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mercoledi 04 dicembre 2019

Vini d’alta quota al Mondial des Vins Extrêmes, tra riflessioni e dibattiti.

Si è conclusa la terza edizione del Mondial des Vins Extrêmes e il presidente del Cervim, Roberto Gaudio, ci racconta il valore dell’evento.


Vini d’alta quota al Mondial des Vins Extrêmes, tra riflessioni e dibattiti.
Da pochi giorni si è conclusa al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, la terza edizione del Mondial des Vins Extrêmes, manifestazione organizzata dal Cervim, da Vival e dall’Assessorato Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni Culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta. Un’edizione da record, come riferisce il presidente del Cervim, Roberto Gaudio, che ci racconta il valore dell’evento in questa intervista.



Che cos’è il Cervim e di cosa si occupa?

È un organismo internazionale creato nel 1987 sotto gli auspici dell’O.I.V., Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, a cui aderiscono regioni e organismi regionali, nazionali ed esteri, con il comune interesse per la valorizzazione e la salvaguardia della viticoltura di montagna. Svolge un lavoro di promozione, di studio, di ricerche e convegni, che garantisca la presenza del tema in oggetto in tutte le sedi istituzionali dove si affrontano problematiche legate alle pratiche agricole e rurali, in particolare la viticoltura eroica.

Si parla spesso proprio di “viticoltura eroica”. In che cosa consiste?
Innanzitutto è una viticoltura caratterizzata da difficoltà strutturali permanenti come vigneti dalle ridotte dimensioni dove le condizioni orografiche ne impediscono la meccanizzazione, oppure vigneti terrazzati e non sempre contigui o quelli in particolari condizioni paesaggistiche e ambientali. Mi vengono in mente le isole, ad esempio, di elevato valore turistico e con caratteristiche che danno alle vigne connotazioni di forte salinità. Si aggiungono i vigneti con pendenze superiori al 30% e i territori con muretti a secco, oggi riconosciuti patrimonio dell’Umanità. Sostenere, valorizzare e promuovere la viticoltura di montagna, diventa necessario per proteggere un inestimabile patrimonio socioculturale e paesaggistico.

In che modo opera il Cervim per proteggere tale diversità?
Cerchiamo di intavolare rapporti istituzionali con coloro che operano nel settore vitivinicolo per i dovuti e necessari riconoscimenti in ambito normativo. Dal 2006 abbiamo istituito appuntamenti tecnico scientifici che mettano a confronto ricercatori, docenti e tecnici di settore. In questo modo cerchiamo di far crescere e incentivare non solo la presenza dell’uomo sul territorio, di riavvicinare le nuove generazioni al mantenimento della cultura vitivinicola di montagna, nel nostro caso quella valdostana, ma di tutelare anche l’ambiente ed evitarne l’abbandono. Devo ammettere che i risultati stanno arrivando, per esempio le cantine private nella nostra regione sono aumentate da dieci a più di quaranta, mentre le sei cantine cooperative lavorano sempre di più ad alti livelli qualitativi. 
Come far conoscere e valorizzare questa tipologia di vini?
Da ben ventisette anni organizziamo il concorso enologico “Mondial des Vins Extrêmes”, prima e unica rassegna mondiale dedicata ai vini da viticoltura eroica. Quest’anno è stata un’edizione da record sia per il numero di vini iscritti che per i Paesi rappresentati e le aziende partecipanti, sia per la grandissima qualità dei vini italiani ed esteri. Sono stati assaggiati nella selezione del mese di luglio 920 vini, di cui 442 italiani e 478 esteri, provenienti da 339 aziende vitivinicole, 168 italiane e 171 estere. La premiazione ha visto una pioggia di medaglie. Pensate che solo l’anno precedente i vini erano 722 e le aziende iscritte 279. Un balzo in avanti e un interesse che dimostra quanto il tema sia sentito, non solo tra i produttori ma anche tra i consumatori. Le commissioni di degustazione, composte da tecnici italiani e stranieri hanno assegnato 17 Gran Medaglie d’oro, 198 Medaglie d’oro e 64 Medaglie d’argento. All’Italia sono state riconosciute 9 Gran Medaglie che vanno alla Lombardia, Sicilia rappresentata da Ustica, Toscana, Liguria e Molise. Novantasette invece le Medaglie d’oro e ventisette quelle d’argento. Molti i paesi esteri premiati tra cui la Svizzera, la piccola Andorra e la Spagna in generale, insieme all’eroica viticoltura della Germania, con un ritorno importante in concorso dei vini di Georgia, Libano, Palestina, Slovenia, Ungheria e Capo Verde. Hanno partecipato per la prima volta Bolivia, Perù Cipro e Malta.

I Muretti a secco, riconosciuti dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità, sono da sempre la grande testimonianza della viticoltura eroica nel Mediterraneo. Quali gli altri riconoscimenti Unesco inerenti questo tipo di viticoltura, se ve ne sono?
I Muretti a secco, identitari proprio di questo tipo di paesaggio, corrispondono alle zone vocate per la viticoltura estrema: penso a Cipro, Francia, Slovenia, Spagna, Grecia e Italia. La non trasferibilità di questi paesaggi li caratterizza per i forti valori culturali, in quanto veri e propri custodi del territorio. Un lavoro che il Cervim ha portato avanti in questi anni grazie al contributo e alla fatica di chi lavora vigne impervie e difficili. Gli altri riconoscimenti Unesco sono di vecchia data, questo a testimonianza di un compito ritenuto necessario già molti anni fa. Nel 1997 e nel 2000 il riconoscimento come paesaggio culturale del Parco Nazionale delle Cinque Terre e della Regione della Wachau in Austria. Nel 2001 il riconoscimento della zona del Douro in Portogallo e nel 2004 delle Azzorre con l’Ilha do Pico. Infine nel 2007 le Langhe e, nel 2014 il Monferrato e il Roero. 

Vini d’alta quota al Mondial des Vins Extrêmes, tra riflessioni e dibattiti.

Premiazione Mondial de Vins Extreme ad una vignaiola di Ustica


Giovanna Romeo

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