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Le potenzialità “uniche” del Nebbiolo in Sud Africa

Importanti aziende del vino sudafricane stanno investendo nel Nebbiolo considerata una varietà capace di adattarsi al meglio al loro terroir. Cresce l'interesse e l'investimento nelle nostre varietà in vari paesi produttori nel mondo, un aspetto che fa riflettere


Le potenzialità “uniche” del Nebbiolo in Sud Africa
“Dopo le Langhe, siamo noi il miglior terroir per il Nebbiolo”, questo ha dichiarato recentemente Andrew Gunn, titolare di Iona Estate una delle realtà vitivinicole più interessanti nella zona di Elgin in Sud Africa.
Gunn ritiene vi siano incredibili similitudini tra il clima “cool” di Langrug nella zona di Elgin e la nota regione produttiva piemontese.
E’ incredibile come, da quando abbiamo iniziato ad interessarci maggiormente del tema dell’utilizzo di varietà italiane da parte di altre realtà produttive internazionali, non passi giorno che ci arrivino news di questa natura da varie parti del mondo.
L’ultima in ordine di tempo è stata ripresa dal noto magazine inglese The Drink Business che nel numero di luglio ha pubblicato un articolo dal titolo inequivocabile “Nebbiolo ha “unique” potential in South Africa” dove appunto viene raccontata l’esperienza di Iona Estate.
Nell’articolo sempre Andrew Gunn sembra voglia rassicurare i produttori di Langa affermando che “non ha nessuna intenzione di emulare il Barolo o il Barbaresco ad Elgin….ma pensa di ottenere un Nebbiolo più fruttato attraverso un uso moderato di barrique in legno nuovo per poter arrivare ad un vino unico capace di esaltare in maniera straordinaria il frutto e il tannino di questa varietà”.
Questa ispirazione produttiva per Gunn è derivata da un viaggio di 9 in Langa assieme alla moglie nel 2014 dove ha percorso a piedi ben 220 km.
Una fully immersion langarola che l’ha portato nel 2015 a piantare 1,5 ettari di Nebbiolo nella sua nuova tenuta di 14 ettari ad Elgin e l’anno successivo altri 1,2 ettari.
Purtroppo nel giugno scorso l’azienda è stata al centro di un incendio devastante (sempre più frequenti nelle aree vitivinicole sudafricane) che ha colpito in particolare i vigneti di Sauvignon Blanc ma al quale ha resistito “in maniera imprevedibile”, ha detto Gunn, proprio il Nebbiolo.
Ma aldilà della maggiore resistenza agli incendi del Nebbiolo, anche questa notizia di The Drink Business, evidenzia un crescente e rinnovato interesse di molte aree produttive mondiali nei confronti delle nostre varietà.
Una richiesta che è dettata in particolare dalla crescente percezione della capacità di molte delle nostre varietà di regalare vini unici ad alto valore di riconoscibilità.
Si tratta di un dato inequivocabile che spesso purtroppo proprio noi non riusciamo a riconoscere ed esaltare.
Sarebbe paradossale che un giorno si parlasse di Nebbiolo, Sangiovese, Nero d’Avola coltivati in Australia o in Sudafrica che sono riusciti a rendere famose aziende, terroir oggi molto meno conosciuti.
Non solo, questa accelerazione delle mutazioni climatiche sta facendo “studiare” sempre di più molte aree produttive mondiali a quali possono essere alternative varietali adeguate e spesso molte nostre varietà appaiono oggi più interessanti rispetto ad altre internazionali.
Speriamo che questo insegnamento che arriva da lontano ci aiuti a capire meglio i nostri valori.

Fabio Piccoli

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