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sabato 03 febbraio

50 anni di Valpolicella tra sostenibilità e nuovi specialisti nel mondo

Intervista al direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Olga Bussinello


50 anni di Valpolicella tra sostenibilità e nuovi specialisti nel mondo

Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella


Lei è una delle donne del vino italiano. Olga Bussinello è una delle poche donne alla direzione di un Consorzio (le donne nel Cda dei Consorzi di tutela attualmente sono meno del 10%), di una delle denominazioni più conosciute al mondo, la Valpolicella, che negli ultimi decenni ha visto l’exploit dell’elegante Amarone nel mondo, protagonista della due giorni di Anteprima che inizia in questi giorni a Verona.
Quest’anno la denominazione veronese ha molto da festeggiare perché spegne 50 candeline e celebra questa ricorrenza con numerose novità: la sempre più crescente “presa di posizione” del Consorzio nei confronti della sostenibilità (protagonista del Summit 2018 “Sustainable winegrowing” svoltosi il 2 febbraio) e la nascita del Valpolicella Education Program (VEP), il corso di formazione di altissimo livello sulla Valpolicella, che ha certificato 7 nuovi Valpolicella Wine Specialist provenienti da Cina, USA, Canada, Germania, Polonia e Singapore.
Abbiamo fatto il punto con Olga Bussinello, ragionando su traguardi e sfide future, su mercati e nuovi trend di consumo.

Quest’anno Anteprima Amarone festeggia i 50 anni della denominazione. Quali traguardi sono stati raggiunti?
Il traguardo più importante è il consolidamento della qualità del vino. Intesa non tanto come caratteristiche di tipicità in senso organolettico, quanto come riconoscimento da parte del consumatore finale del prodotto in termini di eccellenza e piacevolezza e riconoscibilità dell’Amarone come rappresentativo del Made in Italy di qualità nel mondo.
Ciò non esaurisce il lavoro che deve essere ancora fatto dalle singole aziende e dal Consorzio ,come associazione rappresentativa della filiera, per porre le basi per un mantenimento del risultato e per garantirsi una competitività per gli anni futuri.

Quali sono invece le sfide future?

Non dobbiamo dimenticare che il vino è un prodotto destinato ad essere commercializzato. È certamente un prodotto nobile e ha una componente di poesia e di cultura, ma rimane un prodotto che deve essere venduto. Dunque il mercato e il consumatore vanno costantemente tenuti sotto occhio.
Una delle sfide future più importanti sarà garantire una risposta alla ricerca costante di valore aggiunto al prodotto vino, che rientra nella sfera della valutazione etica.
Un prodotto che nasce in un territorio molto bello, da un procedimento in linea con le richieste di ecosostenibilità e tutela dell’ambiente e degli abitanti della zona è un prodotti valutato molto bene dal punto di vista etico. In questa direzione stiamo andando con i nostri programmi di sostenibilità.
Un’altra sfida futura che in realtà è appena iniziata è il raggiungimento di tutti i soggetti che sono l’interconnessione tra produttori e consumatori: operatori commerciali, esperti di vino, sommelier, giornalisti…
Per loro abbiamo costruito una scuola di specializzazione per specialisti della Valpolicella, che possano in futuro essere punti di riferimento nei vari Paesi e che siano formati in modo adeguato. Quest’anno è partito il VEP, Valpolicella Education Program, il corso di formazione di altissimo livello sulla Valpolicella, il suo territorio e i suoi vini a cui hanno partecipato 21 persone tra sommelier, distributori, importatori, educatori, comunicatori e influencer provenienti dai principali Paesi degli 87 in cui siamo presenti. Tra loro si sono diplomati 7 Valpolicella Wine Specialist. Questi specialisti dei vini della Valpolicella saranno una grande opportunità per il Consorzio e per le aziende. Essi rappresenteranno una fondamentale risorsa nelle attività di comunicazione e promozione estera dei vini, permettendo di raggiungere in maniera più efficace il consumatore finale.

Quali sono i mercati più interessanti per la Valpolicella del vino oggi?
Individuerei due Paesi. Il primo, e sembrerebbe il più banale, sono gli Stati Uniti perché noi siamo presenti solo in 14 Stati su 41. C’è ancora molto lavoro da fare.
La seconda area del mondo che, a mio avviso, è molto importante per la Valpolicella è quella della Russia e dell’Ucraina. L’Ucraina è un Paese molto aperto all’approfondimento sul vino e presenta un PIL in crescita, una forte attenzione verso il prodotto italiano, dunque un’ottima marginalità per uno sviluppo in termini di posizionamento,
La Russia vedrà sciogliersi una serie di nodi. Non si è mai fermato il mercato russo, ha avuto dei rallentamenti rispetto all’impennata di 6-7 anni fa, ma riprenderà presto.

E la Cina?
È più semplice oggi approcciarsi al mondo russo rispetto alla Cina. La Cina sconta un approccio rispetto al vino molto lontano da quello con cui noi abitualmente lavoriamo. Stiamo ragionando come Consorzio sull’impronta europea nella comunicazione del vino: noi spieghiamo il vino in termini tecnici e lo proponiamo a soggetti con una preparazione di base e delle esperienze europee. Questa non è la chiave di penetrazione del mercato cinese.
Per affrontare bene la Cina occorre prepararsi strategicamente ancora.
Ad esempio, il cinese non beve vino mangiando, ma nei momenti di festa. Noi invece ci ostiniamo ancora a proporlo in abbinamento al cibo. 

La sostenibilità è un tema che non si può più rimandare… Voi lo avete messo al centro del progetto del protocollo RRR e dell’incontro del Summit sulla sostenibilità.
Il tema sostenibilità si è tradotto per noi in un progetto che sia vicino al territorio e che crei le condizioni per una crescita culturale del territorio stesso.
Quando parliamo di Valpolicella sostenibile non parliamo né di biologico, né di biodinamico. Facciamo un processo di educazione per i nostri produttori per lo sviluppo di pratiche in vigneto che siano rispettose dell’operatore e della sua salute, degli abitanti della zona, del paesaggio e di risparmio energetico. L’idea è di fare un salto culturale perché nel mondo richiedono ormai vini che non abbiano residualità, soprattuto Stati Uniti, Canada, Germania, Singapore, i mercati che registrano un segno positivo per i nostri prodotti. È un’esigenza anche commerciale oltre che di rispetto dell’ambiente, infatti 282 milioni di euro è l’importo stimato nel 2016 come giro d’affari legato a prodotti sostenibili.
Nello stesso tempo è un accompagnamento verso quello che sarà un futuro già scritto.

Il fenomeno Ripasso sembra aver avuto una flessione nell’ultimo periodo. Me lo conferma?
Il Ripasso ha ottime potenzialità per alcuni mercati che cercano un prodotto intermedio con qualità superiore al Valpolicella, ma ad un prezzo inferiore all’Amarone. Per alcuni mercati è un driver di altri prodotti.
Per l’ultimo decennio circa, il Ripasso è stato prodotto “cavallo di Troia” per i mercati a monopolio. Ultimamente la concorrenza di altre regioni italiane, che propongono vini ad un prezzo nettamente inferiore, hanno determinato una contrazione di questo vino soprattutto nei mercati del Nord Europa, dove è maggiormente concentrata la vendita.
La contrazione è contenuta, complessivamente un 6% in meno nel corso di un anno, ma stiamo monitorando la cosa.
Stabili sono invece Valpolicella e Amarone, che hanno un segno positivo. Dunque il prodotto entry level e top hanno reso positivamente, forse anche perché sono concentrati come vendite di più negli Stati Uniti e in Canada a differenza del Ripasso.
Staremo a vedere cosa accadrà nel 2018. 

Agnese Ceschi

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