Siamo accolti calorosamente da Giovanna Trisorio, Sales & Marketing Director, nella moderna cornice architettonica del Wine Resort di Cincinnato, in una giornata invernale che sfida, nel rispetto scrupoloso delle prescrizioni anti-Covid, le paure da contagio e i limiti di circolazione.

Ci colpisce con immediatezza uno dei due elementi del binomio che caratterizza in modo identitario la cooperativa laziale che, prevalentemente a suon di Bellone e Nero Buono, immette annualmente sul mercato italiano ed estero circa un milione di bottiglie: l’innovazione. Che però, come sarà presto chiaro, si fonde, per un risultato originale ed esclusivo, con una fortissima vocazione di difesa e valorizzazione della comunità rurale: tradizione, in una parola.

La realtà rurale che costituisce la compagine sociale di Cincinnato, in tutto 268 ettari vitati, è per la maggior parte fatta di piccoli appezzamenti; una parcellizzazione che ha bisogno di una governance salda e rappresentativa, recentemente riconfermata nella guida di Nazzareno Milita.

A garantire la selezione e il monitoraggio di soci e uve pensano un modello di conduzione innovativo e un progetto di qualità partito ormai da 20 anni, sul quale la cooperativa continua ad investire.

I soci, attualmente a numero chiuso, vengono remunerati in base alla qualità delle uve che conferiscono, valutata in base a parametri analitici misurati scientificamente, e sono tenuti al rispetto del calendario vendemmiale prescritto dalla cooperativa.

Il protocollo di produzione segue i dettami del modello FOSS, danese di nascita, globale come diffusione, che per Cincinnato spazia dalla scelta dei vitigni alla caratteristica delle uve, dal rispetto del calendario a prescrizioni tecniche nella vinificazione.

Il lavoro di recupero ampelografico dei vitigni autoctoni del Lazio ha dato linfa a Bellone, Nero Buono, ma anche Greco, Cesanese e Malvasia, per un ventaglio di 13 etichette, 8 bianchi e 5 rossi, che vanno dai fermi alle bollicine, sia charmat che metodo classico, con un confezionamento studiato e polimorfo che diversifica la gamma.

L’attenzione alla sostenibilità ha già prodotto 100 ettari interamente a biologico, mentre l’azienda ha puntato su un impianto fotovoltaico per la sua autosufficienza energetica e su mezzi a metano per la distribuzione.

L’attenzione alla sostenibilità e una felice formula tra qualità e prezzo fanno delle etichette di Cincinnato l’asset che ha permesso di raggiungere 19 Paesi esteri, tra i quali prevale la presenza in USA, Canada e Russia, e, per l’Europa, Belgio, Olanda, Polonia, Inghilterra; con investimenti verso l’estero che non si sono fermati in epoca pandemica e continuano anzi ad arricchire la strategia commerciale.

Un carnet di riconoscimenti da parte delle maggiori guide conferma l’ampio gradimento anche da parte della critica enologica, Bellone e Nero Buono in testa.

Una storia, quella di Cincinnato, iniziata circa 80 anni fa e cresciuta in modo multivettoriale, sia in dimensione che in qualità, in termini di varietà di etichette e come riconoscimenti; in ricerca come in sostenibilità.

Se aggregazione e dimensione, purtroppo, non sono sempre elementi sufficienti a garantire una strategia di qualità, per Cincinnato la formula ha funzionato e continua a funzionare, grazie ad una identità chiara e a una governance capace a cui la compagine sociale riconosce autorevolezza e rappresentatività.