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venerdi 27 marzo 2020

Ma quanto cambierà il mercato del vino?

Tutti gli osservatori ripetono che dopo l’emergenza Coronavirus il mondo non sarà più lo stesso. Ma se questo è vero, come potrebbe cambiare il mercato del vino?


Ma quanto cambierà il mercato del vino?
Il Coronavirus sta diventando sempre di più un’emergenza planetaria. Ormai anche i più scettici, quelli che avevano denunciato un eccesso di catastrofismo all’inizio di questa emergenza, sono oggi consapevoli del drammatico impatto che sta avendo il Covid-19 in tantissime aree del mondo.
Abbiamo letto tantissimi commenti, analisi in queste settimane riguardo alle conseguenze che questa pandemia avrà a livello mondiale.
Analisi che hanno coinvolto sia gli aspetti sanitari sia quelli economici.
Potremmo dire che da tutti questi osservatori, da quelli più storici e autorevoli a quelli nati in tempi di Covid-19, è emerso un denominatore comune: dopo il Coronavirus il mondo non sarà più lo stesso.
È diventata, quest’ultima, una sorta di frase “totem” che ormai anche l’uomo della strada (anche se in strada in queste settimane non ci dovrebbe andare) evoca come il più illustre dei sociologi.
Quasi sempre, però, questa affermazione si ferma lì. Cioè non vengono spiegate le possibili evoluzioni dello scenario futuro.
Il mondo cambierà, non sarà più lo stesso, ma quasi nessuno spiega in cosa esattamente il mondo muterà.
Siccome non siamo sociologi od economisti ma semplicemente, da molti anni, osservatori dei mercati del vino, stiamo cercando in questi giorni di capire come potrebbe questa drammatica emergenza (che il nostro premier ha definito la “peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi”) condizionare anche il nostro amato settore vitivinicolo.
Esistono, a nostro parere, due livelli di impatto: uno più immediato e uno a medio-lungo periodo.
Sull’immediato vi è una problematica oggettiva, sfortunatamente ampiamente diffusa, che si chiama “ritardo pagamenti”. Una problematica che tra l’altro caratterizza storicamente il nostro Paese. Non siamo certi che il proverbio “Per pagare c’è sempre tempo” sia stato scritto da un italiano ma non ci meraviglieremmo fosse così. Non per denigrare il nostro Paese, che amiamo sinceramente, ma purtroppo il vizio della dilazione dei pagamenti è fortemente connessa al “nostro” stile commerciale.
Sicuramente questo maledetto Coronavirus determinerà (sta determinando) un evidente peggioramento in tale direzione e questa volta fornendo una giustificazione drammaticamente reale.
Proprio in questi giorni parlando con il direttore generale di una nota aziende veronese, ci sottolineava come nel loro attuale bilancio hanno “tre milioni di crediti da esigere, ma dall’analisi dell’attuale situazione dei nostri debitori riteniamo che sarà difficile recuperarne più del 50%”.
In uno scenario, pertanto, non così lontano, è facile prevedere che per le aziende particolarmente esposte sul fronte crediti sarà molto difficile poterli recuperare tutti. E di conseguenza, come altra faccia delle medaglia, le aziende che oggi hanno una forte esposizione debitoria stanno vedendo peggiorare notevolmente la loro situazione.
In questa direzione è evidente che saranno fondamentali le misure economiche e finanziarie che sia il nostro Governo che l’UE metteranno in campo ma le prime manovre in tal senso non sembrano incoraggianti.
Non ci meraviglia, quindi, sentire da alcuni osservatori economici più “cinici” (ma qualcuno potrebbe anche dire più “realisti”) che quest’emergenza porterà inevitabilmente ad una dura selezione delle imprese.
Ma aldilà dell’essere cinici o realisti è indubbio che ogni crisi rappresenta una sorta di filtro dove non tutti riescono a passare.
Noi rimaniamo convinti che le aziende del vino, per tante ragioni, abbiano tutt’oggi più strumenti rispetto ad altri comparti per uscire salve da una situazione così difficile ma è evidente che sarà una “guerra”.
Ma l’altro livello di conseguenze di questa crisi epocale ci sposta un po’ più in là nel tempo. Dove diventa più difficile fare previsioni.
Non vogliamo fare gli “indovini” ma riteniamo che avremo nel futuro due livelli di impatto per il nostro settore: uno sui consumatori finali ed uno sul trade (che sono ovviamente interconnessi).
Riguardo ai consumatori noi riteniamo che il dopo Coronavirus sarà contrassegnato da un lato da una straordinaria voglia di riprendere a vivere, di riappropriarsi della propria esistenza, del piacere delle relazioni, della condivisione. E su questo fronte il vino potrebbe beneficiarne moltissimo, rappresentando forse il prodotto principe delle relazioni, della convivialità, del piacere della vita.
Al tempo stesso, però, è facile presupporre che questa emergenza così “nuova” per le nostre attuali generazioni, influirà notevolmente sulle modalità di approccio ai consumi.
Tutti gli esperti sui consumi sanno bene che dopo ogni crisi le modalità di scelta dei consumatori si modificano, sia per ragioni economiche ma anche per lo spostamento di valori sociali e culturali.
Quest’emergenza sta dando una ulteriore forte spinta, dal nostro punto di vista, anche alla consapevolezza di provare a costruire (o meglio a ristabilire) un mondo più sostenibile.
Per quanto, infatti, tutti ci sentiamo oggi “vittime” di un nemico invisibile, sono sempre di più quelli che in qualche misura considerano l’uomo colpevole di continui attentati all’ambiente e alla salute.
Riteniamo, pertanto, che dopo Covid-19 avremo (finalmente) non solo un’accelerazione sul fronte della sostenibilità ma anche una richiesta più precisa da parte dei consumatori di tutto il mondo di avere certezze e dimostrazioni concrete in tal senso.
Se quindi, parole come sostenibilità, autenticità, trasparenza sono state fino ad oggi troppo spesso solo slogan astratti, d’ora in poi dovranno diventare costanti investimenti concreti e dimostrabili.
Insomma siamo convinti che questa fase così difficile per tutta l’umanità ci stia portando a distinguere sempre con maggiore chiarezza ciò che è vero e autentico da ciò che non lo è.
E siamo certi che alla fine di questa emergenza la nebbia si dipanerà definitivamente e sarà fondamentale a quel punto che anche le nostre aziende del vino siano in grado di dimostrare ciò che sono veramente senza nascondersi più dietro suggestioni più o meno creative.
La verità, finalmente, potrà diventare sovrana, ma non per spinte ideologiche o religiose, ma “semplicemente” per salvaguardare il futuro della nostra umanità.
Fabio Piccoli

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