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Vendemmia 2014: perché conviene dire la verità

La proposta dell’ad di Bertani Domains, Emilio Pedron.


Vendemmia 2014: perché conviene dire la verità
Piove, non smette mai di piovere. Ormai è da giugno che tutto il nord Italia, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, subisce un livello di precipitazioni che non ha eguali almeno a livello di memoria umana. Evidenziare che tutto questo sta avendo un impatto enorme sul livello qualitativo delle uve, ormai prossime al raccolto, appare un’ovvietà scontata.
Ma noi vorremmo provare ad "approfittare" di questi eventi, che definire "calamitosi" è oltremodo corretto, per stimolare il settore vitivinicolo a fare alcune scelte sia sul fronte produttivo che su quello della comunicazione.
Partiamo dalla comunicazione, non tanto perché è più semplice, ma perché riteniamo sia un tema che ha una fortissima ripercussione sull’immagine di tutto il comparto produttivo.
Innanzitutto sarebbe quanto mai opportuno mettere la parola fine a comunicazioni fumose, contraddittorie o peggio ancora omertose, della serie:"si tratta di una vendemmia a macchia di leopardo….i viticoltori che hanno lavorato bene portano a casa comunque buoni risultati….". Per alcune denominazioni, per molti territori produttivi del nord Italia, quest’anno fare affermazioni di questo genere rischia di affossare ulteriormente la credibilità del settore.
Avere il coraggio di dire la verità, oggi, assume non solo un significato importante sul fronte etico e della trasparenza (ma questi sono temi sui quali ognuno agisce secondo coscienza), ma soprattutto finalmente fa emergere con chiarezza, senza omissioni, che produrre vino è molto difficile e rischioso. Ed è per questo che il vino non può costare quei miseri prezzi che sembrano ormai una deriva inevitabile in molti canali distributivi in Italia e all’estero.
Anzi, proprio questa vendemmia "disgraziata" deve spingerci ad esaltare una verità che, paradossalmente in quest’ultimo decennio in particolare, è stata quasi nascosta: il vigneto è una fabbrica a cielo aperto, garantire qualità omogenee di anno in anno è impossibile; avere annate che possono anche saltare, soprattutto per denominazioni di maggior prestigio, è un’eventualità più che possibile.
Se non ripristiniamo un modello di comunicazione veritiera di questo tipo è inutile poi lamentarsi del mercato che considera sempre di più il vino come una sorta di commodities, di una bevanda facilmente standardizzabile, di un settore produttivo come un’industria "normale".
Non è così, e questa vendemmia per certi aspetti drammatica (perché aver paura di usare parole forti in presenza di eventi così penalizzanti?) deve veramente farci vincere tutti i timori di dire la verità che invece, a nostro parere, potrebbe avere un indotto economico positivo almeno a medio-lungo termine (noi siamo convinti anche sull’immediato).
Ma questa vendemmia deve anche servire, ci verrebbe da dire soprattutto, anche a ridefinire e adeguare l’impianto produttivo di annate così difficili.
Per essere più chiari ed espliciti, prendiamo l’esempio di una denominazione importante come la Valpolicella, una di quelle sicuramente più colpite da questo andamento climatico.
Useremo parole che potranno apparire forti, approfittando anche del parere di uno dei maggiori manager del vino italiano Emilio Pedron, oggi amministratore delegato di Bertani Domains (che comprende le aziende Cav. G.B. Bertani, Tenuta Novare, Puiatti Vigneti, Val di Suga, Tre Rose, San Leonin, Collepaglia).
"Credo che tutti noi conosciamo già l’attesa di qualità delle uve della prossima vendemmia â€" spiega Pedron â€" ed è chiaro già oggi che chi farà Amarone nel 2014, lo potrà fare soltanto grazie all’uso di fruttai tecnologici con controllo dell’umidità e circolazione forzata dell’aria che garantiscono un risultato qualitativo medio indipendente dalla variabile meteo e dalla qualità iniziale delle uve. Chi fa Amarone in fruttai ad appassimento naturale per coerenza al proprio stile, alla propria identità, secondo la tradizione più pura per un prodotto di alta qualità, dovrà rinunciare inevitabilmente a questa annata. E’ il caso dell’Amarone Classico Bertani. Un vino che da sempre è fatto con appassimento naturale usando solo uve di qualità, scelte sane e integre da vigneti di collina".
Per queste ragioni, mio parere, in estrema sintesi, abbiamo due strade possibili da percorrere:
- la prima: mentire, parlando di qualità a macchia di leopardo, di bravura di certi viticoltori, del recupero di qualità con i nuovi fruttai supertecnologici;
- la seconda, usare le difficoltà di questa vendemmia per adottare scelte strategiche di lungo periodo per la denominazione".
"Da un punto di vista operativo â€" prosegue Pedron - la scelta ideale, più coerente anche con la necessità di garantire il prestigio della denominazione e del suo più importante prodotto, l’Amarone, sarebbe quella di rinunciare alla produzione di questo vino per quest’annata. Ma temo che molto difficilmente, purtroppo, questa scelta troverà molta condivisione".
"Sarebbe un segnale molto forte al mercato, agli opinion leader, ai media â€" evidenzia Pedron â€" ed avremmo ricadute positive sotto tutti i punti di vista e ritengo che anche le preoccupazioni sull’impatto economico sul comparto, pur legittime, sarebbero ben controbilanciate dai vantaggi derivanti dalla riduzione delle giacenze e da una migliore immagine di tutto il sistema Valpolicella che potrebbe recuperare moltissimo anche nel posizionamento prezzi sul fronte italiano e, soprattutto, internazionale".

Vendemmia 2014: perché conviene dire la verità

Emilio Pedron


Fabio Piccoli

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