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mercoledi 04 maggio

C’è ancora molta strada da fare per la promozione del vino italiano nel Regno Unito

Intervista a Peter McCombie, Master of Wine e consulente del settore vinicolo inglese


C’è ancora molta strada da fare per la promozione del vino italiano nel Regno Unito
I vini italiani e il Regno Unito. I prodotti delle nostre vigne sono apprezzati ormai da tempo dagli inglesi, anche se, la promozione non è ancora abbastanza. E, come nel detto "l'unione fa la forza", i produttori che condividono, oltre alla terra, anche le stesse idee, dovrebbero darsi una mano per migliorare la diffusione dei propri prodotti. È quanto ha affermato Peter McCombie, neozelandese di nascita e inglese d'adozione, Master of Wine e consulente del settore vinicolo, soprattutto per hotel e ristoranti, e allo stesso tempo comunicatore e formatore, Wine & Spirit Education Trust Accredited Tutor. Peter ha spiegato a Michele Shah, che lo ha intervistato, quali sono le regioni del vino più apprezzate nel panorama vinicolo del Regno Unito e ha dato qualche consiglio sulla promozione dei prodotti vinicoli Made in Italy.


Quali vini si vendono meglio in UK?
Sono sempre i classici ad essere i più apprezzati. Al primo posto troviamo il Barolo e il Brunello, seguiti dal Chianti. In termini di grandi volumi e prezzi bassi, i vini rossi della Puglia, etichettati e DOC, sono i primi, seguiti dai vini siciliani, soprattutto i rossi, senza dimenticare Prosecco e Pinot Grigio.

Quali sono le varietà preferite nel mercato?
Senza dubbio, il Pinot Grigio è quello più gradito. Ma vista la grande diversità dei vini italiani è difficile stabilire quali siano le varietà maggiormente apprezzate. Ad ogni modo, hanno successo il Nero d'Avola, il Barbera, il Sangiovese, il Primitivo e il Montepulciano.

Quale fascia di prezzo vende meglio?
Le ultime statistiche della Nielsen mostrano che in media il prezzo a litro, e non a bottiglia, è di £7,18. L’Italia raggiunge un prezzo medio di £4,96 per bottiglia, tra i vini italiani il Pinot Grigio sembra ricoprire una fascia di prezzo rispettabile, si parla di £5,17. È interessante, invece, scoprire che il Sauvignon Blanc italiano riporta un prezzo come £6,00, mentre quello proveniente dalla Nuova Zelanda raggiunge la cifra di £7,11, la più alta tra tutti i Paesi. Bisogna ricordarsi, però, che l’accisa supera le £2 per bottiglia e non lascia molto spazio per il vino di qualità.

In base alla Sua esperienza nel mondo delle degustazioni e della promozione cosa manca?
A parte i grandi nomi, alcune volte sono stato coinvolto in degustazioni e masterclass di organizzazioni meno conosciute, che hanno avuto un discreto successo, ma purtroppo rimangono eventi ad hoc e sporadici, quando invece sono un’occasione interessante di contatto con produttori meno conosciuti. Al fine di avere un maggiore effetto, dovrebbero essere più innovativi e più regolari. Ma anche ICE, Borsa Vini Italiani e altre associazioni hanno creato eventi in cui ho avuto la sensazione che le liste di partecipanti fossero limitate ai soliti personaggi. Penso che questi eventi potrebbero essere più efficaci se venisse dedicato a loro più spazio e si aggiornassero più spesso le liste dei partecipanti.

Quale è il modo migliore per promuovere il vino italiano nel mercato del suo Paese?
Per promuovere meglio i prodotti vinicoli Made in Italy, i produttori dovrebbero avere maggiore visibilità. Alcuni importatori hanno fatto un buon lavoro organizzando degustazioni a cui hanno preso parte anche piccoli produttori dedicati ad una piccola audience commerciale.Inoltre, dovrebbero essere organizzate altre attività non solo a Londra, ma anche nelle città e nelle regioni lontane dalla capitale. Così aumentano le possibilità di avere un impatto maggiore.

In base alla Sua esperienza personale, cosa suggerirebbe ai produttori italiani per promuovere i propri prodotti?
Credo che i singoli produttori debbano pensare a come poter lavorare in modo produttivo con il proprio importatore. Non parlo solo di Consorzi o di gruppi generici, ma anche di produttori della stessa zona con gli stessi interessi e lo stesso modo di pensare. È un approccio che può portare buoni frutti. L’unione fa la forza!
Michele Shah

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