly balanced perfumed Barbera d'Asti DOCG Barbisin 2016.   His vineyards are among those of Langhe-Roero and Monferrato declared a World Heritage Site by UNESCO. www.vinicastagnero.it.

In the hills of Novello in the heart of Barolo’s Langhe, we met brothers Mauro and Savio Daniele, who both worked as winemakers for the large Ceretto winery before deciding to go it alone and start Le Strette in 1997. They have assembled 3.5 hectares of vineyards and produce just 20,000 bottles per vintage in a small cantina. You’d think that without substantial funding and lacking economies of scale, life would be really tough for a producer like this, but in a few years Le Strette has achieved recognition in Italy and beyond for the sheer quality of their wines.
Though Mauro and Savio have received high marks for wines such as the 2016 Barbera d’Alba Superiore (superb acidity, structure and color), they are most proud of resurrecting the indigenous Nascetta, a lovely, full-bodied white wine grape that had almost disappeared. Now, Nascetta is considered the best expression of white wine from the entire Langhe. We tasted a 2002 that still had many years ahead in the bottle. Le Strette’s Nascetta is as good as a fine Sauterne, at a substantially lower cost. www.lestrette.com

When we left the little Le Strette, Mauro demurely told us that we were now going to experience a “very different style” of winemaking. He led us down the hill from Novello to the ultra-futuristic winery L’Astemia Pentita in the Barolo, where he is the consulting winemaker. Irony is the key to interpretation of the design of L'Astemia Pentita (“The Penitent Teetotaler”), envisioned by architect Gianni Arnaudo. The building is essentially two enormous wine cases stacked on an angle, and that structure is carried forward in the wines. They reflect a young, hip winemaking style, appreciated by young, hip sippers. Open a bottle of L’Astemia Pentita’s Barolo Terlo. The wine seems more modern in style with a touch of minerality, though it’s aged three years in large oak casks with 30-35 days of maceration. www.astemiapentita.it 
 
Rocche of Castiglione Falletto is the steepest and highest area in Barolo’s Langhe, and considered by many as the most prestigious vineyard in the Barolo. There, the Monchiero family produces full-bodied Barolos with intense aromas with elegance. The tiny Rocche cru consists of eight hectares; the Monchiero’s have nurtured the best wines from just one hectare, as Vittorio Monchiero’s parents and uncle did before him. You must try their 90+ consistently-rated Rocche de Castiglione Barolo, complete with Rose petal, baked herb, with notes of balsam. That’s a masterpiece you want to age for eight to fifteen years or more. www.monchierovini.it.

Last but absolutely not least, Podere Ruggeri Corsini, nestled in a quiet valley not far from the center of Monforte d’Alba, in the southern Barolo. The estate, encompassing nine hectares, is owned by a husband-and-wife team - Loredana Addari and Nicola Argamante. Both have advanced degrees in agronomy, viticulture, and oenology. Their wines have a warmth, expressiveness and smartness to them. According to U.S. importer Roy Cloud of Vintage 59, “Podere Ruggeri Corsini make intelligent, sophisticated wines at modest price points, and that’s why we like them.“ The first wine to be imported into the United States is their wonderful “Armujan” Barbera d’Alba DOC Superiore, which retails for $28-$30. It should age beautifully for 8 to 10 years. Also try their Langhe DOC Nebbiolo, which has a full-bodied finesse. At $23-$25, it’s a steal. Finally, splurge on a must-have wine - Barolo Bussia “Corsini” DOCG. Magnificent. Lay it down for 12 to 20 years and spend every day in anticipation. www.ruggericorsini.it




karenmackenziepr.com


Karen MacKenzie

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