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giovedi 20 giugno 2019

Asia, Africa e Oceania: termina qui il nostro viaggio fra le bollicine

Terzo focus sull’andamento della categoria sparkling sui mercati mondiali. Molto bene l’Asia, mentre Africa e Oceania viaggiano a giri di motore più bassi.


Asia, Africa e Oceania: termina qui il nostro viaggio fra le bollicine
Terza e ultima fermata del nostro viaggio alla ricerca dei Paesi più “frizzanti” del mondo: ci spostiamo in Asia, Africa e Oceania, tre continenti che, negli ultimi anni, stanno lentamente soffiando via i riflettori da Vecchio e Nuovo Mondo, per puntarli dritti sopra loro stessi, soprattutto nel caso dell’Asia. Sappiamo che i consumatori di questi continenti si sono evoluti in maniera molto rapida dagli anni ’90 in poi, aprendo le loro papille gustative ai sapori occidentali, apprezzandone sempre di più le caratteristiche.

In questo terzo focus (il primo sul’Europa lo trovate qui, mentre il secondo sulle Americhe lo trovate qui) ci concentriamo quindi sull’osservare l’andamento delle bollicine nei mercati asiatici, africani e oceanici e per farlo ci affidiamo a Dossier Spumanti rilasciato da UIV e Corriere Vinicolo e dal report di previsione di IWSR per i mercati del mondo. Iniziamo!

Mercati Asiatici
Seguiamo la sapiente suddivisione apportata dal Dossier, per andare ad esporre le performance dei mercati nella maniera più dettagliata possibile ed osserviamo i blocchi di: Giappone e Coree, Medioriente, Area Cinese, Sud Est asiatico, Ex Urss, Area Indiana.
Guardando alle quote in ettolitri presenti, Giappone e Coree occupano la fetta più ampia, con un 43% nel 2017, ed una quota sul mondo del 5% (sul totale di 12% occupato dall’Asia rispetto agli altri continenti). Dal 2010 al 2017, c’è stato un aumento per un totale di 15.808 ettolitri di differenza tra i 25.046 iniziali e i 40.854 al 2017. Al secondo posto il Medioriente, con una quota del 20%, ed un CAGR che continua a scendere in negativo: il calcolo dal 2010 al 2013 lo vedeva a -1%, mentre nel calcolo 2014/2017 scende ancora a -4%. Segue ancora l’area cinese, al 19% e 18 mila ettolitri al 2017, il Sudest asiatico al 15%, Ex Unione Sovietica a 2% e l’area indiana ad un misero 1%, con però un aumento rispetto al 2010 di 1248 ettolitri di quota.

Africa
Il continente africano sembra aver perso smalto negli ultimi anni: i rallentamenti evidenti dei due principali mercati, Nigeria e Angola, pesano su tutto il blocco, facendolo precipitare da +12% a -5%. In crescita tra i maggiori Paesi Ghana, con un CAGR 2014/2017 che schizza a +116%, rispetto al +9% del triennio di calcolo precedente, ovvero 2010/2013, e Sudafrica, che resta stabile in positività a +15%.
Oceania
Prospettive interessanti su Australia e Nuova Zelanda, che insieme fanno il 94% delle quote al 2017. Secondo IWSR il Prosecco rimarrà la categoria vincente in questo paese per i prossimi anni, le varianti locali occupano al momento la gran parte del mercato, ma è stata registrata una forza di crescita non indifferente per le importazioni dall’Italia, pertanto il report suggerisce che questa tendenza prosegua anche negli anni a venire. Per la Nuova Zelanda la situazione non è altrettanto rosea, secondo il Dossier infatti le performance di questo Paese sono calate, scendendo infatti a -13% di CAGR 2014/2017, che scende oltre misura rispetto al +36% registrato nel triennio precedente. Anche gli altri due Paesi rientranti nel continente, Nuova Caledonia e Polinesia Francese, perdono quote. Secondo IWSR, nelle previsioni al 2022, l’Italia resta stabile come terzo importatore, con un CAGR quinquennale in aumento.

Noemi Mengo

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