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Asia Sabato 31 Luglio 2021

Hong Kong: base per aggirare i dazi cinesi

L’export di vino australiano transita da Hong Kong, ma questo "mercato grigio", utile per aggirare i dazi, è un "fuoco di paglia" che presto si estinguerà.

di Emanuele Fiorio

Come rileva news.com.au, Hong Kong è diventato un perno cruciale nello scontro commerciale tra Cina ed Australia, la città portuale è diventata un “mercato grigio” per il vino australiano.

Nel novembre dello scorso anno, la Cina ha introdotto pesanti dazi fino al 212% per le esportazioni di vino australiano, una guerra commerciale che ha prodotto la flessione più pesante di sempre per l'Australia.

Come abbiamo descritto nell’articolo “Mercato Cina: debacle Australia, spazio per l’Italia”, secondo gli ultimi dati della China Association of Imports and Exports of Wine & Spirits (CAWS), le esportazioni di vino australiano verso la Cina sono calate dell'81% in valore e dell'84% in volume, portando la quota di mercato complessiva dal 40% del periodo antecedente ai dazi, al 7% attuale.

Sembra però che i compratori cinesi abbiano trovato un escamotage per aggirare i dazi: le importazioni illegali di vino passano da Hong Kong come porta di servizio per la terraferma.

L'annuale Wine Australia's Wine Export Monitor mostra che le vendite di vino australiano ad Hong Kong sono salite alle stelle, mentre le esportazioni verso la Cina sono crollate.
Gli abitanti di Hong Kong hanno speso 186 milioni di dollari in vino australiano nell'anno finanziario 2020-21, un aumento annuale del 111%.
Allo stesso tempo, l’export verso il mercato cinese è sceso a 605 milioni di dollari, dopo aver raggiunto più di un miliardo di dollari nell'anno precedente.

Richard McGregor, membro storico del Lowy Institute, ha sottolineato che: "il ruolo di Hong Kong come intermediario è gradualmente scomparso nel tempo perché ora si commercia direttamente con la Cina ma alla luce delle recenti guerre commerciali, Hong Kong è tornato ad avere quella funzione"

Il vino non è l'unico prodotto coinvolto in questo “mercato grigio”, David Olsson, presidente nazionale dell'Australia China Business Council, evidenzia che sta accadendo anche con le aragoste australiane: "Ho sentito da un funzionario del commercio che ci sono più aragoste che arrivano a Hong Kong di quante se ne possano mangiare, si può fare due più due e supporre che siano dirette verso la terraferma".

Dopo che sono stati imposti i dazi, le esportazioni di aragoste a Hong Kong sono aumentate di oltre il 2000%.

Anche se il "backdoor" sta fornendo un'ancora di salvezza ai produttori australiani, Olsson ha avvertito che i problemi sono all'orizzonte: "Anche se questi canali forniscono un sollievo a breve termine per le nostre esportazioni, è una strategia ad alto rischio, in particolare per la rapidità con cui (le autorità) possono chiuderli"

McGregor è d'accordo: "Se i cinesi volessero davvero azzerare queste possibilità, potrebbero farlo, è molto difficile per un produttore fare affidamento su questo mercato grigio. La dogana cinese potrebbe chiuderlo in qualsiasi momento. Non rappresenta certo una valida alternativa al commercio legale".

Il problema è anche che il mercato grigio non garantisce entrate paragonabili al commercio legale.
La forte crescita delle esportazioni di vino verso Regno Unito e Hong Kong non è riuscita a compensare il massiccio calo del maggior acquirente di vino australiano, la Cina.