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Gli ancora troppi paradossi sui prezzi dei vini italiani

Nonostante i tanti sforzi per valorizzare meglio le nostre denominazioni, i nostri vini, sul mercato continuano a serpeggiare richieste di vini italiani, anche molto noti, a prezzi inaccettabili. Purtroppo sono ancora troppe le imprese a cedere a tali “ricatti” con un indotto negativo su tutta la reputazione e il posizionamento dei nostri prodotti


Gli ancora troppi paradossi sui prezzi dei vini italiani
Per chi come noi quotidianamente cerca di supportare le imprese del vino italiane a costruirsi un posizionamento sui mercati internazionali adeguato e capace di garantire margini e profittabilità corrette, amareggia notevolmente (è un eufemismo) constatare come sia ancora lunghissima la strada per arrivare ad un presidio decente dei mercati sul fronte dei prezzi.
Sfruttiamo un recente esempio, giunto nella nostra redazione in questi giorni da parte di una nota azienda siciliana, che ci ha inviato una richiesta di vini da parte di un intermediario statunitense.
Riportiamo di seguito la richiesta perché riteniamo sia una base importante di riflessione.
Il titolo della missiva è già tutto un programma: richiesta commerciale rivolta alle aziende vinicole italiane. Poi segue la richiesta che si condensa in poche laconiche righe: "Buongiorno, stiamo ricercando per una importante catena della grande distribuzione americana, con cui lavoriamo, i seguenti vini: Nero d’Avola, Syrah, Cabernet Sauvignon, Montepulciano d’Abruzzo, Rosé spumante di qualunque regione, Grillo e Catarratto. Si richiede abbiano un prezzo franco cantina non superiore ai 2 euro". 
Non siamo ingenui, dopo tanti anni in questo mondo non ci scandalizziamo certo per richieste di questa natura, ma è indubbio che testimoniano come si debba concentrare ancora molto gli sforzi sul fronte di una costruzione di un posizionamento dei vini italiani migliore a quella attuale.
È vero un po’ di passi avanti, anche in quest’ultimo decennio, sono stati fatti riuscendo a far recuperare un po’ di valore ai nostri vini sui mercati mondiali (da un prezzo di meno di 2 euro litro del 2008 agli attuali 3), ma se qualcuno pensa di poter dormire sugli allori si sbaglia di grosso.
E la richiesta sopra riportata è alquanto eloquente e merita, a nostro parere, alcune riflessioni aggiuntive.

Innanzitutto non si può non notare che riguarda vini molti dei quali di notevole prestigio come il Nero d’Avola o il Montepulciano d’Abruzzo o anche un bianco sempre più emergente come il Grillo, senza dimenticare un rosé, e perlopiù spumante, che dovrebbe oggi essere considerata una delle tipologie di vino maggiormente trendy. Ma se quindi anche a fronte di tipologie dal grande appeal si ricercano prezzi così bassi significa che si è data la sensazione che il nostro settore è perfetto per avviare strategie speculative.
Cerco di vini di successo a basso prezzo, questo potrebbe essere lo slogan traducendo sinteticamente la richiesta sopra evidenziata.
E il dramma, o il paradosso se la vogliamo mettere così, è che indubbiamente questa richiesta andrà certamente soddisfatta generando poi l’inevitabile indotto negativo su tutto il posizionamento di queste tipologie di vino.
Il tutto, inoltre, avviene con il silenzio assordante del sistema. Quasi fosse un ricatto inevitabile, della serie: “E’ il mercato bellezza!”.
E’ vero, sentiamo già certi obiettori che, calcolatrici alla mano, ci ricordano che vi può essere qualche realtà che “riesce a starci dentro” anche con prezzi così ridicoli. Ed è questa la mannaia finale perché così salta la reputazione di tutto un sistema.
D’altro canto, controllando proprio in questi primi giorni dell’anno alcuni tender del prestigioso Systembolaget svedese e guardando le richieste di prezzi non ti puoi non spaventare.
Se anche un sistema monopolistico che controlla fortemente sia fornitori che la propria distribuzione si è “fatto l’idea” che può bellamente fare richieste di prezzi bassi anche di tipologie di vino importanti, di vini biologici (tra i 2 e i 4 euro) significa che la percezione che si è data al mercato continua ad essere drammaticamente sbagliata.

Noi non amiamo e non abbiamo mai creduto all’efficacia di campagne “moralistiche”, però servono strumenti di controllo e di gestione dei prezzi, lo predichiamo da tempo, molto più efficaci.
Il primo presidio, controllo, deve partire però dai produttori che spesso fanno investimenti ingenti sulla propria identità produttiva per poi mandarla al macero con prezzi che uccidono il bilancio e la reputazione.
Nel nostro nuovo percorso formativo “Wine Campus Impresa” il filo conduttore sarà proprio il presidio del posizionamento, consapevoli che un imprenditore che non è in grado di garantirsi remunerazione adeguate non potrà mai garantire il futuro della sua azienda.


Fabio Piccoli

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