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mercoledi 17 luglio 2019

Vino italiano in Svizzera: bisogna osservare con gli occhi del consumatore

Intervista ad Armin H. Mueller, esperto conoscitore del mercato svizzero


Vino italiano in Svizzera: bisogna osservare con gli occhi del consumatore

Armin H. Mueller


Alte vette innevate, paesaggi mozzafiato, cioccolato finissimo e welfare state. Se dovessimo provare a descrivere la Svizzera, queste sarebbero le prime immagini ad apparirci chiare in mente. Ma la Svizzera non è solo questo, e già in passato abbiamo speso non poche parole per descriverne il mercato e prevederne gli sviluppi (trovate l’articolo qui). Una delle nostre linee guida, è il valore delle risorse umane nel mondo del vino, e chi ci legge lo sa bene; infatti crediamo che il migliore riscontro sullo stato di salute di un mercato, possa provenire solamente dal confronto diretto con le persone, con chi lavora sul campo e può fornirci i migliori consigli.

Tenendo ben saldo questo obiettivo, abbiamo quindi deciso di intervistare Armin H. Mueller, esperto di vino e viaggi, vincitore del concorso “Swiss Sommerlier Challenge 2018” e fondatore della compagnia Gourmet Wine Travel, che strizza l’occhio al vino inteso come esperienza.

Di cosa si occupa Gourmet Wine Travel?
Considerato che sempre più persone si stanno orientando verso la filosofia del “non solo bere il vino”, ma di capirlo, sperimentarlo e ampliare la propria conoscenza così da apprezzarlo meglio, a Gourmet Wine Travel ci dedichiamo ad offrire l’accesso “backstage” ai wine lovers per le cantine, così da regalare loro esperienze uniche. Organizziamo viaggi enogastronomici di gruppo, dove i partecipanti hanno modo di conoscere le uve, i vini ed un buon mix di professionisti del settore.

Qual è il principale suggerimento che può dare ai produttori di vino italiani per esportare e vendere i loro prodotti in Svizzera?
In Svizzera vanno i marchi molto affermati, la capacità di spesa del consumatore è ampia, per cui si orienterà verso Sassicaia, Ornellaia, Berlucchi, GAJA, Bruno Giacosa, Donnafugata, ed altri dello stesso range. Se non si è ancora conosciuti, è bene allora attirare l’attenzione del potenziale cliente, attraverso una delle parole chiave nel mercato svizzero: differenziazione. Spesso sullo scaffale si trovano etichette che non forniscono il numero necessario di informazioni al consumatore, o semplicemente… non dicono abbastanza. L’unica cosa che farà la differenza in questo caso, per il consumatore meno istruito, è il prezzo, oppure il design dell’etichetta.

Mi sentirei inoltre di consigliare ai produttori italiani di mettere il cliente al centro della propria attività, dandogli una ragione per acquistare il loro prodotto piuttosto che quello di un concorrente. I dettagli, fanno la differenza e molte informazioni possono essere davvero preziose, come riconoscimenti di certificazioni, la presenza o meno di solfiti, o in generale tutto ciò che può rientrare all’interno di quella che gli esperti definiscono la USP (Unique Selling Proposition).
Descrizione dei sentori e degli aromi percepibili, i consigli di abbinamento al piatto, metodi di “calls to action”, quindi qr code ai siti web o che colleghi ad una video storia dell’azienda, e chi più ne ha, più ne metta. Ci sono davvero tante buone idee per coinvolgere e divertire maggiormente il potenziale cliente e, soprattutto, per distinguersi dagli altri.

Qual è l'immagine dei vini italiani in Svizzera?

Grazie alle statistiche svizzere sulle importazioni di vino, è possibile notare che i vini italiani producono ogni anno circa il 40% delle importazioni di vino, seguiti dai francesi con il 20%, i vini della Spagna con il 16% e il Portogallo il 6%.

L'immagine dei vini italiani è molto legata allo stile di vita italiano. Sappiamo che il cibo italiano ha viaggiato in tutto il mondo, gli italiani emigrati all’estero hanno sempre portato cibo e vino all’estero, come conforto, come un modo per sentirsi a casa. Da questi sentimenti sono nati moltissimi ristoranti, che hanno quindi esteso la fama del vino italiano e, in generale, del concetto di Made in Italy, tanto da creare un’immagine più che positiva dell’Italia.

Quali azioni e attività i produttori italiani dovrebbero fare per vendere meglio i loro vini?

La cosa migliore è probabilmente instaurare collaborazioni con ristoranti, enoteche o persino con agenzie di viaggio del vino. Nulla batte l’interazione faccia a faccia, la condivisione fra persone. È questo che va ricercato per vendere maggiormente e meglio. Eventi (come Expovina, la kermesse annuale di settore a Zurigo), degustazioni, tutto ciò che mette in gioco il vino, il divertimento, la compagnia.
Non bisogna aspettarsi però che questi eventi “portino solamente soldi”, non è questo il motivo per cui li si organizza. Dovrebbero essere considerati uno strumento utile per creare consapevolezza nei consumatori, per educarli al vino, alla produzione e alla storia, lasciando da parte l’immagine di vino come prodotto industriale.
Noemi Mengo

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