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giovedi 01 agosto 2019

La svolta giovane di DOMENIS1898: 120 anni di storia oggi guardano all'arte della Mixology

La storica distilleria friulana dedica le ultime linee a prodotti pensati per la produzione di cocktail.


La svolta giovane di DOMENIS1898: 120 anni di storia oggi guardano all'arte della Mixology

Da sinistra, Cristina Domenis, Responsabile Produzione e Maître de Chai, al centro Alain Rubeli, Amministratore Unico e a destra Paolo Cogliati, Responsabile Mercato Italia


Il mondo della grappa si evolve e decide di dialogare sempre di più con un mondo giovane. Come? Attraverso l’esclusiva arte della Mixology, la preparazione di cocktail, ma con alla base grappe, gin e liquori di qualità. Per scoprire di più su questo tema e sul mondo che attorno vi ruota, abbiamo intervistato Alain Rubeli, Amministratore Unico della storica distilleria friulana DOMENIS1898.

Ci parli delle linee dedicate alla preparazione di cocktail, all’interno della vostra vasta produzione.
Fra la nostra gamma ci sono diversi prodotti che si adattano alla preparazione di cocktail, abbiamo però inserito una linea dedicata esclusivamente alla Mixology che conta 7 prodotti. Il tutto nasce dalla realizzazione della linea “trittico”, il cui nome è stato dato dal fatto che, inizialmente, la linea è nata con all’interno tre soli prodotti e da “triticum”, il grano da cui deriva la base alcolica di alcuni di questi prodotti, linea che, grazie alla risposta che il mercato ci ha dato negli anni, è stata costantemente ampliata. In questa linea abbiamo ad esempio un gin pensato per la miscelazione, un liquore di bergamotto ed un liquore alla canapa, molto attuale rispetto alle novità e ai trend che arrivano dall’estero e che la vedono protagonista, anche se, dobbiamo ammettere, il processo per realizzare questo liquore è stato più lungo del previsto, dovendo necessariamente trovare una composizione che fosse in linea con la normativa italiana. Da due anni, inoltre, abbiamo inserito sul mercato Storica Verde, un liquore al basilico ideale per la miscelazione, tanto che ne abbiamo sviluppato un cocktail tutto nuovo, il Basito, ovvero un Mojito che, invece di una base di classico rum, viene preparato con questo liquore. .
Ma la mixology strizza l’occhio anche alle grappe: con Mauro Uva e Michele Dal Bon di Fucina Del Bere stiamo infatti preparando tutta una serie di soprese per gli appassionati.

Dal vostro osservatorio, quali sono le condizioni del comparto?

Il mondo delle distillerie si sta pian piano svegliando e aprendo al mondo, rendendosi conto che la grappa si può miscelare, tema che fino a qualche tempo fa era un tabù. Miscelare grappa non vuol però dire solo sostituire una base alcolica con un’altra, ma valorizzarne le caratteristiche, abbinandola alla corretta componente aromatica, anche osando rivisitare i grandi classici..

Come mai è sempre stato considerato un tabù?
La vodka, ad esempio, è un prodotto completamente diverso, più è neutro ed insapore e più è di qualità, mentre la grappa è caratterizzata per definizione, ha delle nette “spigolature”. Se un barman è competente ed utilizza un buon prodotto alla base, allora la miscelazione della grappa porta a risultati divertenti, inaspettati, ed è a questo che stiamo puntando, producendo prodotti assolutamente naturali, senza componenti chimici, il che rende il tutto ancora più difficile, ma noi ne facciamo un vanto.

Ci sono particolari iniziative/concorsi/eventi a cui aderite e attraverso i quali promuovete le linee?

Abbiamo iniziato a lavorare sia sui prodotti che sulle ricette, creando circa una cinquantina di cocktail a base grappa, grazie alla collaborazione con barman professionisti e anche alcuni ragazzi di una scuola alberghiera: da 4 anni lavoriamo con una scuola di Molfetta, dove abbiamo trovato un gruppo di appassionati dei nostri prodotti e con i quali abbiamo istituito la “DOMENIS CUP”, una gara di cocktail con giuria di professori, esterni o nostri rappresentanti. Abbiamo scelto di sostenere questi ragazzi durante il loro percorso formativo, portando dei prodotti sul mercato e lavorando con le ricette. In autunno faremo partire anche una serie di masterclass brandizzate e stiamo lavorando ad una linea di prodotti finiti, ovvero cocktail “RTD”, ready to drink.
Ovviamente, non dimentichiamo tutti i maggiori eventi ed iniziative del settore, da TheGINday al Merano Wine Festival, passando dall’ultima nata, GrappÆvolution, un’iniziativa che ci vede protagonisti insieme ad altre distillerie italiane.

Che tipo di consumatore si rivolge ai vostri prodotti e quali saranno le evoluzioni di consumo? 
Il mondo delle grappe finalmente si evolve e permette di aprire la strada ad un cliente più giovane, poiché da sempre come clientela siamo orientati ad un cliente adulto, dai 40 anni in su. Ma la tendenza crescente è quella di aprirsi ad un mondo più giovane, che cerca qualcosa di diverso, e di rivisitare i grandi classici dei cocktail. L’estimatore cercherà sempre i 50-60 gradi, se no si parla di gradazioni più basse e tendenti al giallo piuttosto che al bianco. Per accontentare anche chi apprezza gradazioni più lievi, abbiamo sviluppato Futura12 e Futura36, la prima è una grappa giovane, mentre seconda è una riserva a 40 gradi, più facile da bere e da miscelare. Ci riteniamo soddisfatti, ma non per questo ci fermeremo: cerchiamo di proporre il prodotto giusto al mercato giusto.

Quali sono i vostri mercati di riferimento?
Sicuramente la Germania, il più grande importatore di grappa italiana, la Svizzera, per una questione di potere di acquisto, Austria, Russia, Svezia, Norvegia, Australia. Abbiamo poi delle belle richieste dall’Asia, anche se lì ci andiamo a scontrare spesso con limiti normativi. Per la gamma dei Gin guardiamo con interesse all’Inghilterra. Ci stiamo muovendo in vari mercati.

Avete una linea di prodotti biologici?
DOMENIS1898 fa biologico dal 1999, ovvero da prima che diventasse una moda. In particolare abbiamo 4 prodotti dedicati al mondo bio (Storica Nera BIO, Aghemîl, Prativa, Ruta), e 3 prodotti che hanno certificazione bio e vegan, due creme ed un liquore. Non è stato semplice rivolgersi al vegan, significa reperire ingredienti difficili da trovare sul mercato e che rispettino i dettami del mondo vegan, come lo il divieto di sfruttamento animale nella lavorazione del prodotto a monte. C’è un grosso lavoro di ricerca alle spalle, , però abbiamo scelto di soddisfare anche quelle nicchie di mercato che stanno crescendo proprio ora, per dare alternative ad una filosofia, quella vegana, che fa fatica a trovare superalcolici che la rispettino. Per promuovere questa categoria, è necessario rivolgersi a catene specializzate, un processo quindi più tosto rispetto alle altre linee, ma che ci porta molta soddisfazione.

Come vi vedete nel futuro?
Siamo un’azienda artigianale, e tale vogliamo rimanere. Siamo in tutto quattordici persone, che desiderano portare avanti ciò che hanno costruito in 120 anni di storia, e crescere con le radici ben salde nel territorio friulano.

La svolta giovane di DOMENIS1898: 120 anni di storia oggi guardano all'arte della Mixology

La linea Trittico


Noemi Mengo

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