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Salutiamo il 2018 che ci ha proiettati nel futuro

Chiudiamo un anno del vino che sarà ricordato soprattutto per una vendemmia molto generosa che se da un lato ci ha portato indietro al tempo delle grandi produzioni allo stesso tempo ci ha proiettato nel futuro dove dovremo convivere sempre di più con l’impatto di complesse mutazioni climatiche


Salutiamo il 2018 che ci ha proiettati nel futuro
Normalmente a fine anno siamo abituati a dare alcuni numeri capaci di riassumere l’annata del vino sia dal punto di vista produttivo che economico.
Quest’anno abbiamo deciso di limitarci ad un solo numero: 52,6 milioni di ettolitri, il numero chiave della vendemmia 2018.
Un dato che ci riporta indietro nel tempo, all’epoca delle grandi produzioni, dove tematiche come la qualità e i mercati sembravano temi lontani, dei quali preoccuparsi poco.
Ci limitiamo a prendere in esame solo questo dato perché riteniamo che in realtà sia in grado di raccontarci moltissimo dell’attuale stato dell’arte del vino italiano.
Il primo aspetto che questo dato produttivo fa emergere è l’imprevedibilità. Per quanto, infatti, si viva una fase storica dove tutto sembra prevedibile, con strumenti e tecnologie che ci consentono di avere in anteprima un mare di informazioni, se parliamo di clima oggi tutto appare di difficile lettura, soprattutto in chiave di prospettiva.
Non perché non vi siano già numerose ricerche che da tempo ci allertano sui rischi, anche per il nostro comparto vitienologico, legati alle mutazioni climatiche, ma la gran parte di esse ci raccontano che dobbiamo essere pronti ad una grande variabilità di condizioni.
E per una “fabbrica a cielo aperto” come è quella del vino, la variabilità è una costante con la quale si convive da sempre ma quando le oscillazioni diventano così ampie non possono non preoccupare.
In un recente documentario dedicato alla memoria del grande Gualtiero Marchesi, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sottolineava come proprio il cambiamento climatico fosse per l’agricoltura la grande sfida del millennio. “In Langa " ricordava Petrini" si sta perdendo gradualmente la viticoltura di pianura e si cerca terra sempre più in alto per sopperire alle mutazioni climatiche attuali. Ma questo ha e avrà un impatto enorme su tutte le nostre produzioni tipiche a partire dal vino”.
Sono constatazioni che ormai tutti conosciamo e alle quali è difficile oggi opporre qualsiasi forma di obiezione. E’ una realtà dei fatti.
Ma per noi che ci occupiamo soprattutto di tematiche economiche, non possiamo non evidenziare come queste profonde mutazioni delle condizioni produttive stanno avvenendo in una fase anche di grandissimo cambiamento dei mercati del vino.
Una coincidenza che deve essere presa fortemente in considerazione se non vogliamo rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione.
Se, infatti, per la grande questione del cambiamento climatico, sarà necessario una sforzo enorme di tutti i decisori politici ed economici a livello mondiale, per quanto riguarda il settore vitivinicolo sarà fondamentale un ulteriore passo avanti sia sul fronte delle capacità produttive sia su quello della gestione delle imprese.
Il 2018, pertanto, a nostro parere sarà un anno che ricorderemo anche per averci proiettato definitivamente nel futuro. Un anno che decreta, qualora qualcuno avesse ancora qualche dubbio, che è finito il tempo delle improvvisazioni, del dilettantismo, dell’intuito.
Siamo entrati nell’era del professionismo, ma quello con la P maiuscola. Un campionato dove abbiamo bisogno di ottimi agronomi, di straordinari enologi, dei migliori uomini marketing, di eccellenti comunicatori, di venditori di primissimo livello.
L’asticella si è alzata di moltissimo e talvolta abbiamo la sensazione che qualcuno, troppi, non se ne siano ancora accorti.
Molti, sia tra gli imprenditori che manager del vino, sembrano quei saltatori d’asta che si fermano a metà del loro salto. La loro asta si è piegata parzialmente e gli ha consentito di arrivare solo ad un paio di metri sotto l’asticella.
C’è chi ci riprova in maniera ostinata ma continuando a sbagliare la rincorsa, non mettendo la giusta potenza nel momento dello stacco. Ma oggi qualcuno ci sta rinunciando e mestamente saluta gli spettatori.
Noi, forse inguaribili ottimisti, riteniamo vi sia ancora il tempo per allenarsi bene ed essere pronti per il salto giusto.
Il nostro augurio per il 2019 è quindi quello per una definitiva consapevolezza, della presa di coscienza onesta e trasparente del proprio grado di imprenditorialità e managerialità.
Il tempo per mettersi al passo con le sfide attuali non è molto, quindi bene affrettarsi.

Fabio Piccoli

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