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venerdi 11 gennaio

Gotto D’Oro: il Lazio che rivendica la qualità in Italia e all'estero

La storica cantina sociale dei Castelli romani vuole andare oltre i preconcetti, per affermare la bontà e le potenzialità delle sue produzioni


Gotto D’Oro: il Lazio che rivendica la qualità in Italia e all'estero

Luigi Caporicci - Presidente di Gotto D'Oro


Per troppo tempo e troppo spesso il vino della regione Lazio è stato associato ad un vino di scarsa qualità, vino da tavola e non da grandi occasioni.
“L’obiettivo è invertire questa tendenza e far scoprire ai wine lovers di tutto il mondo che le denominazioni laziali sono denominazioni di qualità, e possiamo farlo solo investendo in una migliore comunicazione”. Ce lo ha spiegato
Luigi Caporicci, presidente di Gotto D’Oro, che in questa intervista ci ha raccontato l’azienda, la sua storia e l’obiettivo di elevare e rendere merito alla sua attività, una produzione di qualità, quella romana, che necessita di essere conosciuta, sfatando i falsi miti che la circondano.

Come è nata l’azienda?
Nasce dall’unione sapiente degli agricoltori di Marino, in provincia di Roma, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, un momento storico in cui collocare il vino nella vicina Capitale era difficile a causa della forte crisi. Questi produttori decisero di unire le forze per cercare di allargare i propri orizzonti e provare a portare il vino dei Castelli Romani al di fuori dei confini, in tutta Italia e nel mondo. Così nacque l’azienda, nel 1945, composta da circa 40 agricoltori unitisi in cooperativa prendendo in gestione l’ex monopolio di Ciampino, andato distrutto durante la guerra, e rimesso in piedi per stabilire la sede della cantina.
Tra gli obiettivi dell’unione, quello di svincolarsi dai commercianti di zona che spesso dettavano regole scomode e andare oltre, portare i vini soprattutto nelle regioni del nord, quelle che ancora oggi per l’azienda sono strategiche: Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

Che vini producete?
Sono tutti quelli dei castelli romani: Doc Frascati, Doc Marino, Doc Castelli Romani, Doc Roma e IGT Lazio. I nostri vigneti si estendono da Frascati fino a Coli e raccogliamo uve da circa 1400 ettari di vigneti: un grande polmone verde intorno alla Capitale, dove i nostri produttori coltivano le uve che verranno conferite.

Qual è il vino che maggiormente rappresenta la vostra realtà?
Sicuramente il vino per cui siamo conosciuti maggiormente è il Marino, tanto è vero che fino agli anni ’80 eravamo conosciuti più come “La Marino”, piuttosto che “Gotto D’Oro”. Però quell’identificativo, Marino, lo dobbiamo ringraziare, è per via della sua fama che siamo riusciti in pochi anni ad esportare negli USA fino a 2 milioni di galloni da 2 litri di Marino. Possiamo sicuramente considerarlo il nostro cavallo di battaglia, un vino a cui siamo legati e che ci ha resi orgogliosi di diversi riconoscimenti, fra cui quello di Luca Maroni per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Come descriverebbe l’azienda e la vostra filosofia?
Noi siamo una filiera corta, che consente al produttore di vedere le sue uve raccolte, trasformate, vinificate e consegnate in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia.
Questa modalità ci ha permesso di far conoscere il nostro territorio e dare ai nostri agricoltori la certezza di poter conferire le uve senza sottostare alle leggi di mercato. Ci piace definirci “la certezza del contadino”.

In che mercati siete più presenti, e qual è la percentuale di export?
La percentuale di export attualmente è bassa, perché noi negli anni passati abbiamo puntato sull’Italia e non abbiamo curato molto l’export. La percentuale si aggira attorno al 7-8%. Però siamo presenti da sempre con continuità in Canada, in Germania, Inghilterra e negli USA, dove stiamo cercando di allargare il mercato, e in Cina, mercato interessante ma che ci dà alcune difficoltà.

Qual è attualmente la sfida più grande per voi, soprattutto all’estero?

La sfida maggiore è sfatare una leggenda che si è creata in questi anni, ovvero che il Lazio non sia una regione di grandi vini, che i Castelli Romani non ne producano di alta qualità e che le cantine sociali siano invece legate a vini di bassa qualità. Il nostro obiettivo è quello di andare oltre a questi preconcetti, dimostrando che i vini laziali hanno ottime carte da giocare, e che i nostri vini partono dal produttore e arrivano al consumatore, sono prodotti tracciabili, la cui qualità deve essere resa chiara. Certo, si tratta di uno sforzo grande, ma vogliamo vincere questo modo di pensare, in Italia e all'estero. 


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