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Eventi Mercoledi 13 Ottobre 2021

Alla Milano Wine Week il vino sposa la moda

L’Atelier Lardini, nel cuore del quadrilatero della moda milanese, ospita l’enologo di fama internazionale Luca D’Attoma alla presenza del Presidente della Milano Wine Week Federico Gordini.

di Giovanna Romeo

Vino e moda: un connubio con infiniti punti di contatto che trova nell’artigianalità del prodotto la massima espressione della qualità e dell’eccellenza. L’Italia, si sa, è culla della moda come del vino e dell’enologia dove la cura del dettaglio, la ricerca del particolare, il “fare come una volta”, divengono la risposta diretta alla non omologazione, accorgimenti e attenzioni per le minuzie che definisco il lavoro in sartoria quanto in vigna. Vestire con eleganza, mescolando capi e tessuti, sapienze antiche che impattano sulla tradizione, una cultura che fa proprie le conoscenze tramandate di padre in figlio, il lavoro in bottega e l’approccio eco friendly che guarda al futuro disegnando orizzonti eco solidali anche per la moda.

Dall’atelier alla vigna in un viaggio parallelo tra pratiche di valore, l’attenzione verso un nuovo terreno, o una nuova area produttiva, e un solo unico percorso: produrre con rispetto verso l’ambiente, produrre affidandosi alle sensazioni supportate dalla competenza, scegliendo il tempo della vendemmia palpando il grappolo, assaggiando l’uva, crescendo in valore. “Essere percettivi – afferma Luca D’Attoma - pensare che per fare vino buono non c’è un ciclostile, né una massificazione ma è necessario tornare a usare il buon senso e la mano dell’uomo, il vecchio che insegna al giovane mettendoci tutta l’anima e la cura”.

Cosa hanno dunque in comune la moda e il vino? Per l’enologo Luca D’Attoma, realizzare un vino è come cucire un abito su misura. “Si parte immaginando il modello, ascoltando attentamente i gusti del cliente, poi, a tavolino, si cerca di costruirlo partendo dal vigneto fino alla scelta dell’etichetta”. Lo stesso avviene per i capispalla Luigi Lardini, realizzati con tessuti di altissima qualità e con un coinvolgimento estremo che prevede 200 passaggi affinché la stoffa si trasformi in un capo perfetto, dal taglio impeccabile. “Lardini non è solo capospalla realizzato con maestria e lunga ricerca, ma un modo di essere”, spiega Luigi Lardini. L'abbigliamento elegante, come un abito, influenza notevolmente lo stile di vita degli uomini. Bisogna però saper sempre individuare il tempo giusto per realizzare un nuovo mood. Mai anticipare e mai essere in ritardo, come nella vendemmia. Non dimentichiamo che lo stile è dettato da piccoli dettagli che sanno fare la differenza. E a volte basta un sorriso con in mano un bicchiere di vino.”

Anche l’innovazione nella produzione tessile gioca un ruolo importante come la rielaborazione di tessuti già conosciuti o la creazione di fibre sempre più nuove. Un’innovazione testimoniata per lo stilista Lardini dai 20.000 mq di macchinari all’avanguardia progettati per ottimizzare il lavoro sartoriale, nel rispetto dell’ambiente e del meraviglioso territorio delle colline marchigiane, dove ha sede lo stabilimento di famiglia.

L’innovazione nella bilancia della produzione vinicola, trova invece tutte le aziende che si dedicano alla coltivazione biologica e biodinamica. È il caso di Duemani e Sincette, in regime biodinamico dove natura e tempo sono tra i pochi strumenti con i quali vengono coltivate e curate le vigne, o come le aziende biologiche La Bulichella, Cantina Toblino, Filodivino e Rosset Terroir. La vera sfida in entrambi i casi consiste nello scegliere il tessuto giusto/ vitigno o blend di vitigni giusti e nell’adottare un processo di vinificazione e affinamento che esalti le peculiarità della varietà, o un taglio sartoriale che esalti la qualità del tessuto, oltre che la silhouette.

In entrambi i casi è la ricerca dell’eccellenza a caratterizzare ogni singola fase del processo di produzione, che spesso si fonda su una lavorazione artigianale ricorrendo talvolta a metodi antichi: per i vini di D’Attoma, per esempio, vinificando in anfora o in orci di terracotta, nel caso di Lardini affidando le fasi più importanti del processo tailor made alle mani esperte delle sarte. Il tutto con uno sguardo rivolto al futuro che in D’Attoma si concretizza nella voglia di sperimentare, andando a volte controcorrente: “perché se devi creare un vino nuovo – ha spiegato l’enologo - devi avere il coraggio di osare. Magari riscoprendo vecchi vitigni dimenticati o meno conosciuti, oppure adottando tecniche di vinificazione diverse”.

“Milano è la capitale dell’eccellenza italiana,” commenta infine Federico Gordini, Presidente della Milano Wine Week, e l’incontro tra eccellenze non poteva trovare celebrazione più adatta dell’accostamento tra un grande protagonista dello stile italiano ed uno dei più grandi enologi del nostro tempo. Un accostamento che si basa su un approccio sartoriale condiviso, che dà luogo a un nuovo modo di raccontare il vino: uno storytelling vincente che può essere riproposto a livello internazionale per creare grandi momenti di italianità”.