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venerdi 05 luglio 2019

Novant’anni di vino italiano raccontati dal “nostro” Corriere Vinicolo

L’importante anniversario del settimanale di Unione Italiana Vini è una straordinaria occasione per capire non solo la storia del vino italiano ma anche per interpretarne il futuro


Novant’anni di vino italiano raccontati dal “nostro” Corriere Vinicolo
Non sono riuscito ad andare alla celebrazione dei 90 anni del Corriere Vinicolo. E mi è dispiaciuto tantissimo perché considero il settimanale di Unione Italiana Vini il giornale di tutti coloro che a vari livelli sono coinvolti nella filiera vitivinicola.
Nel mio caso, inoltre, mi lega al mitico “Corriere” anche una lunga collaborazione, di oltre vent’anni, di fatto mai interrotta.
Per questa ragione ritengo di non sbagliare affermando che chi lavora nel mondo del vino debba per forza considerare “suo” il Corriere Vinicolo.
Non so quanti sono gli attuali abbonamenti al Corriere Vinicolo ma quello che so è che dovrebbero essere esattamente uguali al numero degli addetti al comparto, cioè tantissimi.
Purtroppo non è così e questo, a mio modesto parere, significa che ancora molto si debba fare per aumentare la cultura imprenditoriale e manageriale nel nostro amato settore vitivinicolo.
E per capire quanta strada c’è da fare ancora su questo complesso percorso vengono preziose proprio le tante pagine scritte nei novant’anni del Corriere, alcune delle quali sono state raccolte nel prezioso volume edito da UIV: Si pubblica il sabato. 90 anni di storia del Corriere Vinicolo”.
Non vedo l’ora di poter sfogliare e leggere questa preziosa pubblicazione ma già adesso posso ripercorrere con la mente, non solo con la memoria, non sono così vecchio, quasi un secolo della storia dell’imprenditoria vitivinicola italiana.
E sì, perché il nostro “Corriere” si è sempre impegnato a raccontare ciò che le imprese del vino dovevano affrontare sia al proprio interno per migliorare le proprie prestazioni e soprattutto sui mercati.
E a quest’ultimo proposito non credo di esagerare evidenziando che nessuna pubblicazione è riuscita a raccontare le evoluzioni dei mercati del vino come il Corriere Vinicolo.
Ma anche nessun altro è riuscito a raccontare le evoluzioni all’interno dei nostri tanti, tantissimi territori produttivi.
Leggendo le pagine del Corriere Vinicolo, infatti, si è sempre percepita la complessa frammentazione del vino italiano. Di come, se vogliamo paradossalmente, sia tutt’oggi “limitativo” parlare di vino italiano, vista la straordinaria regionalizzazione del nostro sistema produttivo.
Ma quello che è emerso attraverso le pagine del “Corriere” è che questa eterogeneità del nostro sistema vitivinicolo abbia rappresentato anche una grande forza, talvolta non compresa e sfruttata fino in fondo dalle stesse imprese.
Il “Corriere”, però, pur appartenendo alla più grande organizzazione italiana del settore vitivinicolo, non ha mai voluto raccontare solo la voce dei “grandi”, ma ha sempre cercato di rappresentare il volto più autentico di questo nostro mondo.
Non è stato sempre facile, non vogliamo fare gli ingenui. Vi sono e vi saranno sempre pressioni di alcune categorie della filiera che in qualche misura vorranno trovare voce sul nostro “Corriere”. Ma questo, a mio parere, non può essere considerato un male se avverrà con la trasparenza da sempre garantita dal settimanale di UIV.
Leggere questi 90 anni del nostro settore vitivinicolo, infatti, significa anche percepire la crescita di una sana cultura lobbistica fondamentale per salvaguardare gli interessi del comparto.
Mi piacerebbe fare molti nomi che hanno e mi hanno accompagnato in parte di questa storia dei 90 anni del Corriere Vinicolo ma so che farei un torto a tanti altri e quindi preferisco tenerli dentro il mio cuore, ma garantisco che ci sono tutti.
Quel poco o tanto che sono riuscito a crescere professionalmente nel difficile lavoro del giornalista del vino lo devo ai tanti che hanno collaborato al Corriere Vinicolo.
Si perché il Corriere Vinicolo, non lo dobbiamo mai dimenticare, è stata una scuola di giornalismo di settore per tantissimi di noi.
Anche per questa ragione, pertanto, mi piacerebbe chiudere questo breve ricordo per il nostro “Corriere” con un pensiero di profonda gratitudine e nella convinzione che sarà ancora uno strumento fondamentale per capire i problemi ma anche la grande forza del vino italiano.
Fabio Piccoli

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