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Il segreto della comunicazione nel vino? Raccontare storie che hanno cambiato il mondo

La personale visione del Wine Communicator dell'anno per l'IWSC: Joe Fattorini


Il segreto della comunicazione nel vino? Raccontare storie che hanno cambiato il mondo

Joe Fattorini


Conosciamo assieme Joe Fattorini. Cognome italiano, prima giornalista e wine merchant, oggi presentatore di un programma di successo in Inghilterra dal titolo The Wine Show, Joe è oggi uno dei più influenti comunicatori in fatto di vino nel mondo, tanto da essere stato nominato Wine Communicator dell’anno dell’International Wine and Spirits Competition, il concorso enologico più antico e prestigioso su vini e spiriti da tutto il mondo. Fattorini è stato scelto tra una lista di candidati di prestigio per il suo lavoro al The Wine Show. Lo show - che viene ora trasmesso in 109 Paesi - ha attratto molti affezionati, soprattutto grazie all'entusiasmo contagioso e all'insaziabile desiderio di condividere il proprio sapere con il pubblico di wine lovers di Fattorini, oltre alla sua capacità di riportare tutto ciò che di strano e meraviglioso avviene nel mondo del vino, come il rituale del bacio della vite in Sudafrica, o come vengono difese le vigne nel Medio Oriente dilaniato dalla guerra e ancora tanti altri strani riti.

Come ti senti ad essere stato nominato Wine Communicator dell’anno? Cosa significa per te?

Sicuramente mi sento sorpreso. Mi guardo attorno a vedo tantissimi buoni comunicatori del vino. Le altre persone in lizza sono tutti personaggi che seguo, di cui leggo i loro lavori, o di cui ho sentito broadcast o visto video. Sono orgoglioso del lavoro fatto in questi anni a The Wine Show e dei 30 anni di lavoro nel business del vino. 
Come è nato l’amore per il vino?
Ricordo di aver assaggiato per la prima volta un bottiglia di vino, Latour 45, a sette anni. Mio nonno era un piccolo collezionista di vino, mio zio è un wine merchant, ma non avrei mai pensato che avrei venduto anche io vino. Fin da piccolo sono rimasto affascinato da questo mondo. Ricordo che a 10 anni il prete mi confiscò un libro di vino perché disse che non era una lettura adatta ad un bambino. Non ero un esperto, ma fin da piccolo sapevo molte cose sul vino perché ero affascinato dall’argomento. 

Qual’è il tuo obiettivo quando parli di vino?
Cerco di far sì che il racconto sia meno noioso possibile. Purtroppo vengono raccontate tante storie noiose: una persona con un sacco di soldi spende un sacco di soldi per fare un vino delizioso che si scopre essere delizioso e così tutti sono contenti. Quello che cerco di fare io invece, sia nello show, che come giornalista in passato, è raccontare storie in cui le persone hanno dovuto affrontare delle sfide, anche dure, le hanno superate e hanno prodotto un vino che ha influenzato le loro vite e cambiato un po' il mondo. La longa storia del vino è legata a cambiamenti nel mondo, a guerre, politica, conquiste, potere, denaro e salvezza. Ad esempio, quest’anno ho incontrato un uomo che mi ha raccontato che il suo vino ha salvato l’intera famiglia dalla fame durante la guerra, grazie alle calorie contenute. È il Vin Santo di Santorini. Questo è quello che mi piace scoprire e raccontare: storie uniche.

Quindi quando parli di vino, integri sempre il racconto con la sua storia…
La mia “povera” fidanzata Christina può testimoniare che raramente apro una bottiglia di vino senza un libro aperto davanti e senza aver fatto ricerche in Internet su chi lo fa, come lo fa, perchè… La storia stimola la mente tanto quanto il palato. Forse anche di più.

C’è una storia in particolare che pensi sia un buon esempio di come il vino ha avuto un impatto sulla vita di qualcuno?
Quando facevo il giornalista, mi imbattevo nella vita delle persone tutte le settimane. Ricordo che una volta ho tenuto delle degustazioni di vino per dei senza tetto che non sono di certo conosciuti per essere dei fini intenditori di vino. Gli ho spiegato tutto quello che potevo e loro sono rimasti affascinati da come qualcuno avesse preso seriamente le loro opinioni e i loro palati.
Mentre, durante lo show, la storia che mi ha colpito di più è stata quella della società cilena Garage wine. Il titolare Derik, un mio amico, ha ridato vita e speranza ad un’intera comunità attraverso il suo lavoro, aiutando queste persone che avevano dei vigneti antichi e magnifici, ma non ce la facevano economicamente, a produrre vini da poter vendere all’estero. 

Qual’è il segreto di The Wine Show, per te?
Penso che il segreto sia che raccontiamo storie, e le potremmo raccontare anche senza nominare il vino una sola volta. Sarebbero comunque delle storie interessanti. Quello che noi mostriamo è come il vino sia integrato nelle cose della vita, che hanno significato per tutti noi. Io e Amelia Singer, la co-presentatrice, siamo gli unici ad avere competenza nel mondo del vino, tutti gli altri, autori, produttori, ricercatori, sono degli amanti del vino ma non hanno background in questo mondo, ne vi hanno mai lavorato. Quando lavoriamo assieme, creiamo queste affascinanti storie come ad esempio cosa è accaduto quando un terremoto ha distrutto un’intera regione o cosa è accaduto quando degli immigranti sono arrivati in un nuovo Paese o quando delle spie hanno viaggiato per la Francia, e poi raccontiamo come il vino ha avuto un ruolo in queste storie o come dietro ad un vino ci siano queste storie.
Molti dei nostri affezionati spettatori non sono wine lovers, o non pensavano di esserlo. Ma molti di loro ci hanno scritto poi raccontandoci come lo show abbia influenzato le loro scelte. Come ad esempio chi ha basato la luna di miele su molte mete segnalate dallo show. Tutto ciò è speciale!

Che relazione hai con le tue origini italiane?
Molto lontana. I miei antenati, il mio bis bis bis nonno era originario di Bellagio, sul Lago di Como. Lui e suo fratello hanno combattuto per il duca di Wellington durante la battaglia di Waterloo. Poi hanno scelto di vivere in Inghilterra. Infatti in questa regione ci sono molti Fattorini. La nostra famiglia si stabilì lì 200 anni fa. Quando ero piccolo, però, andavo almeno una volta all’anno a Bellagio e tornerò quest’estate con i miei figli. Cerco di mantenere una sorta di legame con l’Italia, ma non mi sento italiano, anche se sono orgoglioso della tradizione da cui proviene il mio nome. 


Michele Shah IWSC Brand Ambassador in Italia
Per ulteriori info riguardo IWSC contattare: micheleshah@gmail.com oppure visitare il sito: https://www.iwsc.net/it/how-to-enter
Il segreto della comunicazione nel vino? Raccontare storie che hanno cambiato il mondo
Agnese Ceschi

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