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martedi 13 marzo

Brexit: sarà un duro colpo per il vino italiano?

I dati del Ceev, che parlano di 327 milioni di euro di perdita dal 2021 al 2027, non sono molto incoraggianti


Brexit: sarà un duro colpo per il vino italiano?
La Brexit potrebbe portare a pesanti conseguenze per il settore vinicolo italiano e per quello europeo in generale nei prossimi 10 anni.
Questo è quanto emerso da un articolo pubblicato a inizio febbraio sul noto quotidiano britannico Daily Express, che ha analizzato il recente studio condotto dal Comitato europeo delle imprese vinicole (Ceev), un organismo professionale rappresentante 23 associazioni nazionali, importanti società di settore europee e le 2 associazioni degli osservatori non UE di Svizzera ed Ucraina.
Secondo le stime dell’associazione, l’uscita della Gran Bretagna dall’UE potrebbe portare ad un
buco finanziario stimato di 14 miliardi di euro - che corrisponde al saldo tra quanto Londra corrisponde a Bruxelles e quanto invece riceve sotto forma di aiuti dalle casse comunitarie- generando a sua volta pesanti conseguenze sulla PAC (Politica Agricola Comune). Quest’ultima, nello scenario di una preoccupante reazione a catena negativa, impatterebbe sul settore vinicolo con tagli fino al 15% dei contributi del settore
Cosa potrebbe accadere al settore vinicolo italiano in conseguenza di ciò? La Brexit potrebbe rappresentare un pesante fardello da portare sulle spalle dell’UE in generale, ma ancora meno leggero per la filiera vinicola italiana. L’Italia potrebbe subire una perdita dal 2021 al 2027 di 327 milioni di euro, il che significa 52 milioni di euro in meno sul budget annuale dei finanziamenti rivolti al territorio italiano. A farne le maggiori spese sarebbe l’attività di manutenzione dei vigneti, che registrerebbe una cospicua perdita di 26 milioni di euro all’anno, ma subirebbero importanti conseguenze anche l’investimento nelle cantine e la commercializzazione delle bottiglie italiane, che hanno contribuito a migliorare l’export del settore, raddoppiando dal 2009 al 2016 il fatturato sui mercati Extra UE (passando da 3,5 a 5,6 miliardi di euro).

In accordo con quanto espresso dal Ceev, il segretario generale dell’Unione Italiana Vini,
Paolo Castelletti, ha recentemente dichiarato: “Queste sono preoccupanti previsioni che speriamo di evitare, perché potrebbero penalizzare alcune leve chiave della competitività del vino italiano. Lotteremo per il vino e per mantenere la sua specificità nel settore agricolo dell’UE” (fonte).
All’inizio di questo mese, in virtù delle evidenti preoccupazioni, i rappresentanti dell’industria vinicola e degli alcolici provenienti dai vari paesi membri UE hanno incontrato Michel Barnier (membro della Commissione Europea e a capo del workgroup per i negoziati sulla Brexit) al fine di raggiungere al più presto un accordo commerciale adeguato sul libero scambio con il Paese uscente e di garantire un periodo appropriato di attuazione.
Questa volontà è stata ribadita ed espressa con fermezza anche dal Segretario Generale del CEEV Ignazio Sanchez, che ha dichiarato: “Tutti noi vogliamo una soluzione che ci permetta di continuare a fare affari dopo la Brexit e che garantisca ai consumatori del Regno Unito e dell’Unione Europea di poter godere dell’intera gamma di prodotti” (fonte).

A fronte dell’analisi di questi dati, dal 2019 -anno in cui l’uscita del Regno Unito dall’UE produrrà tutti i suoi effetti- sarà necessario fronteggiare tempestivamente e con spirito lungimirante ogni problematica scaturita dalla Brexit, tenendo sempre a mente che la Gran Bretagna è la seconda importatrice di vino al mondo e rappresenta pertanto un significativo mercato per i vini prodotti nell’UE. In che modo le aziende italiane sapranno e dovranno reagire alla Brexit? Non c’è tempo da perdere. Sarà fondamentale agire sin da ora per arginare il più possibile le realistiche conseguenze negative scaturite dalla Brexit.
Francesca Sinardi

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