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Ad Obama manca solo la cravatta

Di grande spessore l’intervento dell’ex presidente americano a “Seeds & Chips” di Milano che ha ridato per qualche ora senso al vero ruolo della politica


Ad Obama manca solo la cravatta

Barak Obama


Wine Meridian non si occupa normalmente di quelle che vengono definite le grandi tematiche politiche o ambientali anche se esse hanno un’inevitabile e costante influenza anche sul nostro sistema vitivinicolo sia per gli aspetti economici (la politica), sia per quelli produttivi (l’ambiente).
Facciamo una eccezione a questa nostra “lacuna” editoriale grazie all’intervento che l’ex presidente degli Usa Barak Obama ha tenuto il 9 maggio a Milano nell’ambito dell’interessante evento “Seeds & Chips” (di cui ne parleremo a breve con un altro articolo).
Non siamo stati tra i fortunati e “ricchi” (il costo del biglietto per ascoltare Obama era di 850 euro ma sono andati a ruba in pochi minuti) a poter ascoltare in diretta il primo presidente di colore degli Stati Uniti, ma grazie a dirette streaming e youtube abbiamo potuto apprezzare appieno il valore del suo intervento.
Un intervento che ci ha riappacificato, prima di tutto, con la politica, con il vero ruolo e valore di questo straordinario “strumento” che l’uomo ha a disposizione.
Siamo ben lontani da posizioni demagogiche ma non ci è difficile affermare che ci mancano tantissimo oggi visioni politiche di così ampio respiro, così vicine alle reali problematiche delle società, dell’umanità nel suo complesso.
L’unica domanda che inevitabilmente ci viene da porre, e ci poniamo, è come sia stato possibile che un pensiero così forte, trasversale, al di sopra delle parti e delle fazioni (anche quelle partitiche), non sia riuscito a dare un conseguente raccolto in un grande Paese come gli Stati Uniti.
Speriamo che oggi Obama, spogliatosi del difficile e per certi aspetti “blindato” ruolo presidenziale possa continuare a dare un contributo operativo a migliorare questo pazzo mondo, lo scriviamo con assoluta sincerità.
A Milano l’unica cosa che è mancata ad Obama è stata la cravatta come qualcuno dal pubblico gli ha simpaticamente rimproverato.
Vogliamo sottolineare alcuni passaggi dell’intervento di Obama partendo dal suo endorsment al nostro Paese.
Lo facciamo non tanto per enfatizzare la solita retorica legata a quanto gli italiani sono stati fondamentali per fare grandi gli Stati Uniti (cosa verissima per altro), o a quanto è bella l’Italia (altra indiscutibile verità), quanto per stimolare ancora una volta la consapevolezza delle nostre potenzialità e del nostro ruolo chiave come Paese leader nella produzione di quello che Obama ha racchiuso nella frase “the healthy food in our table, save our environment” (il cibo sano sulle nostre tavole salva il nostro ambiente).
La forza del pensiero di Obama è racchiusa, a nostro parere, proprio nella consapevolezza dell’assoluta interdipendenza tra le tematiche energetiche, del food e dell’ambiente. E da questa “triade” chiave dipende in grandissima parte la qualità della nostra vita e la possibilità (per Obama non è assolutamente un’utopia) di uscire concretamente fuori dalle tuttoggi immense disparità e dai conseguenti inevitabili conflitti.
Ma il fatto, come lui stesso ha ricordato, sottolineando l’importanza dell’amico, consigliere, chef Sam Kass, che “ha insegnato a me e Michelle a cucinare e soprattutto a mangiare meglio e da questa consapevolezza è nato il più importante programma dell’American Nutrition”, non può, da italiani, lasciarci indifferenti.
Per questa ragione l’Italia, anche la nostra Italia del vino, non può non essere consapevole del ruolo chiave che ha e rappresenta a livello mondiale nella produzione di “healthy food”, di prodotti di alta qualità, di straordinaria sostenibilità e rispetto ambientale.
E’ una leadership di cui dobbiamo esserne consapevoli assumendoci anche tutte le responsabilità di questo ruolo.
Ma Obama ci ha anche ricordato, qualora ce ne fosse ancora bisogno per noi “uomini d’agricoltura”, che le mutazioni climatiche non sono purtroppo slogan politici sui quali dividerci, ma una realtà che va innanzitutto vista in tutto il suo peso e conseguenze.
E la prima conseguenza, sulla quale ormai convengono anche gli scienziati più ottimisti, “è che anche se smettessimo di emettere gas serra in questo momento, è previsto che gli oceani si innalzino comunque di circa 3 piedi (poco meno di un metro), ma c’è chi ipotizza anche di più”.
Un cataclisma che secondo l’ex presidente Usa va fin da oggi va affrontato con realismo e concretezza a partire da coloro che sono coinvolti nella cosiddetta industria del Food che che è la seconda, dopo quella della produzione di energia, per quantitativi di gas serra emessi.
La vera risposta a questa situazione, ha evidenziato Obama, è da un lato di “adattarsi” e cioè di individuare tutte le soluzioni per arrivare solo alle previsioni più basse dell’impatto di queste mutazioni e di prepararsi a spostamenti (migrazioni) ingenti (sono centinaia i milioni di persone che vivono lungo le coste nel mondo) delle popolazioni, a riduzioni inevitabili di superficie coltivabile (e quindi di derrate alimentari), e dall'altro di investire ulteriormente in nuove tecnologie (da quelle energetiche a quelle destinate alle produzioni agroalimentari) a basso impatto ambientale.
Su quest’ultimo fronte Obama è stato molto ottimista sottolineando come “l’innovazione tecnologia sta registrando accelerazioni che non avevamo previsto”.
Ma per accelerare ulteriormente su questo fronte è essenziale, secondo Obama, un patto di alleanza stretta tra scienziati e imprenditori, con investimenti sempre più ingenti sia pubblici che privati.
Certo tutte cose difficili, che a volte, soprattutto in una fase storica come quella attuale ci sembrano quasi impossibili, ma Obama ci ha ricordato ancora una volta che “we can”.

Fabio Piccoli

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