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lunedi 19 settembre 2016

Soave Next Generation: Fornaro, il coraggio di osare

In soli sei anni, partendo da zero, Damiano Fornaro ha costruito una giovane azienda che rappresenta in pieno non solo il valore qualitativo del Soave ma anche il coraggio e l’intraprendenza dei suoi produttori.


Soave Next Generation: Fornaro, il coraggio di osare

La famiglia Fornaro


Damiano Fornaro ha 31 anni e non solo rappresenta in pieno la nuova generazione del Soave ma in qualche misura va oltre. Damiano, infatti, non ha alle spalle generazioni di produttori di vino ma solo nel 2010, a soli 25 anni, ha deciso di sposare un sogno e di iniziare a produrre il vino.
Conoscenze all’inizio, come ci ha raccontato, molto poche. L’Istituto tecnico agrario non terminato, un futuro difficile da decifrare ma nel cassetto un sogno, per quanto difficile, da almeno provare a realizzare.
Nel 2010 la crisi economica era già entrata nella sua fase più importante e quindi Damiano non aveva nemmeno questo vantaggio competitivo da sfruttare, ma non si è perso d’animo e ha ugualmente accettato la sfida che a molti sembrava impossibile.
“Più di qualcuno mi ha dato del pazzo" spiega Damiano " ma io sentivo dentro di me che potevo farcela. A scuola non ero stato particolarmente bravo e riuscivo ad eccellere solo in matematica ma questo mi ha aiutato moltissimo a fare i conti, base fondamentale (l’ho capito presto), per fare impresa”.
Oltre dalla matematica Damiano è stato aiutato nella sua impresa dalla sua esperienza professionale in bar e ristoranti ed, infine, il proficuo corso per diventare sommelier. “Magari non sapevo bene come produrre i vini " racconta Damiano " ma mi era abbastanza chiaro come presentarli, capire le preferenze dei consumatori, avere un’idea precisa sulle caratteristiche dei vini che avrei voluto produrre”.

Ma la scuola vera per Damiano è stato il campo, non solo le sue vigne ma anche l’esempio degli altri produttori. “Ho visitato decine e decine di cantine, ho parlato con un numero impressionate di enologi, agronomi" sottolinea Damiano "e ho cercato di carpire da ognuno di essi un’informazione, un pensiero, un suggerimento, una filosofia produttiva”.
Oggi l’azienda Fornaro è di 4 ettari (quelli che vengono vinificati), ma complessivamente il vigneto e di circa 13 ettari.
La produzione si attesta attualmente sulle 35.000 bottiglie “non tante" spiega Damiano "ma in numero comunque sufficiente per essere obbligato anche a imparare a vendere, a gestire trattative commerciale, in qualche modo anche ad individuare strategie di marketing e di posizionamento. Devo ammettere che ho imparato più in fretta a produrre che a vendere”.
Damiano ha le idee chiare sul Soave che “per me deve esprimere la sua natura più vera e autentica per questo mi sono concentrato su due Soave, uno Classico, 100% Garganega dove ho cercato di privilegiare la freschezza e la bevibilità, ed un altro Soave Classico, il Capitel del Tenda dove ho voluto esaltare le caratteristiche di un singolo vigneto, con un vino sempre autentico e fedele al territorio e solo leggermente più complesso”.
E il futuro visto da Damiano Fornaro?
“Certo vendere il Soave oggi " risponde Damiano "non è la cosa più semplice al mondo ma io continuo a credere fortemente in questa denominazione. Penso che dovremmo stare molto più attenti al posizionamento dei prodotti con prezzi che non dovrebbero mai scendere oltre certi livelli anche perché, per noi piccoli produttori, i costi di produzione sono ingenti”.
“E poi penso" aggiunge Damiano "che non dobbiamo preoccuparci solo di sviluppare i mercati internazionali ma ritornare a guardare meglio al mercato di sotto casa. A questo riguardo il mio obiettivo a breve è di arrivare ad un 50% di vendite dirette, a casa. E a questo proposito il mio sogno finale è di riuscire a chiudere la filiera realizzando un ristorante aziendale perché penso che le potenzialità enoturistiche di questo territorio siano enormi e ancora oggi poco sfruttate”.
Fabio Piccoli

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