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Diagnosi sull’export e sulle risorse umane: “ancora” i soliti errori

Quando l’importante non è solo partecipare


Diagnosi sull’export e sulle risorse umane: “ancora” i soliti errori
Dovendo fare un bilancio del Vinitaly appena trascorso, noi di Wine People ci sentiamo di dire che, se da un lato si conferma la felice sensazione che sia l’evento più entusiasmante dell’anno nel settore vitienologico, dall’altro è anche l’occasione per rilevare un campionario degli atteggiamenti più discutibili da parte delle aziende che vi prendono parte.

Il nostro team, in esplorazione tra i vari padiglioni, ha raccolto interviste, presentazioni, informazioni, creando quel network che, mai come in queste occasioni, può consolidare legami relazionali in tutta la loro varietà e ricchezza. Quest’anno, la tematica fondamentale attorno a cui sono ruotate tutte le nostre attività, è stata l’export, alla luce del servizio di intermediazione che facciamo tra aziende e risorse umane nel mondo del vino, attraverso il progetto Talent, e nell’ottica di approfondire la mappatura del nostro “Book degli Export manager”.

Ci rendiamo conto di quanto sia una tematica importante per le aziende, poiché alcune basano il loro fatturato, in gran parte, proprio sulle attività di vendita all’estero, per questo crediamo che sia doveroso poter offrire una rosa di professionisti altamente profilati, e con disponibilità immediata.

Quindi, muovendoci tra i padiglioni “a caccia” di informazioni preziose di cui poter far tesoro, fin dal primo giorno, abbiamo notato alcune cose, che ci hanno lasciato, ahimè, non esattamente stupiti, ma un po’ perplessi, e ci hanno portato a riflettere su alcune questioni.
I punti fondamentali emersi dalla nostra osservazione sono i seguenti:

• Della maggior parte delle aziende intervistate, circa 280, scelte tra i vari padiglioni, meno della metà si è dichiarata propensa ad incrementare le attività di export, per diversi motivi. Il primo è da ricercare nella lotta dei prezzi che si genera in alcuni mercati, e nell’impossibilità quindi di sostenere i costi di questa “corsa al ribasso”.
Il secondo punto, riguarda la difficoltà a presidiare alcuni mercati considerati difficili, come i paesi scandinavi, l’Australia, o alcuni paesi dell’est, a causa di regolamenti interni a questi paesi, oppure a raggiungere determinate aree per mancanza di contatti giusti. Ma queste precisazioni, sono solo per delineare in maniera più precisa il profilo medio delle aziende intercettate e noi non discuteremo, in questa sede, sugli aspetti di mercato, che di fatto, dipendono purtroppo solo in parte dalle strategie produttive e finanziarie delle imprese stesse.

• Facendo una panoramica territoriale, abbiamo notato a colpo d’occhio come in alcune regioni, che forse vivono un po’ il “complesso” di non essere competitive quanto le regioni trainanti del settore, vigeva un’atmosfera fin troppo statica, forse condita da un pizzico di rassegnazione. Avvicinandosi agli stand, si percepiva chiaramente un clima di sfiducia da parte dei produttori, che spesso erano anche gli export manager dell’azienda, e si potevano cogliere delle espressioni che, a tradurle, erano interpretabili più o meno con un “siamo qui, vediamo cosa succede, ma speriamo finisca tutto in fretta”.
Partecipare al Vinitaly, come a qualsiasi altro evento di portata internazionale, è una scelta, vorremmo ricordarlo. Nessuna imposizione! Quindi, tanto vale, partecipare con lo spirito di curiosità, che porta a non considerare la propria postazione come una “vetrina in allestimento”, ma come il miglior specchio possibile della propria vision aziendale.

Partire da un atteggiamento di accoglienza, di disponibilità, di apertura verso ciò che succede oltre il confine del proprio desk, e proporre un personal branding efficace, potrebbe essere una buona idea (se non sapete da dove iniziare a riguardo, contattateci!). Sembra una banalità precisarlo, ma partecipare a eventi di questa portata è una grande occasione per le aziende, ma ha anche un certo costo: perché non sfruttarla al meglio delle proprie possibilità? Magari non si riusciranno a concludere trattative, ma potrebbe essere utile come esperienza per osservare i propri competitor, conoscere realtà interessanti, e approfondire tematiche “calde”, in modo da affinare la propria prospettiva.

• Il “passaparola”. Lo confessiamo, ci fa un po’ effetto sentir parlare di “passaparola” in contesti in cui si ragiona in termini di internazionalizzazione e di social media marketing. Eppure, molte, troppe, aziende, hanno dichiarato di usare, come canale di ricerca preferenziale per le loro risorse umane, proprio il passaparola.
Diciamolo: ancora una volta, abbiamo un piccolo grande indizio che rivela come le strategie d’impresa in Italia, risentano ancora di schemi mentali arcaici, spesso causati da una scarsa formazione imprenditoriale specifica, da una mentalità che guarda con sospetto e timore all’innovazione, e anche da un po’ di ingenuità. Ci sono dei mezzi ormai molto efficaci per ricercare il personale, che ci permettono di sapere molto, senza perdere troppo tempo, sui profili di nostro interesse. Questo non vuol dire che non possiamo prestare attenzione ad altri tipi di segnalazione, ma sarebbe opportuno prendere dimestichezza con canali più attendibili, professionalmente parlando.
A tal proposito, se siete interessati ad approfondire questo aspetto, contattateci: ci occupiamo da anni di recruiting, e vi spiegheremo come applicare una ricerca mirata, nel caso siate imprenditori, riducendo al minimo il rischio di investire su figure professionali non adatte alle vostre esigenze. Nel caso siate export manager, brand ambassador o sales manager, invece, potrete capire meglio come risultare “appetibili” per un’azienda, in base alle vostre competenze.

Concludendo, possiamo dire che alcune cose non ci hanno affatto stupito, purtroppo, ma ci risulta chiaro come, a fronte delle nostre osservazioni, sia necessario fare ancora molta strada, soprattutto nel campo della formazione. È indispensabile fornire non solo le conoscenze adeguate per la gestione d’impresa e la valorizzazione delle risorse umane, ma anche per scardinare alcuni luoghi comuni che minano, di fatto, una visione aziendale innovativa del settore vinicolo.


G. Merucci

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