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Non fare i "ragionieri" sull’ocm vino

E' necessario un più adeguato utilizzo di questi fondi


Non fare i
La Corte dei conti dell’Unione Europea nei giorni scorsi ha emanato alcune raccomandazioni riguardo alle misure di finanziamento dell’ocm vino, in particolare sugli investimenti per la promozione dei vini europei nei Paesi terzi. In estrema sintesi la Corte dei conti dell’UE ritiene che questo sostegno, essendo presente anche nella politica di sviluppo rurale, rappresenta una sorta di pericoloso "doppione"; che le azioni di promozione finora adottate (dal 2009 ad oggi) sono quasi sempre state utilizzate per consolidare mercati invece che conquistarne di nuovi o recuperarne di vecchi; che è troppo elevata la dotazione finanziaria prevista dalla Commissione Ue per i prossimi sette anni (1,16 miliardi di euro per il periodo 2014-2018).
Messa così per i "ragionieri" dell’Unione Europea i finanziamenti dell’ocm vino non rappresentano un elemento efficace per la competitività del sistema vitivinicolo europeo.
E se così fosse non potremmo in alcun modo trovarci d’accordo con i controllori dei conti della nostra Unione perché, basta guardare i dati macroscopici per verificare come il nostro export (Italia) è decisamente cresciuto in questi anni (dai 3,6 miliardi di euro del 2008 ai 5,05 del 2013) e pur non potendolo dimostrare con certezza "contabile" ci sembra molto probabile che anche le risorse ocm siano state preziose in tal senso.
Pretendere di fare analisi ragionieristiche riguardo all’efficacia di fondi come quelli dell’ocm vino significherebbe, a nostro parere, impedirne di fatto l’utilizzo.
Riteniamo, però, che le osservazioni della Corte dei conti dell’UE, siano utili per fare alcuni ragionamenti su questa misura come già avevamo noi di Wine Meridian iniziato la scorsa settimana (bit.ly/1mkSerS).
A questo proposito prendiamo a prestito le parole di Jan Kinšt relatore della Corte riguardo le azioni di promozione che "incitano le imprese a ridurre proporzionalmente i loro finanziamenti e i contributi Ue finiscono col diventare una sovvenzione parziale dei costi operativi di quelle aziende".
Kinšt ha ragione ma questo non necessariamente si può ritenere un elemento negativo. Dal nostro punto di vista, infatti, è negativo se questo determina una "pigrizia" nella definizione di nuove strategie di sviluppo del business internazionale è invece positivo se serve a renderle "meno costose" per le imprese. Tanto per intenderci, se queste risorse sono utilizzate per rendere più efficace la partnership con il proprio importatore (maggiori azioni di accompagnamento, più promozione nei punti vendita, più advertising) ciò significa averle indirizzate al meglio. Rimanendo su questo esempio, quindi, il problema non sta nell’ indirizzare le risorse per "scontare" costi operativi che le aziende sostengono ma nel verificare (da parte delle aziende che ne hanno tutto l’interesse) se tali investimenti sono proficui e ben utilizzati dal proprio importatore. Ci è capitato frequentemente in questi anni di applicazione dell’ocm sentire aziende che si lamentavano del proprio importatore di non sapere utilizzare al meglio le risorse che gli venivano messe a disposizione in più grazie a queste misure; ma abbiamo onestamente sentito anche importatori che si lamentavano di aziende che si illudevano che grazie a queste risorse in più potevano ottenere "la luna".
Da questo esempio riteniamo emerga una risposta importante: il problema non sta nella misura, nella dotazione della risorsa ma nella capacità dell’azienda o di un importatore/distributore di saperla utilizzare al meglio. Ma verificare una competenza di questo genere, ci dispiace per la Corte dei conti, non è possibile attraverso meri calcoli ragionieristici. Bisognerebbe leggere i progetti, i loro contenuti, con maggiore attenzione e invece ci si limita sempre alla solita manfrina della burocrazia. Se le "carte sono apposto" i contenuti del progetto praticamente non contano.
Per questo siamo convinti che se la Corte dei Conti dell’UE facesse le pulci all’euroburocrazia sarebbe il miglior contributo che potrebbe dare per vigilare al meglio sui soldi dei contribuenti europei.
Tra le altre "raccomandazioni" che la Corte fa alla Commissione ne scegliamo un’altra (torneremo su altre nei prossimi approfondimenti): sottolineare maggiormente l’importanza di favorire l’accesso delle PMI alla misura di promozione.
Siamo fortemente convinti dell’importanza di questa raccomandazione. Il sistema vitivinicolo europeo, e quello italiano in particolare, è estremamente frammentato e rappresentato da un numero elevatissimo di piccole (talvolta micro) e medie imprese. Non approfittare di questo strumento di finanziamento per favorire forme di aggregazione (almeno nella progettazione e nella promozione collettiva) sarebbe un errore gravissimo. Non significa dare la pericolosa illusione che grazie all’ocm vino tutte le aziende italiane, anche quelle più piccole, possano accedere senza difficolta ai mercati internazionali, ma stimolare in maniera adeguata uno spirito di internazionalizzazione oggi indispensabile per la competitività del nostro sistema vino.
Fabio Piccoli

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