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venerdi 20 marzo 2020

I dazi Usa cominciano a far male

Negli ultimi tre mesi del 2019 sono stati sicuramente i vini francesi a pagare il prezzo più elevato con una perdita a valore solo a dicembre del 36%, ma le conseguenze maggiori si dovrebbero sentire in primavera.


I dazi Usa cominciano a far male
Leggendo in questi giorni un articolo di Peter Mitham su Wine Analytics Report ci è stato possibile comprendere meglio l’impatto che ha avuto l’introduzione della tassa del 25% su alcuni prodotti europei, incluso il vino, come ritorsione per i sussidi dell’Unione Europea ad Airbus.
Ricordiamo che l’Italia non è stata tra i Paesi coinvolti in questo aumento dei dazi Usa che invece ha colpito negli ultimi tre mesi del 2019 (più precisamente a partire dal 18 ottobre dello scorso anno) i vini fermi francesi, tedeschi, spagnoli sotto i 14° di alcol.
Ed è indubbio che l’impatto di questi dazi è stato particolarmente forte, soprattutto sui vini francesi. Gli Usa, infatti, pur rimanendo il più grande mercato del vino al mondo (nel 2019 ha importato vino per oltre 4 miliardi di dollari), ha visto ridurre il ritmo delle importazioni di vino dalla Francia.
All’inizio le conseguenze di questo aumento aveva influito soprattutto nelle importazioni di Beaujolais Nouveau, ma dopo tre mesi è stato possibile vedere i suoi effetti su tutte le tipologie di vino francese importate.
Se complessivamente, infatti, le importazioni statunitensi di vino francese sono aumentate dell’1% nel 2019, raggiungendo un valore di circa 1,2 miliardi di dollari, se si guardano gli ultimi due mesi abbiamo avuto un crollo verticale con un -18% in novembre e -36% a dicembre, una tendenza poi proseguita anche nel gennaio 2020. L’analisi quindi preliminare dei dati per i tre mesi dall’introduzione della tassa al 25% indica un calo complessivo del 10,5% in volume e del 24% in valore rispetto l’anno precedente.
I produttori, come riportato anche nel report Gomberg, Fredrikson & Associates, stanno abbassando i loro prezzi e gli importatori stanno accettando margini minori per assorbire l’aumento del tasso di importazione.
Nonostante questo ci si aspetta che l’impatto maggiore di questo aumento si registrerà sugli scaffali entro maggio e, secondo quanto riportato da Wine Analytics Report, raggiungeranno tra l’8-10%, da 1 a 1,5 dollari a bottiglia per i vini che normalmente sarebbero venduti al dettaglio tra 15$ a 30$ a bottiglia.
Non sorprende, inoltre, che sempre nei tre mesi successivi l’introduzione della nuova tassa, negli Usa si è registrato un aumento dell’88% del volume dei vini importati con alcol superiore ai 14°, e in questa tipologia la Francia ha visto una crescita di ben il 332% e la Spagna del 137%.
Secondo gli osservatori di Wine Analytics questa tipologia di vini, però, potrebbe non incontrare una grande favore da parte dei consumatori di vini più pregiata mentre potrebbe essere apprezzata da un pubblico più vasto.
Secondo però Dennis Kreps, co-fondatore di Quintessential Wines, una nota società di importazione e distribuzione di sede in Napa (California), “i vini con gradazione alcolica oltre i 14° tendono ad essere mediamente più costosi e questo li mette in diretta competizione con molti vini della California o dello Stato di Washington. Il costo, aggravato da un dollaro più debole, li farà apparire meno interessanti agli occhi degli acquirenti americani”.
“In questo periodo - ha proseguito Kreps - vi è grande quantità di vino californiano nella zona nord-ovest degli Usa, e sono in corso numerose campagne di sconto su questa tipologia di vini che li rendono molto appetibili ai nostri consumatori”.
Alcuni ipotizzano che a causa di questi aumenti dei dazi alcuni vini dell’UE potrebbero entrare come sfusi e quindi riconfezionati per il mercato Usa, ma questo non sarebbe possibile in molti Stati a causa delle normative che regolano il confezionamento del vino. E inoltre non è ancora certo che l’esenzione della tassa ai vini sfusi duri ancora a lungo.
Tuttavia, sempre i dati di Gomberg e Fredrikson indicano che le importazioni di vini da tavola sfusi hanno iniziato a rafforzarsi a novembre dello scorso anno e hanno registrato una crescita del 7% in valore e volume nei 12 mesi chiusi a dicembre. Ed è, a questo riguardo, interessante notare come sia stata la Francia, l’unico Paese europeo a vedere aumentate le spedizioni di vino sfuso negli Usa.
In conclusione, i vari osservatori ascoltati da Wine Analytics sembrano concordare sul fatto che l’impatto dell’aumento dei dazi si debba ancora far sentire appieno e che l’attuale emergenza Covid-19 di fatto ha reso “meno rilevante” in questo momento il problema.
Ma a sentire le parole di Michael Kaiser, vicepresidente di Wine America (che raggruppa gran parte di importatori e distributori Usa) la vicenda “aumento dazi” non può considerarsi conclusa considerando che “questa tipologia di dazi è stata autorizzata dall’Organizzazione mondiale del commercio. Gli Usa, pertanto sono stati autorizzati a raccogliere fino a 7,5 miliardi di dollari, e quindi allo stato attuale i dazi potrebbero aumentare, rimanere invariati o scendere in autunno”.
Fabio Piccoli

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