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giovedi 16 marzo

ProWein e il mercato tedesco, uno snodo cruciale per il vino italiano

A pochi giorni dall'inizio della manifestazione di Düsseldorf, diamo brevemente uno sguardo all'importanza che ricopre il mercato tedesco nell'export italiano di vino


ProWein e il mercato tedesco, uno snodo cruciale per il vino italiano
ProWein è ormai alle porte. Parte infatti domenica 19 marzo, fino a martedì 21, la fiera del vino di Düsseldorf, che negli anni si è conquistata un posto d'elite nel panorama delle manifestazioni enologiche internazionali. Nel 2016 il numero degli espositori è stato di 6.257 e quello di visitatori oltre 55.000, un'edizione record che punta ad essere superata nel 2017.

Non stupisce che tra gli espositori la rappresentanza più corposa, esclusa quella dei padroni di casa, sia stata proprio quella italiana (29% degli espositori non tedeschi). Il mercato tedesco è tradizionalmente uno dei più importanti per il vino Made in Italy: in base ai dati più recenti a nostra disposizione è il secondo mercato per il nostro export, con una quota di valore delle esportazioni del 18%, dietro solo agli Stati Uniti, saldamente al comando con il 24%. Inoltre il vino italiano è per volume il più importato in Germania, con quasi 6mln di ettolitri, contro i quasi 4mln spagnoli e i poco più di 2 mln francesi (dati 2015).

Nonostante una buona produzione interna, in media di poco superiore agli 8 mln di ettolitri quasi interamente destinati al mercato domestico, una caratteristica positiva del mercato tedesco è la sua grande apertura verso i vini stranieri ed un atteggiamento del tutto liberale verso i prodotti d'importazione.

Anche qui possiamo ritrovare quei trend che caratterizzano il mercato globale del vino, come ad esempio l'exploit degli sparkling, consumati soprattutto dalle generazioni più giovani. Mentre l'aspetto più peculiare del mercato del vino in Germania è sicuramente legato alla distribuzione, soprattutto l'on trade che vede tra i principali player alcune delle catene discount più grandi d'Europa, Aldi e Lidl su tutti, ed anche alcune realtà cooperative di grandi dimensioni come Edeka.

Tra discount e supermercati, il settore retail vale dal 50 al 60 per cento delle vendite di vino, dato che incide inevitabilmente sul valore delle vendite, dal momento che il prezzo medio in questi canali di vendita non raggiunge i 3 euro al litro. Invece il restante 50/40 per cento si divide tra Ho.re.ca (15% ca), enoteche e negozi specializzati (10% ca) e vendite dirette in cantina, che si attestano intorno al 20% circa. Quest'ultimo dato sottolinea come il trend crescente delle vendite direct-to-consumer non riguarda solo il mercato statunitense (come evidenziato nel recente articolo Community e direct-to-consumer: il mercato del vino USA secondo Mark Norman), ma è una realtà che si sta affermano in molti dei mercati più maturi che presentino una produzione interna interessante.
Alice Alberti

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