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Diario di un’estate caldissima per il vino italiano

Quest’estate 2017 sarà ricordata a lungo dal mondo del vino italiano, non solo per i record di temperature, ma anche per le varie problematiche che si sono dovute affrontare, dai ritardi dell’ocm vino per arrivare ai rocamboleschi warning dei dentisti inglesi contro il nostro Prosecco


Diario di un’estate caldissima per il vino italiano
Ce l’ha ricorderemo a lungo quest’estate 2017 e, considerando che non è ancora finita, ci aspettiamo altre novità, speriamo magari più positive di quelle finora vissute.
Innanzitutto il clima torrido con record di temperature elevate praticamente in ogni angolo della nostra penisola.
Un clima che ha fatto capire anche ai più scettici che le mutazioni climatiche non sono un’invenzione di qualche setta di scienziati per spaventare l’umanità ma un dato di fatto con il quale anche il mondo del vino deve fare inevitabilmente i conti.
Il punto, adesso, è gestire queste mutazioni evitando di far finta di niente ma anche di cavalcare il catastrofismo per rendersi visibili.
Su questo fronte si stanno già evidenziando due partiti: quelli che dicono che dobbiamo riscrivere oggi una nuova pagina per la nostra vitienologia se vogliamo sopravvivere e altri che, più moderatamente, evidenziano la necessità di muoversi per gradi, con azioni a breve e altre a medio-lungo termine.
Ci sembra abbastanza evidente, almeno a noi, pur non essendo assolutamente scienziati o ricercatori, che la via della “rivoluzione oggi”, seppur suggestiva e comunicativamente efficace, sia alquanto illusoria e praticamente impercorribile.
Ciò non toglie che anche i più “moderati” e realisti devono dare indicazioni precise rispetto a quello che si può concretamente fare oggi e nel futuro, a partire da quello più vicino.
In questa direzione riteniamo molto importante che si apra un confronto tecnico-scientifico il più aperto e trasparente possibile coinvolgendo il più possibile il mondo delle imprese che di fatto sono non solo l’osservatorio più importante rispetto a queste mutazioni ma anche i principali beneficiari di ricerche e possibili soluzioni.
Vi sono fortunatamente alcune aziende che si stanno muovendo su questo fronte in maniera molto attiva e lungimirante, tra queste citiamo, come esempio ma per fortuna non sono poche, Alois Lageder che con il suo progetto “Le Comete” ancora una volta ha percepito per tempo queste mutazioni climatiche e i possibili correttivi.
Ma questi straordinari cambiamenti climatici hanno inevitabilmente condizionato anche il tema delle cosiddette previsioni vendemmiali. Per certi aspetti ci verrebbe da dire “era ora”, perché da tempo molti osservatori chiedevano una assoluta revisione degli attuali modelli previsionali che di fatto erano diventati più strumenti di banale comunicazione che di reale servizio alla filiera vitivinicola.
Lo stesso presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, è stato tra i primi a “dissociarsi” da questa modalità di lanciare previsioni senza reali fondamenti, ma oggi però vanno trovate nuove formule che abbiano un senso e soprattutto credibilità.
E per farlo, a nostro parere, dobbiamo prima porci una domanda chiave:”A cosa dovrebbero servire queste previsioni?”. Molto sinteticamente, secondo noi, dovrebbero servire da un lato a dare una “percezione ai mercati” sul valore generale di una certa annata (per una specifica denominazione) e dall’altro, molto più importante, dare un’indicazione concreta di quale caratterizzazione dei vini dovremmo aspettarci.
Qualche azienda, poche per la verità, l’ha già capito e ci sta inviando previsioni vendemmiali e commenti rispetto alle loro prime analisi enologiche molto chiare e concrete. Ne prendiamo una come esempio, quella arrivata da Puiatti, l’azienda friulana di Bertani Domains:” I Pinot Grigi, all’assaggio delle uve e dei mosti, mostrano una migliore espressione aromatica rispetto al 2016, con note di frutta gialla (albicocca e pesca). Ottimi presupposti anche per i primi Sauvignon vendemmiati venerdì scorso al fine si esaltare le note piraziniche (note più verdi) e la freschezza legata ad una naturale acidità”.
Non indicazioni generiche della serie “grande annata”, “ottime prospettive”, ma elementi che possono dare precisi suggerimenti su quali vini potremmo aspettarci.
Non si può non citare in questa caldissima estate anche l’incredibile ritardo con cui siamo arrivati al decreto Mipaf relativo all’ocm vino 2017/2018. Un ritardo che praticamente ha condizionato tutta la progettualità sia delle aziende che dei consorzi di tutela. E tuttoggi non sappiamo esattamente quando riusciremo a partire con le azioni per avere le garanzie che queste siano rendicontabili correttamente. L’ennesimo paradosso all’italiana.
Ma quest’estate ce la ricorderemo anche per quanto sta succedendo al nostro Prosecco sul mercato del Regno Unito. Da un lato performance di vendita straordinarie con ormai oltre 40 milioni di litri commercializzati, dall’altro alcune “aggressioni” probabilmente dettate dall’inevitabile “invidia” che genera ogni successo. Non riusciamo a dare altra spiegazione alla recente notizia data dai tabloid inglesi secondo la quale i dentisti del Regno Unito starebbe mettendo in guardia i loro connazionali dal danno ai denti che sarebbe causato dal nostro Prosecco. Probabilmente una “fake news” come l’ha definita il nostro ministro Martina ma che deve far riflettere su alcuni inevitabili rischi legati ad una crescita che tuttoggi sembra non avere limiti.
E a proposito di limiti sono quelli che noi auspichiamo se ne diano invece i produttori di Prosecco approfittando anche di un’annata che tra gelate primaverili e siccità estive ha messo a dura prova la Glera. Una condizione negativa che però deve, a nostro parere, stimolare ancora una volta ad uno sviluppo sempre più mirato alla qualità e al presidio di un corretto posizionamento per il nostro più importante fenomeno vitienologico.
Finiamo qui il nostro diario ma viste la tante altre notizie e fronti aperti, aggiungeremo a breve altre pagine.
Fabio Piccoli

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