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giovedi 07 dicembre

Lei non sa chi non sono io: quando la comunicazione maschera l’identità

Gli errori da non fare per mettere in risalto la propria autenticità nella comunicazione del vino durante il seminario delle Donne del Vino e Wine People


Lei non sa chi non sono io: quando la comunicazione maschera l’identità
La prima regola per una buona comunicazione? Saper ascoltare, prima che gli altri, se stessi. Capire il proprio personale stile di comunicazione, migliorarlo e non mettere in atto modelli che non rispecchiamo la nostra autenticità. Questo è il consiglio che si sono portati a casa coloro che hanno partecipato al seminario «Lei non sa chi non sono io! - Gli errori da evitare nella presentazione del proprio brand», che l’Associazione Le Donne del Vino ha affidato a Wine People durante Wine2wine. Non un semplice seminario frontale, ma un vero e proprio role play sui 10 errori più frequenti per chi comunica il vino. Sul palco, la presidentessa delle Donne del vino Donatella Cinelli Colombini, con Lavinia Furlani e Andrea Pozzan di Wine People e Vincenzo Russo, docente ed esperto di neuromarketing. Ad interpretare le divertenti scenette una produttrice di vino prestata al teatro, Massimilla Serego Alighieri e l’attrice Lorenza Cristanini Mion, con un copione scritto da Fabio Piccoli e Lavinia Furlani.
Essere noiosi, parlare in modo vago, dire le stesse cose di tutti i colleghi/concorrenti, parlare al negativo: tutti errori comunicativi che molti produttori commettono nel presentare i loro vini e che vanno eliminati. “Abbiamo messo in scena gli errori più incredibili in cui qualcuno è incappato almeno una volta: le situazioni più disparate per cui abbiamo inventato nomi suggestivi come desperate wines, star trek wines, wine gossip, wine stupid…
Dietro ad ognuno di questi nomi suggestivi c’è il vero tentativo di mascherare con qualcosa la vera identità di noi stessi e del nostro prodotto. Lo scopo era di sollecitare un bisogno e far capire che c’è bisogno di lavorare sulla comunicazione” hanno spiegato Andrea Pozzan e Lavinia Furlani. “Qual’è la prima regola della buona comunicazione? Saper ascoltare. Razionalmente conosciamo cosa dobbiamo fare, mentre nella pratica sbagliamo. Perchè? Perché dobbiamo prima di tutto guardarci dentro, imparare il nostro personale stile di comunicazione e stimolarci a metterlo in atto, senza proiettare all’esterno i nostri timori” ha spiegato Vincenzo Russo.

Qual è dunque lo stile di comunicazione delle donne? Sicuramente molto storytelling e predisposto alla relazione. Per questo l’Associazione delle donne del vino ha pensato a dei corsi di formazione per trasmettere una cassetta degli attrezzi per comunicare nel modo migliore partendo dal proprio personale stile di comunicazione e non tramite un form precostituito. “Dai dati che abbiamo raccolto sulle nostre socie, le donne hanno maggiore predisposizione verso la ricerca della qualità dei prodotti rispetto alla media nazionale, alla difesa ambientale, all’esportazione e alla diversificazione produttiva. Sarebbe un bene sia per il vino in generale che per l’agricoltura che le donne abbiano un ruolo sempre più importante. Per questo lanceremo a breve un programma di corsi che correranno su due binari: la comunicazione e la preparazione per entrare nei CDA dei Consorzi. Nel primo caso vogliamo stimolare la predisposizione femminile allo storytelling, dote per natura prettamente femminile, ma per dargli un carattere professionale marcato e incisivo. Nel secondo caso intendiamo stimolare le donne ad avere un ruolo più attivo dove si decidono le sorti del vino a livello decisionale” ha concluso Donatella Cinelli Colombini. 

Agnese Ceschi

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