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Affinché la “profezia” della Robinson si avveri

Al fine che le parole della più nota master of wine al mondo Jancis Robinson riguardo alle incredibili potenzialità di successo del vino italiano non rimangano una bella astrazione è necessario una nuova consapevolezza da parte del sistema produttivo del nostro Paese


Affinché la “profezia” della Robinson si avveri

Jancis Robinson


E’ passato più di un mese quando a Verona, durante il wine2wine, la più autorevole master of wine al mondo, l’inglese Jancis Robinson, ha detto che oggi al mondo nessuno è meglio posizionato del vino italiano per approfittare delle attuali tendenze del mercato. “Se Bordeaux e fuori moda voi lo siete alla grande”, ha sentenziato la Robinson.
Il mondo è stanco ed annoiato delle solite proposte anonime in “stile internazionale” ed è alla ricerca di diversità e autenticità territoriale garantita in particolare proprio dalle varietà autoctone italiane. Ma l’Italia del vino, ha detto anche la Robinson, sembra il paese viticolo che meglio d’altri riesce a rispondere ai cambiamenti climatici (aumento medio delle temperature) che affliggono quest’epoca. Senza dimenticare che l’Italia ha fatto progressi enormi sul fronte vitienologico ottenendo vini che hanno perso la “durezza” del passato.
E se si considera, ha aggiunto la popolare master of wine, che oggi si è sempre di più alla ricerca di ciò che viene fatto in vigna in maniera autentica e che si prediligono vini espressione reale di territori, nulla è più avanti dell’Italia del vino in questa direzione.
La Robinson ha inoltre affermato che gli Usa sono sicuramente più avanti del Regno Unito nel capire e valorizzare i vini italiani perché nel suo Paese ci sono difficoltà nel capire fino in fondo la straordinaria eterogeneità enologica italiana.
Per questa ragione la Robinson ha sottolineato come sarebbero utilissime in Inghilterra grandi degustazioni di denominazioni italiane, anche meno note, ma in gruppo, al fine di raccontare al meglio interi territori di produzione.
Pensiamo sia difficile immaginare un endorsement, un supporto alla nostra vitienologica piĂą forte e autorevole come quello di Jancis Robinson.
Eppure, siamo onesti, abbiamo la sensazione che il nostro settore continui ad incassare questi complimenti con la solita, purtroppo, inerzia.
Non ci è sempre chiaro se questa inerzia, talvolta potremmo definirla pigrizia, sia da ascrivere ad una non completa consapevolezza sulle nostre potenzialità o piuttosto al solito agire individualista tutto italiano.
Per esempio siamo realmente in attesa, speriamo a breve di avere notizia, di consorzi italiani, o di associazioni di produttori, pronti ad organizzare degustazioni in Inghilterra della tipologia suggerita dalla Robinson.
Non si tratta, se ben ci pensiamo, ad un consiglio così originale, potrebbe apparire un’ovvietà, eppure da quanti anni ormai non si fanno degustazioni, presentazioni di un certo tipo per promuovere i nostri territori del vino.
Ormai sembra ci sia una sorta di sindrome della promozione “aziendocentrica”, meglio se sola o con pochi partner.
Pensare che, soprattutto per le denominazioni meno note, la responsabilità per raccontarle sia tutte nelle mani di una o poche aziende è una follia.
Ma aldilà delle promozioni territoriali noi esortiamo anche associazioni come la Fivi (vignaioli indipendenti) a raccogliere il suggerimento di Jancis è di pensare finalmente ad iniziative internazionali per mostrare, in forze, la straordinaria artigianalità vitivinicola italiana.
Ma per fare tutto ciò dobbiamo pensare prima di tutto che siamo l’Italia del vino, una grande potenza enologica, con una capacità di offerta che non ha pari al mondo e che la nostra migliore arma è la coesione, la condivisione.
Chi pensa di giocare questa partita ancora una volta da solo ha giĂ  perso e allora le parole della Robinson saranno solo una profezia, purtroppo, sbagliata.

Fabio Piccoli

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