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martedi 10 dicembre 2019

Ombre cinesi

Considerazioni e consigli preziosi sul mercato cinese


Ombre cinesi
Dopo un periodo di assenza dalla mia amata Cina, sono rientrato da Vinitaly Hong Kong con alcune riflessioni su quanto visto sia in fiera che fuori; molti sono i pensieri che si sono succeduti e vorrei condividere con voi.
In primis una nota sulla situazione geopolitica di Hong Kong che onestamente non lascia tranquilli. Frequento per passione e per lavoro da molti anni la Cina e la città di HK, che rappresenta la fusion tra il mondo orientale e quello occidentale per antonomasia, e mai mi era capitato di vedere proteste così veementi assieme a chiari segnali di difficoltà economica con negozi chiusi, meno presenze in città e imprenditori preoccupati. Certamente i media occidentali enfatizzano ciò che accade ad Hong Kong, ma per gli standard locali quella che si va profilando è una crisi evidente, gli sviluppi della quale non sono ancora prevedibili. Non penso a nulla che abbia a che fare con un intervento di forza, ma piuttosto ad un’economia messa sotto pressione dall’assenza dei partner cinesi, che sono e resteranno i primi investitori in Xian Gang (nome cinese di Hong Kong). Come la comunità dei nostri “expat” che rappresentano le eccellenze italiane in quel magnifico lembo di terra, io resto sempre e comunque positivo sul futuro, certo con qualche preoccupazione di più.
Venendo al nostro focus sul vino, era la prima volta che partecipavo alla fiera e sin da subito mi è parsa ben organizzata, anche se oggettivamente ridotta nelle dimensioni (2 padiglioni in tutto). Gli operatori presenti da più anni mi hanno confermato che dall’anno scorso si è avuta una riduzione di oltre il 50% e questo, al di là dell’eclatanza del numero, potrebbe anche essere un fatto positivo (più qualità, meno quantità). La presenza italiana è comunque apparsa ben strutturata e rappresentativa nelle sue molteplici vesti (al solito magari troppe), ma ha fatto da ottimo contraltare a quella francese, storica nazione pigliatutto nell’area asiatica. Altre nazioni presenti in maniera più contenuta e molti gli importatori cinesi locali, come da manuale. Degna di nota la presenza di un importante produttore di vino cinese in fiera. Pur con una partenza in sordina, ho potuto verificare contatti interessanti da parte degli operatori e soprattutto la necessità di essere presenti stabilmente sul mercato per poter giocare un ruolo. Per un produttore trovare un importatore per il mercato è relativamente facile; più difficile trovare quello con il quale istaurare un rapporto duraturo; in ogni caso il Vinitaly Hong Kong è il posto giusto per farlo. Di seguito, alcuni punti fermi:

A la guerre comme a la guerre
Se un produttore di vino decide di affrontare il mercato asiatico, deve farlo in maniera credibile ed investire in maniera adeguata e nel medio /lungo periodo. Dotarsi di strumenti consoni (personale con competenze linguistiche, logistica, promozione) ed essere soprattutto visibile in loco. Se da solo non ce la fa, può aggregarsi e cercare altri che come lui vogliono farlo, magari appoggiandosi ai vari facilitatori competenti che operano. Altrimenti è meglio evitare, le fallanze possono essere molto dolorose.

Certezze non ve ne sono
Imparo ogni giorno cose nuove, ma una cosa in Cina l’ho imparata tanti anni fa: nessuna certezza e nessuna verità assoluta dura più dello spazio di un mattino. Gusti, proposte, tendenze sono cangianti e spesso imperscrutabili. Proponiamo i nostri prodotti in maniera credibile ed onesta, come sappiamo fare, senza preoccuparci se il trend predilige questa o quella tipologia. È meglio creare la tendenza che seguirla, ed Hong Kong è certamente il posto giusto per questo.

Nuova frontiera
Operare in Asia significa essere alla frontiera di tutto ciò che è innovativo ed internazionale del mondo del vino; cogliamo qualche messaggio qui anche per anticipare ciò che sarà da noi tra qualche tempo. La competizione nel vino è globale per definizione, ma qui è più globale che da altre parti.

Italia dove sei?
Manca ancora ad oggi un progetto compiuto e credibile che accosti in maniera convincente l’Italia ed il prodotto vino in Cina ed in Asia, per tante ragioni che sono state più volte analizzate (piccole dimensioni d’impresa, mancanza di sistema, individualismo, scarsa propensione internazionale, provincialismo, ecc.). Qui dobbiamo assolutamente fare meglio. Avere tanti “Ronaldo” del vino (perché gli italiani sono dei fuoriclasse del vino), non fa squadra, anzi. Inoltre, il consumatore medio cinese non ha ancora compreso che il binomio vino/Italia è imprescindibile soprattutto per una ragione culturale e per lo stile di vita mediterraneo; quando lo farà, avremo fatto bingo. 

Gli assenti hanno sempre torto
Un plauso sempre e comunque a chi era presente, a chi ha organizzato la presenza ed a chi ha creato attenzione e competenza attorno al mondo del vino italiano (consentitemi una citazione al progetto Vinitaly International Academy che sta facendo un gran bel lavoro nel mondo ed alle 2 cantine trentine presenti, soci del mio Consorzio Vini, che ho visto con grande piacere ed orgoglio).

Infine
Un mercato che dà segnali di maturità, magari con qualche segno meno e l’abbandono di alcuni players, offre comunque grandi opportunità di posizionamento per chi le sa cogliere. Hong Kong e la Cina restano e resteranno mercati a grande potenzialità economica e di crescita. E del resto, basta guardare dove le statistiche ci dicono che crescerà il consumo di vino nei prossimi anni: l’Asia è al numero uno. 


Quindi: stay hungry, stay foolish, ma soprattutto stay Chinese!



Graziano Molon

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