Da quanto tempo avete investito sull’enoturismo?
L’enoturismo è parte integrante della nostra filosofia aziendale ormai da cinque anni.
Inizialmente siamo andati per step, con l’organizzazione in cantina di eventi per i consumatori locali con degustazioni ed approfondimenti legati al territorio.
Poi ci siamo rivolti anche all’estero e tutt’oggi collaboriamo con agenzie turistiche che ci portano visite di winelovers italiani e stranieri. Inoltre, abbiamo coinvolto, e continuiamo a farlo, le associazioni locali Ais e Fisar per farci conoscere agli addetti del settore, ospitando lezioni e momenti educational qui in azienda. Per scelta abbiamo investito tanto in questa cosa con un grande sforzo iniziale, e ad oggi è una buona fetta del nostro impegno quotidiano.

Come è cambiato il profilo dell’enoturista in questi anni?
All’inizio l’enoturista aveva un profilo standard: una conoscenza medio bassa del mondo del vino e grande curiosità verso l’azienda e i prodotti in generale. Colpire quel wine lover all’inizio è stato abbastanza semplice.
Le cose si sono poi un po’ complicate. Per spiegare questa maggiore complessità, abbiamo creato una sorta di targhettizzazione:

– l’enoturista stop and go: quelli che arrivano tramite le agenzie, in genere in gruppo e hanno un interesse più rivolto al prodotto enogastronomico oltre che una conoscenza del vino molto elementare;
– il wine lover appassionato: è il target a cui ci rivolgiamo maggiormente. Questo consumatore tipo ha una conoscenza del vino più approfondita o da autodidatta o più tecnica, avendo partecipato magari a dei corsi, oltre che una grande curiosità per il vino.
– l’enoturista che ha un approccio più goliardico, di svago al prodotto;
infine negli ultimi anni si sta facendo strada un enoturista di lusso: principalmente straniero, con una conoscenza media del vino ma con la percezione del vino come un prodotto di nicchia: Questi entusiasti provengono principalmente da un’area geografica europea che coincide con l’Olanda, il Belgio e la Germania.

Che differenza notate tra l’enoturista italiano e quello straniero?
L’italiano è propenso a tutto quello che si trova fuori da casa sua, non si rende conto di quello che ha sotto casa. Inoltre segue spesso le mode, viaggia sui luoghi comuni del vino.
Il consumatore straniero è più aperto verso ciò che non conosce o alle nicchie di mercato, che approccia con curiosità. Noi cerchiamo per questo di adattare il nostro approccio a chi ci troviamo davanti.

Come si posiziona il Veneto a livello enoturistico?
Devo ammettere che per definire la nostra strategia enoturistica abbiamo guardato ad altre Regioni italiane come la Toscana, il Piemonte, o addirittura all’estero: siamo andati alla ricerca di cantine sudafricane, neozelandesi e australiane, che hanno un approccio più innovativo.
Tutto questo per dire che il Veneto è ancora molto legato a questo modello italiano di autoreferenzialità, più che vivere il vino come un momento esperienziale e di condivisione.
Il nostro obiettivo è fare in modo che questo momento di condivisione rimanga nella testa e nel cuore dell’enoturista che passa da noi.

E la vostra zona?
Vicenza e provincia sono un territorio ancora poco conosciuto ed apprezzato dal punto di vista enogastronomico, nonostante abbia un potenziale altissimo. Rimane purtroppo ancora una zona di passaggio tra Venezia e Verona. Noi stiamo cercando di valorizzare l’enorme potenziale anche culturale che essa nasconde.

Qual è l’identità che volete trasmettere?
Dal Maso è famiglia e questo è il pilastro attorno a cui ruota tutto. Per questo ai wine-lovers cerchiamo di far respirare l’aria della nostra famiglia. Grazie al prezioso aiuto del nostro staff accogliamo sempre con calore gli ospiti e se possiamo io, mia sorella Anna e mio fratello Nicola facciamo capolino per raccontare loro la nostra storia, che l’anno prossimo festeggia 100 anni.

Che approccio adottate?
Partiamo dal presupposto che l’enoturista contemporaneo non vuole più sovrastrutture che si avevano nel passato, sia a livello di linguaggio, che a livello pratico.
Sostanzialmente vuole meno teoria e più pratica, dunque più esperienza. Per questo noi oltre che far degustare il vino con un approccio più colloquiale e una terminologia adatta al livello di conoscenza del prodotto, facciamo anche toccare con mano la terra da cui proviene questo vino e diamo delle idee per gli abbinamenti. Insomma diamo quello che chiede: portare il vino nella vita di tutti i giorni. 


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