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WineMeridian
martedi 26 settembre 2017 logo winemeridian.com
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Gli americani “spendono” di più per il vino italiano

Dai risultati preliminari dell’indagine di Wine Opinions Vinitaly sul rapporto tra i vini italiani e gli americani emerge come i consumatori frequenti di vino italiano spendono per i nostri vini dai 12 dollari in su, utilizzano moltissimo i social media e si fanno influenzare soprattutto dalle degustazioni nei punti vendita e dai consigli in famiglia


Gli americani “spendono” di più per il vino italiano
Molto interessanti i primi dati che emergono dall’indagine di Wine Opinions Vinitaly (“Italian Wines and American Palate) presentati nei giorni scorsi all’Italian Wine Week Vino 2017 a New York.
Da questi dati preliminari - frutto di un’indagine su un campione di 1.463 consumatori residenti nei 12 principali Stati - emerge come i consumatori frequenti di vino italiano statunitensi dichiarano di acquistare nostri vini a prezzi superiori mediamente ai 12 dollari, mentre per prezzi più bassi si rivolgono a vini di altri Paesi.
Più specificatamente l’indagine fa emergere che nella fascia tra i 10-12 dollari per vini da acquistare per un pranzo semplice a casa il 16% degli intervistati ha dichiarato di preferire vino italiano, rispetto al 10% di Spagna, il 9% di Francia, l’8% di Cile e il 5% di Australia. Nella fascia, invece, tra i 20-30 dollari per vini da acquistare per una cena a casa con amici, il vino italiano evidenzia una preferenza al 19%, dietro però alla Francia con il 21% ma molto più avanti di Spagna al 5%, Cile al 4% e Australia al 3%. Il vino italiano ritorna al primo posto, con una preferenza al 21% nella fascia di vini tra i 10-15 dollari al bicchiere acquistato al ristorante, davanti alla Francia (20%), Spagna e Cile (5%) e Australia (3%).
Più in generale, anche da questa indagine si conferma il forte appeal del vino italiano negli Usa. Si colloca, infatti, anche in questa indagine al primo posto come vino dalle maggiori potenzialità di sviluppo, con il 30% di preferenze d’acquisto tra i vini importati negli Usa, seguito dalla Francia, con il 27%, la Spagna il 19%, l’Australia il 12%, il Cile l’11% e il Portogallo al 6%. Se ci si focalizza solo sui consumatori sotto i 40 anni la percentuale di preferenza al vino italiano sale al 34%.
Rispetto gli aspetti che influenzano maggiormente gli acquisti di vino negli Usa, sono tre quelli considerati più rilevanti (multirisposte): le degustazioni nei punti vendita (60%); vini da paesi o regioni preferite (45%); consigli di famigliari ritenuti esperti (42%).
Molto più indietro troviamo le raccomandazioni del personale dei punti vendita (31%), punteggi della critica superiori ai 90 punti (25%) e buone recensioni lette in riviste o nel web (21%).
Già quest’ultimi risultati evidenziati testimoniano come anche la stessa promozione dei vini italiani negli Usa non può non tener conto di alcune sempre più evidenti tendenze di questo mercato, a partire dell’importanza delle iniziative nei punti vendita come pure di un utilizzo più adeguato dei social media.
A quest’ultimo proposito il survey evidenzia il grande utilizzo dei social media per postare, visitare, acquisire, scambiare informazioni o immagini relative al vino.
Andando ad analizzare all’interno del panel coinvolto l’utilizzo dei social, mensilmente o più frequentemente, per le motivazioni sopra esposte è emerso come Facebook sia quello più utilizzato (45%), seguito da Instagram (17%), Vivino (15%), Pinterest (12%), Twitter (11%), YouTube (9%), Delectable (6%) ed Hello Vino (3%). Se ci si concentra, però, sui consumatori sotto i 40 anni, Instagram e Delectable raddoppiano le loro percentuali di utilizzo.
Infine, questi primi risultati dell’indagine riferiscono delle preferenze di tipologie di vino italiano maggiormente acquistate dai consumatori frequenti. Il Pinot Grigio, prevedibilmente, risulta al primo posto con il 68% (la domanda era riferita ad “acquisto occasionalmente” o “favorito”), seguito dal Chianti (67%), Chianti Classico (64%) a pari merito con il Prosecco. Su questo aspetto non si può non rilevare come allo stato attuale la distinzione tra Chianti e Chianti Classico fatica molto ad essere percepita.
Molto interessante, e per certi aspetti preoccupante, evidenziare come la ricerca ha indagato anche sui vini italiani che risultano tuttoggi quasi sconosciuti sul mercato Usa (ovviamente dal panel intervistato). Tra questi vi sono molti nomi importanti come, ad esempio, il Franciacorta di cui il 67% dichiara di non averne mai sentito parlare, con la stessa percentuale anche il Greco di Tufo, con il Fiano si sale al 68%, con la Falanghina siamo al 66%, con il Salice Salentino va leggermente meglio con il 57% e con per l’Aglianico il 50% dichiara di non conoscerlo.
Considerando l’ampiezza e la rappresentatività del panel sono dati, quest’ultimi, che non possono non far riflettere. Ne scriveremo a breve.


Fabio Piccoli

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