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lunedi 10 febbraio 2020

Oggi abbiamo la responsabilità di stare nel sistema a schiena dritta, senza paura e con i giusti prezzi

Albino Armani, presidente del Consorzio Delle Venezie ci parla di politiche dei prezzi, scenari internazionali e sostenibilità. Senza dimenticare il mercato italiano.


Oggi abbiamo la responsabilità di stare nel sistema a schiena dritta, senza paura e con i giusti prezzi

Albino Armani


Lo abbiamo annunciato in un precedente articolo: la DOC Delle Venezie, denominazione triveneta - che riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio DOC del Friuli-Venezia Giulia, della Provincia Autonoma di Trento e del Veneto, a dicembre 2019 si è posizionata tra le DOC più performanti a livello nazionale con un +34% e 223 milioni di bottiglie complessive.
Per approfondire meglio i motivi di questo successo, abbiamo intervistato il presidente,
Albino Armani, e a lui abbiamo chiesto il suo parere sulle tematiche più scottanti dell’ultimo periodo e come intende muoversi il Consorzio in questo scenario.

Ci sono novità a proposito del riconoscimento ministeriale ed in sede europea del Consorzio Delle Venezie?
Il riconoscimento sta avvenendo in queste settimane. Bruxelles ha chiuso la pratica in positivo ed è in traduzione, dunque passerà in Gazzetta ufficiale. Nei prossimi 60 giorni avremo il passaggio del Consorzio nei suoi pieni poteri e per il futuro avremo la possibilità di accesso a tutti i fondi nazionali ed internazionali per la promozione. Oggi il Consorzio non riesce ancora ad esprimere a pieno alla sua potenza perché ha un bilancio legato solamente alla attività dei soci. Quando avremo accesso corretto ai finanziamenti, riusciremo ad incrementare e potenziare la comunicazione. Vedo un futuro molto positivo.

A proposito di futuro, la sostenibilità è una tematica che ha particolarmente a cuore come produttore e come presidente di Consorzio…
La mia idea è che ogni azienda debba sforzarsi al massimo su questa strada.
Per me il concetto di sostenibilità dovrebbe essere collettivo, ad ampio raggio. A me non interessa che sia solo la mia azienda ad essere certificata Demeter, ma che il futuro dei miei figli e dei nostri successori sia migliore del presente. Oggi la maggior parte delle aziende non è ancora interessata a partecipare ad un mondo che sta correndo verso la sostenibilità. Per me quindi l’importante è intercettare coloro che sono ancora fuori e portare tutto il territorio verso un miglioramento. Le singole verticalità aziendali significano poco se manca un’azione collettiva.

Cosa pensa della questione “politiche dei prezzi” e valorizzazione del prodotto italiano?
Per me la valorizzazione della denominazione con “sane” politiche dei prezzi è da prendere seriamente in considerazione. Nelle ultime due annate abbiamo perso valore come viticoltura nazionale, ma siamo cresciuti in volume. Anche la DOC Delle Venezie è cresciuta in volume del 35% lo scorso anno, ma dopo esserci accreditati e aver conquistato il posto sugli scaffali internazionali, ora è il momento di crescere in valore.
Non possiamo svilire questo sistema valoriale dettato dai consorzi con politiche commerciali troppo timide. Non dobbiamo avere paura di portare queste istanze, questa tracciabilità, questa cultura e il nostro saper fare sui mercati anche attraverso una crescita in valore.

Qual è la situazione del Pinot Grigio?
Oggi il Pinot Grigio ha raggiunto l’equilibrio tra domanda e offerta, diminuendo le rese, facendo lo stoccaggio, bloccando gli impianti. E questo è quello che può fare un consorzio. Quello che non può fare è la crescita culturale e divulgativa del valore di una denominazione, che passa attraverso i commerciali delle aziende. Oggi la responsabilità più grande è di stare nel sistema in modo adeguato e con la schiena dritta, senza paura. Dobbiamo vendere bene, altrimenti non riusciremo mai a remunerare adeguatamente la viticoltura.

Cosa vede tra gli scenari futuri a fronte delle congiunture politico-economiche sui mercati internazionali (Dazi Usa - Brexit - Cina)?
Io non riesco ad essere pessimista. Sono nato ottimista. Per quanto riguarda la Brexit, se guardiamo alle vendite verso la Gran Bretagna, i dati ci dicono che sono in aumento perché la sterlina si è apprezzata e probabilmente il potere di acquisto degli inglesi non diminuirà. Se questo fosse vero e se le barriere tariffarie non dovessero aumentare, dunque Boris Johnson accettasse un dialogo e non bloccasse il libero scambio, tutto andrà bene.
Oggi il Pinot Grigio sta andando bene in Gran Bretagna. Ovvio, abbiamo paura, ma non dobbiamo fare della paura l’unico leitmotiv delle nostre comunicazioni. Oggi non vedo una criticità avanzare nel breve periodo.

E per quanto riguarda gli USA?
Per gli USA sappiamo che l’Unione Europea sta lavorando in una dialettica a favore del sistema che prima non c’era: Ursula von der Leyen si recherà a breve negli USA per parlare con il presidente Trump. È chiaro che potremmo sempre avere paura del tweet mattiniero di Trump, ma c’è un tavolo delle regole che funzione e dunque l’interlocuzione tra Europa e Stati Uniti secondo me è in atto e sono convinto che per lo meno per quest’anno non dovremmo avere negatività in arrivo. La notizia positiva per ora è che gli scambi con gli USA stanno andando bene ad oggi.
Invece per quanto riguarda la Cina, il Pinot Grigio non sta puntando molto a questo mercato, come possono puntare invece i rossi nazionali, perché i vini bianchi non vanno molto forti tra i cinesi. Ci stiamo invece muovendo su altri lidi.

Quali sono?
Nei prossimi anni ha sicuramente senso puntare ancora sui mercati tradizionali: tra USA e Canada va il 44% del nostro prodotto e il 27% va in Gran Bretagna, poi la Germania.
Infine il Pinot Grigio ha un grande buco di comunicazione sul mercato domestico: sono il 5-6% del nostro prodotto va in Italia. Quindi è chiaro come, a fronte di una crescita del mercato nazionale, non dobbiamo andare a cercare in Cina, Giappone o nei mercati emergenti, ma il nostro nuovo mercato dovrebbe essere quello sotto casa. Ai produttori di Pinot Grigio voglio dire; comunichiamolo adeguatamente in Italia. 
Agnese Ceschi

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