Le donne ed il mondo del vino: un tema molto scottante e di attualità diventato di dominio dell’opinione pubblica dopo i recenti scandali che hanno coinvolto il mondo della Sommellerie americana e le denunce sporte contro i vertici dell’associazione The Masters Sommelier. Ne abbiamo parlato in un articolo qualche settimana fa e con piacere abbiamo assistito ad un interessante convegno sul tema durante wine2wine “#metoo nel settore del vino: cosa è successo e cosa possiamo fare per cambiare la cultura sessista online e sul luogo di lavoro“, in cui erano protagoniste Laura Donadoni, sommelier e giornalista italiana residente in America, e Tatiana Livesey, comunicatrice, consulente ed imprenditrice di vini inglese. Laura Donadoni e Tatiana Livsey si sono confrontate sulla cultura sessista nell’industria del vino in USA e UK, focalizzandosi sul motivo per cui lo status quo attuale non è più sostenibile. 

La giornalista e blogger Laura Donadoni ha cominciato esaminando l’ambiente del web e dei social media, luogo per eccellenza di diffusione di una cultura sessista.  “Le prime immagini che appaiono quando si cercano le parole chiave donne e vino su Google sono di nudo o immagini provocatrici e sexy di donne con un bicchiere o una bottiglia di vino in mano. Ma io mi chiedo dobbiamo scegliere per forza la provocazione e la nudità per essere rappresentate e visibili nel mondo social?”. La giornalista bergamasca ha portato l’esempio dell’hashtag #winegirl su Instagram, che presenta ad oggi più di 110 mila post, dove è chiaro che la comunicazione di genere nel mercato wine funziona solo in un senso: il corpo della donna esposto. 

“Evitiamo inoltre il più possibile di incorrere in Body shaming: il commento dispregiativo o invadente sul nostro corpo da parte dei nostri follower. Perchè agli uomini non succede quasi mai? A me personalmente è successo e io credo che questo sia un altro aspetto che noi donne dobbiamo cercare di gestire”. 

Dunque come fare a provare a cambiare questo sistema, che purtroppo ci portiamo dietro come retaggio storico e che il mondo digitale non ha fatto altro che amplificare? “Io ho deciso di essere una comunicatrice, di mettermi in prima linea in questa ricerca di un cambiamento perchè il cambiamento passa anche dalla comunicazione. Gli e le influencer di vino a volte non si rendono conto che stanno comunicando sulla base di luoghi comuni sessisti. Se vogliamo cambiare dobbiamo partire dalla base, scardinando questi luoghi comuni non necessariamente mandando avanti la nostra bellezza o il nostro aspetto ma il prodotto” ha concluso Laura Donadoni. 

Le ha fatto eco Tatiana Livesey, che come donna imprenditrice nel mondo del vino ha sperimentato anche lei personalmente un atteggiamento sessista o di discriminazione: “Nel mio mondo ideale non possiamo giudicare una donna perché è una mamma che lavora o indossa un certo vestito o ha un corpo di un certo tipo. Il rispetto è alla base di ogni relazione umana. Nel business poi vorrei vedere più donne ai tavoli decisionali, ma anche più training e formazione, per compensare il gap che esiste tra uomini e donne. Viviamo purtroppo ancora un gap di genere molto ampio” ha spiegato la Livsey. 

Quali sono i consigli di chi come loro è riuscita a ritagliarsi uno spazio nel mondo del vino senza far emergere necessariamente l’appartenenza ad un genere o sfruttandola? “Consiglio ad una donna che muove i primi passi nel mondo del vino di studiare e informarsi per prima cosa, scegliendo le istituzioni migliori dove farlo, dove non ci sia un ambiente sessista. Infine cercare altre donne nel mondo del vino che possano guidarla nel modo migliore, senza invidie o gelosie” ha concluso la consulente e imprenditrice inglese. 

Il messaggio che ci rimane impresso da questa intensa chiacchierata è forte e molto chiaro e lo diciamo in inglese per non levargli la sua autenticità: be curious, proactive and authentic

L’autenticità in fondo, lo diciamo sempre anche noi di Wine Meridian, vince sempre, perchè è la tua vera identità.