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martedi 19 giugno

Catarratto e Perricone: gli indigeni di montagna

Una versione della Sicilia nel calice dell’azienda Castelluccimiano


Catarratto e Perricone: gli indigeni di montagna
Questa è la storia di un’azienda che ha avuto il coraggio di essere differente. Di allontanarsi dalla zona di comfort della produzione classica.
La storia di Castelluccimiano fonda le sue radici in tempi recenti, ma su un terreno fertile e con una sua grande storicità, sulle pendici delle Madonie, in Sicilia. La storia di questa azienda inizia del recupero di vecchi vitigni ad alberello, massima espressione della viticoltura di montagna siciliana, rendendoli unici esempi di biodiversità del territorio di Valledolmo.
Abbiamo intervistato Piero Buffa, responsabile commerciale dell’azienda, che ci ha raccontato la sua versione della Sicilia dentro al calice, una versione nuova e totalmente biologica.

Come è nata Castelluccimiano?

Castelluccimiano è un progetto relativamente giovane, nato nel 2005 sulle ceneri di una vecchia cantina sociale risalente al 1964. L’azienda è stata rilevata da un piccolo gruppo di conferitori, che hanno deciso di delegare a me in qualità di responsabile commerciale e a Tonino Guzzo, in qualità di enologo, il nuovo progetto produttivo. Il nome deriva invece dall’unione di due contrade Castellucci e Miano.

Qual è il cuore pulsante del progetto Castelluccimiano?
Assolutamente la valorizzazione dei vigneti storici della zona, che sono il Catarratto e il Perricone. Siamo stati i primi a puntare sulla valorizzazione di questi due vitigni che in passato non erano considerati adatti a fare vini di qualità, l’idea era proprio di mettere questi vitigni al centro della nostra filosofia produttiva. Questa scelta ci ha premiati, complice anche l’esigenza del mercato internazionale, che cerca l’autenticità territoriale.

Come siete arrivati a ciò?
Dopo un attento studio, sono stati recuperati vecchi vigneti ad alberello, ereditati dalla grande estensione di un tempo, resi unici esempi di biodiversità del territorio di Valledolmo. I vini prodotti da queste uve rappresentano a pieno la filosofia produttiva aziendale, e consistono in un raro esempio di identità territoriale.

Dove vi trovate precisamente?
A Valledolmo, 800 m di altitudine in provincia di Palermo, sul versante interno delle Madonie. Le vigne sono allocate tra gli 800 e i 1100 m. Abbiamo recuperato un vecchio patrimonio viticolo indigeno, che fino ai primi del ‘900 contava quasi 570 ettari di vigneti ad alberello, ne abbiamo recuperato quello che ne rimane, 75 ettari, in parte di proprietà, in parte donateci da conferitori.
Sono piccoli appezzamenti di solito al di sotto di un ettaro, situati nell’agro di Valledolmo. Io li chiamo giardini agricoli, perché all’interno si trova di tutto: la vite, ma anche gli alberi da frutto, come il pero, il ciliegio, il mandorlo, l’olivo…

Questi piccoli giardini agricoli quindi producono vino biologico?

La sostenibilità ambientale e un’agricoltura biologica naturale sono la nostra filosofia.
I nostri vini sono naturalmente organici, al di là della certificazione, perché chi li cura e li coltiva fa solamente concimazione naturale con stallatico e l’unico prodotto chimico che viene utilizzato è lo zolfo.

Con quale aggettivo definirebbe il vostro progetto?

“Indigeni con orgoglio”. Quando abbiamo iniziato a fare vino, tutti ci ridevano quasi dietro le spalle, perché avevamo scelto di fare vino con il Catarratto, l’uva bianca più coltivata in Sicilia, e Perricone, che era per di più scomparso. Adesso per noi è fonte di grandissimo vanto e orgoglio il fatto che anche gli altri abbiano iniziato a coltivare queste varietà.

Qual è la vostra percentuale di export?

Siamo quasi al 50 % ad oggi.

In che aree esportate maggiormente?
Siamo principalmente negli Stati Uniti ed in Europa, che tra loro si bilanciano, ma anche in Canada.
Negli Stati uniti, esportiamo nella East Coast, quindi tutta la zona di New York, Massachusetts, Washington e Georgia, ora però ci sposteremo anche sulla West Coast. Per quanto riguarda l’Europa, esportiamo in Belgio, Francia,Germania, Francia, Svizzera, Polonia e Olanda.

Cosa si percepisce della Sicilia dai vostri vini?
Considerando l’immagine percepita generalmente del vino siciliano, praticamente nulla.
Secondo quella percezione comune, i nostri non sono “vini siciliani”. Noi siamo in montagna, o alta collina a seconda delle definizioni, quindi abbiamo vini con una spiccata acidità, un’ottima mineralità, e soprattutto una buona sapidità, che generalmente nei vini siciliani non è molto riconoscibile. Insomma, siamo differenti in tutti i sensi. 
Catarratto e Perricone: gli indigeni di montagna
Agnese Ceschi

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