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martedi 26 settembre 2017 logo winemeridian.com
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Perché fa tanta paura in Italia la scarsità produttiva di una vendemmia?

Aldilà delle solite inevitabili, e legittime, diversificazioni legate ai giudizi sulla qualità di questa vendemmia, appare abbastanza condiviso a livello nazionale il giudizio sulla scarsità produttiva. Ma perché tuttoggi fa così tanta paura ammettere chiaramente questa drastica riduzione? Proviamo a capirne le ragioni, tra quelle legittime e forse quelle meno


Perché fa tanta paura in Italia la scarsità produttiva di una vendemmia?
Vendemmia complessa e scarsa: 40 milioni di ettolitri; Italia meglio di Spagna e Francia. Preservata qualità ma cautela dei produttori: troppo presto per tracciare un bilancio in termini di qualità e valore. Perdite minori e qualità migliore nei vigneti curati professionalmente.
Abbiamo voluto iniziare questo articolo con il giudizio sintetico previsionale di Ismea e Unione Italiana Vini sulla vendemmia 2017.
Un giudizio sul quale di fatto convergono gran parte delle comunicazioni che ci giungono in questi giorni sia da aziende private che da consorzi di tutela.
A fianco, però, di questi giudizi abbastanza scontati per chi ha occhi per osservare in queste settimane la situazione dei nostri vigneti in moltissime aree del nostro Paese, ve ne è un altro che non troverà mai spazio in un comunicato stampa e che si può sintetizzare nella frase: è vero, quest’anno la produzione è quantitativamente veramente scarsa ma è meglio non sbandierarlo troppo.
Lo sappiamo, molti, soprattutto tra chi non è addetto ai lavori, obietterà che è da settimane che legge sui giornali, che ascolta da radio e tg di cali produttivi, ma questo, lasciatecelo dire è solo facciata. E chi lavora, come noi, costantemente a contatto con le imprese e il mercato lo sa benissimo.
Ma allora perché spaventa così tanto dire questa benedetta verità?
“Ma vede - ci raccontava ieri un produttore del Chianti - io sarei anche disponibile a dire ai miei clienti, a partire dalla gdo, signori miei abbiamo il 40% di prodotto in meno non possiamo farvi avere i prezzi dello scorso anno, almeno un 10% in più dovete accettarlo. Ma le assicuro che probabilmente saremmo gli unici e questo ci farebbe perdere inevitabilmente un cliente”.
Frasi simili le sentiamo dopo una grandinata, dopo una gelata, dopo stress idrici e termici come quelli di quest’estate. Alla fine magari arriviamo a comunicare genericamente un calo ma poi concretamente cosa succede sul mercato? Rare volte ci è capitato di constatare reali conseguenze con rialzi di prezzi che non possono essere considerati “speculazioni” ma inevitabili e sacrosante conseguenze.
Il continuare ad affermare che la distribuzione, i consumatori non possono accettare tali modificazioni di prezzo scusateci ma a noi sembra un pericoloso “falso mito” che probabilmente avvantaggia, almeno sul breve periodo, alcune lobby produttive che sono in grado di poter gestire meglio alcune annate di “magra”.
Ma questo, come abbiamo ripetuto tante volte, è pericoloso e diseducativo sia nei confronti del trade che dei consumatori.
Possibile che dalla Francia ci arrivino continue comunicazioni di riduzioni produttive, a fronte di ogni evento atmosferico, anche quello meno impattante, con dovizia di dati e particolari, mentre da noi l’omertà regna spesso sovrana?
E lo diciamo ancor più ad alta voce oggi, alla luce di mutazioni climatiche che, ci piaccia o no, stanno generando trasformazioni epocali anche al nostro sistema vitivinicolo.
Qui non si tratta più di gestire in qualche modo un’annata complessa ma si dovrà inevitabilmente fare sempre di più i conti con una variabilità senza precedenti (almeno a memoria umana).
E il fatto stesso che oggi si difendano meglio da queste situazioni climatiche così difficili proprio i produttori più virtuosi, quelli che possono avvalersi di territori più vocati di collina, quelli che hanno sistema di allevamento idonei, una gestione dei vigneti oculata, vitigni più resistenti a stress idrici e ad elevate temperature non può non portare all’inevitabile conseguenza che siano quelli più premiati.
Invece corriamo pure il rischio che i bravi siano anche, come spiega un famoso detto, “cornuti e mazziati”.


Fabio Piccoli

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