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Asia Lunedi 19 Luglio 2021

Sempre più "Gasimbi" i vini italiani in Corea del Sud

"Gasimbi" è il termine per indicare il rapporto tra prezzo e soddisfazione in lingua coreana. Un rapporto assolutamente vincente per i vini italiani, che continuano a registrare una costante crescita sul mercato sudcoreano.

di Ileana Brendaglia

Per comprendere a fondo il mercato del vino asiatico (e specialmente quello sudcoreano) bisogna prima di tutto effettuare un’analisi generale delle peculiarità e diversità che i mercati asiatici rappresentano.

Abbiamo realizzato quest’analisi durante un nostro webinar in collaborazione con Unit Unexpected Italia, grazie a Stefano Sermenghi, COO - Business Development Strategist di Unit, top manager internazionale nel settore del Food & Beverage, e Suzie Chung, rinomata giornalista del vino in Sud Corea, Wine Educator, Wine Judge di eventi internazionali in Asia e MasterClass Wine Educator UNIT Wine Tour 2019.

L’Asia, un continente che contiene 50 Stati, oltre 5 miliardi di persone, 2.000 lingue parlate, con 6 fusi orari, ma anche 43 megacity caratterizzate da un’elevata tendenza all’urbanizzazione che vede il trasferimento di milioni di cittadini dall’ambiente rurale all’urbano. A causa della sua elevata estensione, per un presidio efficace, bisogna agire con tattica e in primis suddividerla in cluster. I cluster individuati sono 6 (5+1), in base alla suddivisione culturale: Asia del Nord (il +1, che alcuni considerano Russia), Asia Occidentale (Middle East), L’Asia Centrale, l’Asia del Sud, l’Asia Orientale e infine l’Asia Sud-orientale.

  • Mercato dell’Asia Orientale

Prendendo in considerazione il cluster dell’Asia Orientale, il più popoloso dell’area, la domanda globale del vino è di 6,5 miliardi, con una crescita esponenziale specialmente negli ultimi anni.

Infatti, secondo quanto riportato da Nomisma Wine Monitor 2019, negli ultimi 10 anni il consumo di vino nell’Asia Orientale ha registrato un valore del 227%, con una crescita costante del 12,6% annua media, 11 volte maggiore rispetto ai mercati UE.

Inoltre, sempre secondo i dati del 2019, qui l’Italia rappresenta una quota di mercato del 6%, a fronte della Francia che detiene oltre il 50%. Se ne deduce che sia necessaria una spinta, e per attuarla bisogna agire andando a penetrare ogni paese singolarmente, con un’analisi strategica e con la conoscenza, senza puntare solo su una denominazione da introdurre ovunque in maniera indiscriminata, ma comprendere la realtà in cui si sta entrando.

 

  • Mercato della Corea del Sud

Prendendo in considerazione più specificatamente il mercato sudcoreano; la Nazione è caratterizzata da un reddito pro capite annuo di 37.000 dollari, il valore dell’importazione del vino è cresciuto a 330 milioni, e anche in un anno disastroso come il 2020, ha visto un incremento delle importazioni del 27%, delle quali l’Italia detiene il 12%.

Il vino è stato importato per la prima volta in Sud Corea nel 1988, in occasione dei Giochi olimpici. Il mercato è cresciuto gradualmente negli anni fino al 2007, anno in cui la crisi Lehman Brother ha causato un rallentamento, per poi riprendersi totalmente nel 2010.

Per quanto riguarda la situazione attuale, inoltre, la pandemia ha positivamente impattato sulla crescita di consumo di vini. Se negli ultimi 20 anni si è assistito ad aumento di 20 volte delle importazioni, ad oggi stanno aprendo sempre più wine shop in quasi tutto il Paese e questo fenomeno ha portato alla saturazione del mercato afferente alla città di Seul.

Chi ha esitato lo scorso anno ora sta bramando un accordo commerciale di importazione, e anche sul lato formativo le scuole stanno organizzando corsi virtuali, con classi piene anche nei weekend.

I consumi inoltre stanno aumentando tutt’ora nel cosiddetto "new normal". Il primo trimestre del 2021 ha visto aumentare i consumi rispetto allo stesso periodo del 2020: il Cile ha il 26% della quota di mercato, il 17% la Spagna, il 15% Francia e Italia, 11% gli USA.

Un chiaro segnale che il vino è entrato nella vita dei sudcoreani e ha bisogno di un nuovo approccio: nel passato, gli uomini di mezza metà erano coloro che guidavano il mercato, scegliendo il vino come regalo o merce di ricatto, ma ora il mercato è trainato dai consumatori della fascia di età di 30/40 anni, con particolare attenzione alle donne che si stanno sempre più appassionando a questo mondo, in special modo ai vini naturali, e non si fanno influenzare dalla notorietà del marchio.

 

  • Posizionamento dei vini italiani

Per quanto riguarda i vini italiani, fortemente amati dai consumatori sudcoreani, hanno mantenuto una costante quota di mercato e sono da sempre apprezzati dai wine lovers grazie alla produzione attenta e peculiare, una caratteristica fortemente distinguibile nei vini nostrani.

Infatti, di particolare apprezzamento sono i fine wines italiani, che detengono una richiesta sempre più elevata, anche dal punto di vista formativo.

Inoltre, il consiglio per i produttori italiani è quello di valutare la Corea del Sud come un mercato già fortemente strutturato e maturo, effettuare studi di settore e individuare quale target meglio si addice al proprio prodotto in vista di un aumento delle vendite, presidiando costantemente il mercato attraverso l’invio di campioni ai proprio importatori o potenziale tali.

In un mercato così distante e diversificato, infatti, non va sottovalutata la parte educativa legata all’introduzione del prodotto: per esempio incontri, anche virtuali, a carattere conoscitivo ed educativo, con influencer o con addetti del settore, in modo da introdurre il proprio vino in maniera completa, assicurando al prodotto un background direttamente dall’azienda.

 

Riassumendo, vogliamo dare alcune indicazioni a carattere generale dei consumi, trend da tenere a mente se si ritiene di essere adatti a presidiare il mercato coreano:

  • Qualità, salute (in cresciuta il consumo di vini bio, organic) connaturata in una tradizione millenaria del Paese

  • Basso tenore alcolico, tradizione e tendenza voluta e sostenuta dal governo

  • Consumatori di vino emergenti in crescita sono donne e giovani con preferenze dei vini spumanti, prosecco, rosé, correlato alla festività (in aumento i consumi del weekend)

  • Elevata sensibilità nei confronti del Country of origin: gastronomia italiana sinonimo di alta qualità, eleganza, profilo salutistico. Ricerca del Made in Italy e Italian lifestyle. In funzione delle politiche commerciali bisogna ben comprendere chi apprezza l’Italia e chi compra (è un mercato molto sensibile al nostro modo di lavorare)

  • Click & Collect: nel 2020 c’è stato un grandissimo incremento percentuale delle vendite trainate dal click and collect. Prima era vietato, oggi è regolamentato. Aumenta perché si ricerca la prossimità: la possibilità di crescere nell’off-trade è data dal portare il prodotto il più vicino possibile. Bisogna essere presenti fisicamente nelle strutture.

  • Busy people, single person: live alone, eat alone, drink alone. Lavorano moltissimo, molte ore: si sta affermando la famiglia monopersona, il segmento di mercato dell’home meal replacement (piatto pronto monoporzione) è creato per questo tipo di esigenze. Un esempio è il “one glass”: bottiglie di vino che sono in realtà bicchieri.

  • Gasimbi, il rapporto prezzo-soddisfazione dei consumatori. Sono disposti a pagare per la qualità, i vini del nuovo mondo vengono soppiantati da quelli del vecchio mondo, e qui l’Italia ha la sua chance. Se prima era importante solo il prezzo, oggi vige la regola della conoscenza del prodotto.

 

Per approfondire ulteriormente il mercato sud-coreano e incontrare nuovi buyer grazie agli incontri b2b organizzati in collaborazione con Unit Unexpected, scrivi a redazione@winemeridian.com