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mercoledi 15 gennaio 2020

Liv-ex Power 100: domina la Borgogna, delude Bordeaux, crescono i “Super Tuscans”

Il quadro politico ed economico mondiale, periglioso ed instabile (Brexit, dazi USA e rivolte ad Hong Kong), influenza i rendimenti dei più importanti brands del mercato dei vini di alta gamma. Ecco una possibile chiave di lettura ed interpretazione.


Liv-ex Power 100: domina la Borgogna, delude Bordeaux, crescono i “Super Tuscans”
Secondo la nota rivista britannica “The Drink Business” chi ha osservato attentamente il rapporto Liv-ex Power 100 (l'indice annuale dei brands più importanti del mercato del vino di alta gamma) del 2018 vedrà alcune similitudini con quello di quest'anno: il dominio della Borgogna, l’ascesa dell'Italia, un generale allargamento del mercato. Il 2019 presenta però alcuni sviluppi interessanti grazie alla presenza di new entries ed al cedimento di alcune certezze che sembravano consolidate.
Tre etichette di Bordeaux e due italiane hanno abbandonato la classifica di quest'anno e questi cinque posti sono stati occupati da vini della Borgogna. Bordeaux continua a perdere quote di mercato regionale per valore.
Rispetto al picco del 95% risalente al 2010, la quota attuale è del 55%.
Il valore riferito allo Champagne, ai vini italiani (cresciuti dell'8,5%), ai vini del Rodano ed al resto del mondo è rimasto sostanzialmente invariato. È la Borgogna ad aver beneficiato maggiormente dell’andamento con una crescita in valore che è passata dal 14,5% del 2018 al 20,4% di quest'anno.

Borgogna, Champagne e vini italiani dominano la classifica ma in questi tempi ondivaghi ed incerti, la domanda che sorge spontanea è: questi brands possono reggere abbastanza a lungo da consolidare una vera dinastia?
I vini inseriti nell’indice Liv-ex Power 100 sono classificati in base a quattro criteri: l'andamento dei prezzi anno su anno, l'andamento degli scambi sul Liv-ex (per volume e valore), il numero di vini e le annate scambiate ed infine il prezzo medio dei vini.
Un vino non necessita di essere al vertice in ogni categoria per piazzarsi in cima alla classifica, Armand Rousseau ad esempio si distingue per numero di vini unici scambiati (146), per un forte prezzo medio (£13,185 a cassa) ed una performance di prezzo buona (in crescita del 20,8% nell'ultimo anno).
Comte Vogüé è un altro marchio molto performante quest'anno e Prieuré Roch è comparso dal nulla, piazzandosi direttamente al numero sei della classifica.

La vera novità della top-ten Liv-ex Power 100 2019 è la presenza di tre grandi brands di Champagne: Krug, Louis Roederer (Cristal) e Moët & Chandon (Dom Pérignon).
Cristal e Dom Pérignon in particolare sono rimasti per un po' di tempo ai margini della top-ten, la loro combinazione di eccellente branding, distribuzione capillare, qualità percepita, prezzo (relativamente) accessibile, livelli di produzione buoni e solide performance di prezzo li inseriscono tra i preferiti per quanto riguarda il mercato secondario.

Il Sassicaia è un’ulteriore novità, il “Super Tuscan” per la prima volta entra nel Liv-ex Power 100. Il competitor toscano Tignanello quest’anno ha guadagnato credito nel Regno Unito grazie alla popolarità conquistata presso il primo ministro Boris Johnson e Meghan Markle (Duchessa del Sussex), ma è il Sassicaia il vero biglietto da visita per i “Super Tuscans”.
Il Sassicaia performa come il Bordeaux anni addietro, con un buon prezzo che gli garantisce spazio per crescere e volumi dignitosi in grado di sostenere la richiesta (è il primo brand scambiato a volume sul Liv-ex Exchange 2019). Quest'anno la domanda per l’annata 2015 è aumentata del 25% quando è stata nominata “Wine of the Year 2018” dalla rivista statunitense “Wine Spectator” e l’annata 2016 ha incrementato il suo valore del 71% quando Monica Larner di “The Wine Advocate” gli ha attribuito il punteggio massimo di 100 punti.
Per quanto riguarda l’indice Liv-ex Power 100 è necessario ricordare che non esiste una correlazione diretta tra la posizione che un brand ricopre nella classifica ed il reale andamento sul mercato. Il fatto che un brand stia perdendo posizioni nella classifica non significa necessariamente che sia in declino sul mercato.

Per quanto riguarda i risultati deludenti del Bordeaux, sono dovuti in prima istanza al fallimento delle campagne en primeur (il sistema di compravendita del vino quando è ancora in barrique, prima dell'imbottigliamento e della messa in commercio) con un'offerta moderatamente riuscita nel 2016, rapidamente eclissata dai clamorosi disastri del 2017 e del 2018.
Un particolare gruppo di vini capaci di offrire una qualità eccellente a prezzi molto convenienti comprende Canon, Rauzan-Ségla, Calon Ségur, Beychevelle e Carmes de Haut-Brion.

Il mercato secondario è trainato dai brands francesi, in particolare Bordeaux, Borgogna e Champagne, ma l'Italia sta salendo alla ribalta. Dieci anni fa la sua quota di scambio in valore era solo del 2%, ora è dell'8,5% ed il numero di vini italiani quotati in borsa è esploso. Il numero dei singoli vini italiani scambiati su Liv-ex è aumentato di oltre il 1.000% nell'ultimo decennio, con un numero di etichette che raddoppia ogni due anni.
La maggior parte di questi scambi sono imputabili ai “Super Tuscans”. Oltre al già citato Sassicaia, anche Solaia, Masseto e Tignanello stanno crescendo, anche se Ornellaia è arrivato al 91° posto.
I “Super Tuscans” funzionano perché seguono il modello Bordeaux legato a valore e volumi buoni e forza del brand.
Liv-ex nel suo rapporto annuale afferma: "la Toscana offre uno dei punti di ingresso più economici nel mercato del vino pregiato". Finché questa tendenza verrà confermata, i “Super Tuscans” continueranno a prosperare.
Gli altri punti di riferimento per l'Italia sono il Barolo e il Barbaresco. Se la Toscana è il Bordeaux d'Italia, il Piemonte è la Borgogna con produzioni minori, vini di terroir, monovitigni e bottiglie più costose.

Gli Stati Uniti hanno affrontato un anno complesso, Dominus e Opus One hanno visto erose posizioni precedentemente forti.
Harlan Estate ha fatto un bel balzo in avanti, aiutato da una buona performance di prezzo (+11,2%) e dal prezzo medio (£3,716), ma i volumi restano trascurabili.

I tre mercati chiave del vino di alta gamma (Regno Unito, Stati Uniti e Hong Kong/Cina) si trovano ad affrontare un orizzonte economico e politico incerto, alimentato dalla Brexit, dall’introduzione delle recenti tariffe doganali statunitensi (pari al 25%) e dai disordini scoppiati ad Hong Kong contro l'autoritarismo cinese.
Appare probabile che gli indici Liv-ex del mercato secondario (Liv-ex Fine Wine 100 e 1000) termineranno l'anno in rosso. Il Liv-ex 100 in particolare ha balbettato tutto l'anno e in ottobre è sceso dell'1,2% rispetto all'anno precedente.
Le tariffe USA rappresentano un problema per tutto il comparto, ad eccezione dei vini italiani e dello Champagne che sono stati esclusi dall'aumento dei dazi d'importazione e potrebbero trarre notevoli vantaggi da questa congiuntura favorevole.
Il commercio di Borgogna e Bordeaux non morirà completamente negli Stati Uniti dato che sul territorio sono già presenti molte scorte, ma questi dazi mettono a dura prova le future importazioni.

Come già affermato in precedenza, il mercato en primeur sta vacillando. Dal 2014 c'è stato un susseguirsi senza precedenti di buone e grandi annate, ma molte aziende hanno gestito male sia il marketing che la politica dei prezzi.
Con l'avvento di un'altra eccellente annata (2019) che sarà lanciata la prossima estate, molti non si lasceranno ingannare dall'ennesima "grande annata” dopo quelle già proclamate nel 2018, 2016 e 2015. 
Emanuele Fiorio

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