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mercoledi 21 agosto 2019

Enoturismo: il lifestyle italiano al centro del legame con il consumatore

Intervista a Filippo Magnani, fondatore dell’agenzia Fufluns, che con il 2019 festeggia i vent’anni di attività


Enoturismo: il lifestyle italiano al centro del legame con il consumatore

Filippo Magnani


“Creare esperienze di viaggio personalizzate uniche ed irripetibili, nonché fungere da trait d’union tra appassionati e professionisti stranieri con i produttori, i vini ed i territori italiani.” È questa la filosofia di Filippo Magnani e di Fufluns, la prima agenzia in Italia ad aver sviluppato itinerari legati all’enoturismo del Bel Paese.
Vista l’importanza che il tema sta ricevendo in questi ultimi anni, abbiamo intervistato Filippo Magnani, che non è solo il fondatore di Fufluns, la sua presenza nel mondo del vino è infatti consolidata ormai da molti anni, vantando la collaborazione con testate specializzate, nonché l’organizzazione dei corsi della Wine & Spirit Education Trust in Italia, frutto del suo diploma WSET, di educational tour per stampa e buyer di settore e di eventi b2b, fino alle docenze universitarie presso istituti di formazione privati sul tema dell’accoglienza e l’ospitalità nelle aziende vinicole.

In quali condizioni versa oggi il settore dell’enoturismo e della promozione del territorio vitivinicolo italiano?
È ormai appurato che l’enoturismo è diventato un fattore importante del turismo nel comparto Italia, ciò implica che le politiche nazionali debbano fortemente considerare, e in parte lo stanno già facendo, l’enoturismo come nicchia di mercato collegato alle altre categorie, fra cui ad esempio il turismo montano, balneare, culturale, sportivo, però inteso come potente strumento di mercato, importante per la nostra economia nazionale. Detto questo le dinamiche stanno cambiando rispetto a un po’ di anni fa, fino agli anni 2000-20005, si parlava di enoturismo riguardante solo le regioni vitivinicole più importanti, come Toscana, Piemonte, Veneto, quindi territori e brand conosciuti, dove la gente si è sempre avvicinata tenendo come prima motivazione la visita enoturistica. Oggi invece, possiamo dire che l’Italia possa serenamente proporre mete enoturistiche dalle Alpi alla Sicilia, in qualsiasi zona vocata alla viticoltura, e dotata di una buonissima accoglienza enoturistica. Ancora c’è tanto lavoro da fare ma siamo sulla strada giusta. Territori come Abruzzo, Campania, Puglia, Umbria, Friuli e Trentino, territori meno conosciuti un tempo, oggi si sono organizzati molto bene, avendo compreso che l’enoturismo è sia un elemento benefico di promozione territoriale, sia un aspetto portatore di importanti ricavi aziendali.

Possiamo dire che le cantine italiane stiano reagendo positivamente al tema hospitality?

Assolutamente sì, però purtroppo ci sono ancora dei limiti, che derivano però dall’alto delle istituzioni. Non siamo ancora riusciti a creare delle politiche comuni, a livello di singole regioni e poi a livello nazionale, che prevedano l’unirsi in strategie condivise. Bisogna dire che il Ministero sta sicuramente andando verso questa direzione, e sarebbe auspicabile raggiungere un livello in cui si dialoghi per strategie di promozione studiate e promosse dallo stesso. Credo fortemente che ci sia necessità di creare una commissione ad hoc di cui fanno parte, oltre agli enti pubblici, anche enti privati, come tour operator del vino, produttori, enoteche, includendo tutti i rappresentanti che vivono all’interno di questo settore.

Parliamo della tua agenzia, Fufluns: quale target di consumatori ritieni più coinvolto nelle attività che promuovi?
Fufluns svolge un’attività molto specifica, e sul territorio italiano siamo circa 7 o 8 tour operator ad occuparsi di questa nicchia. Noi siamo stati i primi, nel ’99 a credere in questo progetto, e a vent’anni di distanza ci troviamo ancora a dialogare con una precisa fascia di consumatori. Ci rivogliamo principalmente a gruppi di appassionati, collezionisti di vino, una fascia di consumatori con alto potenziale di spesa.
Il 60% della ricettività ci arriva dal Nord America, quindi Stati Uniti e Canada, in accordo con i trend globali di consumo di vino, che vedono questi stati con posizioni alte sulla classifica mondiale. Stanno però aumentando le richieste dal Sud America, in particolare Brasile e Messico, e dall’Asia, quindi Giappone, Hong Kong, Cina e poca Russia, che occupano un totale di 20% sulle provenienze. Il restante 20% è invece occupato dal già consolidato mercato europeo del centro nord, in particolare la Germania, e i paesi Scandinavi.

Qual è la tua filosofia in merito al promuovere il rapporto fra cibo, vino e viaggio?

Oltre a gestire questa attività, da anni scrivo per diverse testate e ho intervistato spesso Masters of Wine e opinion leader da tutto il mondo, che mi hanno confermato in diverse occasioni che, nonostante la promozione ancora rappresenti per noi una debolezza, il vino italiano riscuote successo all’estero, grazie ad il suo principale punto di forza: il rapporto che ha con il cibo, ma soprattutto con lo stile di vita italiano. Anche i Paesi che si sono approcciati più tardi al vino rispetto alla media mondiale, come ad esempio la Corea del Sud, portano con sé consumatori innamorati dell’idea di lifestyle italiano e il cui passo successivo all’acquisto del vino, magari all’interno di ristoranti italiani o addirittura regionali all’estero, è la visita nel luogo di provenienza di quel vino. Fufluns si rivolge principalmente a clientela di altissimo livello, ed è per loro che abbiamo creato dei pacchetti che coinvolgano un mix fra elementi di lusso italiano, come soggiorni in hotel a 5 stelle sul lago di Garda ad esempio, design, moda e motori, ed elementi che riportino l’essenza della vita italiana, come la piazza, il circolo del paese, il pasto cucinato dalla mamma o dalla nonna con le ricette della tradizione, la partecipazione a feste patronali, la conoscenza delle storie e dei racconti degli anziani, ovvero tutto quello che rappresenta per me il vero lusso.

Hai raggiunto un grande traguardo: quali sono gli obiettivi futuri?

È un settore che ha tantissima potenzialità, è talmente ampio il campo del turismo del vino, cibo, lifestyle che ci sono grandi possibilità di crescita per tutti. Sono soddisfatto dei risultati raggiunti, personalmente voglio rimanere dove sono, perché siamo arrivati al top, e continuare a mantenere la posizione fra i pionieri del turismo del vino e nel comparto dell’educational. Mi piacerebbe però sviluppare un progetto che coinvolga maggiormente il writing e la comunicazione all’estero, sviluppando il messaggio di dialogo che entità come Wine Meridian stanno portando avanti molto bene.

Per maggiori informazioni sulle attività enoturistiche, consultate le due nuove pagine web lanciate in occasione del ventesimo compleanno della realtà: www.filippomagnani.it e www.fufluns.com 
Enoturismo: il lifestyle italiano al centro del legame con il consumatore

Filippo Magnani ed un gruppo di turisti durante una degustazione


Noemi Mengo

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