Nel 2020 diversi eventi critici hanno portato l’industria del vino a fare i conti con l’emergere di gruppi discriminati o emarginati al proprio interno ed un conseguente aumento di attenzione interna ed esterna verso il settore. 

I casi dello scandalo degli abusi ed avance sessuali alla “corte” dei Master Sommelier americani e l’ondata di proteste mossa dal Black Lives Matter sono solo alcuni dei mattoni su cui si è basato questo “tzunami” che ha messo in discussione l’inclusività e l’equità del mondo del vino. Ma a distanza di quasi due anni, ci viene da chiederci, che tipo di cambiamenti ha apportato veramente e nel concreto l’industria del vino a fronte di queste problematiche endemiche? “Corriamo il rischio di fare il minimo indispensabile e dire che basta” ha dichiarato a Wine Enthusiast Miguel de Leon, wine director di Pinch Chinese, autore di numerosi articoli a tema equità, inclusività e disuguaglianze. “Ci sono alcune aree in cui la pressione ha portato a cambiamenti significativi, ad esempio quello formativo” ha spiegato indicando organizzazioni come The Hue Society, associazione che lavora per diffondere una “black wine culture”, e Roots Fund, communità che incentiva le minoranze di colore nel mondo del vino. “Il WSET sta compiendo grandi passi per riesaminare gli standard della griglia di degustazione, definita dalla regionalità, il che ha grandi implicazioni a livello globale”, ha detto de Leon.

Per quanto riguarda le cantine ed i brand di vino si devono ancora compiere dei passi verso il cambiamento dall’interno, a cominciare da coloro che ricoprono posizioni di leadership. “Se i luoghi di lavoro vogliono accogliere la diversità e offrire pari opportunità a tutto—che si tratti di differenze di razza, genere, religione, etnia, orientamento sessuale, età, disabilità o qualsiasi altro gruppo emarginato nella società – la loro immagine pubblica dovrebbe essere un riflesso del tipo di contesto lavorativo che offrono o come accolgono la clientela” ha spiegato Theresa Heredia, enologo presso Gary Farrell Winery e sostenitrice attiva del Comunità LGBTQ+. L’etica dovrebbe riflettersi anche nel modo in cui le aziende vinicole usano il loro tempo, denaro e altro risorse attraverso sponsorizzazioni, eventi e supporto a cause sociali. 

La continua lotta per l’equità ha portato all’aumento di organizzazioni che promuovono la consapevolezza e il sostegno a chi ha bisogno di aiuto nel settore. Una di queste è Wine Unify, nata nel 2020 per aiutare le minoranze non bianche, che ha assegnato oltre 70 premi ai membri di età compresa tra i 21 e i 76 anni. Altri gruppi hanno visto risultati altrettanto positivi, come Lift Collective. Lift Collective ha recentemente collaborato con il marchio vinicolo Avaline per fornire otto borse di studio SelfMade, che stanzia fondi per nuovi imprenditori che lanciano business in settori come importazione e distribuzione, consulenza, istruzione, enoteche e aziende vinicole. Nel settembre 2020, Maria Calvert e Lydia Richards hanno fondato Hispanics in Wine (HiW); prima di allora non esisteva un gruppo centralizzato che collegasse tra loro i professionisti ispanici o di origini latine negli Stati Uniti o nel resto del mondo. Poco più di un anno dopo, la comunità coinvolge più di 140 professionisti ispanici o latini in tutto il mondo. Il sito funge anche da risorsa, elencando offerte di lavoro, borse di studio e altre opportunità.

Nonostante la strada percorsa fino ad oggi i professionisti del vino sono mediamente concordi nel riconoscere che ci sia ancora molto lavoro da svolgere per creare un ambiente diversificato, equo ed inclusivo nel settore. L’azione collettiva coincide con una scelta individuale e quotidiana. Un piccolo contributo però richiede impegno e non è sempre facile. Ma se ciò non accadrà, rimarremo sempre bloccati in corsi e ricorsi storici che non portano all’evoluzione del settore, ma alla sua stasi.