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giovedi 02 agosto

Vino italiano a Boston: alla ricerca di una migliore educazione

Intervista a Jo Ann Ross, Italian Wine Educator a Boston, che ha fatto della passione per il vino italiano il proprio lavoro, aiutando i consumatori a conoscere i prodotti Made in Italy.


Vino italiano a Boston: alla ricerca di una migliore educazione

Jo Ann Ross


“Bene o male l’importante è che se ne parli” è un detto che qui non funziona. Il vino italiano viene adorato in America, a Boston, nel Massachussets, in particolare. Ma perché il commercio in questo paese dia i suoi frutti, three-tier system e burocrazia a parte, bisogna investire in una migliore promozione ed educazione sul vino italiano. Soprattutto per chi produce varietà particolari, magari autoctone, è giunto il momento di smettere di restare nell'ombra dei cosiddetti “grandi vini” di conoscenza planetaria ed uscire allo scoperto. Per avere un parere più ravvicinato sulla situazione del comparto a Boston, abbiamo chiacchierato con Jo-Ann Ross, Wine Educator alla Italian Wine Scholar di Boston e detentrice dei Diplomi WSET, IWS e FWS.

Cosa significa che lei è Italian Wine Educator?
Significa che per lavoro porto il mio amore per l'Italia a tutti i consumatori a cui spiego il vino italiano. Sono insegnante all’Italian Wine Scholar a Boston (parte della Wine Scholar Guild). Inoltre, ho un diploma di quarto livello al Wine and Spirits Education Trust. In veste di Wine Ambassador, rappresento le regioni del vino e vi tengo delle lezioni per operatori e consumatori di vino.

Qual è l'immagine dei vini italiani a Boston?
I "bostoniani" amano follemente tutto ciò che è italiano e questo include sicuramente il vino. Lo si può trovare ovunque, dall’affascinante negozietto specializzato in vini italiani allo store più grande con forte presenza di vino italiano. Inoltre, la quantità di ristoranti italiani presenti a Boston è sbalorditiva. Come Wine Educator ho necessità di portare vini alle mie lezioni e a Boston posso trovare varietà provenienti da quasi tute le regioni italiane senza difficoltà.

Secondo Lei, quali azioni e attività dovrebbero fare i produttori italiani per vendere meglio i loro vini nel Suo Stato?

1. Assolutamente, bisogna fare network.
2. Bisogna essere disposti a fare sacrifici ed essere generosi e gentili, perché sicuramente questo atteggiamento pagherà.
3. Il three-tier system è ancora abbastanza complicato nel nostro stato (Massachusetts), ma il trucco sta nel trovare i giusti importatori e distributori, e per farlo penso che il primo e il secondo punto della mia classifica siano fondamentali.

Punto critico e punto positivo sui vini italiani a Boston

Punto critico: troppi consumatori avvertono che i vini italiani iniziano e finiscono con il Barolo, il Barbaresco e il Brunello. Non si rendono conto che esiste un mondo intero là fuori di eleganti, deliziosi e interessanti vini italiani. Ci vuole maggiore promozione, la conoscenza è limitata tra i consumatori finali, ma sicuramente questo significa che ci sia una buona opportunità di marketing a Boston.
Punto positivo: ci sono tanti giovani creativi a Boston, ragazzi con spiriti avventurosi sui quali poter puntare. A dire il vero qui sono molte le persone che amano il vino italiano, di tutte le età, ma sicuramente i creativi sono fra quelli che apprezzano di più!

Quali sono le possibilità per i vini italiani a Boston? La gente conosce le diverse varietà e regioni italiane? In caso negativo, in che modo i produttori possono migliorare la conoscenza solo attraverso la promozione?
I bostoniani sono molto entusiasti dei vini italiani e amano imparare a conoscere nuove uve e varietà. Inoltre, che ci crediate o no, alcuni consumatori sono molto interessati a conoscere i tipi di suolo, alla geografia del territorio di produzione. La maggioranza dei consumatori, tuttavia, ha bisogno di istruzione, in questo momento, molti consumatori sono confusi rispetto al vino italiano, perciò credo convenga aiutarli con eventi formativi e degustazioni, che generalmente qui funzionano, vengono gestite da esperti e aiutano il progressivo aumento dell’educazione in materia e sostengono le vendite. I membri del trade bostoniano (educatori, proprietari di negozi al dettaglio, personale dei ristoranti, sommelier, membri della stampa) ad esempio già partecipano a seminari per aumentare la propria istruzione.

Ha qualche suggerimento?

Come Wine Educator, sono una fan dei Trade Seminars, tenuti da presentatori rappresentanti della regione. Fra i partecipanti troviamo gli acquirenti di vino al dettaglio e il personale del piano principale; i sommelier che frequentano e sono incoraggiati ad invitare i loro allievi; i membri della stampa qualificati, che sono sempre invitati a partecipare. Sono anche una fan delle In-Store Tasting, le degustazioni in negozio, con un versatore di qualità che ha esperienza di wine education, le vendite e la conoscenza del vino aumentano.

Per conoscere ancora meglio Jo Ann, visitate il suo sito: http://www.jrosswine.com/



Noemi Mengo

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