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Editoriale di Fabio Piccoli

Gli editoriali di approfondimento del Direttore Fabio Piccoli
Editoriale di Fabio Piccoli Venerdi 11 Settembre 2020

Chi consiglia la Bellanova?

La giusta provocazione del noto produttore Angelo Gaja ha messo in risalto anche una problematica che da anni, in realtà, si trascina e cioè chi sono i rappresentanti della produzione italiana che si confrontano con le istituzioni pubbliche.

di Fabio Piccoli

Angelo Gaja, con la sua consueta lucidità, ha messo in risalto nella sua recente lettera aperta la necessità di indirizzare meglio le risorse che dovranno essere messe a disposizione per supportare il settore vitivinicolo in una fase così drammaticamente complessa.

Ma con questo nostro editoriale non vogliamo soffermarci sui suggerimenti del noto produttore piemontese, bensì su una sua affermazione giustamente, a nostro parere, provocatoria e cioè “L’errore, però, non è affatto della Bellanova, bensì dei suggeritori esterni che fanno capo ad associazioni varie e presenziano alle tavole di concertazione”.

Anche nell’editoriale della scorsa settimana avevamo fatto emergere il problema dei “suggeritori” ma non tanto per colpevolizzare le varie associazioni di categoria che su vari tavoli dialogano con il Ministero delle politiche agricole, quanto per verificare se oggi questo metodo di confronto sia ancora valido.

La nostra modesta opinione ci porta a dire un secco no. E lo stiamo verificando anche in questi difficili mesi dove, lo ripetiamo, noi continuiamo a constatare tanta confusione e poca concretezza.

Per esempio si continua ad omettere, anche nelle diverse misure proposte, la base di partenza e cioè un’analisi accurata delle diverse condizioni delle imprese del vino italiano.

A ragione, su questo fronte, Angelo Gaja ha sottolineato che si tratta di una crisi che ha diversi colori dove, probabilmente, avremo aziende che perderanno qualcosa e altre moltissimo.

Ma questa non può più rimanere un’analisi così superficiale perché rischia di portare ad altrettante soluzioni superficiali e inadeguate.

Possibile che non si riesca ad avere un quadro più chiaro sulla situazione attuale e in previsione di fine anno delle nostre imprese del vino?

Per anni ci è stato detto che è impossibile avere dati certi sullo stato di salute delle nostre imprese perché solo poche di esse hanno bilanci trasparenti. 

Ma se nemmeno in una situazione come questa si riesce a fare emergere la verità, ci domandiamo quando questo sarà possibile.

In questa direzione ci aspetteremo dalle organizzazioni professionali più trasparenza perché altrimenti si offre alla politica l'alibi perfetto per accontentare qualcuno e non soddisfare la maggioranza.

Una maggioranza, come ha evidenziato Gaja, è rappresentata in Italia da piccole imprese molte delle quali legate quasi esclusivamente al canale horeca, quindi in oggettiva maggiore difficoltà.

Per supportare queste aziende, che sono comunque un polmone chiave del nostro settore vitivinicolo pur rappresentando una minoranza dal punto di vista quantitativo, servono ovviamente misure diverse rispetto a quanto abbiamo sentito fino ad oggi.

Ma non si può e non si deve sparare addosso solo alle grandi organizzazioni professionali che rappresentano “solo” le grandi realtà, ma bisogna anche chiedersi come mai le pmi del vino italiane continuino a non avere una voce autorevole che li rappresenti.

Tutto questo ci porta, quindi, a non rimproverare chi oggi consiglia, magari anche non perfettamente, la Bellanova, ma coloro che avrebbero la responsabilità di portare la voce delle tante piccole realtà del vino italiano e che invece continuano ad alimentare le divisioni.

Non siamo così ingenui da non essere consapevoli di quanto sia difficile mettere insieme una realtà così eterogenea come quella del sistema delle pmi del vino italiane.

Ma questo limite rischia oggi di rappresentare una mannaia pericolosa per il vino del nostro Paese perché, come ancora una volta ha giustamente ricordato Gaja, anche quando i mercati del vino ripartiranno sarà, almeno nella prima fase, una vera e propria giungla.

Per questa ragione ci sentiamo di suggerire, ad esempio, ad una organizzazione come Fivi, la Federazione dei vignaioli indipendenti italiana, di non limitarsi a pur giuste sollecitazioni al Governo per supportare le piccole imprese, ma a raccontare nei dettagli cosa esse rappresentano per il nostro sistema vitivinicolo anche sul fronte del presidio territoriale e dell’indotto economico che determinano.

Insomma è il momento che le piccole imprese del vino italiano tirino fuori i numeri, quelli veri, quelli che fanno capire il loro ruolo attuale ma anche la drammatica situazione nella quale versano molte di loro.

Inutile ormai nascondersi dietro analisi o dati che Gaja definisce farlocchi. Molte piccole imprese ci stanno scrivendo anche in questi giorni per esortarci a dire la verità sulla situazione economica di molte imprese del vino italiane.

Noi lo vogliamo fare, ma ci servono informazioni chiare e trasparenti altrimenti non possiamo non attenerci a quanto le fonti ufficiali raccontano.

Noi siamo qui, aperti come sempre.