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lunedi 15 luglio 2019

La ricetta di un brand di successo? Pochi (ma buoni) ingredienti, tra questi uno scopo

Acquisti e motivazione vanno a braccetto, anche nel mondo del vino.


La ricetta di un brand di successo? Pochi (ma buoni) ingredienti, tra questi uno scopo
“Se non hai uno scopo, non hai un brand”. Questo il suggestivo titolo che Grapevine, nota testata di riferimento per il settore, ha scelto per un articolo molto interessante riguardo al potere del “brand” sul consumatore finale.
Il tema che tocca l’articolo è un argomento a cui teniamo molto e che abbiamo deciso di riconsiderare perché è sempre un buon momento per fermarsi a riflettere su cosa stiamo realizzando, come lo stiamo facendo e soprattutto, a che scopo.

Come segnala Grapevine, l’ispirazione per un’accurata riflessione sul tema, l’ha data Alan Jope, il nuovo amministratore delegato di Unilever, durante uno speech all’interno del festival Cannes Lions per l’industria pubblicitaria. Durante il suo intervento ha reso chiara quale direzione stia prendendo l’azienda detentrice dei più grandi brand a livello globale e, per farla breve, il messaggio è che se un brand non ha uno scopo, un obiettivo chiaro agli occhi del consumatore target, allora non avrà futuro a Unilever.

Ma, viene da chiedersi,
cosa ha a che fare questa dichiarazione di Jope con l’industria vitivinicola mondiale? In realtà, tutto. Unilever si occupa di rendere nota, vendere e promuovere una vastissima porzione dei brand mondiali che noi abbiamo all’interno delle nostre case o dei nostri luoghi di lavoro. Di conseguenza, i prodotti dei brand che sceglierà di inglobare nel suo macrobusiness avranno un impatto maggiore sul comportamento dei consumatori, che si aspetteranno gli stessi risultati anche dai prodotti degli altri brand che non sottostanno a Unilever. Non è legge, bensì solo una riflessione quella di Jope, una grande riflessione, e come tale ci porta ad alcune valutazioni in merito alle aspettative che stiamo maturando rispetto ai prodotti di cui ci circondiamo.

Visto lo scorrere sempre più rapido delle giornate, e delle attività che svolgiamo per riempirle, come consumatori stiamo diventando sempre meno tolleranti alle attese e pochi di noi sono disposti a fare lunghe file, o spendere molto per ottenere un prodotto, a meno che non siamo certi del valore e dello scopo dello stesso. Nel vino è la stessa cosa:
quante volte sentiamo parlare di mercati i cui consumatori sono più consapevoli rispetto al passato, più interessati a ciò che bevono, alla provenienza, alle proprietà?
Da qui il suggerimento di Jope: per attrarre le nuove generazioni di clienti e vendere loro qualcosa, sarà sempre più necessario che bisogni e scopo dell’acquisto siano resi più chiari.
In fondo, niente di nuovo, Steve Jobs ed Apple ce l’hanno insegnato da un po’: i loro prodotti, infatti, non si limitano a soddisfare dei bisogni, bensì a crearne di nuovi.

A proposito di nuove generazioni, stiamo parlando proprio di quel tipo di consumatore attento, amico dell’ambiente, che si sta prospettando di fronte ai nostri occhi e che sta iniziando a prendere corpo all’interno della cosiddetta “Generation Z” di nati dal 1997 al 2003. Una generazione che sta già rivoluzionando il modo di guardare e acquistare i prodotti, che presta maggiore attenzione alla salute, che è più consapevole dei rischi e che sente il bisogno di avere maggiore controllo sulla propria vita rispetto alle generazioni precedenti. Ah, certo, come dimenticare: una generazione che nell’insieme, purtroppo per noi, beve meno alcohol.

Pensando all’industria vitivinicola, una maggiore attenzione al prodotto si traduce con un duplice sguardo alla provenienza e realizzazione non solo del prodotto, ma anche della bottiglia, del tappo. Per non parlare di possibili quesiti come la quantità di acqua ed energie impiegate nella produzione, che tipo di fertilizzanti e in che misura, quanti chilometri ha fatto una bottiglia rispetto ad un’altra.

E quindi?
La soluzione sta pian piano affiorando alla vista: il prossimo step per vendere meglio i prodotti vitivinicoli è la costante, o meglio incessante, ricerca di un valido scopo da presentare ai consumatori. E se l’obiettivo non si trova? Semplice. Bisogna crearlo.

Come avrebbe detto Jobs, padre della Apple: per ottenere risultati, “Stay hungry, stay foolish”.
Noemi Mengo

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