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venerdi 02 agosto 2019

Venti di cambiamento nella gestione delle denominazioni

Le recenti scelte di alcuni Consorzi di tutela testimoniano la sempre maggiore volontà di modificare la gestione attuale delle denominazioni anche attraverso una comunicazione più trasparente


Venti di cambiamento nella gestione delle denominazioni
Quelle che fino a poco tempo fa sembravano strutture sostanzialmente immobili oggi stanno dando segni di forte vitalità e, in taluni casi, sembrano vicine ad una vera e propria rivoluzione. Stiamo parlando dei Consorzi di tutela.
Ci dispiace che lo scorso venerdì 26 luglio a Portogruaro, nel seminario di chiusura della Summer School della MIB Trieste School of Management, vi fossero pochi partecipanti.
Peccato perché avrebbero potuto assistere ad un incontro dove quattro importanti Consorzi di tutela del triveneto (Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene docg, Prosecco doc, Lugana doc e Friuli doc) non solo hanno raccontato senza filtri l’attuale realtà delle loro denominazioni ma anche come vorrebbero oggi gestirle.
Siamo onesti, non ci era mai capitato di assistere ad un “racconto” da parte dei Consorzi così trasparente, realistico e ben lontano da quel “politichese” al quale ci avevano abituato anche in quest’ultimo decennio.
La sensazione, e speriamo di non sbagliarci, è che l’aria è realmente cambiata e i Consorzi di tutela stanno avendo sempre più chiaro non solo le loro responsabilità ma anche la necessità di cambiare rotta, atteggiamento per riuscire ad incidere maggiormente nello sviluppo delle denominazioni di origine.
È chiaro che questo sta avvenendo perché siamo in una fase decisamente complessa in gran parte delle nostre denominazioni. Anche quelle che fino a poco tempo fa sembravano con il vento in poppa.
E la reazione che i responsabili dei Consorzi presenti a Portogruaro hanno manifestato - unico assente giustificato era il Consorzio del Pinot Grigio delle Venezie (ma conoscendo bene Albino Armani siamo convinti che si sarebbe perfettamente allineato allo spirito trasparente dei suoi colleghi) - è stata molto concreta, determinata evitando inutili e pericolosi allarmismi, ma evitando anche di nascondersi dietro il classico dito.
Va aggiunto, come giustamente ha ricordato il moderatore dell’incontro, Giulio Somma, direttore responsabile del Corriere Vinicolo, che questa “rivoluzione” consortile sta partendo da un’area come il Triveneto che oggi rappresenta il fulcro economico del sistema vitivinicolo nazionale. “Qui si realizza il 30% della produzione nazionale. Oltre un miliardo di bottiglie prodotte. Il 20% della superficie vitata (135.000 ettari) e soprattutto quasi il 50% della quota di mercato del vino Italia”, ha sottolineato Somma.
Se quindi i cambiamenti partono dal nord est vitienologico, quello che in questi ultimi vent’anni ha manifestato la crescita maggiore, con denominazioni di grande successo come il Prosecco, il Pinot Grigio, il Lugana, ma anche le più storiche come la Valpolicella, significa che qualcosa di importante sta succedendo. Anche a livello di percezioni future.
Scriveremo per la prossima settimana un servizio più dettagliato sull’incontro di Portogruaro, ma in questo editoriale vogliamo “solo” evidenziare alcune delle riflessioni emerse, quelle che ci sembrano le più indicative.
A partire da Valerio Fuson, vicepresidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore docg che ha detto: “Abbiamo dato il la al fenomeno del Prosecco e fino al 2017 le vendite sono cresciute di pari passo all’evoluzione del vigneto. Ma prima si cresceva di 150 ha anno poi siamo saliti a 400 ha anno e le vendite non sono andate più di pari passo. Abbiamo quindi perso i mercati più sensibili al prezzo come Germania e Regno Unito e qualcosa anche negli Usa. Mentre siamo cresciuti in Italia ma non in maniera sufficiente per sopperire alle perdite ed è per questo che si sono verificate eccedenze e abbiamo dovuto ricorrere a strategie per governare domanda e offerta”.
Sulla stessa onda anche il presidente del Consorzio del Lugana Doc Ettore Nicoletto: “Stiamo parlando di problemi di eccedenze, di surplus anche in una denominazione come la nostra che è piccola, con i suoi circa 2.500 ettari, con una produzione di 17,5 milioni di bottiglie e una crescita nei primi sei mesi del 20%. Ma sul piano produttivo soffriamo come altre. Il nostro obiettivo è una gestione migliore del successo soprattutto per evitare la sofferenza a chi sta a monte, cioè i viticoltori”.
Molto diretto anche Pietro Biscontin, presidente del Consorzio delle doc del Friuli: “Noi non stiamo applicando nessuna misura correttiva al momento ma non siamo certo tranquilli. In Friuli, d’altro canto, abbiamo 4.000 ettari investiti in Prosecco e 8.000 ha di Pinot Grigio. Nel nostro territorio non siamo ancora in grado di gestire il potenziale produttivo anche se stiamo cercando di migliorare. La stessa crescita della Ribolla Gialla sta testimoniando che dobbiamo darci una mossa per evitare di perdere un potenziale così importante per noi. Era un vino in gran parte fermo di collina fino a poco tempo fa ed oggi viene prodotto soprattutto in pianura per la spumantizzazione. In Friuli in questi ultimi anni c’è stata una grande rivoluzione che ha portato ad un aumento rilevante di superficie vitata, ma non è stata fatta da imprenditori friulani ma soprattutto veneti”.
Infine, decisamente trasparente e diretto anche Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco doc: “Abbiamo approvato lo stoccaggio della vendemmia 2019 soprattutto alla luce di una visione prudenziale del mercato. Siamo una doc che per fortuna continua ad andare bene tra il 5/6% di crescita all’anno ma il nostro intervento vuole prevenire possibili scenari negativi. Abbiamo pertanto previsto un possibile scenario pessimistico di un -5% e per questo deciso un accantonamento di 30 q.li ad ettaro”.
Ma poi Zanette ha aggiunto una frase molto potente sottolineando: “La nostra denominazione ha compiuto 10 anni il 17 luglio scorso. Siamo cresciuti tantissimo, dobbiamo essere coscienti del nostro valore, ma negli ultimi tre mesi anche noi abbiamo registrato dei cali e dobbiamo correre ai ripari il prima possibile e soprattutto non essere in mano a speculatori che noi consideriamo dei predatori”.
Insomma parole chiare e dirette che testimoniano che la rotta è stata invertita e questo, a nostro parere, è un fatto che non può non essere considerato positivo.
Non vanno creati allarmismi che potrebbero essere usati da manovre speculative sul mercato ma oggi non deve nemmeno essere negata la realtà.
Abbiamo tutti i mezzi per farcela e migliorare la gestione delle nostre denominazione è un punto di partenza fondamentale.
E se cambia il triveneto è un messaggio importante anche per gli altri Consorzi italiani.
Fabio Piccoli

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